(seguirà post, prima o poi)


IMG_5995                                                                                                                                                                                  NPAL Diary and  Journey, Savona & Elsewhere  2009

 

 

Metto fra parentesi, spesso, qualcosa che sopraggiunge mentre sto scrivendo. E’ come un appunto. Quando rileggo, riparto da lì.

Ricordi quando sussurravi (per di più in inglese) ? Ed io, non capivo niente ma se ascoltavo il suono,  mi sembrava d’intendere.

Mi hai insegnato, quando parlavi così, e non sussurravi;  forse era la tua voce assente (ma presente),ad insegnarmi che non si tratta di capire le parole.

E’ una sintonia, se c’ c’è, oltre le parole. E se c’è stata, c’è sempre… nella connessione (ma non fra noi due separati, necessariaMente).

“Di una sintonia,  magari ci si può accorgere che pur essendoci davvero, sia  in una  direzione diversa da come credavamo.”

Una sintonia, forse non rispetto ad un altro (ad un’altra o ad altro) ma verso di noi inseparati ed, in quanto tali, non identificanti in “me/noi”.

In quel momento come fosse quella sintonia dodecafonica, non funzionale ad una melodia precostituita, piuttosto un’avventura, poco avvenente nell’aspetto , dietro l’apparenza, e così profonda nelle radici, infinite. Grazie 🙂

dsc00866-copiaNPAL Diary and Journey,  Gobi Desert 2015

(seguirò post, prima o poi, in progress 🙂 )

 

 

 

 

19 . 10 . 016 (poco dopo la Mezzanotte)

(in progress 😉 )

20. 10 . 016 ( quasi un’ora dopo la Mezzanotte . . . )

Eppure … (e p  pure)

 Eppure. Il suo suono non recupera ma ipotizza verso l’Infiito, del non-giudizio , del non so (cosa, chi, dove, quando e perché o per come. . . ).

Nella prossima vita, se ci sarà, mi piacerebbe essere una/un musicista o direttamente,  un suono!

Eppure, racconta una storia (bellissima?) :

 

“Non  si fidava della  negazione, della della separazione e, neanche del recupero.               No, non  si fidava di loro ,né dei loro significati, come erano codificati e come ammiccavano.”

 

Non sapeva perché, ma sentiva costrizione nella  negazione, perché separava (e viceversa), escludeva qualcosa. Vi  sentiva un’ingiustizia, nel dividere cil che stava insieme davvero, come l’Ombra e la Luce.

Le avevano insegnato che senza ombra la luce non c’è ( o viceversa).    Sì, le e avevano insegnato che dipende dal punto di vista quello che si vede  e  quindi,  quello che si percepisce dipende da come si guarda ( si vede o sente o ….) . E, quello che si  sente nella  pancia come un’emozione,   va  a finire in un pensiero che la mente dirige e controlla.  La mente separa.

Per questo, si ribellava: sia pur accettando le rime, comunque  sentisse poesia. Nel detto e nel non-detto, e perfino nell’in-separato!

Quanto tempo, e non-tempo, passò fino a quando si accorse che la ribellione l’avesse portata ad amare quello per cui di ribellava?”.

Allora, come va a finire la storia ( ma c’è una fine ?) ? 🙂

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(in progress – continua)

 

 

 

 

20 . 10 . 2016

Allora, come va a finire la storia. Ma è una storia?

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Per guardare fuori dalla finestra, devo girare la testa a destra, verso Nord-Est.

“Le storie mi hanno cresciuta, in questa vita e nelle altre.” ho scritto, subito dopo aver pensato con affetto a tutti coloro che me le hanno raccontate: nomi, visi, paesaggi ed accadimenti, una sequenza infinita di immagini davanti a me, in me. Un paesaggio interiore, di immagini svanite. Perché “La natura delle immagini è di svanire”. (*)

E, se “I vecchi dovrebbero essere esploratori” (**), sto esplorando il vuoto meraviglioso che lasciano le immagini (quando svaniscono). Mi meraviglio e non mi fa più così paura. Anzi, siamo diventati amici.

Le storie, sono il soggetto, arrivano da noi,  ci abitano e bisogna farle proseguire.. Ascoltarle e trasmetterle… Ma prima aspettare che ci abbiano attraversato, trasformato e portato via ogni immagine, o quasi.

Tutte le storie  che mi hanno cresciuta,  mi hanno scossa come un fulmine e poi,  seppellita sotto terra a cercare, cercare e cercare  di nuovo.

