SoStare

Era in sosta.

Oh sì, lei sostava,

non era in attesa,

Sostava e basta

In una resa gentile

non sottomessa

si arrendeva

porgendo il suo dono.

Porgeva pur sentendendo che quello non fosse del tutto il dono,

poichè era lei a donarsi,

grata.

Non stava domandando, una voce rispose:

“Sì. Arrendersi

è una scoperta non una strategia

Un giorno nasce un Fiore inaspettato,

quando non è più Primavera”.

NPAL Lab – Meetings 24012021

Sussura, urla e tace . . .

Questo sarà (proprio) un post in progress (continua). Forse sara uyn “pippone, ” o forse no…?

Quando mi sembra di ricevere accuse preferisco non rispondere con giudizi, e mi chiedo come posso raccontare… anzi lasciar passare narrAzione ( che guarda, è pure “di moda spirituale” , accidenti)!!!

Oh allora, cos’è davvero? Si accolgono volentieri definizione sul signi ficato pippesco, che sia o non sia.

Fra gli opposti (impipparsi, essere impippati o no) diversi mondi visibili invisibili e ben diverse visioni . . . ? Evviva!

Questi riferimenti sonori non sono qui posteggiati . . . piuttosto giacciono come semi di fiori, sotto la neve a germogliare (anche a Milano temperature invernali per davvero, che mi ricordano essere 8stata) bambina felice a perdere guanti ed ad attendere qualche fiocco 8sulla lingua tirata fuori dalla bocca come un piccolo davanzale, ad occhi chiusi !) 🙂 Che meraviglia!

(continua – in progress)

https://suryanamaskara.altervista.org/blog/2016/12/29/gloria-potenza-del-gayatri-mantra/

Questi riferimenti sonori … continuerà il post?

* Morin Kuur

(continua)

24 . 1 . 2021

https://boscoparlante.com/2015/01/07/many-questions-no-question/

Acquarello

La nostra pienezza si compie lontano, nello splendore degli sfondi”.

Rainer Maria Rilke

“Lo sfondo bisogna dipingerlo prima”, dicevi.

Non c’era bisogno di disegnare quello che ci sarebbe stato se fosse arrivato, perchè avrebbe potuto essere sotto o dentro allo sfondo, invisibile? Una velatura come un campo d’aria, una zolla di terra dove ciò che per arrivare in volo o spuntare non possa essere visto.

La pittura ad acquarello, come tale, scorre. A volte le resta il tempo per asciugare, mentre altre volte scorre via. Mi piace lasciare che accada l’asciugatura, ma mi commuove quando l’acqua si accumula sul confine (dello sfondo o dei contorni *) come gocce di pioggia in una pozzanghera. Un piccolo specchio dove il colore può liberamente sciogliersi in tutte le sue chiarezze (*). Soffiare piano, così che l’acqua possa diramersi in rivoli sul foglio. E poi, il penello lieve qua e là, troverà i suoi percorsi . . .

(continua – in progress)

NPAL Lab 2012020 (24.00)


Phyllis Jackson (35mm film print, cemetery, New Mexico)

HOPE AND INCOMPRENSIBILITY︱A reflection while 2020 is disappearing

— by Eugenio Barba – Odin Theatre 🎭

HOPE AND INCOMPRENSIBILITY︱ — by Eugenio Barba Odin Theatre 🎭

A reflection while 2020 is disappearing.

Without hope we cannot live. Hope can be a strength or a burden. It can fuel mediocre illusions or harmful and fierce beliefs. One of the most refined totalitarianisms of our time, is the obligation to clarity, the disdain for the state of “I do not understand”, the devaluation of the feeling of incomprehension whose secret effects prompt decisive choices in our life. We assume that theatre has above all the aim of communicating. This is true up to a point. For me its primary aim consists in creating relationships and conditions of intensified life. For whom? For the spectator, for the actor? Among the many repercussions which attract me to the theatre, is the moment when a bizarre question suddenly emerges: what other reality is hidden behind that which seems totally clear to us? Is clarity a form of blindness, manipulation or censorship? The cult of clarity, which served to enlighten minds, serves today also to darken them. But without hope we cannot live. Hope is the expression of our strength that, thanks to theatre, still dares to fall in love with reality. /

