To Be or Not To Be . . .

Click: here

 

Lascio qui un link, come un appunto, dopo un regalo ricevuto.

sto cercando di non confondermi, rispetto ai richiami di faccende pratiche: sto cercando di risolvere (730, cek-in imprevisti che poi, si rivelano incontri) e sento che il mio sguardo s’apre all’inaspettato.

 

Una paura smette di angustiare e ti porta proprio lì, dove non avresti mai creduto di poter andare, eppure ci sei ed  ascolti, ci stai bene.

 

Ci stai bene, perché non giudichi ed ascolti . . . ?  Come se fosse una musica: quello che accade non è quello che ti aspetti o che vedi, è quello che ascolti, quello che senti: ecco, il verbo sentire espande  verso un ascolto incondizionato, diventa una scoperta, s’apre alla meraviglia come stato inaspettato di miracolo o semplicemente d’essere bambino, di nuovo 🙂

 

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“Vola, vola!” – NPAL Diary & Journey  (Altai & Elsewhere, Summer 2016)

 

 

Hello darkness, my old friend
I’ve come to talk with you again
Because a vision softly creeping
Left its seeds while I was sleeping
And the vision that was planted in my brain
Still remains
Within the sound of silence

In restless dreams I walked alone
Narrow streets of cobblestone
‘Neath the halo of a streetlamp
I turned my collar to the cold and damp
When my eyes were stabbed by the flash of a neon light
That split the night
And touched the sound of silence

And in the naked light I saw
Ten thousand people, maybe more
People talking without speaking
People hearing without listening
People writing songs that voices never share
No one dare
Disturb the sound of silence

“Fools” said I, “You do not know
Silence like a cancer grows
Hear my words that I might teach you
Take my arms that I might reach you”
But my words like silent raindrops fell
And echoed in the wells of silence

And the people bowed and prayed
To the neon god they made
And the sign flashed out its warning
In the words that it was forming
And the sign said “The words of the prophets
Are written on the subway walls
And tenement halls
And whispered in the sounds of silence”

 

 

 

 

 

NPAL Diary & Journey, 2906017 (in progress)

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Mr Train (2.) – (“Essere Suono”).

https://www.google.it/amp/s/auralcrave.com/2017/03/06/il-big-bang-della-musica/amp/

Quello che conta son le storie, non quello che trovi o  porti a casa.

 

S’apre uno spazio d’ascolto ad ogni incontro, con qualcuno, qualcosa, un paesaggio, un’immagine, un segno visivo o sonoro. Oltre le parole, s’apre uno spazio di ascolto, non sai cosa arriva non sai perché.    Restare connessi attraverso l’ascolto senza spettative e senza richieste, come una porta ( o una finestra) che si lascia attraversare, come una strada che si trasforma al passaggio dell’acqua, in fiume …

 

Le storie sono sempre presenti, persino su una pagina personale di ebay, dove qualcuno espone cose da vendere. Sono presenti soprattutto dove non le cercheresti ma, forse stannof in attesa e, ti sorprendono, se le lasci apparire. Dipende da noi quello che troviamo, così come dipende sempre da noi se non troviamo qualcosa…? 🙂

Le storie si manifestano come suono, hanno un ritmo secolare che ha loro consentito di intrecciassi fra loro e di cambiare,  trasformandosi in un altra storia, connessa ad altre, e così via. L a separazione nel tempo e nello spazio è dissolta, se ascolto e racconti, se sei ascoltato e raccontato.

 

Quando racconti, sei una Voce fra tante, accogli una storia in te …  Sia benvenuta!

 

 

 

NPAL Lab – “Travelling”,  2016

 

 

 

NPAL Diary & Journey,10072017 (in progress)

 

 

N


No Worries . . !

Stai tranquilla con le cose che ti succedono. L’ultima volta Bruno ricordava il fatto che tutto ciò che ci arriva lo abbiamo causato noi ed avendolo creato noi, siamo anche in grado di sopportare il giogo.  Buona domenica.  Baci.”                                                                                                                                                                                                  

  

*1.

