Ecco, anche Questo

Questo post è in progress, come i precedenti. Anzi, di più. . .

Scrivere post limitandomi a poche righe o ad un’immagine soltanto, mi consente di sorprendermi, prima o poi. La volta successiva all’inizio ritorno a leggere o a quardare. Ascolto, e continuo. E, così via.

Questa specie di piccolo rito mi sostiene, posso riconoscere la mia tendenzaa a procrastinare (il mio intralcio principale) e ricordarmi del percorso e di ascoltare “le storie”.

“Le storie la raggiungevano, prima o poi. Quando stava in silenzio, le accoglieva meglio. Quando invece era presa da pensieri o affacendata a volte le trascurava, ascoltandole di sfuggita, senza dialogarci. Oppure, quando era triste, tristissima, le aspettava, persino le evoca, per avere compagnia e farsi tramite di quella scintilla ad altre solitudini. “

Con l’avvento di Facebook le storie potrebbero NOn restare intrappolate nella rete di approvazione o di diniego?

(quanti “I like” ci sono sotto ad un post?) .

Le storie chiedono libertà di trasmetersi, come piace a loro, amano sia il silenzio sia lo stupore. Si meritano puro ascolto. Sono ospiti, non proprietà condominiali da affitare o vendere.

Sì, ho nostalgia dei “tempi dei blog” e di quegli incontri con persone conosciute, cos’ intensi nell’infinito spazio fra le parole. Quante storie e sussurri insieme ad un nome, in sospeso fra presenza percepita e invisibilità. Una narrazione libera di scorrere, via. Eppure, ci univa.

Click Qui: https://boscoparlante.com/2009/03/09/2348/

“Two or Three” – NPAL Lab (Nomadic Provisional Art-Life), Findhorn Foundation, Forres – 2013

(in progress – continua)

Mi hanno sempre affascinato le immagini (“aperte”) che hanno in sé qualcosa d’indefinito. Alludono, evocano senza descrivere una forma. Abitano lo spazio, non al servizio di un concetto da riconoscere ed assimilare. Piuttosto evocheranno un’appartenenza, una visione senza l’obbligo di credere in un’affermazione. Forse per questo, sono sempre stupita ad ascoltare davanti ad un’opera di “arte preistorica” cosiddetta dai posteri nata invece come atto magico dalla connessione consapevole e poetica fra Umanità & Natura – e viceversa?!

Si tratta di una visione (perduta) ma eternamente presente, magari in pen-Ombra se la separazione dualistica – di genere, valore e legittimità – viene data per scontata da un automatismo di giudizio e di classificazione. Invece, i nostri Antenati preistorici non si sentivano separati dalla Natura e dall’Altro Mondo: essere vivi ed esprimerlo significava trasmettere ed incarnare una connessione, senza finalità rappresentative/affermative. Una necessità, essenziale per la vita ed anche per la sua compartecipe nell’inevitabile trasformazione in divenire, la morte.

Stamattina, ho ritrovato immagini ed uno scritto descrittivo della Grotta Chauvet (*). E mi sono commossa nel riconoscere l’inseparazione di due immagini: quella di una fiera (Leone/ssa?) e di una figura umana, con vulva (triangolo pubico) bene in vista. La testa animale s’abbina o sostituisce, quella femminile enunciata ( o cercata) nella descrizione per una “Venere” , non del tutto riconoscibile come tale. Chi guarda potrebbe restare in perplessità cercandola, come se qualcosa mancasse, o fosse confusa nel soggetto classificato come tale.

Oggi, siamo abituati a guardare cercando corrispondenze o differenze rispetto ad idee o concetti predefiniti, piuttosto che a sentire sensibilemente ed essere parte della visione in atto – (“Mentre guardi una rosa, diventa una Rosa. Diventa il suo Profumo!“).

Eppure, quella vulva è lì, affonda ne si rispecchia nella fessura della roccia, ne è tridimensialmente tradotta, mentre la sua forma riconoscibile muta, a seconda del punto di vista. Presenza ed assenza – (si vede & non si vede, in-visibile) – si uniscono nel cambiamento della percezione interiore (dietro allo sguardo … “altri occhi”). Un Altro Sguardo. Fluttua il sentire oltre alla divisione dell’in-visibile (dall’interno all’esterno, dal particolare al tutto e, viceversa… ).

Si resterà muti, ad ascoltare?