SPERANZA E INCOMPRENSIBILITÀEugenio Barba – Odin theatre

Una riflessione mentre scompare il 2020

Senza speranza non si vive. Questo vuol dire che la speranza può essere una virtù o una condanna. Può nutrire illusioni mediocri, credenze perniciose e feroci. Uno dei totalitarismi più raffinati del nostro tempo è l’obbligo della chiarezza, il disprezzo per lo stato del non-capisco, la generale condivisa svalutazione dell’esperienza dell’incomprensione e dei suoi effetti segreti che spingono a scelte decisive nella nostra vita. Si crede che il teatro abbia innanzi tutto il compito di comunicare. È vero fino a un certo punto. Per me il suo compito primario consiste nel creare relazioni e condizioni di vita potenziata. Per chi? Per lo spettatore, per l’attore? Tra le tante ripercussioni che amo del teatro, vi è il momento in cui fa capolino una domanda bizzarra: quale altre realtà si nasconde in quel che sembra totalmente chiaro? La chiarezza è una forma di cecità, manipolazione o censura? Il culto della chiarezza, che servì a illuminare le menti, oggi contribuisce a ottenebrarle.Ma senza speranza non si vive. La speranza è l’espressione della nostra forza che, grazie al teatro, osa ancora innamorarsi della realtà. /

24 . 12 . 2020

La chiarezza comprende l’invisibilità?

Chi risponde?

Eravamo fuori dalla nostra aula abituale, tanto piccola, ciascuno di noi di fronte ad un grande foglio si carta spessa appoggiato sul pavimento di un corridoio maestoso, larghissimo, molto più vasto dell’aula. O almeno, così ci piaceva credere. Tutti gli studenti erano allineati lungo il perimetro del corridoio ed io mi spostavo su e giù, apprezzando che durante i miei spostamenti non si distraessero e si sentissero liberi di sperimentare.

Avevano ciascuno il proprio foglio fissato con nastro adesivo di carta (quello oggi quasi introivabile, la cosidetta ‘carta gommata’che soltantoo se immersa in acqua diventa adesiva restando resistente sul foglio bagnato).

La tavoletta doveva essere inclinata. E, la sperimentazione cominciava da qui: provare rialzi e diverso spessore, confrontarli tra loro, per trovare l’inclinazione giusta.

Giusta per cosa?

mi chiese una ragazza con i capelli rossi, all’estremità della fila. Ed io cominciai a spostarmi portandomi la mia tavoletta preparata per una nuova esperienza (Il nostro incontro con l’Acquarello”). Forse in modo piuttosto pomposo avevo chiamato così quella “unità didattica” (stavo scoprendo come certi termini potessero aiutare a lasciar passare esperienze poco ufficiali come l’incontro con l’invisibile. . . sdoganando i pregiudizi ?!)

(Liceo artistico 1° e poi di Brera 1987/2009)

(continua – in progress)

N O T E (in arrivo)

15 . 1 . 2021 (oree 13.02)

N.B.:

https://www.treccani.it/vocabolario/ricerca/acquerello/

Il significato etimologico di Acquarello unisce dei presunti opposti (Acqua & Vino)? Oh, quella nostra occidentale endenza dualistica a separare e contrapporre… e giudicare il vino anacquato, e la mancanza nell’assenza, quando masgari separazione mai cìè ma sempre un sentiero che come una imprevedibile ragnatela di nebbia e luce collega l’ombra all’avventura derlla scoperta er della meraviglia . . . ?!

(continua, continua in super-progresss 🙂 )

Basilica di Maria Maddalena a Vézelay

https://www.sapienzamisterica.it/vezelay.html

CitAzione (titolo provvisorio?)

(continua – in progress)

19 . 11 . 2020

“Ti elevano , su una Torre . . . (magari) per buttarti giù!”

(al momento te ne rendi conto?)

(lascio qui questa citazione, come inizio di un nuovo post. Per ora, in coda a questo… una coda al vento) (10.53)

8 . 12 . 2020

Giorno dell’Immacolata Concezione. Per un soffio non mi è sfuggito che oggi è festa. Ed allora, che festa sia!