Sono state e sono vive, le storie, diventando uno spazio d’ascolto : un ritmo senza melodia,  (suono di cascata, della foglia che tocca terra lasciando il ramo, il flop del sacchetto della spazzatura nel cestone apposito) la voce di un sorriso ,quando torni e quando vai via,  l’urlo selvaggio di un neonato … ed il silenzio, sopratutto.

Mentre guardo fuori dalla Finestra, da quassù,  proprio a nord Est,  passa un Uccello (lo vedo dal basso ). Starà migrando?

C’era una volta e, non c’era! 

*Selene Calloni racconta modo incantevole  anche attraverso citazioni (“James Hillman- Il cammino del “fare anima” e dell’ ecologia profonda” – Ed. Mediterranee

** T.S. Eliot in  “La forza del carattere” James Hillman – Adelphi ed.

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“I Musicanti di Brema”:
http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/i_musicanti_di_brema

NPAL Diary & Journey (in progress) 20102016

 

 

 

Lascio qui un appunto.

http://www.griseldaonline.it/temi/a-rovescio/il-mondo-a-testa-in-giu-natale.html

“Il mondo a testa in giù – Le meravigliose contrade degli Antipodi”- Alberto Natale

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Ascoltare la Salvia e la Selva

Ho ritrovato un articolo sul blog di Renato e Manu, ora entrambi  in un’altra dimensione, da qualche anno. L’ho trovato insieme ad un ricordo per il mio caro amico Antonio  Caronia, postato l’anno scorso su Facebook.

“Sono piuttosto cauta, ora,  nella frequentazione  di Facebook. Cerco di passare attraverso la negazione ed anche le mie riserve, come cerco di farlo rispetto ad ogni automatismo nella comunicazione (ad esempio:domanda e risposta, giudizio, organizzazione del consenso ed auto-conseso – I like- , compensazione, dimenticare la responsabilitò, stare nel pettegolezzo e sorridere a vanvera,). Però apprezzo quel meccanismo che riporta ad oggi le pagine postate, un anno prima,lo stesso giorno. Oggi ha riportato insieme il loro ricordo.

Comincio quindi, qui, un post in progress (doto il tempo imitato che ho). Il loro ricordo porta immediatamente delle connessioni. Comincio con Renato e Mau, che non conoscevo di persona, ma è come se li avessi conosciuti …

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da. http://selvatici.wordpress.com/2011/01/30/ascoltare-la-salvia/

“Sulle “Medicine Naturali” incombe la scure Europea o almeno sembra o forse incomberà … vaghiamo nel vago. Le “medicine naturali” e la “pratica dell’autogestione della salute” prendono in considerazione e curano le cause della malattia, con un’ attenzione particolare all’alimentazione e agli stili di vita.

La nostra amica Etain racconta così il suo rapporto con le medicine naturali: …L’attenzione credo che sia un grande segreto. Qualche mese fa, mi sono accorta che gli episodi di vomito ed emicrania che mi capitavano inspiegabilmente erano periodici e infatti avvenivano due giorni prima delle mestruazioni. Va bene, sarà la menopausa, pensai, ma ero sconcertata: io che non ho mai sofferto per le mestruazioni, le gravidanze o i parti, ora mi tocca questo? Per fortuna da un po’ di tempo ho un vero medico, il quale mi ha dato una tintura di salvia.

Allora ho preso la tintura per il primo mese, ma ho anche preso l’abitudine di passare a salutare la salvia vicino al cancello di casa e di mangiare una foglia. Bene, arriva il giorno del crollo e non crollo, sto molto meglio delle altre volte. Il secondo mese non prendo più la tintura, mangio salvia e saluto la pianta. Arriva il giorno del male e sto bene, meglio di prima. Il terzo mese non mangio più foglie di salvia, saluto solo la pianta tutti i giorni (con un pò di paura, perché se non mi ascolta e sto male, sono due giorni d’inferno) ed ecco che arriva il giorno delle mestruazioni senza il minimo disturbo. Bisogna chiedere aiuto e credere che arrivi! Devono bastare le orme dell’Uomo Verde come conferma della sua presenza. –

L’Occidente nutre ancora sospetti sulla medicina omeopatica, che usa quantità infinitesimali di sostanza naturali per guarire, ma il concetto di “sola Informazione” che passa da una pianta ad un essere umano, in altre parti del mondo fa parte di tradizioni sciamaniche. Spiega uno sciamano dell’Amazzonia: “Quando devo fare un medicinale, vado a cercare la pianta che mi aiuta e sto in silenzio li per lungo tempo. Ascolto il canto della pianta e quando l’ho imparato faccio ritorno. Preparo una bacinella d’acqua del fiume e poi, tenendo nel cuore la pianta, io canto quel canto sopra la superficie dell’acqua. Uso quell’acqua per guarire. Io faccio questo perché non tutti gli uomini hanno la capacità di ascoltare a lungo.”