Lasciar passare pensieri, non tradurli in parole. L’immagine avrà la libertà di svanire almeno in parte. Ecco, un’opportunità per restare silenziosamente ad ascoltare. Ciò che non si rivela, resterà sospeso in attesa d’essere riconosciuto, di nuovo. Il Silenzio ci potrà parlare. Un’altra Voce, un Altro Suono, un’Altra Musica!

Grazie

(continua – in progress)

(*) – “Messaggi femminili dalla preistoria dell’Arte” – Laura Leone in: http://www.autricidicivilta.it/messaggi-femminili-dalla-preistoria-dellarte/

http://www.ccsp.it/web/INFOCCSP/VCS%20storico/vcs2011pdf/leone.pdf

http://www.storia-controstoria.org/paleolitico/la-grotta-di-chauvet-bella-e-impossibile-eppure-le-datazioni-dicono-36-000-anni-fa/

17 . 2 . 2022

Estetica o Estasi? Sto rimuginando, da sola, sulla differenza fra una connesione estatica e una rappresentazione estetica.

Il Fulmine non si può rappresentare veramente senza l‘esperienza di essere colpiti.

Cioè . . . fulminati!”(

immagine presa a caso dall’archivio (caotico) NPAL – in seguito ascolterò eventuali relazioni con lo scritto (qui sopra) 🙂

(continua – in progress)

Doppio Zero (1 0 0 )

20 . 11 . 2021

Proprio oggi, mettendo a posto una libreria vetrina, in seguito al crollo di un ripiano, ho trovato questa foto, ed un appunto sul retro. E’ quello che resta di un quadro mancato, quello che mi avevi chiesto tante volte, anticipando un regalo.

No, non l’ho mai dipinta quell’immagine del Resegone, traducendo uno schizzo veloce: il paesaggio dalla finestra della nostra casa di Valghegrentino che tu ie Renata avevat restauranto con tanta cura. E, vi avrò certamente deluso entrambi, anche se non me lo avete mai detto.

Nella vicinanza che oggi sento con te e con lei, rinnovo la mia richiesta di perdono sia a voi, per tutto quelo che non ho inteso, riconosciuto e rispettato, sia a me stessa, per non “essere (stata) abbastanza”.

Prima o poi, arriva sempre un momento nella nostra vita in cui ci si accorge dell’amore che non si è riconosciuto, e non fa differenze se dentro o fuori di noi, in fondo quel confine fra me e voi è (stata) una opportunità per affidarsi all’infinito. Ed oggi, cerco di farlo.

Tanti auguri, papà Carletto, per il tuo centesimo compleanno, per questo e tutti gli innumerevoli nostri incontri in-visibili, di noi tre ed oltre, per sempre.

Grazie.

Carluccia

N.B.: certamente questa foto non supplisce al quadro. Ho scrito nell’elenco delle priorità: un acquarello del Resegone, accompagnato da un “raccontino” che, proprio ora, sta comiciando a sussurrare. Ho già preparato un foglio adatto (A3), ed un quadernetto (dei tuoi) 🙂

post da scrivere (in divenire)

27 e 28 . 11 . 2021

Sono tornata a scrivere, qui. Troppo poco sarà per un vero e proprio post completo? Sì, probabilmente.

Quindi, cominciamo a percepire la continuazione del precedente post in sospeso. In fondo, la causa della provvisorietà potrebbe essere non solo nella precarietà impermanente della nostra natura, e riflettersi nella bellezza della sospensione che come un filo sospeso su un burrone non respinge il raggio di sole abbagliante; si offreal vuoto ed alla luce.

Se la percezione cambia, ed accetta di dialogare con la paura riconoscendola, un’ offerta potrebbe non essere un sacrificio ma una meravigliosa trasformazione.

Non potrai vedere se non cambi punto di vista, dove il paesaggio e’ cambiato, cambia . . . E cambierà.“

L’abbaglio è stato criminalizzato. “Stai attento agli abbagli” che fa il paio con ”Stai attento alle illusioni”.

Piuttosto, direi invece di stare attenti e presenti nell’intento, non solo a quello dichiarato ma alla sua ombra: quella che rivelandosi ci aiuterà a riformularlo, incluidendo nel nostro “anelito a riscuotere un risultato” tutte le paure, i condizionamenti e le aspettative da liberare. Così, l’intento in divenire, avrà una strada da percorrere e noi cammineremo in buona copmpagnia veritiera , non di una pretesa di risultato ma di un percorso di liberazione (magari imprevedibile.)

