What do you say about?

 

 

WHAT'D YOU SAY ABOUT?-img_0452a-1

A volte, non so di cosa sto parlando. Ascolto e parlando mi trovo in un discorso che non conosco. Se non me ne accorgo subito, potrebbe durare a lungo.

In caso contrario, di soprassalto mi chiedo cosa mai io stia dicendo.  Se me ne rendo conto solo in parte,

per il resto non so che fare (che faccio)?

Quando non mi spavento troppo, chiedo di riascoltare quello che ho detto. Lo scrivo, o lo riscrivo,   per  riscoprirlo.

Forse, In questo modo per riascoltare e rileggere, ho scritto la maggior parte dei post(s)  in questo blog?

Solo di recente, ho completato le sezioni About e Info, in alto nel frontespizio di Boscoparlante ( iniziato neel 2003) e,  poco fa, vi ho trovato scritto:

“Senza preclusioni, osserva l’orizzonte. Fino a quando scomparirà.”

 

(ora, lascio uno spazio vuoto, per tornare a scrivere in questa attesa. E, lascio in sospeso alcune frasi, connessi da spazi da lasciare vuoti e o da visitare).

NPAL (Nomadic Provisiobal Art-Life) Lab – Findhorn Foundation (Manda’s living room) 2012

 

 

17 . 8 . 2019

What’d you say about?”

Ho sempre creduto , forse in automatico, al dialogo dando per scontato che ci fosse, sempre e con tutti ( o quasi). I

Invecchiando, mi sono accorta che se il dialogo manca dentro di me (fra tutte le mie parti separate), non posso pretendere di trovarlo fuori, intorno.

E, da quando finalmente l’ho trovato (le mie parti separate si sono riconosciute e cercano integrazione/riunioone)  non posso comunque pretendere che ci sia con qualcuno o con tutti.

Se (dialogo) c’è, (allora) c’è. Viceversa, se non c’è, non c’è . . .

 

Comunque, non escludere possa accadere, Non si sa mai…).

(il testo di “A tratti” qui sotto, nei commenti

(continua – in progress)

 

KAAPI CAMEL-img_5372“Series of Masks”- NPAL Lab – Milano & Elsewhere 2015/2016

 

 

14 . 8 . 2019

“The space among all those words”

18 . 8 . 2019

Per tutta la vita mi sono accentrata sulla mancanza, invece di riconoscere  quello spazio vuoto  come  un’occasione per sperimentare libertà, riconoscimento, consapevolezza e gratitudine. 

“Ad un certo punto, la vita si rivolta, come un abito quando lo si togli da dosso. “

Cosa succede, forse, dipende da come è l’abito, da quanto e come lo si è indossato e da come lo si leva?

 

“Dipende dalla vita e dalla morte . . . “

 

Così mi avevi già risposto  ed io ho subito pensato: ecco, un’altra volta questa risposta!

 

Kiki+Smith+sky

Kiki Smith’s – Peters Project

19 . 8 . 2019 – La vita si rivolta, e questo, da qualche tempo, non mi spavento più come prima.

Cerco di restare, lì ad ascoltarla. Perchè, mi sembra proprio che la vita non sia da possedere ma da lasciare accadere. Magari nutrendo, in noi un intento che

non sia un programma ma una specie di porta per loro, la vita & la morte.

Quando le considero insieme e non separate, sento che c’è salvezza sia nell’una sia nell’altra.

E, quando qualcosa di destabilizzante accade o qualcosa finisce, quando qualcuno si allontana ed io mi perdo,

aspetto che l’abito della vita si rivolti di nuovo e cambi (ma ormai lo so, non è mio . . .).

https://youtu.be/n8fyb9vpIc0

 

“Ripetilo. Ripetilo, ripetilo ancora, finchè cambia!”

 

Grazie  🙂

14 . 8 . 2019

This one just remind, there you go.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Well, I’m just leaving.