Un messaggio che ha una sua precisione. Impeccabile. Lascia una scia e tu se vuoi, puoi ascoltare, seguire, restare. Senza esclusione . . .

Trovare nelle distanze ponti, nel Silenzio, il Canto nell’Assenza la Presenza… Vivere e morire, rinascere a te tesso/a, inseparato/a?!

Grazie, sempre 🙂

*2.

NPAL Diary & Journey, in progress, 0406017, – Here /Elsewhere

***

 *1.   NPAL diary & Journey. “Mask’s Vision”, Lerici 2013

*2.   NPAL Presence/Absence (Mask), Aries and Tauros Garden, Fhindorn Foundation 2013/2015

5 . 6 . 017

Sopportare, non mi è piaciuto, anzi,  come sottilmente egoico ed agente di complicità, l’ho spesso sentito. Una complicità ad un sistema in cui ognuno ha un suo posto, assegnato . chissà, per nascita, karma o altro. D’accordo, volevi il “posto fisso”? Questo lo è.

In realtà (quella non per forza convenzionale), la fissità totale è … improbabile, o forse neanche esiste. Tutto (proprio tutto?) si trasforma, in modo più o  meno visibile, o addirittura in modo invisibile (dipende dallo sguardo?), quindi mica può restare fisso ed identico, no?

Preferisco l’esperienza della resistenza a quella della sopportazione, perché la sento più profonda, a creare ponti fra quello che succede “fuori” e quello che sentiamo dentro, ad esempio la ribellione, all’ingiustizia, al dolore al tradimento (e qui, ci sarebbe anche un’altra storia, inerente al cambiamento …).

Dici:  “Resilienza, allora!”

Nel senso, che resistere non sia uno sforzo? Riconoscere le risorse (nostre ed altrui, dentro e fuori) soprattutto quelle non riconosciute, e liberarle? Se sopporto, o mi sforzo, ostacolo il cambiamento (dentro e fuori di me)? Liberare le risorse dai condizionamenti precede la loro attivazione ( a volte si auto-attivano, quando sono libere di farlo)?

Ciò che evita lo sforzo consente il cambiamento in  funzione di un Intento (aggiornato, via via, sul riconoscimento di ogni paura, condizionamento, schema della personalità, ecc.)?

(Oh, so many questions!)

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*3.   NPAL Diary & Journey, 2015/2017

Grazie!

NPAL Diary & journey, Dialogue, 0506017 (in progress)

– (continua).

 

 

Non solo (a me).

*1.

Questo è un posto a cui appartengo, ma non è al posto che appartengo veramente.

Appartengo a ciò a cui il posto stesso appartiene. Ed è un’appartenenza,  che sto scoprendo o che si sta rivelando. Non solo a me, si sta rivelando . . . . Perchè?

Siamo indivisi, e scoprirlo è un percorso.

Sì, è un percorso e , come tale attraversa e si fa attraversare, oltre  (o nonostante), le parole, le aspettative e , soprattutto, oltre ogni catalogo o catalogazione . . .

 “Si tratta di affidarsi, e non di con-trattare . . . “

Dicevi, come una Nuvola nel Cielo. Sussurrava il Vento.

Sì, le  Nuvole sussurrano, altrimenti come potrebbero cambiare forma… ?   Il Vento le attraversa mentre insieme cantano.  Oltre è un luogo (o non-luogo) esiste, non è speciale.  Lì, non è dove sei di più ( o meno) , ma senza misura sei , così vicino al Niente che ancora temi (?).

   Oh,  (mi) fai delle domande meravigliose, non sono inquisitorie.  Sono un dono, aprono mondi da esplorare.

*2.

Ti ringrazio.

o

E,  questa gratitudine è una chiave che apre la mia porta chiusa, e chiude la mia porta aperta.  Libera (me ) da paure ed entusiasmi (chiusure & aperture), riconosce il confine.

Il confine,  esiste?

Vivrò ancora, con me e con te, per scoprirlo.

E tu, invisibile, trasformerai ogni domanda. Fino  fondo, là dove non c’è misura o fine separata da un altro inizio.

Grazie. 🙂

*3.