Non so se son stata abbastanza chiara, scrivendo. Ed allora scrivo:

“Benvenuti !”

agli abbagli ed alle illusioni, magari lo continuerò a dire senza troppo aprirmi alle aggressioni ed alle tempeste, oltre i miei limiti. Ma come non ascoltare ? Qualcosa o qualcuno, invisibile, sussurra

Quello che deve accadere, accade!”.

Ed allora, pronti e via . . . Via!

P.S.: la foto narra di un incontro nel Deserto Meridionale dei Gobi. Non si intende, con gli occhi fisici, se Cammello o Cammella) stia sorridendo o avvertendomi che, mi sono avvicinata troppo. Un sorriso non esclude nessuna comunicazione, no? Ricordo che stavamo aspettando di partire in carovana, allineati. Ed io ho partecipato a piedi mentre la Creatura ruminante e meravigliosa alla quale ero stata assegnata camminava vicino a me mentre parlavamo, fitto fitto fra noi.

Era il 2017. Non ha ancora superato l’imbarazzo di cavalcare o cammellare (nessun ruolo da sottoposti/sovrapposti). Eppure, qualche volta, l’ho fatto, liberamente e per neccessità (vera o presunta).

In entrambi i casi, cammellare in groppa o a piedi, la connessione fa la differenza, per un allineamento ed un dialogo silenzioso o sonoro, una vibrazione che avvicina i punti di vista di due creature, addirittura unendoli e cancellando differenze e distanze (presunte). E’ cambiato il mio sguardo?

Grazie.

NPAL (Nomadic Provisional Art-Life), ” Meeting”, Southern Gobi Desert, 2017

(continua – in progress)

Nuovo?

Unflowered Flowers

Guardo i Fiori nel vaso, sul tavolo in cucina. “Stanno appassendo, dovrei cambiarli!”,  è un pensiero automatico.

Appassendo nel vaso raccontano la storia delle foglie quando lasciano il ramo, cambiano colore e distanza dalla terra. Volano giù.

Così, le margherite bianche ingiallendosi mi richiamano alla stagione della mia età di oggi, in bilico fra Autunno ed Inverno. E, se i miei  capelli sono diventati di un colore così simile a quello delle margherite e delle foglie ingiallite, mi rallegro del cambio di stagione, dentro e fuori di me, di nuovo. Me ne rallegro, perchè mi sembra di far parte di un cambiamento che non solo mio, sia oltre me. Inarrestabile.

Non esiste una età in cui ci si butta via o si butta via qualcun altro o qualcos’altro.

(continua / in progress 15092019)

Manca la foto, ma c’è (sul cellulare), domani la trasferirò. Nel frattempo, ne metto un’altra . . . 

NPAL Lab – “s o t t o c a s a” – Milano, Parco Lambro & Altrove

28 . 0 . 2019

“Sarà ben ora di buttarli questi fiori! Guarda, sono proprio appassiti!”. Stai dicendo. Forse, sei in ansia o indispettita?

“Non lo sai che i fiori appassiti vanno buttati, il vaso va lavato e riposto?”

e continui a dire di quello che sembra e, forse non è, di quello che si deve fare.

“Non lo capisci?”

(dialogo interrotto)

(continua)

30 . 9 . 2019

30 . 9 . 2019

Cantano gli ultimi Uccelli prima di migrare da questa Estate infinita.

What do you say about?

WHAT'D YOU SAY ABOUT?-img_0452a-1

A volte, non so di cosa sto parlando. Ascolto e parlando mi trovo in un discorso che non conosco. Se non me ne accorgo subito, potrebbe durare a lungo.

In caso contrario, di soprassalto mi chiedo cosa mai io stia dicendo.  Se me ne rendo conto solo in parte,

per il resto non so che fare (che faccio)?

Quando non mi spavento troppo, chiedo di riascoltare quello che ho detto. Lo scrivo, o lo riscrivo,   per  riscoprirlo.

Forse, In questo modo per riascoltare e rileggere, ho scritto la maggior parte dei post(s)  in questo blog?

Solo di recente, ho completato le sezioni About e Info, in alto nel frontespizio di Boscoparlante ( iniziato neel 2003) e,  poco fa, vi ho trovato scritto:

“Senza preclusioni, osserva l’orizzonte. Fino a quando scomparirà.”