WHAT'D YOU SAY ABOUT? 3.3.018-pro-memoria

 

(continua-14082019)

As a Figure Of Speech

As a Figure of Speech

Per modo di dire … dicendolo mi prendo un piccolo spazio per retrocedere segretamente da quello che ho appena detto, prima.

In inglese ho trovato alcune traduzioni, ed ho preferito questa: as a figure of speech, perchè? Indicando una “figura retorica” mi sembra  riferisca l’accadere o il mostrar/si  di “figura”, per una specie di spettacolo privato o pubblico. Parlare ad una platea o da una platea. Senza teatro, però e senza un vero spettacolo, probabilmente.

Nella distanza fra teatro dello spettacolo e società dello spettacolo ci sta la grande differenza, un modo, o più, direi!  Fra l’origine sacra dello spettacolo rituale (idolo, maschera, sacra rappresentazione e cerimonia) e l’edizione della società dei consumi ce ne corre, davvero, di differenza.  Non più “investiti dalla divinità”, attori autentici sotto la maschera ed il travestimento, ma consumatori che comprano e (si) vendono come figure partecipi di un teatrinO-organizzazione di consenso pilotato. Merci per messaggi mercificati.

Qual’è il problema? Vivere in un teatrino senza saperlo. Per modo di dire uno spettacolo, per modo di dire vivere.

Farnetico e cosa c’entra o centra   questa specie di post  con quella “figura retorica”? Non so, ma stiamo attenti a non essere, oltre che a farle,  “figure di merda” (e almeno, cerchiamo di accorgercene) … Oh, l’ho detto.

 

 

(scrittura veloce, un po’ puzzolente e comunque, in progress … :-).

 

 

Post Scriptum: 2 . 4. 2019

Gli Esquimesi si baciano annusandosi accuratamente (con una cerimonia antica che ancora conserva il suo valore). Con loro non si possono fare, o essere tantomeno, “figure di merda”. Subito si sarebbe riconosciuti e mandati a camminare sul “Ghiaccio sottile” (Icewisdom). .  . per aiutare un nostro rinnovamento ?!  🙂

 

kunik_bacio_eschimese

 

 

 

(in proggress – continua)

Blowin’ in the Wind


“Non importa se vedi in Bianco e Nero o a Colori. Ascolta . . .

 

C’è un vento pazzesco, tutto ondeggia, in cielo ed in terra. Anche la macchina sopraffata dal  movimento dell’aria e mio, sposta immagini oltre l’obiettivo, fotografando un’imprevista inquadratura. Mentre,  quella  rimasta fuori si libera, potrebbe raggiungere tutte le altre immagini liberate, chissà dove?

“Quando non puoi vedere, ascolti.”

NPAL Lab – “Blowing in the Wind”- Findhorn & Elsewhere, August/September 2012

 

(continua – in progress)

 

26 . 7 . 2019

Quando comincio a raccontare, spesso non so  se farlo con un  tempo presente o passato prossimo o remoto. Il racconto, a volte è un ospite inatteso, si manifesta poco a poco. Questo, accade nel presente  (sono, sei).  Se  evoca dal passato ciò che già era accaduto o non accaduto , acoltando sento altre storie (ero, eravamo, eravate, erano). Ricordo, o non ricordo, mi è accaduto o l’ho sognato e, che differenza ci sarebbe?

Parlare del tempo non è una negazione (c’è stato o non).

Piuttosto, chiedersi “chi  sono?” sia  una domanda (esssere presenti mentre lo si chiede, con umiltà non sottomessa  e spirito bambino) nei limiti consentiti dalla trasformazione della nostra consapevolezza che invecchiando può consentirci nuovi inizi … ?

1 Tutto rRcordare e Tutto Dimenticare-IMG_0805

NPAL LAb Exhibition & Illusion, Milan & Elsewhere 2012

 

“A volte, non c’è confine fra domanda e risposta.”

Viaggiano insieme, oltre confine. E, se “la risposta è dentro di te”, è importante non essere soltanto, o sempre,  fuori . . .  ;.)