*** 1, 2, 3

NPAL  diary & Journey –  Gobi Desert & Elsewhere, Summer 2015

(in progress – 1705017)

“Abbiamo tanti legami con luoghi dove abbiamo vissuto che ci sembra più facile, lasciandoli, lasciare noi stessi.”  –  Marguerite Yourcenar

(seguirà post, prima o poi)


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Metto fra parentesi, spesso, qualcosa che sopraggiunge mentre sto scrivendo. E’ come un appunto. Quando rileggo, riparto da lì.

Ricordi quando sussurravi (per di più in inglese) ? Ed io, non capivo niente ma se ascoltavo il suono,  mi sembrava d’intendere.

Mi hai insegnato, quando parlavi così, e non sussurravi;  forse era la tua voce assente (ma presente),ad insegnarmi che non si tratta di capire le parole.

E’ una sintonia, se c’ c’è, oltre le parole. E se c’è stata, c’è sempre… nella connessione (ma non fra noi due separati, necessariaMente).

“Di una sintonia,  magari ci si può accorgere che pur essendoci davvero, sia  in una  direzione diversa da come credavamo.”

Una sintonia, forse non rispetto ad un altro (ad un’altra o ad altro) ma verso di noi inseparati ed, in quanto tali, non identificanti in “me/noi”.

In quel momento come fosse quella sintonia dodecafonica, non funzionale ad una melodia precostituita, piuttosto un’avventura, poco avvenente nell’aspetto , dietro l’apparenza, e così profonda nelle radici, infinite. Grazie 🙂

dsc00866-copiaNPAL Diary and Journey,  Gobi Desert 2015

(seguirò post, prima o poi, in progress 🙂 )

 

 

 

 

19 . 10 . 016 (poco dopo la Mezzanotte)

(in progress 😉 )

20. 10 . 016 ( quasi un’ora dopo la Mezzanotte . . . )

Eppure … (e p  pure)

 Eppure. Il suo suono non recupera ma ipotizza verso l’Infiito, del non-giudizio , del non so (cosa, chi, dove, quando e perché o per come. . . ).

Nella prossima vita, se ci sarà, mi piacerebbe essere una/un musicista o direttamente,  un suono!

Eppure, racconta una storia (bellissima?) :

 

“Non  si fidava della  negazione, della della separazione e, neanche del recupero.               No, non  si fidava di loro ,né dei loro significati, come erano codificati e come ammiccavano.”

 

Non sapeva perché, ma sentiva costrizione nella  negazione, perché separava (e viceversa), escludeva qualcosa. Vi  sentiva un’ingiustizia, nel dividere cil che stava insieme davvero, come l’Ombra e la Luce.

Le avevano insegnato che senza ombra la luce non c’è ( o viceversa).    Sì, le e avevano insegnato che dipende dal punto di vista quello che si vede  e  quindi,  quello che si percepisce dipende da come si guarda ( si vede o sente o ….) . E, quello che si  sente nella  pancia come un’emozione,   va  a finire in un pensiero che la mente dirige e controlla.  La mente separa.

Per questo, si ribellava: sia pur accettando le rime, comunque  sentisse poesia. Nel detto e nel non-detto, e perfino nell’in-separato!

Quanto tempo, e non-tempo, passò fino a quando si accorse che la ribellione l’avesse portata ad amare quello per cui di ribellava?”.

Allora, come va a finire la storia ( ma c’è una fine ?) ? 🙂

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(in progress – continua)

 

 

 

 

20 . 10 . 2016

Allora, come va a finire la storia. Ma è una storia?

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Per guardare fuori dalla finestra, devo girare la testa a destra, verso Nord-Est.

“Le storie mi hanno cresciuta, in questa vita e nelle altre.” ho scritto, subito dopo aver pensato con affetto a tutti coloro che me le hanno raccontate: nomi, visi, paesaggi ed accadimenti, una sequenza infinita di immagini davanti a me, in me. Un paesaggio interiore, di immagini svanite. Perché “La natura delle immagini è di svanire”. (*)

E, se “I vecchi dovrebbero essere esploratori” (**), sto esplorando il vuoto meraviglioso che lasciano le immagini (quando svaniscono). Mi meraviglio e non mi fa più così paura. Anzi, siamo diventati amici.