(ora, lascio uno spazio vuoto, per tornare a scrivere in questa attesa. E, lascio in sospeso alcune frasi, connessi da spazi da lasciare vuoti e o da visitare).

NPAL (Nomadic Provisiobal Art-Life) Lab – Findhorn Foundation (Manda’s living room) 2012

17 . 8 . 2019

What’d you say about?”

Ho sempre creduto , forse in automatico, al dialogo dando per scontato che ci fosse, sempre e con tutti ( o quasi).

Invecchiando, mi sono accorta che se il dialogo manca dentro di me (fra tutte le mie parti separate), non posso pretendere di trovarlo fuori, intorno.

E, da quando finalmente l’ho trovato (le mie parti separate si sono riconosciute e cercano integrazione/riunioone)  non posso comunque pretendere che ci sia con qualcuno o con tutti.

Se (dialogo) c’è, (allora) c’è. Viceversa, se non c’è, non c’è . . .

Comunque, non escludere possa accadere, Non si sa mai…).

(il testo di “A tratti” qui sotto, nei commenti

(continua – in progress)

KAAPI CAMEL-img_5372“Series of Masks”- NPAL Lab – Milano & Elsewhere 2015/2016

14 . 8 . 2019

“The space among all those words”

18 . 8 . 2019

Per tutta la vita mi sono accentrata sulla mancanza, invece di riconoscere  quello spazio vuoto  come  un’occasione per sperimentare libertà, riconoscimento, consapevolezza e gratitudine. 

“Ad un certo punto, la vita si rivolta, come un abito quando lo si togli da dosso. “

Cosa succede, forse, dipende da come è l’abito, da quanto e come lo si è indossato e da come lo si leva?

“Dipende dalla vita e dalla morte . . . “

Così mi avevi già risposto  ed io ho subito pensato: ecco, un’altra volta questa risposta!

Kiki+Smith+sky

Kiki Smith’s – Peters Project

19 . 8 . 2019 – La vita si rivolta, e questo, da qualche tempo, non mi spavento più come prima.

Cerco di restare, lì ad ascoltarla. Perchè, mi sembra proprio che la vita non sia da possedere ma da lasciare accadere. Magari nutrendo, in noi un intento che

non sia un programma ma una specie di porta per loro, la vita & la morte.

Quando le considero insieme e non separate, sento che c’è salvezza sia nell’una sia nell’altra.

E, quando qualcosa di destabilizzante accade o qualcosa finisce, quando qualcuno si allontana ed io mi perdo,

aspetto che l’abito della vita si rivolti di nuovo e cambi (ma ormai lo so, non è mio . . .).

https://youtu.be/n8fyb9vpIc0

 

“Ripetilo. Ripetilo, ripetilo ancora, finchè cambia!”

Grazie  🙂

14 . 8 . 2019

This one just remind, there you go.

“Well, I’m just leaving.

WHAT'D YOU SAY ABOUT? 3.3.018-pro-memoria

(continua-14082019)

“Tutto Ricordare e Tutto dimenticare . . . “

È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di se.
È tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi in cammino.
È tempo di convivere con le macerie
E l’orrore, per trovare un senso.
Tra non molto, anche i mediocri lo
diranno.
Ma io non parlo di strade più impervie,
di impegni più rischiosi,
di atti meditati in solitudine.
L’unica morale possibile
È quella che puoi trovare,
giorno per giorno, nel tuo luogo
aperto-appartato.
Che senso ha se solo tu ti salvi.
Bisogna poter contemplare,
ma essere anche in viaggio.
Bisogna essere attenti,
mobili, spregiudicati e ispirati.
Un nomadismo,
una condizione, un’avventura,
un processo di liberazione,
una fatica, un dolore,
per comunicare tra le macerie.
Bisogna usare tutti i mezzi disponibili,
per trovare la morale profonda
della propria arte.
Luoghi visibili
E luoghi invisibili,
luoghi reali
e luoghi immaginari
popoleranno il nostro cammino.
Ma la merce è la merce,
e la sua legge sarà
sempre pronta a cancellare
il lavoro di
chi ha trovato radici e
guarda lontano.
Il passato e il futuro
non esistono nell’eterno presente
del consumo.
Questo è uno degli orrori,
con il quale da tempo conviviamo

