Mi lascio e mi trovo e, mi lascio di nuovo

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*1.

 

Sul foglietto era scritto:

“Lasciati e trovati. e poi , lasciati di nuovo . . . “

Era scritto a mano. La calligrafi leggera, pendeva un po’ di qua ed un po’ di là, come se volasse sopra la riga che usualmente guida in un direzione.

E’ una mappa d’appartenenza.

La mappa è invisibile  ed anche l’apparenza, lo è. Lo saranno,  se davvero appartengono ad uno spazio indiviso (non uno spazio rappresentato, codificato, confinato, classificato, temuto od amato, venduto o perduto,dcc,). Là, dove non c’è separazione di forma, valore e tempo, fra noi, intendendo me, (tutte le parti di me), e te (tutte le parti di te) o  lei (tutte le sue parti9, lui (tute le parti in lui).

Più grande sarà la libertà di stare lontano e vicino, più grande sarà l spazio… verso una dimensione non misurabile, insperata. C’è un percorso da fare, potrebbe già essere incorso, sicuramente non avrà un punto di arrivo ( e, forse, neanche di ritorno)!

 

Grazie   🙂

 

 

* 2.

 

 

NPAL Diary & Journey 1606017 (in progress)

 

***

*1.  NPAL “No Border” –  3008015, Mongolia & Elsewher

*2.  NPAL “No Border” – 10062013, Milan & Elsewhere

 

 

 

NPAl Diary & Journey 1606017 (in progress)

 

 

 

 

 

 

 

19 . 06 . 2017

 

Once upon a time you dressed so fine

You threw the bums a dime in your prime, didn’t you?

People’d call, say, “Beware doll, you’re bound to fall”

You thought they were all kiddin’ you

You used to laugh about

Everybody that was hangin’ out

Now you don’t talk so loud

Now you don’t seem so proud

About having to be scrounging for your next meal.

How does it feel

How does it feel

To be without a home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

You’ve gone to the finest school all right, Miss Lonely

But you know you only used to get juiced in it

And nobody has ever taught you how to live on the street

And now you find out you’re gonna have to get used to it

You said you’d never compromise

With the mystery tramp, but now you realize

He’s not selling any alibis

As you stare into the vacuum of his eyes

And ask him do you want to make a deal?

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

You never turned around to see the frowns on the jugglers and the clowns

When they all come down and did tricks for you

You never understood that it ain’t no good

You shouldn’t let other people get your kicks for you

You used to ride on the chrome horse with your diplomat

Who carried on his shoulder a Siamese cat

Ain’t it hard when you discover that

He really wasn’t where it’s at

After he took from you everything he could steal.

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

Princess on the steeple and all the pretty people

They’re drinkin’, thinkin’ that they got it made

Exchanging all kinds of precious gifts and things

But you’d better lift your diamond ring, you’d better pawn it babe

You used to be so amused

At Napoleon in rags and the language that he used

Go to him now, he calls you, you can’t refuse

When you got nothing, you got nothing to lose

You’re invisible now, you got no secrets to conceal.

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

 

 

Oggi, riascoltando questa canzone una testimonianza che testimonia una condizione per tutti di una discesa là sotto, in quel punto detto “di non ritorno”, nel senso che comunque ritornerai da qualche parte, ma non sarà più la stessa. In quel punto, capire che è stata una fortuna arrivare fin li’ e, morire nella personalità di chi credevi  d’essere e credevano tu fossi.

Essere, almeno una volta in questa vita “Like a rolliing I stone”, rilasciare le certezza, rischiarle e vivere da mendicante, senza mendicare. Lasciare la maschera che consentiva di medicare celando quell’elemosina da “ricchi”. E, mendicare davvero, senza più maschera.

Liberarsene e, senza saperlo al momento, trovare la consapevolezza e trasformare quel mendicare nel viaggio di chi porge la ciotola vuota agli altri, senza nome e,  soprattutto,  apprezzandola,  sia vuota sia piena:

“Accetta ed onora quel dono che è anche il vuoto”.

