“Four Strong Wild Winds blow Lonely . . . !”

 

Questo un collage di post(s) archiviati,  scritto prima del mio ultimo viaggio a Glastonbury , risale a più di un mese fa!

Nell’incipit al post (cambiato) avevo scritto:  ” Un ponte che ti mostri proprio dove sei … Be’, non si può neanche  vivere nella paura ma vivere…”

 

***************************************************************************

 

Poco fa ho cercato un post come un riferimento.

Sai, quando viaggiando guardiamo  qualcosa attraverso una finestra e, magari la finestra non c’è neanche  potrebbe essere  l’obiettivo di una  macchina fotografica, o qualcosa d’altro che  ci consenta d’incorniciare,  in parte, ciò  che potrebbe essere visto di fronte o intorno a noi. Oppure , potremmo  anche non essere in viaggio fuori casa, ma considerarci in viaggio, dovunque.

 

“Non è tanto importante ciò che vedi,  o credi di vedere,  se guardando ti liberi dall’ansia di vedere, trovare un’immagine o forse una compensazione?”

 

Una compensazione che potrebbe   farci dimenticare, per un istante almeno, ciò che nell’ombra ci rende così difficile stare, restare, fare e,

ci fa nascondere o  fuggire, altrove.

Altrove, dove?

Altrove potrebbe essere lì,  (magari una paginadel blog o di facebook), dove indifferentemente si possa sostituire ciò che vorremmo  o dovremmo  fare, con un click, (uno sguardo, click fotografico o della tastiera del pc o smartphone)

(questo è rimasto dall’incipit del post scritto giorni fa o ieri: un ponte che ti mostri proprio che non si può neanche  vivere nella paura ma vivere…

 

NOTA 1

lascio questo post in sospeso e non lo pubblico,  come pro-memoria riletto a come scrivo e come scrivevo.

Sto rileggendo vecchi post e mi meraviglio: li ho  scritti davvero io?

Adesso, non mi sembra di saper più scrivere in tal modo. Perché? Forse, perchè ora non faccio più riferimento a fatti o persone accaduti, incontrati in questa dimensione e che possano essere  trascesi proprio  attraverso il racconto scritto o disegnato, dal  giudizio, dall’idealizzazione, dall’esaltazione, insomma   dall’illusione.

Ultimamente, scrivo per compensare le frecce che non ho saputo,  sentito o voluto lanciare.

Scrivo per dire alle compagne di viaggio quanto sono state incoerenti rispetto a  chi credono e dicono di essere o stronze, stronzizzime. Scrivo prr esprimere la mia delusione di non aver trovato interlocutrici per esaminare la dinamica di separazione fra noi, complice  la competizione; ma sbaglio perché non trasmuto non trascendo , pontifico.

E  così. non racconto la storia dell’evento per lasciarlo andare. Piuttosto, ne parlo per affermare la mia posizione presunta corretta e per crogiolarmi nella sconfitta o nella vittoria ( a volte non c’è una gran differenza)

Non cancello il post qui sotto, che avevo citato all’inizio come riferimento per scrivere qualcosa.

Direi, che ora sia prioritario considerare perché scrivo e cosa potrei scrivere durante  il viaggio a Glastonbury, il prossimo viaggio. Già adesso, si sta rivelando qualcosa, no? Stanno incrinandosi alcune maschere e stereotipi , in me. Bene.

“Questa nota mi rincuora e mi incoraggia anche a comperare un usato i Pad da portare in viaggio. Sì, mi sto accorgendo che urge un ” lavoro sull’intero/interno”, una meditazione sia pur breve e quotidiana, un esercizio fisico mattutino (sia pur breve), fare il bagno ogni giorno, adesso che l’acqua calda c’è grazie alla riparazione dello scaldabagno, e fare un disegnino, come parte di un disegno grande, da portare in viaggio ( una specie di collage, anche da combinare dopo, o da fare su u foglio in cui uno schema, anche semplice, come un mandala circolare con gli assi delle direzioni o una spirale,da riempire con fogli piccoli anche strappati da disegni o fotocopie  di disegni, in modo che il frammento sia comunque energicamente connesso al più grande e o più piccola parte ed anche testimoni lappatura di lasciare andare. E, fare la fotocopia ma non stracciare il sdegno).