Torno a scrivere qui, non so cosa. Per ora inizio con una citazione, spero diventi un’azione di pace (l’intento c’è, rispetto ad un conflitto che continua a farsi sentire anche se a bassa voce, e forse chiede attenzione. Ascoltarlo per liberarlo e lasciarlo andare, finalmente?!). Grazie

(continua – in progress)

immagine dell’archivio trovata in rete tempo fa ed ora nell’archivio Npal senza riferimento, indicazioni saranno ben accolte!

9 . 12 . 2020

Vinca Alba Maior – ‘Suis le chemin de la forêt profonde’

(monotype aquarelle et collage sur vélin)

“Sento odor di Bosco.”

stai dicendo. Eppure, siamo in casa. Non importa di chi sia abitualmente questo spazio abitativo. Siamo qui.

La finestra è chiusa. Fuori piove. L’immagine del bosco, non è distinta. Unisce le orme al silenzio, la distanza si ravvicina e quasi scompare.

Rimane un sussurro che ancora non è diventato canto quasi come la traccia sonora della caduta di una foglia mentre s’allontana dal suo ramo. O, il suono ovattato nello spazio tutt’intorno a noi quando cade la neve. Quei suoni sommessi che sembra di sentire appena e non si sa se ce li stiamo immaginando?

Ecco ora , sono in attesa di quel canto corale che mi manca . Sto canticchiando piano per sentirlo e seguirlo, evocandolo, ancora . . .

Piove, piove, luccica la strada. Qui, fra le gocce di cristallo s’affacciano piccoli arcobaleni, anche se il lampadario è spento e fuori poca luce al tramonto e piove, piove.

(continua – in progress)

Remedies

“Questo scritto è cominciato in modo bislacco!”

Potremmo dire che lo fosse già stato stamattina, quando ho sentito necessità di scrivere : davanti a me, un titolo, una scritta, apparsa e poi svanita all’improvviso . . .

A s c o l t o p o e t i c o “

NPAL Lab – Diary (270920 – 14.14)

(continua – in progress)

27 .9 . 2020

(14.35)

Medieval Herbal Remedies Manuscript Now Available Online

Medieval Herbal Remedies

(20.31)

Le parti mancanti negli affreschi e nelle pagine strappate, mi hanno sempre affascinato. Curiosa, guardavo quei vuoti come immagini ritagliate animarsi. S’amivano insieme alle altre immagini visibili oppure se ne andavano da un’altra parte, portandomi con loro . . . (forse per questo sono sempre stata in sintonia con il restauro conservativo che non riempe i vuoti ma, retinandoli o ingrigendoli, li lascia vivere?).

“Non si rimedia il Vuoto!”

(continua – in progress)

16 . 10 . 2020

Le parti mancanti nella mia vita sono diventate immagini, hano perso rilievo e peso. Sono diventate sagome ritagliate sul vuoto. Si possono persino stampare e moltiplicare stampandole (°). Vuote, raccontano forse di più, sono libere da essere ricondotte ad un giudizio verso la (presunta) causa di quella mancanza, qualunque sia.

Ascoltando non trovi ragione (la tua, la mia la sua o di chiunque altro), troverai forse una storia narrata. Quella lì, questa qui o un’altra. Non è importante quale sia la storia raccontata, l’ascolto è indispensabile. L’ascolto incondizionato è nell’intenzione ma … quanta strada ci sarà da fare (*) per riconoscere e rilasciare i condizionamenti, innanzitutto i miei, verso il punto di vista (che mai è una solo *), verso lo spettacolo (mai fine a se stesso), verso l’altro (non separato da me/noi, **) verso il cambiamento (tra l’inizio e la fine ***), ed ancora ed ancora…?

Resto incantata quando racconti, mi sembra un discorso disegnato il tuo. Oppure una mappa sonora evocante voci d’invisibili presenze.