Apprezzare e celebrare  quel vuoto, soprattutto dentro di sé. Uno spazio che si sta liberando,  un ritorno a casa, dolce, struggente, misterioso, indescrivibile. Tutto scompare 🙂

Qualcosa resta? Sì, seguire la musica, il canto che percepisci dentro di te e qualche volta anche fuori, come quando ascolti davvero.

Ascoltare davvero è , sia seguire una voce  quando  corrisponde ad un ritmo che ti annienta e ti fa rinascere, trasformata.. sia accettare altri rimi e trovare una distanza…ma continuando a cantare ?

 

Grazie.

NPAL  1906017 (in progress)

 

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*3 .   “Masked and Anonymus” – NPAL Diary & Journey, Mongolia 30082015

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“Però, senza l’accento è un Albero . . . “.

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*  NPAL Diary & Journey, Mongolia, August/eptember2015

Lascio un appunto, qui.

Come una Mollica di Pollicino, per poter tornare indietro anche se, ritornare non sempre ti riporta da dove, credi o credevi, di essere partito:

“L’Acqua diventa Ramo. I Rami diventano Acqua.

Trema il Fulmine  così vicino alla Stella.  

 

Ho rivisto “Abrazo de la Serpiente”, ci sono tornata (per caso?) sospinta, come una barchetta di carta, dal Vento, da un link ritrovato in Fb.  Ho sentito che mi parlava, parlava proprio alla parte di me che vuole “partire, senza scappare, però…”.

“Da cosa potresti scappare?”

Da qui….

“Oh, non puoi!  Qui e là sei sempre tu, oppure non lo sei, mai.”

Preferisco la seconda ipotesi.

“Sì, però però arrivarci è un Viaggio!”

Va bene. Mi aiuteresti a partire?

“Lo sto facendo, anzi sei già in viaggio.  Ascolta!

(la meta non è il viaggio).

Sì, ascolta,  il tuo Canto ti sta cercando . . .”

Grazie.

NPAL Diary & Journey, post in progress… Aggiornamenti, presto 🙂

28 . 5 . . 2017

“Qualunque sia il tuo dolore e la tua pretesa o ricerca di guarigione, ascolta. Ascoltati, Trova il confine, là dove ascoltare è ascoltarti ma rimane ascoltare. Là, oltre alla tua persona/lità. Ascolta.
Ascoltati ascoltando, con umiltà e semplicità. vai oltre. Riconosci la tua paura, ascoltala,
Qualunque mezzo sarà buono se alla fine lo rilascerai. Non cercare scorciatoie e se le troverai, ringrazia! …  Fino ad allora, o finora, non si sa in quale vita o quando, vai, vai, vai…. e resta andando e, vai restando.
Mi intendi?”-

 

(così, sento diverse voci nello steso o canto, e sono una…).

La tua voce è un canto, e come un canto, seguo il ritmo del respiro, il mio che non è solo mio … vado e resto, resto e vado. La bambina in me, non è negata e noncomanda  più. Riconosce il Cerchio e partecipa, lieve.

Così, sento  diverse voci nello stesso canto, e sono una…

La naturalezza è l’unico potere, autentico.

GRAZIE!

NPAL diary & Journey 2805017, Here & Elsewhere

28 . 5 . 017

Mi sono svegliata, con l’immagine (la prima, qui sopra), davanti agli occhi.

Ho risentito quella emozione di disturbo, della scorsa   estate in Siberia,  quando ci siamo incontrati con Olga. Eravamo un gruppo  in un seminario-Viaggio, non un tour turistico (senza offesa per Alpitour),eppure mi sono sentita come in un safari, davanti agli obiettivi, cellulari e macchine fotografica: la sciamanna Olga nella sua stupenda casina, di quattro  per quattro metri, ci guardava con severità e compassione.

Cellulari in mano e macchine fotografiche pronte, riflessi condizionati di ripresa e giudizio. Tutto pronto.

Alla fine, si è fatta fotografare. Così piccola, così di un altro Mondo (un Ponte fra i Mondi). Si stringeva al figlio e… non so scriverne.                                                                     Le foto son venute tutte sfocate, che coincidenza! Io mi sono sentita svenire, avrei voluto svanire, del tutto!