( il brano è tratto da Lato Selvatico )

Immagino Etain che va dal “medico della mutua” e gli racconta il suo approccio all’omeopatia… e provo anche a immaginarmi il medico…

Seguire e fidarsi delle intuizioni, imparare ad ascoltare le voci e le energie sottili del mondo naturale, vivere con cura e leggerezza ogni giorno che ci è dato; nel tempo globalizzato del capitale ogni piccolo gesto di autogestione diventa un gesto di liberazione.

Ascoltare la “salvia”… e buon cammino.”

 

Fresh-picked bunch of flowering sage, casting natural shadow on white.

 

 

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Qualche volta, mi hanno raccontato di un Bosco interiore. Se invisibile si fa sentire attraverso una Radice comune ad altre storie di connessioni o  ad una storia infinita.

A volte le immagini fotografiche hanno dell’incredibile, forse per una sproporzione o per un’improbabile associazione fra forme e creature diverse, rimandano ad un altro punto di vista e, forse ad un altro mondo.

Qui io vedo tre alberi. Vedo bene?

(un punto di vista è un punto di vita, un altro punto di vista è un altro punto di vita). 🙂

 

 

 

 

 

NPAL Diary 1502016 (in progress)

Ba ba bb lin g

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Ci sono tante voci in una voce. Ascoltando una voce, si ascolta un coro di voci, alcune se fossero immagini sarebbero invisibili. Non appartengono davvero al silenzio ma a quella dimensione multidimensionale nella quale le distinzioni e le separazioni non esistono. Qui, ogni voce è udibile, anche quella del silenzio.

Sin da bambina, ho vissuto un viaggio sospeso, attraverso la voce.

Sai, quei viaggi che apparentemente non  portono da nessuna parte, eppure esistono?

 

Sono stati  viaggi che, a volte, ho faticato a riconoscere, presa com’ero a riconoscere le tappe di viaggi esterni a me.  E, come i viaggi non riconosciuti sembrano abbandonarci dove siamo, soltanto lì, anche il viaggio della mia voce  ha incontrato un blocco alquanto  destabilizzante per me:  la balbuzie.

Quando si balbetta , non si presta veramente attenzione alla voce ma piuttosto alla sua espressione “corretta e continua”. Così la voce viene negata, non riconosciuta per quello che è, o potrebbe essere, perché “non è come dovrebbe essere”.

Ed anche la comunicazione si rompe, si vanifica. Il pensiero, spinto dalla mente al giudizio costante  dell’irrimediabile incespicare della voce rotta, spesso si smarrisce.

Così,  la voce non solo si rompe ma può perdere il senso di quello che sta comunicando (o stiamo cercando di comunicare).

 

L’ascolto viene accentrato nel buco nero della paura, di  ” non riuscire” (a parlare o rispondere) e si indebolisce o si perde del tutto.                                                                                                      Intanto, le emozioni  espandono, in ogni frammento della voce rotta, l’ombra dell’errore e della vergogna. Si è esausti, assorbiti da un buco nero di fallimento ed,  in segreto,  ci si prepara all’evasione dalla prigione e dall’esilio  o … alla morte.

 

C l i c k    Q u i   – Il Discorso del Re – e   Q u i      il film completo.

 (1a. puntata ….  NPAL & Memories, Now –  in progress  – 18 10 014)

 

 

 

 

 

 

19 . 10 . 014

Inizio Seconda Puntata:

 

“Come si potevano perdere le parole che correvano per il mondo, e con le parole perdere intere vite, intere storie che nessuno avrebbe potuto ricostruire uguali?”

– Roberto Cotroneo

 

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NPAL Meetings & memories, Now 1910014 – in progress

Hello Darkness, my Old Friend

Forse le azioni consuete alle proprio o altrui della personale o altrui Facebook’s page, tralasciate in loco, s’affacciano qui? Eh, da un po’ Scrivo nei commenti del blog un link come un appunto da sviluppare in seguito, in un post, qui.

 

 

 

 

Eccone uno!

 

 

 

 

 

Post in progress, assolutamente . . .