Le storie, sono il soggetto, arrivano da noi,  ci abitano e bisogna farle proseguire.. Ascoltarle e trasmetterle… Ma prima aspettare che ci abbiano attraversato, trasformato e portato via ogni immagine, o quasi.

Tutte le storie  che mi hanno cresciuta,  mi hanno scossa come un fulmine e poi,  seppellita sotto terra a cercare, cercare e cercare  di nuovo.

Sono state e sono vive, le storie, diventando uno spazio d’ascolto : un ritmo senza melodia,  (suono di cascata, della foglia che tocca terra lasciando il ramo, il flop del sacchetto della spazzatura nel cestone apposito) la voce di un sorriso ,quando torni e quando vai via,  l’urlo selvaggio di un neonato … ed il silenzio, sopratutto.

Mentre guardo fuori dalla Finestra, da quassù,  proprio a nord Est,  passa un Uccello (lo vedo dal basso ). Starà migrando?

C’era una volta e, non c’era! 

*Selene Calloni racconta modo incantevole  anche attraverso citazioni (“James Hillman- Il cammino del “fare anima” e dell’ ecologia profonda” – Ed. Mediterranee

** T.S. Eliot in  “La forza del carattere” James Hillman – Adelphi ed.

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“I Musicanti di Brema”:
http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/i_musicanti_di_brema

NPAL Diary & Journey (in progress) 20102016

 

 

 

Lascio qui un appunto.

http://www.griseldaonline.it/temi/a-rovescio/il-mondo-a-testa-in-giu-natale.html

“Il mondo a testa in giù – Le meravigliose contrade degli Antipodi”- Alberto Natale

“Non c’ha la data . . . “. Già !

13041377_10209265461691464_7043380789761553280_o-1image01-00074537000018 - 25 APRILE 1945 LA LIBERAZIONE - MILANO - TRE RAGAZZE TRA CUI LU' LEONE AGGREGATE AI GRUPPI PARTIGIANI , IN PIAZZA BRERA MENTRE PERLUSTRANO LA CITTA' INSIEME AI "GAPPISTI" - 26 APRILE 1945 .

Uno, Due e Tre . .

In giorni come questo, mi interrogo sempre, sulla celebrazione o addirittura, sulla rappresentazione.

A che servono le celebrazioni? Potrebbero essere pericolosamente conservatrici dello status quo  al vento della memoria consolatoria? E, come  veramente non  dimenticare e contemporaneamente non consolarsi con il ricordo, stare  nella responsabilità di dove siamo, dentro e fuori di noi, ora?

 

Post decisamente in progress, direi … 🙂

NPAL Diary 2504016

 

 

28 . 5 . 016  “CAPRO  & CAPO”.
Se Resistenza fosse, come abbiamo da tempo scoperto, soprattutto R- Esistenza, come troviamo quello spazio che fa conoscere innanzitutto l’Esistenza, e poi che ne facciamo di quella “r”, o ancor prima, cosa ci allontana dall’esistenza autentica? Persi in battaglie contro qualcuno a cercare “capri espiatori”.  Inconsapevolmente comandati da”capi espiatori” interiori (come invasioni assunte sotto forma di dinamiche-demoni, per compensazione o chissà perché) che dirigono la rabbia in direzione esterna, contro qualcuno  qualcosa, disperdiamo energia e vita, recriminando, invece di riconoscere, ed assumere le nostre responsabilità*********************

 

Dedicato a “Chi” mi ha scritto una frettolosa e-mail (tra l’altro con alcuni errori che non mi son sognata di recriminare neanche leggendo), segnalandomi un errore e  forse, non cogliendo, il messaggio di quell’errore :

“Si dice capro non capo espiatorio.”