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NPAL Lab – ” S o t t o c a s a ” – Mongolia 19082017

Parli di rivoluzioni ed in quello che organizzi c’è marketing, o almeno mi sembra, e m’inquieto. Così come il Maestro fra Rollex e Roll Royce in abiti di scena faceva tremare in me la “sua” (la mia) immagine ricevuta leggendo ed ascoltandolo, ma quando entravo a fondo in quel tremore sentivo il vento, la scossa del Vulcano in eruzione e… abiti improbabili, macchine lussuose ed orologi misuratori di linee temporali Cua (°°) scomparivano. Restavano, ed ancora restano, tremore, vento, terremoto, incanto e terrore. Che meraviglia destabilizzante!

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NPAL Lab – “Sottocasa” – Mongolia 19 agosto 2017

Destabilizzata, cercavo di non cadere ma cadevo e ricadevo, poi mi rialzavo. Ad un certo punto cadevo apposta ridendo, senza farmi male. Eh, ma poi quella fase è finita! Ho ricominciato a cadere e ricadere spezzandomi le ossa… Una volta, un’altra ed un’altra ancora. Che fare?

Ho provato ad immaginare il mio scheletro con delle fessure che non aveva, una dopo l’altra… Immaginavo cambiasse, s’assotigliasse sempre più… Fino a quando quest’immagine è diventata una mappa in cui cadere e rialzarsi, ogni inizio e fine, diventarono puntini simili o uguali, come le

Molliche di Pollicino (^).

“Si guardò indietro e non le trovo più.

Niente paura, la loro compagnia era stata importante per l’andata (avrrebbe ritrovato la strada) ma se erano diventate segni invisibili forse il ritorno avrebbe potuto essere immaginato diversamente . . . ?”

A volte, la narrazione porge domande per le quali la risposta sembra una scelta ma forse potrebbe farti scivolare nel tunnel verso un’altra strada, un diverso punto di vista, un’andata ed un ritorno diversi nel cambiamento, che non sappiamo.

“Invece di rispondere . . . Ascolta!” . . .

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NPAL Lab – “sottocasa” – Mongolia 19082017/018

NOTE in progress (prossimamente):

( ° ) riferimento alla tecnica dello “stencil”: dipingere una sagoma in negativo ritagliata da una foglio consistente e stamparla (in positivo) anche più volte, ha precedenti antichi ( in età preistorica si usava una matrice, ad esempio una mano appoggiata su una supetficie rocciosa, e vi si soffiava colore intorno con una cerbottana. Mi ha sempre affascinato immaginare questa operazione magica, cosa c’è cosa non ci sarà più e cosa ne resta e ne resterà come trasformazione . . . Una bella storia fra “positivo e negativo, vuoto e pieno”, no?)).

https://it.wikipedia.org/wiki/Stencil

https://www.atlasobscura.com/places/la-cueva-de-las-manos-cave-of-hands

( °° )

(*)

( ** )

( *** )

(^) Quando mi raccontavamo la storia di Pollicino, immaginavo di vedere il disegno segnato dalle molliche visto dall’alto (dagli uccelli che le avrebbero mangiate). Ogni volta cambiava. Adesso, vedo il loro disegno nel bosco salire, su su , mescolarsi con le traiettorie dei voli di creature d’aria e di cielo.

https://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/pollicino

https://www.milanoperibambini.it/rubriche/alimentazione/3168-la-fiaba-di-pollicino-e-i-suoi-preziosi-spunti-di-riflessione.htm

NPAL Lab – Diary – continua

NPAL Lab- Diary (27092020-14.14) 16 . 10 . 2020

19 . 11 . 2020

“Ti elevano , su una Torre . . . (magari) per buttarti giù!”

(al momento te ne rendi conto?)

(lascio qui questa citazione, come inizio di un nuovo post. Per ora, in coda a questo… una coda al vento) (10.53)

All & Nothing

“La consapevolezza della parziaità connette al Tutto.”

Non so quando sia stato il mio primo incontro con il “Tutto”, quando io ne abbia cercato il significato, intendendolo. E, non so se sia 8già9 accaduto o se mai accadrà davvero . . .