 

 

NPAL Diary – Sound & Meeting/Testimony

 

 

 

 

 

25 . 8 .2014

Ah, il Silenzio . . . Presenza di libero suono, senza chiacchere. Silenzio; che va taciuto o detto, c’e’ differenza? Che sia segreto o cio’ che non va taciuto, segretamente in sospeso e non posso sapere ne’ cosa ne’ come, sarà’ espresso e da chi… Non so, se il Silenzio sia in me o in noi, ammesso che ci sia distanza, o vicinanza, fra me , fra noi, fra voi e tra loro . . .

 

 

 

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NPAL diary, Findhorn Foundation / the Park, July 2014

T h e T h i r d

NPAL Testimony & Secret 2508014

 

 

I accept the chaos, I am not sure whethwer it accepts me

“I accept the chaos, i am not sure whethwer it accepts me “

Bob Dylan

NPAL Meetings Memories – Findhorn village, 029012

G a t e

(in progress – continua 1)

Blowing and Bowing

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© NPAL – Diary (in progress 1- continua)

12 . 9. 013

Un passo dopo l’altro, non sempre in avanti.

 

“Il tuo percorso non è lineare… E’ come un percorso nel bosco. Il sentiero, quando c’è, si perde, e cambia…”.

 

Ritornelli, richiami, immagini si riflettono, riverberano, echeggiano qui, trasformando ogni traccia in qualcosa di vivo e presente.
Si tratta di accettare il cambiamento, di lasciare andare un legame stretto ad un passato che non “deve cambiare”.
Se non pretendo che il passato sia congelato nella vetrina-ricordo e lo lascio respirare, esposto alla luce o in ombra ed al vento non resuscita ma cambia. Ed io, così, vivo 🙂 Again. Grazie.

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NPAL Tour – “Qui c’era un CSOA (Centro Sociale Occupata Autogestito)” -(Agosto 2013, Milano, vicino a Corso Garibaldi).

 

 

NPAL – Diary (in progress 1- continua)

 

 

19 . 9 . 2013

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© NPAL Tour – Findhorn Foundation, College Cluny Hill (Garden, Sectors 1-2)- August/September 2013

“Un sorriso compassionevole, e non di compatimento, seppellirà ogni rancore ed attaccamento, seppellito con riconoscimento ed onorato, non marcisce , non si deteriora. Piuttosto, diventa concime, alimenta, si nutre e cambia forma.

Ovvero, rinasce… Stai pronta, per riconoscerlo!”

Grazie:-)

© NPAL – Diary (in progress 2- continua)

Pro Memoria

I’ve just reached a place
Where the willow don’t bend.
Therès not much more to be said
It’s the top of the end.
I’m going,
I’m going,
Ì’m gone.

I’m closin’ the book
On the pages and the text
And I don’t really care
What happens next.
Ì’m just going,
Ì’m going,
Ì’m gone.

I been hangin’ on threads,
I been playin’ it straight,
Now, Ìve just got to cut loose
Before it gets late.
So Ìm going,
Ìm going,
Ìm gone.

Grandma said, “Boy, go and follow your heart
And yoùll be fine at the end of the line.
All that’s gold isn’t meant to shine.
Don’t you and your one true love ever part.”

I been walkin’ the road,
I been livin’ on the edge,
Now, Ìve just got to go
Before I get to the ledge.
So Ì’m going,
Ì’m just going,
Ì’m gone.

“Perciò sto proprio andando, sono già andato.”.. ad ogni ripetizione l’espressione si rinforza fino a questa definitiva trascendenza dal momento presente. “So, just” ed un tempo al passato costruiscono questo superamento. Chissà cosa avrà inteso dire Bob, intendendo un superamento, una trasformazione: andare via, cambiare, precipitare o volare?

( NPAL 5.3.2012 – continua)

11 . 3. 013

L’interlocutore chi è (rispetto a noi) … ?

“Noi” chi è  (rispetto a me) …?

“Io”  chi  è  (rispetto a chi sono veramente) …?

Una domanda forse, è meglio, resti senza una risposta. In attesa di quella vera che risposta non è perchè esprime ciò che, prima della domanda, non separa chi domanda da chi deve rispondere. E, non c’è più nessun dovere.

Nessuno sforzo, nessun risultato. Solo, come Sole e Luna, una diversità, una distanza che è   spazio libero  e, non per forza, da occupare.

Una comunicazione che sia, silenziosa o sonora, percebile e testimnianza di una connessione. Quale connessione ?  Quella col Centro,  al quale Sole e Luna appartengono e che, tra loro,  connetea. Così come … per noi.

Grazie, e così sia.

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