Capro & Capo: ecco, il capro sacrificato, uscito dall’ombra dice che sei tu a sacrificare te stesso/a, ascolta: la dinamica del colpevolizzare altri, o scagionare te stesso/a , ti capeggia, (capo) e ti costringe (capa/testa/cappa), come testa/mente  a stare dove sei (oppressa da una cappa di smog?) , cercando fuori e mai in te, quello che puoi cambiare (la casa che cerchi, la comunità che cerchi, mai la troverai veramente, se prima non la cerchi in te, facendo spazio e pulizia dai rancori.”
“Chi” ha scritto quella  frettolosa e rancorosa e-mail , perso/a dal colpevolizzare qualcuno con la motivazione di “scaricare la rabbia su chi difende lo status quo” non s’accorge di proiettare su altri  la propria  paura di cambiare il proprio status quo interiore e non, per poi lamentarsi, lamentarsi e lamentarsi (da arrabbiato/a,  con atteggiamento  combattivo, a parole): perdendo l’occasione di dialogare con chi ha di fronte, sia pur virtualmente, ed accettare  i limiti di ciascuno, replica di nuovo la denuncia di errori e di mancanza di dialogo (le persone spariscono, si valorizzano, senza nessuna ragione, dice… ). Ma “Chi” dov’è?

L’evasione dalle proprie responsabilità e dal proprio cambiamento, comunque non appaga neanche, anzi inquina.   Piuttosto, congediamo, gentilMente,  ogni volta, la dinamica della separazione, che fa cercare quei nemici che “ci espropriano“, quando invece siamo proprio noi  noi i primi ad espropriare, rispetto a noi stessi , ad altri, all’esistenza. Se e quando questa dinamica si ripresenta, riconosciamola e congediamola di nuovo. Con cura.    Quindi, come on! (innanzitutto, mi dico, ora)!

Augurare un Intento di pace ed un sereno cammino, può significare , ad entrambi (elementi separati in me/te , o Te & Me, Noi & Loro,ecc.)   :” Vai tranquilla/o, rischia! Correre il rischio di perdersi, insegna come sia impossibile, distruttivo o devastante, impuntarsi a controllare tutto e tutti.”   Buon Viaggio. 🙂

Grazie!

  • Un riferimento, non un libro da leggere, o dover leggere, ma un’esperienza: http://thework.com/en    (in Inglese)

http://thework.com/sites/thework/italiano/   (in Italiano)

 

***********************************************************

 

N.B.: rileggendo tutto il post, mi sono accorta, or ora, che nella parte iniziale, scritta il 25 aprile, appare lo “status quo”!
N.B.2: ci sono errori, chissà cosa mi racconteranno, alla prossima rilettura del post!

“Gli errori non vanno condannati vanno ascoltati. “Che siano la Voce dell’Ombra?” 🙂
N.B. 3: forse abbiamo, ora, almeno una ipotesi (delirante) per quella “r”, Capro & Capo insieme a “Chi”, chiunque sia  (nessuno escluso) ?

 

DSC00580Odin_hrafnarOne- the Park-Findhorn Foundation, September w012

NPAL 2805016 : in sostegno  al sacrosanto Delirio che porta fuori dalla colpevolizzare qualcosa o chiunque, me stessa compresa.

Nessuna evasione di responsabilità e cambiamento, con almeno un minimo di leggerezza, per disinnescare le nostre personali zavorre e pillole (pillol@) di consolazione (date e/o assunte…). Oh yesss 🙂

 

***

Ascoltare la Salvia e la Selva

Ho ritrovato un articolo sul blog di Renato e Manu, ora entrambi  in un’altra dimensione, da qualche anno. L’ho trovato insieme ad un ricordo per il mio caro amico Antonio  Caronia, postato l’anno scorso su Facebook.

“Sono piuttosto cauta, ora,  nella frequentazione  di Facebook. Cerco di passare attraverso la negazione ed anche le mie riserve, come cerco di farlo rispetto ad ogni automatismo nella comunicazione (ad esempio:domanda e risposta, giudizio, organizzazione del consenso ed auto-conseso – I like- , compensazione, dimenticare la responsabilitò, stare nel pettegolezzo e sorridere a vanvera,). Però apprezzo quel meccanismo che riporta ad oggi le pagine postate, un anno prima,lo stesso giorno. Oggi ha riportato insieme il loro ricordo.