Da allora, per ogni tipo di rappresentazione, sento una diffidenza che sto cercando d’esplorare. Forse l’ho sempre sentita per l’arte, meno per la fotografia,  ma ora è riemersa potente.  Hanno detto  che fotografare ruba l’anima.  Magari non ruberà l’anima, ma la disturba! Se  “fissi” in un’immagine permanente, qualcosa o qualcuno   separandolo, dalla sua appartenenza multidimensionale, e mostrarlo come una “figurina”, l’anima è disturbata, e soffre.  Ed, ad soffrire è anche la nostra anima.  Mentre  l’ego gongola?

Ecco il ricordo, di una foto che non ho fatto.                                                                                     Le fiamme del fascio di rami di Ginepro per la fumigazione si espandono nella piccolissima stanza, dove il gruppo è voluto entrare insieme invece di rispettare la richiesta (10 per volta), cadevano ovunque i lapilli , alla fin del rituale di guarigione , che non descrivo.   Avete presente l’energia del Vulcano?   Eravamo indifesi,   in balia del Mistero.

Le presenze (umane) erano troppe, troppo pesanti, e pensavano senza sosta, giudicando, classificando. Olè!                                                                                                                           Molti rimproveri indignati : era una sciamanna esagerata, non avrebbe dovuto fare così, gli sciamani non sono aggressivi, non lasciano tracce sul corpo…    

                                                                 Pensavano di essere ad uno spettacolo e lo spettacolo li aveva troppo spaventati?  Davanti alla potenza della naturalezza ci si può spaventare, d’accordo.  Dipende dal tuo Intento, e dl tuo “bisogno”,  cosa ti succede.  Puoi scappare, giudicare, cercare scampo dall’abbandono, oppure arrenderti, inchinarti e ringraziare, davvero, o altro.  A te la scelta.  E, basta. Non è uno spettacolo (di magia).

Ormai, tutto può essere documentato (ed essere consultabile in rete, su youtube o altro),tranne l’invisibile. Rispettiamo almeno quello. E, chiediamo(ci)  quale potrebbe essere  la causa di tutta questa compulsione di rappresentazione. La risposta potrebbe essere davvero interessante, un viaggio avventuroso e magari pericoloso, dentro di noi.

La nostra personalità  è terrorizzata dalla perdita di controllo, corre al riparo, si nasconde con maschere affascinanti, o terrificanti,  e ci fa credere che siamo noi quello che sembriamo, crediamo o ci fanno credere, di essere o dover essere.”

 Il Teatro delle Origini, lo sa,  usa le maschere per rappresentare l’invisibile, che tale rimane, segreto. Se lo contatti muori, da vivo , e lo sai, non sarai più lo stesso, vivendo .

 La naturalezza è l’unico potere, autentico, riunisce  le parti separate, è una connessione, non una contrapposizione,

 “Vivi in battaglia, dentro di te, per la pace. In viaggio, disarmata, ma non senz’armi. Da sola, ma non separata.Non pretendere. Ascolta. Ora. “

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Pubblicità, Milano MM1, fermata di Piazza Loreto

(qualcuno cerca di rendersi invisibile 🙂 )

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Don’t worry . . .

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1.

“Non preoccuparti!”

Invece, se la preoccupazione è dentro di te, in te, bisogna occuparsene.

Il verbo “occupare” mi ha sempre affascinato, perché ha, in sè, due opposti (o contrari apparenti): essere occupato nell’impegno, fuori e magari pure dentro,ed essere occupati da altri od altro, fuori ed anche dentro.

Quante sfumature in questa apparente contrapposizione, uniscono gli opposti! E, quanti interrogativi.

Essere impegnato in un lavoro, in una attività, in una passione, fuori o dentro , senza separazione (dentro/fuori( ovunque (tempo e luogo)? Essere occupati, tenuti in pugno, controllati da altri o altro, fuori (e magari fin dentro di noi, in fondo) e o essere inconsapevolmente occupati, condizionati,  controllati,  manipolati da parti di noi, dentro, che agiscono, spesso a nostra insaputa, sottomettendo le altre parti (di noi) ed, a volte, persino l’anima?