Sulla parete dello studiolo sopra la cassettiera o in camera da letto mostrare a me stessa questa testimonianza che potrebbe essere trascesa (ho paura di perdere qualcosa, ma vuoi la mia paura e me la guardo) .

 

 

NOTA 2

Prima, nell’incipit al post (cambiato) avevo scritto:  ” Un ponte che ti mostri proprio dove sei … Be’, non si può neanche  vivere nella paura ma vivere…”

“Four Strong Winds blow lonely”

(il testo nei commenti)

N.B.:

20 . 10 . 017

Quello che ho scritto qui sopra, più di un mese fa, mi sembra in buona parte ossessivo ed in parte svanito. La testimonianza, come tal,  (se lo è) testimonia un limite.

Forse sono proprio loro, i limiti, i veri testimoni?

 

Intendo dire, non censuro quello che ora rileggendo, mi sembra ingenuo perché sfuggito alla rappresentazione (guarda “chi sono” o guarda chi vorrei ombrare d’essere) o all’opposto rappresentato proprio per questo motivo, inconsapevolmente. A questo proposito , ho scritto, rimandando il pranzo per l”utenza di dirlo, un commetto ad un post su facebook, magari lo replicherò anche qui.

Il Vento Soffia, soffia. Soffia via.   Grazie!

 

 

2 giugno 2008

Angoli  & Spigoli

 

 

 

 

In un Angolo c’è una mappa di Mondi da decifrare. Tutto lo spazio fra Soli, Lune, Stelle e Altro ancora.

La Luce e l’Ombra del Cielo e della Terra fra noi, lontani e vicini, nell’Angolo, in una Stanza, dietro Porte e Finestre, siamo noi.

Per Strada, nelle Piazze, oppure su Sentieri diversi che diano la Speranza o l’Illusione di una comune  e reciproca  appartenenza nell’essere stretti, isolati, selvaggi.

In un Angolo di Recinto, Casa, Stanza, Porta, Finestra, ed anche in una Stella disegnata,  nell’Occhio grande o piccolo, persino in un Sentiero, c’è uno Spigolo, almeno uno.

Quello spigolo  che tende la curva della quale è Inizio o Fine, quell’altro che invece si specchia in altri dirimpettai ortogonali. nei riquadri di Ingressi ed Uscite, stanno a ricordare,nel percorso  dentro, fuori e dovunque,un tratto o un momento in cui la Direzione dei Passi, dello stare fermi o dell’andare via o alrove,cambia direzione. A volte supera, a volte torna indietro, altre s’inabissa o vola via.

Dove stiamo andando?

Dove stiamo andando, veramente, intendendo lo Spazio ed il Tempo, oltre quel confine di Recinto, Stanza, Ingresso e Uscita, oltre  la misura del Tempo suddiviso nei Giorni.

Dove stiamo veramente andando, nel Tempo indefinito, in quel Momento che unisce e separa la nostra Vita quando comincia e quando finisce.

Dove stiamo andando, da soli ed insieme, nelle nostre Vite separate ed intrecciate. Chi comincia prima e chi dopo. E poi, quando finirà…?

E soprattutto, cosa stiamo facendo?

Cosa stiamo veramnete facendo da soli ed insieme, per Noi stessi e per l’Altro vicino e lontano?

 

Anche oggi, insieme a Te che diventi sempre più sottile, silenzioso, rimpicciolisci fisicamente, e ti stai allontando da questa Vita, a poco a poco,  io mi avvicino piano piano. Vengo verso di Te. E cambio Direzione … 🙂

(Ma comincio a sentire che sto andando anche verso parti di me che non conosco proprio. o quasi …).  Grazie.

 

C l i c k

 

Annunci

S/mascherarsi

 

.

A volte, la storia arriva da te e, non è un racconto. No, è un incontro …  Ascolto la differenza, tra racconto ed  incontro, quando arriva da me. E, dico “da me”,  ma in quel momento non sono  separata, dietro al mio nome od una maschera. Non sono sola. La magia di una storia viva è proprio che s’accompagna a te e forse, ti sveste d’ogni maschera, pretesa, pregiudizio . . . E, nuda posso sentire il vento in profondità, se sono in ascolto.

Certe volte, sono  distratta e la maschera  è sottomessa a quell’attesa, aspettativa o altro,  così che io perdo il vuoto che ci separa e ci unisce oltre ogni forma, ed  ogni definizione di personalità.