e al quale non abbiamo ancora
dato una risposta adeguata.
Bisogna liberarsi dell’oppressione
E riconciliarsi con il mistero.
Due sono le strade da percorrere,
due sono le forze da far coesistere.
La politica da sola è cieca.
Il mistero, che è muto,
da solo diventa sordo.
Un’arte clandestina
per mantenersi aperti,
essere in viaggio,
ma lasciare tracce,
edificare luoghi,
unirsi a viaggiatori inquieti.
E se a qualcuno verrà in mente,
un giorno, di fare la mappa
di questo itinerario;
di ripercorrere i luoghi,
di esaminare le tracce,
mi auguro che sarà solo
per trovare un nuovo inizio.
È tempo che l’arte
Trovi altre forme
Per comunicare in un universo
In cui tutto è comunicazione.
È tempo che esca dal tempo
astratto del mercato,
per ricostruire
il tempo umano dell’espressione
necessaria.
Una stalla può diventare
Un tempio e
Restare magnificamente una stalla.
Né un Dio, né un’idea,
potranno salvarci
ma solo una relazione vitale.
Ci vuole una altro sguardo
Per dare senso a ciò
Che barbaramente muore ogni giorno
Omologandosi.
E come dice un maestro:

“Tutto ricordare e tutto dimenticare”.

– ANTONIO NEIWELLER, “L’altro Sguardo. Per un Teatro Clandestino” – dedicato a T. Kantor, Maggio 1993

1-

Otto volte ho chiuso gli occhi
otto volte li ho aperti
intanto la matita scorreva
a volte felice a volte
 pensosa
Ogni apertura mi offriva un ordine diverso
e subito dopo l’immediato disordine
Un segno me ne suggeriva un altro
dei graffi, un colore
Niente mi affascina di più che la tensione
che si crea tra equilibrio e squilibrio
tra ordine e disordine
Molte
volte mi basta solo il segno
altre volte il colore ci vuole
Io vorrei dipingere suonare e recitare
contemporaneamente
Tutti i tempi musicali mi suggeriscono
una composizione.
Non lo so se si può vivere
dipingendo tanghi
ma l’istinto che mi lega alla musica
è lo stesso che mi unisce alla pittura
e al teatro
La teoria è tutta in questo rapporto
io vorrei espandermi
e un bel giorno sparire
Ma tutto a suo tempo
tanto gli ultimi saranno i primi
e i primi gli ultimi
I modi resteranno i modi
e un virus è un virus
Antonio Neiweller – Un altro sguardo 1998  – dedicato al Yratro di T. Kantor

Riferimenti:

https://comunitaprovvisoria.wordpress.com/2009/01/21/antonio-neiwiller-maggio-1993/

nel blog  Comunità Provvisoria:  terra, paesi, paesaggi, paesologia

https://francescodonofrio.files.wordpress.com/2013/10/antonio-neiwiller.pd

1. 2. 3. disegni di Antonio Neiwiller

2.

Rileggendo un vecchio post del  1 . 11 . 2009 ho trovato tracce per oggi, ed anche per domani . . . 🙂

(16 – 12 – 2018 – in progress)

3.

16 . 12 . 2018
” E’ tempo di  mettersi, in ascolto, bisogna saper contemplare
ma essere anche inviaggio.”
Così avevi scritto.
Non sapere.  Sparire”
Tra le parole e gli spazi loro, ho trovato che vorresti espanderti ed un bel giorno sparire.
“Sparire”, sei sparito ( da questa dimensione).
“Non sapere”, lo hai testimoniato ed oltre-passato-
L’istinto che ti ha legato alla musica ed ai segni,
sopravvive e trasforma lo sguardo, ancora.  Che non so, se sguardo od ascolto.  Comunque,  sento?
Ed ancora, ancora non sappiamo dove, nè come, nè quando.
Eppure.  ricordando dimentichiamo e,  potremo  mai dimenticare ogni separazione ?
– ore 23.11
(appunto, in vista, per ora da lontano, verso “Quel che  ricordo di aver dimenticato  . . . . Ovvero,   “Perché ho sempre amato gli armonici  (overtones) anche ascoltando Bob Dylan, senza saperlo” – titolo provvisoriamente indicativo).
(in progress)
1 Tutto rRcordare e Tutto Dimenticare-IMG_0805
1.
NPAL LAb Aprile 012 – “Provisional”
2.
Tutto Ricodare e Tutto Dimenticare-IMG_3468-e1544914297357-1

31 . 12 . 2018

Ultimo giorno di quest’anno, ancora in corso. Nessun bilancio. Ascolto musica aspettando si riveli la differenza e la somiglianza fra musica, suono  e rumore (una specie di bordone più o meno udibile fa da sottofondo discretamente fino a quando nel silenzio risuona potente oltre ogni identificazione…).