“Alla mia età veneranda, sto scoprendo, anzi sono scoperto da Spirito Bambino e, mi chiedo sorridendo se tutte quelle divisioni dalla mente (mia ed altrui) puntigliosamente definite, esistano, o se esistano a solo come differenze sfumature. Come se,  fra due opposti, esistesse una gamma di tonalità  in divenire, viva, libera da ogni nostra di controllo, che trasformi continuamente gli opposti e la presunta separazione in altro da sé stessi, (e da “noi”), esprimendo una distanza. Una distanza, una terza possibilità , a sua volta, possa espandersi come creatura differenziandosi e comunque, restando inseparata in connessione con la sua ( e nostra) Origine.

E, di fronte a questo miracolo in divenire, all’alba ed al tramonto, puoi stare in silenzio, ad ascoltare.

Storie arrivano, ti confortano e, quando sarai abbastanza confortato/a, o anche solo un pochino sollevato/a, cambieranno sconfinando. Forse potrai trovarti in un altro paesaggio, in un altra storia. No, non cercare di classificarla, di darle u titolo o di venderla. non è tua e va, va…. Continuerà. Potrai seguirla? Chied glielo e chieditelo.

E, magari partirai, o sarai già, in Viaggio!”.

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2.

“Ora. ti chiedo: chi sono?”

“Sei un artista! Perché non lo vuoi ammettere?”.

“Lo sai quanto io resti perplessa o infastidita, per questa parola… Sto cercando il perché, da tanto. Intanto lasciami dire : mi sento , più che altro, una semplice cantastorie ma, da come sento, non sono io, son le storie a cantare … Sì ,e le ringrazio, sempre! .

E, ti chiedo di nuovo (sai già, a quale proposito).                                                                                  Sono un canale (di racconti e d’immagini che non sono mie, arrivano e vanno)?                Come un Bastimento raggiunge la Riva, ci raggiungono e poi, ci lasciano, ma sempre fra noi, l’Oceano . . .” 🙂

Grazie grazie, sempre.

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3.

  1. NPAL Diary & Meetings,  Mongolia, August 2015

2.    NPAL Diary & Journey – Provisional Installation, Milan 2014

3.    NPAL Diary & Journey – HorseS and Infinity – Mongolia , September 2015

*** OCCUPARE: (click)  (Enciclopedia Treccani Vocabolario)

NPAL (this Word or Another One)- – – 12022017 (in progress).

FEBBRAIO 13, 2017

La parola “Silenzio” è abusata? Basta pensarla, sussurrandola e svanisce nel suo significa? oMa cosa intendi per stare in Silenzio?

“Non assenza di suoni, assenza di pensiero e giudizio!”

Ah, be’.  Tutta un’altra storia. Se ti dico di stare zitto, non sono in silenzio, quindi… come posso ascoltare il tuo?

🙂 Grazie.

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4.   TheSpeculatingRook  – free hand machine embroidered Goat cushion cover.

**** SILENZIO (click)   (Enciclopedia Treccani Vocabolario)

          BE’ (click)   (Enciclopedia Treccani Vocabolario)

NPAL Diary – “This Word or Another One” – 13012017 (in progress)

FEBBRAIO  14, 2017

Una Nota, in attesa che si sviluppi (click)

(in progressssss)  🙂

In-visibile

Da quando sono tornata dal Viaggio in Mongolia, una settima precisa fa, sento un’attrazione  irresistibile per l’in-visibilità. No, non cancello, non separo. Piuttosto, sernto la memoria, il suo profumo vivo.

La mia percezione si è rarefatta, sento lo spazio, ho bisogno della sua libertà, e della mia, dal “riempimento delle cose e delle persone”. No, non voglio liquidare tutto, ma rispettare l’essenza, di “chi e cosa”. Per questo, occorre spazio. Liberamoci, dunque. Ora, scrrivo, sospinta dalla voce di un’immagine appena scoperta. Mi dice:

“Quello che non vedi, c’è …!”

Ecco, qui sotto, l’immagine. Il titolo. “Hanging-Scroll-Japanese-Painting-White-Hawk-Paint-Japan-Asian-art-Paper-old”. Ma il Falco (Hawk) lo si vede o no ?