Grazie!

 

La sua Voce (di Bob) è come una storia in progress,  se l’ascolti parti per un viaggio dentro di te e, seguendola, non trovi confine, se non quello fra Terra e Cielo  (e lì Terra e Cielo, Inferno e Paradiso non sono categorie e non sono separati, mai).  

Contemporaneamente ti porta oltre il tempo, là dove Passato, presente e futuro non sono inseparabili . . . Sempre!

 

 

NPAL Diary & Journey – 2507017 – in progress

 

Mr Train (2.) – (“Essere Suono”)

https://www.google.it/amp/s/auralcrave.com/2017/03/06/il-big-bang-della-musica/amp/

 

Quello che conta son le storie, non quello che trovi o  porti a casa.

 

S’apre uno spazio d’ascolto ad ogni incontro, con qualcuno, qualcosa, un paesaggio, un’immagine, un segno visivo o sonoro. Oltre le parole, s’apre uno spazio di ascolto.  Non sai cosa arriva non sai perché.    Restare connessi attraverso l’ascolto senza aspettative e senza richieste, come una porta ( o una finestra) che si lascia attraversare, come una strada che si trasforma al passaggio dell’acqua, in fiume …

 

Le storie sono sempre presenti, persino su una pagina personale di ebay, dove qualcuno espone cose da vendere. Sono presenti, soprattutto dove non le cercheresti ma, forse stanno in attesa e, ti sorprendono, se le lasci apparire.? Dipende, forse,  da noi quello che troviamo, così come dipende sempre da noi se non troviamo qualcosa…? 🙂

Le storie si manifestano come suono, hanno un ritmo secolare che ha loro consentito di intrecciassi fra loro e di cambiare,  trasformandosi in un altra storia, connessa ad altre, e così via. La separazione nel tempo e nello spazio è dissolta, se ascolto e racconti, se sei ascoltato e raccontato.

 

Quando racconti, sei una Voce fra tante, accogli una storia in te …  Sia benvenuta!

 

 

 

NPAL Lab – “Travelling”,  2016

 

 

 

NPAL Diary & Journey,10072017 (in progress).

 

 

N


Mr Train (2.) – (“Essere Suono”).

https://www.google.it/amp/s/auralcrave.com/2017/03/06/il-big-bang-della-musica/amp/

Quello che conta son le storie, non quello che trovi o  porti a casa.

 

S’apre uno spazio d’ascolto ad ogni incontro, con qualcuno, qualcosa, un paesaggio, un’immagine, un segno visivo o sonoro. Oltre le parole, s’apre uno spazio di ascolto, non sai cosa arriva non sai perché.    Restare connessi attraverso l’ascolto senza spettative e senza richieste, come una porta ( o una finestra) che si lascia attraversare, come una strada che si trasforma al passaggio dell’acqua, in fiume …

 

Le storie sono sempre presenti, persino su una pagina personale di ebay, dove qualcuno espone cose da vendere. Sono presenti soprattutto dove non le cercheresti ma, forse stannof in attesa e, ti sorprendono, se le lasci apparire. Dipende da noi quello che troviamo, così come dipende sempre da noi se non troviamo qualcosa…? 🙂

Le storie si manifestano come suono, hanno un ritmo secolare che ha loro consentito di intrecciassi fra loro e di cambiare,  trasformandosi in un altra storia, connessa ad altre, e così via. L a separazione nel tempo e nello spazio è dissolta, se ascolto e racconti, se sei ascoltato e raccontato.

 

Quando racconti, sei una Voce fra tante, accogli una storia in te …  Sia benvenuta!

 

 

 

NPAL Lab – “Travelling”,  2016

 

 

 

NPAL Diary & Journey,10072017 (in progress)

 

 

N


Mi lascio e mi trovo e, mi lascio di nuovo

DSC00536

*1.

 

Sul foglietto era scritto:

“Lasciati e trovati. e poi , lasciati di nuovo . . . “

Era scritto a mano. La calligrafi leggera, pendeva un po’ di qua ed un po’ di là, come se volasse sopra la riga che usualmente guida in un direzione.

E’ una mappa d’appartenenza.