 

 

(continua –  in progress)

 

7 .  2 . 2019

La distanza far due immagini di paesaggi potrebbe essere intesa come uno spazio da percorrere, a piedi o in volo, da soli o iinsiemead altri, con un mezzo di trasporto, o senza.

Un cammino o un volo, accade fra cielo e terra, sulla terra in questa cosidetta terza dimensione o nelle altre. Trovarsi nello stesso viaggio in questa o in altre realtà multidimensional, fa una certa differenza, ma se navighi davvero ad un certo punto sei oltre confine,  per ipotesi… Come esserne mai certi? (no separation) 🙂

 

NPAL - foto via Corelli                                 NPAL Lab – Diary & Journey “Passano e ripassano”                                  via Corelli, Milano & Altrove 27 Febbraio 2019

 

(- continua)

 

28 . 2 . 2019

Immagine di treni in transito, tanti viaggi tra di  loro, intervalli, immagini, cambiamenti. Sospirando canto Amapola, perchè ne sento l’aria.  Ed  adesso, scusatemi, vado a cercare quel libro “Il Viaggiatore Notturno” di Maurizio Maggiani.

Si, proprio quel libro che mi aveva fatto ricordare di aver sentito cantare quella canzone da mio nonno Felice, sottovooce, quando cantava ormai solo così, spesso da solo davanti alla finestra,  dopo aver condiviso per tanti anni la sua voce con un coro.  Quanti ricordi vissuti o, ascoltati raccontare.

Mia mamma Renata, piccola piccola, lo accompagnava  quando   lui andava a cantare nel coro, verso sera. E poi,  lei seduta ad ascoltare, seguiva lui in silenzio, intanto imparava le canzoni di un  vasto repertorio vasto di generi musicali diversi.  Per tornare a casa, a notte fatta, con la sua manina nella tasca grande del cappotto del suo paà altissimo, bellissimo  e dolcissimo. Credo di aver ereditto quel senso dell’essere compagni musicali, sonori nel vivere, anche condividendo il silenzio-  Grazie.

Quando, non molto tempo fa, ho comimciato ad essere  rassicurata nell’ascolto,  piuttosto che nrll’essere ascoltata, ho cominciato ad intendere comr il bisogno di raccontare prescinde dall’ascoltare, ascoltarsi nell’essere “insieme” (anche se l’altro non c’è o non si vede). Però, per questo… working in progress, mentre sta arrivando un’altra Primavera!

Ho preso tanti treni nella mia vita e quanti ne ho persi.  Ne resta una immagine mossa, di tracce sempre in divenire. Perchè, in fondo, un viaggio non è mai finito e le mete sono sempre in movimento fra loro. Un treno in transito  questo lo sa…

Il viaggio non va atteso, va vissuto in ogni momento, dovunque tu sia, lo spirito del viaggio è sempre con te. Non sei mai solo nè fermo.

   “Non aspettare di partire, comincia a viaggiare dove sei, anche se sei seduta                                           davanti alla finestra della tua stanza.”                                                                   

(lascia andar via  i pensieri ed ascolta. Forse,  c’è  una storia che è appena partita                     e sta arrivando da te … )

49245149_10218215971288610_3478975947015716864_o-1Kaapi Carla Barnabei – NPAL Lab  “Waiting for a Tales” – Findhorn Foundation – 2012

 

“Non sono le persone che fanno i viaggi, ma i viaggi che fanno le persone”.                         John Steinbeck

 

(- continua)

 

 

3 . 3 . 2019

NPAL Lab  – Diary & Journey “Listening”,  Milan and Elsewhere, 3 March 2019

 

“Nell’Acqua c’è uno Specchio. E, nello specchio il fluire dell’immagini, chissà dove.” 

 

Le immagini riflesse, come treni d’altra dimensione, vanno Altrove?

P.S.: Il viaggio mi  porti “qui”,  dove sono. Nessun confine vorrei percepire ( rilasciando l’illusione di percepirlo) 🙂

 

 

(in progress)

 

 

ore 21.47

 

Lascio qui un paio di appunti per la mia ricerca sulla  esperienza passata ed in progress “Mappe per/del Silenzio”. Titolo assilutamente indicativo,  ptovvisorio ed in trasformazione. Insomma, per il poco che ne so, una storia multidimensionale di segni sonori ed in-visibili . Spazi e mondi.