Comincio quindi, qui, un post in progress (doto il tempo imitato che ho). Il loro ricordo porta immediatamente delle connessioni. Comincio con Renato e Mau, che non conoscevo di persona, ma è come se li avessi conosciuti …

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da. http://selvatici.wordpress.com/2011/01/30/ascoltare-la-salvia/

“Sulle “Medicine Naturali” incombe la scure Europea o almeno sembra o forse incomberà … vaghiamo nel vago. Le “medicine naturali” e la “pratica dell’autogestione della salute” prendono in considerazione e curano le cause della malattia, con un’ attenzione particolare all’alimentazione e agli stili di vita.

La nostra amica Etain racconta così il suo rapporto con le medicine naturali: …L’attenzione credo che sia un grande segreto. Qualche mese fa, mi sono accorta che gli episodi di vomito ed emicrania che mi capitavano inspiegabilmente erano periodici e infatti avvenivano due giorni prima delle mestruazioni. Va bene, sarà la menopausa, pensai, ma ero sconcertata: io che non ho mai sofferto per le mestruazioni, le gravidanze o i parti, ora mi tocca questo? Per fortuna da un po’ di tempo ho un vero medico, il quale mi ha dato una tintura di salvia.

Allora ho preso la tintura per il primo mese, ma ho anche preso l’abitudine di passare a salutare la salvia vicino al cancello di casa e di mangiare una foglia. Bene, arriva il giorno del crollo e non crollo, sto molto meglio delle altre volte. Il secondo mese non prendo più la tintura, mangio salvia e saluto la pianta. Arriva il giorno del male e sto bene, meglio di prima. Il terzo mese non mangio più foglie di salvia, saluto solo la pianta tutti i giorni (con un pò di paura, perché se non mi ascolta e sto male, sono due giorni d’inferno) ed ecco che arriva il giorno delle mestruazioni senza il minimo disturbo. Bisogna chiedere aiuto e credere che arrivi! Devono bastare le orme dell’Uomo Verde come conferma della sua presenza. –

L’Occidente nutre ancora sospetti sulla medicina omeopatica, che usa quantità infinitesimali di sostanza naturali per guarire, ma il concetto di “sola Informazione” che passa da una pianta ad un essere umano, in altre parti del mondo fa parte di tradizioni sciamaniche. Spiega uno sciamano dell’Amazzonia: “Quando devo fare un medicinale, vado a cercare la pianta che mi aiuta e sto in silenzio li per lungo tempo. Ascolto il canto della pianta e quando l’ho imparato faccio ritorno. Preparo una bacinella d’acqua del fiume e poi, tenendo nel cuore la pianta, io canto quel canto sopra la superficie dell’acqua. Uso quell’acqua per guarire. Io faccio questo perché non tutti gli uomini hanno la capacità di ascoltare a lungo.”

( il brano è tratto da Lato Selvatico )

Immagino Etain che va dal “medico della mutua” e gli racconta il suo approccio all’omeopatia… e provo anche a immaginarmi il medico…

Seguire e fidarsi delle intuizioni, imparare ad ascoltare le voci e le energie sottili del mondo naturale, vivere con cura e leggerezza ogni giorno che ci è dato; nel tempo globalizzato del capitale ogni piccolo gesto di autogestione diventa un gesto di liberazione.

Ascoltare la “salvia”… e buon cammino.”

 

Fresh-picked bunch of flowering sage, casting natural shadow on white.

 

 

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Qualche volta, mi hanno raccontato di un Bosco interiore. Se invisibile si fa sentire attraverso una Radice comune ad altre storie di connessioni o  ad una storia infinita.

A volte le immagini fotografiche hanno dell’incredibile, forse per una sproporzione o per un’improbabile associazione fra forme e creature diverse, rimandano ad un altro punto di vista e, forse ad un altro mondo.

Qui io vedo tre alberi. Vedo bene?

(un punto di vista è un punto di vita, un altro punto di vista è un altro punto di vita). 🙂

 

 

 

 

 

NPAL Diary 1502016 (in progress)