La mappa è invisibile  ed anche l’apparenza, lo è. Lo saranno,  se davvero appartengono ad uno spazio indiviso (non uno spazio rappresentato, codificato, confinato, classificato, temuto od amato, venduto o perduto,dcc,). Là, dove non c’è separazione di forma, valore e tempo, fra noi, intendendo me, (tutte le parti di me), e te (tutte le parti di te) o  lei (tutte le sue parti9, lui (tute le parti in lui).

Più grande sarà la libertà di stare lontano e vicino, più grande sarà l spazio… verso una dimensione non misurabile, insperata. C’è un percorso da fare, potrebbe già essere incorso, sicuramente non avrà un punto di arrivo ( e, forse, neanche di ritorno)!

 

Grazie   🙂

 

 

* 2.

 

 

NPAL Diary & Journey 1606017 (in progress)

 

***

*1.  NPAL “No Border” –  3008015, Mongolia & Elsewher

*2.  NPAL “No Border” – 10062013, Milan & Elsewhere

 

 

 

NPAl Diary & Journey 1606017 (in progress)

 

 

 

 

 

 

 

19 . 06 . 2017

 

Once upon a time you dressed so fine

You threw the bums a dime in your prime, didn’t you?

People’d call, say, “Beware doll, you’re bound to fall”

You thought they were all kiddin’ you

You used to laugh about

Everybody that was hangin’ out

Now you don’t talk so loud

Now you don’t seem so proud

About having to be scrounging for your next meal.

How does it feel

How does it feel

To be without a home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

You’ve gone to the finest school all right, Miss Lonely

But you know you only used to get juiced in it

And nobody has ever taught you how to live on the street

And now you find out you’re gonna have to get used to it

You said you’d never compromise

With the mystery tramp, but now you realize

He’s not selling any alibis

As you stare into the vacuum of his eyes

And ask him do you want to make a deal?

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

You never turned around to see the frowns on the jugglers and the clowns

When they all come down and did tricks for you

You never understood that it ain’t no good

You shouldn’t let other people get your kicks for you

You used to ride on the chrome horse with your diplomat

Who carried on his shoulder a Siamese cat

Ain’t it hard when you discover that

He really wasn’t where it’s at

After he took from you everything he could steal.

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

Princess on the steeple and all the pretty people

They’re drinkin’, thinkin’ that they got it made

Exchanging all kinds of precious gifts and things

But you’d better lift your diamond ring, you’d better pawn it babe

You used to be so amused

At Napoleon in rags and the language that he used

Go to him now, he calls you, you can’t refuse

When you got nothing, you got nothing to lose

You’re invisible now, you got no secrets to conceal.

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

 

 

Oggi, riascoltando questa canzone una testimonianza che testimonia una condizione per tutti di una discesa là sotto, in quel punto detto “di non ritorno”, nel senso che comunque ritornerai da qualche parte, ma non sarà più la stessa. In quel punto, capire che è stata una fortuna arrivare fin li’ e, morire nella personalità di chi credevi  d’essere e credevano tu fossi.

Essere, almeno una volta in questa vita “Like a rolliing I stone”, rilasciare le certezza, rischiarle e vivere da mendicante, senza mendicare. Lasciare la maschera che consentiva di medicare celando quell’elemosina da “ricchi”. E, mendicare davvero, senza più maschera.

Liberarsene e, senza saperlo al momento, trovare la consapevolezza e trasformare quel mendicare nel viaggio di chi porge la ciotola vuota agli altri, senza nome e,  soprattutto,  apprezzandola,  sia vuota sia piena:

“Accetta ed onora quel dono che è anche il vuoto”.

Apprezzare e celebrare  quel vuoto, soprattutto dentro di sé. Uno spazio che si sta liberando,  un ritorno a casa, dolce, struggente, misterioso, indescrivibile. Tutto scompare 🙂

Qualcosa resta? Sì, seguire la musica, il canto che percepisci dentro di te e qualche volta anche fuori, come quando ascolti davvero.

Ascoltare davvero è , sia seguire una voce  quando  corrisponde ad un ritmo che ti annienta e ti fa rinascere, trasformata.. sia accettare altri rimi e trovare una distanza…ma continuando a cantare ?

 

Grazie.

NPAL  1906017 (in progress)

 

DSC00238.jpg

*3 .   “Masked and Anonymus” – NPAL Diary & Journey, Mongolia 30082015