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“Non ti farò un ritratto, mai. Di te disegnerò l’impressione, lo spazio liberato da un’inclinazione di lato verso la luce.

Dipingerò nell’ombra la tua scintilla.  Il  volo”.

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“Japanese-Painting-Hanging-Scroll-Japan-Dragon-Character-Paint-Kakejiku-“

NPAL Diary & Meetings 0509015

InfinitaMente

“Contemplare è una (non) forma di neutralità. “

Insomma, contemplare senza un perché, senza un’aspettativa, senza un tornaconto o un ritorno.

Stare lì, stare qui, senza un preciso scopo. Soltanto stare qui. Ed è tanto (senza confine).

“Non dare misura all’Infinito, Amore (mio e& tuo)”

Nostro,  non è una misura, una specialità, un possesso un’organizzazione. Semplicemente, è non-separazione. Sentendo la pacifica assenza (di chi, di cosa?).

Grazie 🙂

Sto partendo, pe Terre lontane, agognate, per la conclusione e, forse,  l’inizio di un’altra fase di vita . Il mio non-testamento testimonia una difficoltà a stare qui, ed anche, a cogliere il volo, perché ancora non capisco la differenza fra se qui e stare oltre.

Così. m perdo, comunque,  e mi ritrovo nel Viaggio.

“Partire è un po’ come morire.” 

Parto per la Terra dei Nomadi Guerrieriere, Iniziando dalla capitale in movimento (accampamento nomade) , in trasformazione.

Partire è stare in un nomadismo che segue spostamenti geografici ma è stabile alla Radice?!

Nessuna contrapposizione fra restare e muoversi, se si riconosce il processo di trasformazione a cui tutti apparteniamo.

Thanks, again.

Dicevi:

“Tornare a casa è restare qui, ora.

Non esiste un prima un dopo una qua e là, separando nella visione te  (me. chiunque) dall’ infinito”.

Prima & Poi

Prima, stavo per aprire una pagina di Word per scriver ed invece, ho aperto questa pagina del blog. Ora,  sto scrivendo qui.

“Descrivere un avvenimento senza commenti o giudizi”.  E’ possibile.

“L’Acqua è libera. Non portarla, per forza, al tuo Mulino”.

Emotivamente acquatica, mi muovo serpeggiando, fino a quando non a caso, cado. Magari precipitassi!

La caduta nega l’esplorazione del precipizio. Saltare non è una destrezza per arrivare dall’altra parte. E’ la conoscenza del precipizio, da subito. da adesso. Nessuna preparazione per saltare facendo qualcosa di speciale. Nessun punto d’arrivo, e forse neanche di partenza.

L’esplorazione del precipizio, nell’Ombra fitta di chi sono stata, sono e sarò. Nessuna etichetta, giudizio, colpa o giustificazione.

Nessuna separazione (presunta.).

“Tant’è.  Addavvennì . . . !”

La Radice palpita, ed è viva.

NPAL diary & Meetings 09082015

Tutto fluttua

“Tutto fluttua, soprattutto quando sembra fermo o immutabile.”

C’era una volta, e non c’era. Eppure, qualcosa c’è. Se (la/o)   lascio accadere e le/gli  riconosco la libertà di manifestarsi come e quando sarà, forse non (lo/la) riconoscerò, mai più.

Eppure, se sto nella sensazione libera dall’aspettativa e dalla paura di ciò che “deve o non deve accadere”, comincio a sentire, a sentirlo, a sentirti e non è certamente come avrei voluto.

Invece, la libertà che sento  (da te, da me, da noi,da loro da …) è quella che ho sempre cercato, senza neanche saperlo!

E’ libertà libera da riferimenti, come l’amore. E, mai come ora,  liberaMente ti sento, mi sento, vi sento.

Un paesaggio di nuvole in viaggio, una porta ed una chiave in altre forme, un portale che s’apre su un confine inesistente.(presunto confine secondo una percezione separata, divisa & nella divisione).

Ohibò  🙂

Grazie.

NPAl Diary 1307015 (1 – in progress)