Da anni ci penso e l’incontro con il khoomi mongolo a Ulan Batar (Giugno 2018), la mia resa (“non ce la faccio a cantare così, riconosco il mio limite e, ti seguirò ascoltandoti, fino all’infinito”) e la testimonianza del maestro (che emozione risentirlo nel video!) hanno segnato una svolta facendomi  da ponte nella nebbia.

* (ho trovato la prima di queste tracce sottostanti, sbirciando fra i vecchi post del 2007 per la prima, e da questa ho trovato la successiva 🙂  o procedo, quando non sto ferma per associazioni e per  incontro con  “quello che arriva” o trovo.. Si rinnova la gratitudine che ho sentito allora rd ora- . Grazie 🙂

 

 

(fantastico, ascoltare tutte  e tre le tracce, video, contemponeamente . . . ) 🙂

 

(in progress)

 

4 . 3 . 019

** Procedo, quando non sto ferma, per associazioni e per  incontro con  “quello che arriva” o trovo(siano parole, immagini o suoni).

Adesso  un altro arrivo!

Grazie 🙂

“Tutto Ricordare e Tutto dimenticare . . . “

È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di se.
È tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi in cammino.
È tempo di convivere con le macerie
E l’orrore, per trovare un senso.
Tra non molto, anche i mediocri lo
diranno.
Ma io non parlo di strade più impervie,
di impegni più rischiosi,
di atti meditati in solitudine.
L’unica morale possibile
È quella che puoi trovare,
giorno per giorno, nel tuo luogo
aperto-appartato.
Che senso ha se solo tu ti salvi.
Bisogna poter contemplare,
ma essere anche in viaggio.
Bisogna essere attenti,
mobili, spregiudicati e ispirati.
Un nomadismo,
una condizione, un’avventura,
un processo di liberazione,
una fatica, un dolore,
per comunicare tra le macerie.
Bisogna usare tutti i mezzi disponibili,
per trovare la morale profonda
della propria arte.
Luoghi visibili
E luoghi invisibili,
luoghi reali
e luoghi immaginari
popoleranno il nostro cammino.
Ma la merce è la merce,
e la sua legge sarà
sempre pronta a cancellare
il lavoro di
chi ha trovato radici e
guarda lontano.
Il passato e il futuro
non esistono nell’eterno presente
del consumo.
Questo è uno degli orrori,
con il quale da tempo conviviamo

e al quale non abbiamo ancora
dato una risposta adeguata.
Bisogna liberarsi dell’oppressione
E riconciliarsi con il mistero.
Due sono le strade da percorrere,
due sono le forze da far coesistere.
La politica da sola è cieca.
Il mistero, che è muto,
da solo diventa sordo.
Un’arte clandestina
per mantenersi aperti,
essere in viaggio,
ma lasciare tracce,
edificare luoghi,
unirsi a viaggiatori inquieti.
E se a qualcuno verrà in mente,
un giorno, di fare la mappa
di questo itinerario;
di ripercorrere i luoghi,
di esaminare le tracce,
mi auguro che sarà solo
per trovare un nuovo inizio.
È tempo che l’arte
Trovi altre forme
Per comunicare in un universo
In cui tutto è comunicazione.
È tempo che esca dal tempo
astratto del mercato,
per ricostruire
il tempo umano dell’espressione
necessaria.
Una stalla può diventare
Un tempio e
Restare magnificamente una stalla.
Né un Dio, né un’idea,
potranno salvarci
ma solo una relazione vitale.
Ci vuole una altro sguardo
Per dare senso a ciò
Che barbaramente muore ogni giorno
Omologandosi.
E come dice un maestro:

“Tutto ricordare e tutto dimenticare”.