“Intendere il significato della totalità richiede una presenza consapevole verso la vostra impermanenza e della nostra identificazione in un’identità separata: “Chi sono” ? secondo una o più maschere o persone. In tal caso, proprio la percezione dell’impermanenza e dell’illusione potrebbe essere la vostra salvezza, il varco per la liberazione. . . “

Così mi dicevi quel giorno, sul prato. Ti ascoltavo, sdraiata nell’erba alta, fra margherite e schioppetin, meravigliandomi che tu , proprio tu, trasmettessi quella profondità, quell’immagine in divenire: quell’immagine era fragile al fuoco della definizione giudicante e così forte nel suo progressiv svanire. . . Tu, eri connesso ad altri dimensioni, e forse senza saperlo, ne eri portavoce. Proprio tu! Sì. (*)

Meravigliata all’inverosimile, stavo scoprendo l’antica naturale passione a quella profondità ed all’invisibile . . . senza saperlo (pure io):

E questo, sarà fondamentale (per me e per te, separati ma insieme). Chissà perchè?! (**)





NPAL Lab – Sottocasa e Sopra – Qui & Altrove, 16092020

(continua – in progress)

17 . 9 . 2020

(**) Chissà . . . (?)

Chiss . . . (!?)Chissà . . . (?!)

Ci sono domande che non avranno risposta, e probabilmente neanche l’aspettano . . . Aprono uno spazio di sospensione alla domanda per liberasi dalla risposta. potrebbere essereuno spazio d’ascolto e grande potrebbe essere la differenza fra attendere una risposta ed ascoltare: esplorare, farsi sorprendere o sorprendersi, astenersi da giudizo (si o no, giusto o sbagliato, convenienteo sconveniente)?

Chissà (!)

Potrebbe non evocare un dubbio ma la fiducia, in quello che arriverà o non arriverà. Un dono in-visibile, uno spazio di cambiamento rispetto a quello che formula nella domanda una richiesta, o piuttosto una speranza . . . ?

L’illusione è una connessione alla totalità. Ascolta!

(continua – in progress)

NPAL Lab – Sottocasa e Sopra – Qui & Altrove, 16092020)

21 . 9 . 2020 – (13.14)

(*) Ora, mentre rileggo di quel mio ascolto, sopraggiunge un sussurro . . . cosa e chi stavo ascoltando? (* bis).

In agguato, gli effetti della dinamica di separazione: chi ha veramente detto quello che ho ascoltato ? Avrebbe potuto proprio quella persona comunicare così?

(continua – in progress)

(immagine dall’Archivio NPALLab non ha riferimenti precisi, provienienza web, daun sitod’acquisti)

22 . 9 . 2020

(*) e (* bis)

“I containe moltitudes”

Quella persona, stava trasmettendo, non importa se consapevolmento o no, qualcosa di sconosciuto alla sua mente? Ma il cuore si lasciava attraversare. Fluiva la comunicazione, forse con invisibili presenze chissà dove. Fluiva nell’aria, come fosse una canzone, sia parole che musica, segno e spazio fra margherite e cielo, ed oltre . . .

NPAL Lab – Mongolia 2017

(continua – in progress)

Elemental & Elementary

Scrivo, o almeno inizio,  un terzo post invisibile, imboscato (non pubblicato), al momento, per salvaguardare questo link, sulla linee di Michele. Stavo per scrivere San Michele, ma è l’Arcangelo ad vere tracciato le connessioni. Quindi vorrei comprendere la differenza fra Santo ed Arcangelo Michele, se ci fosse.

Ancora associazioni, connessioni fra ed in quanto mi  è successo/ho sentito  a Glastonbury.

Soprattutto, mi ha colpito soprattutto che si parli di Draghi quando proprio lì ne aveo  incontrato uno, il  23 Settembre  al Thor in un viaggio nel Mondo del basso che mi è stato proposto  durante una connessione.

Non sapevo di tutto quasta relazione fra il luogo , san Michee ed Draghi, anche se in quelle zone certe creature,  si sa, siano di casa, raccontate e rappresentate spesso.

