No title ***

1.

 

 

 

 

 

Casa scrivo? Sono tornata da un Viaggio ed ho perduto le parole.

 

“Bene,  Così ora ascolterai il Silenzio!” *** 

 

 

 

Sto ascoltando ed, al posto delle parole, sento quasi una musica, nel senso che non è strutturata se non un minimo, tanto da poter essere percepita, come se fosse un segnale di una presenza o di un cambiamento di quello che c’è o forse, non c’è più.

 

 

“Ora, cominci a sentire l’invisibile, hai forse smesso di resistere?” ***

 

“A che cosa?” rispondo.

 

 

“A ciò che ti pone confini, richieste, modelli, doveri o compensazioni (se non riesci a farlo, ad accettarlo compensa con altro. L’importante è sopravvivere, o no?” ***

 

 

 

 

 

2.

 

Improvvisamente,  il paesaggio svanì, anzi divenne irriconoscibile: fra tanti frammenti che lo abitavano come un popolo di sguardi.

Sguardi liberati dall’occhio e dal corpo che avrebbe potuto generarli.  Erano allora, sguardi, autonomi? S’interrogavano in sé e l’un l’altro, non per giudicare ma per scoprisi ed  osservare la dinamica della trasformazione.

Non che ci capissero un gran che, eppure  la sentivano, come se alla libertà del loro guardarsi, corrispondesse un’altra musica.

 

 

3.

 

 

 

 

NPAl Diary & Journey – 2508017 (in progress)

1-3 -4-      Mongolia Tour

2  – NPAL “Free Gifts” – Water (111104)

 

 

 

 

 

 

29 . 8 . 2017

 

In Mongolia la quantità da misurare perde di significato. Sei nell’Infinito.

Perché certi continuano a contare, misurare, giudicare?  Mi son chiesta tante volte  perché  la musica dello spazio non sia ascoltata.

 

 

Lascia andare chi credi di essere o chi glia otri credono tu sia …”

dicevi, tanto tempo, o vite, fa. Anzi, non lo dicevi, lo cantavi,  Ed allora, cosa ne sapevo della differenza fra la musica e le parole?

 

 

“C’è una bella differenza  fra parole cantate e dette.

La distanza di un racconto che, se non ascolti in quel preciso momento, non potrai sentire.

Sentirai altro, forse un bisogno nascosto dietro una domando o un’affermazione.  Vedrai una maschera tua o altrui e ti confonderai, credendola qualcosa d’altro.

Non disprezzare le maschere,  cerca sempre, sia che sia una  maschera tua o altrui,  lo spazio che c’è proprio fra la tua   e chi sei veramente ma non sai, ancora.

 

Così, pressapoco dicevi, ed io restavo ammutolita. Non ti vedevo ma come ti sentivo! Le tue non erano parole, piuttosto erano  suono di un lampo improvviso nell’oscurità. La mia vista annebbiata, un sussulto profondo e poi… non so dire. Magari, potrei cantarlo?   ………………………………………………………………………………………………………………………………

 

 

 

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NPAL ” Mirrors”, Mongolia  August 017

 

 

 

Come uno specchio non rifletto chi sembri ma chi sei … Ed allora, ascolta!

 

 

 

 

NPAL Diary & Journey (in progress 2908017)

 

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