– ANTONIO NEIWELLER, “L’altro Sguardo. Per un Teatro Clanderstino” – dedicato a T. Kantor, Maggio 1993

1-

Otto volte ho chiuso gli occhi
otto volte li ho aperti
intanto la matita scorreva
a volte felice a volt2
 pensosa
Ogni apertura mi offriva un ordine diverso
e subito dopo l’immediato disordine
Un segno me ne suggeriva un altro
dei graffi, un colore
Niente mi affascina di più che la tensione
che si crea tra equilibrio e squilibrio
tra ordine e disordine
Molte
volte mi basta solo il segno
altre volte il colore ci vuole
Io vorrei dipingere suonare e recitare
contemporaneamente
Tutti i tempi musicali mi suggeriscono
una composizione.
Non lo so se si può vivere
dipingendo tanghi
ma l’istinto che mi lega alla musica
è lo stesso che mi unisce alla pittura
e al teatro
La teoria è tutta in questo rapporto
io vorrei espandermi
e un bel giorno sparire
Ma tutto a suo tempo
tanto gli ultimi saranno i primi
e i primi gli ultimi
I modi resteranno i modi
e un virus è un virus
Antonio Neiweller – Un altro sguardo 1998  – dedicato al Yratro di T. Kantor

Riferimenti:

https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/01/21/antonio-neiwiller-maggio-1993/

nel blog  Comunità Provvisoria:  terra, paesi, paesaggi, paesologia

https://francescodonofrio.files.wordpress.com/2013/10/antonio-neiwiller.pd

1. 2. 3. disegni di Antonio Neiwiller

2.

Rileggendo un vecchio post del  1 . 11 . 2009 ho trovato tracce per oggi, ed anche per domani . . . 🙂

(16 – 12 – 2018 – in progress)

3.

16 . 12 . 2018
” E’ tempo di  mettersi, in ascolto, bisogna saper contemplare
ma essere anche inviaggio.”
Così avevi scritto.
Non sapere.  Sparire”
Tra le parole e gli spazi loro, ho trovato che vorresti espanderti ed un bel giorno sparire.
“Sparire”, sei sparito ( da questa dimensione).
“Non sapere”. lo hai testimoniato ed oltre-passato-
L’istinto cheu ti ha legato alla musica ed ai segni,
sopravvive e trasforma lo sguardo, ancora.  Che non so, se sguardo od ascolto.  Comunque,  sento?
Ed ancora, ancora non sappiamo dove, nè come, nè quando.
Eppure.  ricordando dimentichiamo e,  potremo  mai dimenticare ogni separazione ?”
– ore 23.11
(appunto, in vista, per ora da lontano, verso “Quel che  ricordo di aver dimenticato  . . . . Ovvero,  “Perché ho sempre amato gli armonici ( overtones) anche ascoltando Bob Dylan, senza saperlo” – titolo provvisoriamente indicativo).
(in progress)
1 Tutto rRcordare e Tutto Dimenticare-IMG_0805
1.
NPAL LAb Aprile 012 – “Provisional”
2.
Tutto Ricodare e Tutto Dimenticare-IMG_3468-e1544914297357-1

31 . 12 . 2018

Ultimo giorno di quest’anno, ancora in corso. Nessun bilancio. Ascolto musica aspettando si riveli la differenza e la somiglianza fra musica, suono  e rumore (una specie di bordone più o meno udibile fa da sottofondo discretamente fino a quando nel silenzio risuona potente oltre ogni identificazione…).

Echi di guerra nei fuochi d’artificio. Sarà anche viceversa, qualcuno trova la guerra accettabile ? Si spaventano gli animali in città, nelle case e fuori, si lamentano si nascondono sotto il letto. E, noi?

Nelle feste celebrative c’è sempre qualcosa di violento sottaciuto ed indescrivibile, in agguato a segnar confini,  dove crediamo ci sia ancora pace e dove invece non c’è più (anche se a volte non ce ne accorgiamo neanche).

A ben ascoltare, di pace   non ce ne è più dappertutto, sulla terra. Siamo abituati pure alla guerra, con e senza armi vere proprie, ormai bastano le parole, le frasi pronte a dividere e distruggere.