E’ come se qualcosa in me avesse  preso una distanza dal mito, dal mio coinvolgimento passato e presente e me ne tenesse  alla larga, lasciandomelo vivere solo attraverso il fascino, o fascinazione, ai loro confini, cioè in una periferia rassicurante?   Così, sono restata  proprio bloccata sul confine a guardare, sognare, senza entrarci dentro. Sbattere così forte l’osso sacro cadendo, sulla scala a casa di Joseph mi ha svegliato? Sì, certamente ma ora è importante che io non mi addormenti, di nuovo.

Mi potrei addormentare per mancanza, per stare assonnata in  una zona di confort.   Drogata  di mancanza come sono stata ed in parte ancora sono, basta una mancata risposta o presunta risposta ad una email  per ricadere in una compensazione o astenia dall’ascolto del mito, delle sue storie e del mio coinvolgimento da vivere qui in questa dimensione. Compenso con la fuga attraverso le consuete modalità. C’è però una piccola differenza: ne sono consapevole e compenso uno Zic in meno. Qundi mi ripiglio, spero. E, ripigliarsi è una mervaigliosa avventura, ora. 🙂

(NPAL& Wind’s Breadges – in progress – continua)

https://www.theguardian.com/travel/2013/mar/04/somerset-travel-tips-michael-mary-ley-lines

Ditemi

Troverai un altro paesaggio, un’altra musica, un’altra storia e, te stessa (non quella che vorresti essre o altri vorrebbero tu fossi).

Ditemi?

Non si tratta di ascoltare qualcosa, ma di ascoltare senza aspettative. Provaci.

Si ricomporrà una parte di una Mappa oltrelo Spazio ed il tempo.”

E’ un tempo mitico, un teatro sacro, il suono degli Antenati, e non è mio. E’ nostro, gli apparteniamo, tutti.

Ascolto!

“Camminava  senza guardarsi intorno. Guardava il sentiero davanti a sé.  Non allungava lo sguardo da nessuna altra parte. E, non vedeva niente, nell’oscurità.

Fissare un punto in movimento l’aiutava a proseguire, senza vedere. Anche se quel punto di riferimento  non ci fosse stato lei lo avrebbe immaginato, senza supplicare, ma con fede.

Con fede? Non l’aveva mai avuta o posseduta, l’aveva osservata negli altri. Ci sono tanti tipi di fede così come di fiducia. Dipendono dai nostri condizionamenti a dover credere o sapere, ad essere “sicuri di”..

Lei, “walking don’t talking”, camminava e non parlava nè pensava,  camminava , camminava, diventando un passo dopo l’altro chi era.”

Ed, ancora sta camminando.

La storia continua, dentro di te .

. .

Grazie.

A Chi?

Vorrei scriverti una lettera, perchè vorrei parlarti, ma non si può. Siamo confinati per lockdown (Covid 19 Virus), o almeno così crediamo.

Vorrei parlarti, sì. E’ come se mi avesse colpito un fulmine. E se l’ha fatto, è accaduto, intensamente ma dolcemente, nel senso che non ho sentito un colpo ma . . . luce. Ammesso che la luce si possa sentire, nel senso di feeling o di abbaglio, sono in questo chiarore forte ed evanescente, cioè in movimento, non stabile.

Vorrei scriverti una lettera, non un messaggio (whatsap o sms) e o una email. No, proprio una lettera, scritta su carta, magari con un disegnino, non esplicativo, ma che si manifesti di per sé, sul foglio. E, che sia nella sua libertà indipendente, come la meraviglia. 🙂

Forse, non una lettera vorrei scriverti. Piuttosto riconoscere uno spazio, che sia ponte fra te e me, noi, o addirrittura un burrone per perdersi e cielo per volare ( via, da soli ed insieme, un sentiero per aria, non qualcosa da possedere in terra). Qualcosa da condividere ma non per obbligo, per scoperta di un viaggio che già incominciato perda il suo programma (se mai lo abbia avuto).

Adesso che la libertà sta cambiando suoni e colori, s’assotiglia nel tempo (breve o no, chissà) che ci resta, ci incontra diversamente , diventa essenziale e senza fronzoli nè aspettative. Libertà libera da definizioni, di esser quello che è e che non è stata finora.