 

Eppure, senti che silenzio . . . ?

DSC03830

NPAL Lab – “Dentrocasa” 2017

 

 

(3112018 – in progress)

 

Cin Cin . . . !

“E’ Notte, lo sai?”

Quando siamo nella cosiddetta Notte dell’Anima, non sempre ce ne rendiamo conto. Forse, proprio perché, alla fine, non c’è proprio nessun conto, nessun controllo che possa portarci via da lì?

Siamo  in quell’Oscurità profonda,  non troviamo luce o riferimento che ci possa aiutare, o almeno orientare, verso l’uscita.

Ed allora, che si fa?

 

“Non si tratta di fare conti o controlli, confronti e strategie…

Così non ne usciresti mai (!) ma, se veramente vuoi uscire nella (tua) vita  vera,

ce la farai …!”

 

 

Ci sono tante Storie, o Tales ,  che trattano del Percorso dell’Eroe. Ed, uno dei primi (the best) loro  messaggi  sento, essere che   l’eroe possa  essere chiunque (o “qualunque “altro”, in noi ed intorno) abbia l’Intento di fare quel percorso (attraversare l’Oscurità alla quale appartiene e scoprirne la connessione alla Luce).

NPAL  Diary & Meeeting , Mongolia 2017

 

 

Da qualche giorno, NPAL, nella sua limitatezza e semplicità, sta diventanto  NPAL Storytales & Storytellers. Sta andando verso la liberazione di uno Spazio che possa accogliere, e rilasciare, Storie/ Tales e condividerle.  Benvenute/i… (Storytales and Storytellers)-

Quindi … Cin Cin… (celebrating) 🙂

 

 

“L’Intento è vivo, non bloccarlo , non conservarlo, non controllarlo.

Lascialo vivere con te, nutrilo e …lascialo respirare, diventare.

Liberalo…!

 

NPAL Diary &  Meeting

 

 

 

NPAL 2704018 – (continua/in progress

No title ***

1.

 

 

 

 

 

Casa scrivo? Sono tornata da un Viaggio ed ho perduto le parole.

 

“Bene,  Così ora ascolterai il Silenzio!” *** 

 

 

 

Sto ascoltando ed, al posto delle parole, sento quasi una musica, nel senso che non è strutturata se non un minimo, tanto da poter essere percepita, come se fosse un segnale di una presenza o di un cambiamento di quello che c’è o forse, non c’è più.

 

 

“Ora, cominci a sentire l’invisibile, hai forse smesso di resistere?” ***

 

“A che cosa?” rispondo.

 

 

“A ciò che ti pone confini, richieste, modelli, doveri o compensazioni (se non riesci a farlo, ad accettarlo compensa con altro. L’importante è sopravvivere, o no?” ***

 

 

 

 

 

2.

 

Improvvisamente,  il paesaggio svanì, anzi divenne irriconoscibile: fra tanti frammenti che lo abitavano come un popolo di sguardi.

Sguardi liberati dall’occhio e dal corpo che avrebbe potuto generarli.  Erano allora, sguardi, autonomi? S’interrogavano in sé e l’un l’altro, non per giudicare ma per scoprisi ed  osservare la dinamica della trasformazione.

Non che ci capissero un gran che, eppure  la sentivano, come se alla libertà del loro guardarsi, corrispondesse un’altra musica.

 

 

3.

 

 

 

 

NPAl Diary & Journey – 2508017 (in progress)

1-3 -4-      Mongolia Tour

2  – NPAL “Free Gifts” – Water (111104)

 

 

 

 

 

 

29 . 8 . 2017

 

In Mongolia la quantità da misurare perde di significato. Sei nell’Infinito.

Perché certi continuano a contare, misurare, giudicare?  Mi son chiesta tante volte  perché  la musica dello spazio non sia ascoltata.

 

 

Lascia andare chi credi di essere o chi glia otri credono tu sia …”

dicevi, tanto tempo, o vite, fa. Anzi, non lo dicevi, lo cantavi,  Ed allora, cosa ne sapevo della differenza fra la musica e le parole?

 

 

“C’è una bella differenza  fra parole cantate e dette.

La distanza di un racconto che, se non ascolti in quel preciso momento, non potrai sentire.

Sentirai altro, forse un bisogno nascosto dietro una domando o un’affermazione.  Vedrai una maschera tua o altrui e ti confonderai, credendola qualcosa d’altro.

Non disprezzare le maschere,  cerca sempre, sia che sia una  maschera tua o altrui,  lo spazio che c’è proprio fra la tua   e chi sei veramente ma non sai, ancora.

 

Così, pressapoco dicevi, ed io restavo ammutolita. Non ti vedevo ma come ti sentivo! Le tue non erano parole, piuttosto erano  suono di un lampo improvviso nell’oscurità. La mia vista annebbiata, un sussulto profondo e poi… non so dire. Magari, potrei cantarlo?   ………………………………………………………………………………………………………………………………

 

 

 

DSC03550.JPG

 

NPAL ” Mirrors”, Mongolia  August 017

 

 

 

Come uno specchio non rifletto chi sembri ma chi sei … Ed allora, ascolta!

 

 

 

 

NPAL Diary & Journey (in progress 2908017)

 

No Worries . . !

Stai tranquilla con le cose che ti succedono. L’ultima volta Bruno ricordava il fatto che tutto ciò che ci arriva lo abbiamo causato noi ed avendolo creato noi, siamo anche in grado di sopportare il giogo.  Buona domenica.  Baci.”                                                                                                                                                                                                  

  

*1.

Un messaggio che ha una sua precisione. Impeccabile. Lascia una scia e tu se vuoi, puoi ascoltare, seguire, restare. Senza esclusione . . .

Trovare nelle distanze ponti, nel Silenzio, il Canto nell’Assenza la Presenza… Vivere e morire, rinascere a te tesso/a, inseparato/a?!

Grazie, sempre 🙂

*2.

NPAL Diary & Journey, in progress, 0406017, – Here /Elsewhere

***

 *1.   NPAL diary & Journey. “Mask’s Vision”, Lerici 2013

*2.   NPAL Presence/Absence (Mask), Aries and Tauros Garden, Fhindorn Foundation 2013/2015

5 . 6 . 017

Sopportare, non mi è piaciuto, anzi,  come sottilmente egoico ed agente di complicità, l’ho spesso sentito. Una complicità ad un sistema in cui ognuno ha un suo posto, assegnato . chissà, per nascita, karma o altro. D’accordo, volevi il “posto fisso”? Questo lo è.

In realtà (quella non per forza convenzionale), la fissità totale è … improbabile, o forse neanche esiste. Tutto (proprio tutto?) si trasforma, in modo più o  meno visibile, o addirittura in modo invisibile (dipende dallo sguardo?), quindi mica può restare fisso ed identico, no?

Preferisco l’esperienza della resistenza a quella della sopportazione, perché la sento più profonda, a creare ponti fra quello che succede “fuori” e quello che sentiamo dentro, ad esempio la ribellione, all’ingiustizia, al dolore al tradimento (e qui, ci sarebbe anche un’altra storia, inerente al cambiamento …).

Dici:  “Resilienza, allora!”

Nel senso, che resistere non sia uno sforzo? Riconoscere le risorse (nostre ed altrui, dentro e fuori) soprattutto quelle non riconosciute, e liberarle? Se sopporto, o mi sforzo, ostacolo il cambiamento (dentro e fuori di me)? Liberare le risorse dai condizionamenti precede la loro attivazione ( a volte si auto-attivano, quando sono libere di farlo)?

Ciò che evita lo sforzo consente il cambiamento in  funzione di un Intento (aggiornato, via via, sul riconoscimento di ogni paura, condizionamento, schema della personalità, ecc.)?

(Oh, so many questions!)

IMG_5489

*3.   NPAL Diary & Journey, 2015/2017

Grazie!

NPAL Diary & journey, Dialogue, 0506017 (in progress)

– (continua).