(continua – in progress 29042020)

Immagini:

NPAL LAb 2015-16 Findhorn Foundation – “Così vicini all’Oceano ed alle Stelle” – “So close to the Ocean, the Moon and the and Stars”)

(continua – in progress 29042020)

L i b e r A z i o n e

Un breve racconto da “La mia vita” libro di mio padre Carlo Barnabei – partigiano della brigata Gap “Sergio Bassi”

PIAZZALE LORETO

“E’ appena trascorso il giorno glorioso del 25 Aprile. E’ mattina, ho da poco finito il turno di guardia alla mitraglia appostata sul terazzino della seconda Portineria della mia Fabbrica, l’Alfa Romeo, in via Renato Serra.
Gli scontri in città sono finiti. Trovo il modo di fare una scappata a casa. Mentre cammino per raggiungere la mia abitazione, apprendo la notizia che Mussolini è stato giuistiziato. Il suo corpo è esposto a piazzale Loreto. Ho un sussulto, vado subito a vedere se è vero, incredulo.

Arrivo e la piazza è gremita all’inverosimile; mi appare la scena che tutto il mondo conosce.
Al traliccio di un manufatto sinistrato (angolo corso Buenos Aires) sono appesi per le gambe i corpi di Claretta Petacci e Benito Mussolini.
Quei corpi non mi fanno compassione, rappresentano la fine della tragedia che ha sconvolto il mondo. Il luogo è transennato, e vigilato dalle Guardie Partigiane.
Le salme provengono da Dongo, sono state deposte in questo piazzale dove, il 10 agosto 1944 per rappresaglia ad una presunta azione partigiana di sabotaggio (contro un camion tedesco (in viale Abruzzi – 8 Agosto 1944 ), dei militi fascisti (della legione Ettore Muti di RSI) avevano fucilato, 15 antifascisti detenuti, prelevati dal carcere di San Vittore (per ordine del comando di sicurezza nazista).

Poco dopo il comando C.N.L., avvertito il pericolo che i corpi vengano calpestati dalla folla inferocita, nell’intento di sottrarli allo scempio, dispone di esporli al cospetto di tutti.

Un fiume di persone passa davanti alla transenna, lì vicino se ne sono fermate altre. Ecco: vedo di spalle una donna anziana, vestita di nero; appoggiata alla transenna, gesticola, impreca, maledisce quei corpi poco distanti da lei, quasi li tocca!
Le persone vicine assistono in rispettoso silenzio.

Quella scena è sempre rimasta impressa nella mia mentee d è l’immagine inesorabile della condanna del nazifascismo. “


Aggiungo una “NOTA”:
Nella narrazione di quei giorni da parte di mio padre, ricordo un’altra immagine che in questo suo racconto non appare: sul corpo di Claretta Petacci appeso capovolto la gonna è stata chiusa ( legata) alle ginocchia, grazie ad un gesto di rispetto di qualcuno.
Quest’immagine e quella della donna anziana in nero che maledisce, non mi sembrano in contraddizione ma complementari. Nella loro distanza uno spazio per la nostra umanità. Per non dimenticarla mai, sia in rivolta sia in pace, verso tutti, nessuno escluso.

Ora e sempre resistenza rinnovata.

Una delle mie foto preferite di mio padre Carlo (Carletto). L’ho trovata recentemente, non l’avevamo mai vista insieme e non appare nel suo libro (pubblicato ne 2004 e depositato all’Archivio dei diari di Pieve).

Probabilmente, sta facendo un comizio (sul davanzale di una finestra), nel 1945. Chissà se quei giornio mio zio Peppino Roncaglioni (nome di battaglia “el Negher” partigiano della brigata Gap di “Visone” G. Pesce) fosse ancora vivo. Morirà a 21 anni in ospedale per rappresaglia fascista il giorno prima della Liberazione.

Nel ’49 mio padre e mia madre Renata, staffetta partigiana e sorella di Peppino, si sposeranno e continueranno per tutta la vita insieme a rispettare quella scelta politica ed umana senza compromessi con coraggio, trasmettendola . Grazie (non aggiungo altro) – Carluccia