Echi di guerra nei fuochi d’artificio. Sarà anche viceversa, qualcuno trova la guerra accettabile ? Si spaventano gli animali in città, nelle case e fuori, si lamentano si nascondono sotto il letto. E, noi?

Nelle feste celebrative c’è sempre qualcosa di violento sottaciuto ed indescrivibile, in agguato a segnar confini,  dove crediamo ci sia ancora pace e dove invece non c’è più (anche se a volte non ce ne accorgiamo neanche).

A ben ascoltare, di pace   non ce ne è più dappertutto, sulla terra. Siamo abituati pure alla guerra, con e senza armi vere proprie, ormai bastano le parole, le frasi pronte a dividere e distruggere.

Eppure, senti che silenzio . . . ?

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NPAL Lab – “Dentrocasa” 2017

(3112018 – in progress)

A New Beginnig, Again and Again . . .

“Sì. un nuovo inizio e, non sarà l’ultimo!”

“Oddio, mi devo preoccupare? Ogni inizio avrà una fine e viceversa, ma ogni volta, che fatica! Chissà, se  avrò ancora la forza necessaria …

Ormai,  capelli bianchi e schiena curva ho. Saprò ancora inchinarmi ad un Fiore ed al Fulmine?”

(continua – in progress)

1.

Dialogo – NPAL Lab 04032013

25 . 11 . 2018

Cosa è davvero essenziale per un  Dialogo, per comunicare davvero, e non solo per trasmettere o ricevere parole?

“Ascoltare ed ascoltarsi. Ed imparare ad ascoltare il suono di un discorso, non il suo significato codificato attraverso i linguaggi. Aprirsi all’essenziale,”

Sì,  🙂 Riconoscere la musica, tam-tam, drin-drin, op-op-ooop! Ed anche le stonature, le indecisioni, gli errori?

“Se ci sono note in sospeso puoi attendere, ma intanto ascoltare il vento,  chiamalo!”

Il canto come una invocazione e come un ponte fra le realtà ed i mondi.            Contemplare chi  è di fronte a noi come se fosse un albero, che  accoglie ogni sua foglia, sempre libera di cambiare e poi, d’andare via.

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2.            

“Nell’altro,  davanti a te come uno specchio, c’è un volo (espresso, trattenuto o invisibile),  così come in  te!”

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3.

Ascoltiamolo, ascoltiamoci!

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5.

Immagini:

–  NPAL Lab & Journey (1./4.)

1.  “Dialogue” – (Astroshamanic  Training) NPAL Lab 2411012

 2.  “Three” – Iona Island – Findorn Foundation Rose Cottage 1808016

3. “Handmade and Self-Done” workshop – Findormn Foundation 0608014

4.   “No Title” – Zavhan Valley 08017

5. Phonix (Flames and Empty Eyese) from web

29 . 11 . 2018

Qualche giorno fa, ho scritto qui ed allegato, via via, delle foto prese a caso, ed ho continuato a scrivere. Di solito faccio così, comincio a scivere, cerco delle foto (dalla libreria del blog, dal pc o dal web)), punto il mouse a caso, o quasi, ed incollo  uno o più immagini. Poi, spesso proprio guardandole    seguito a scrivere, ascoltando.  Alla fine, lascio  il post in progress, aperto ad un nuovo inizio.  Quando, ritorno qui, allego un’altra foto o più, e così via. A volte, sorprendendomi per quello che ri-trovo.

Adesso, rileggendo mi sono accorta come  l’ultima foto,  sia attinente alla trasformazione ed alla rinascita… Condizione indispensabile per ascoltare davvero ( a riparo da condizionamenti e patemi)! Ma, me ne ero accorta prima? No. Quell’immagine era già stata pubblicata nel blog tempo fa. Vorrei cercare quel  post e fare una ricerca in tema.

(continua)

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NPAL Lab – “Forgiveness”  2014 – Iona Island

Quello della fenice non  sembra solo un mito sulla rinascita, dopo la morte. Racconta un’avventura, sin dall’inizio.

Questa creatura smagliante di vibrazioni luminose dell’intensità dello spettro visivo ed in parte d’Arcobaleno, comincia subito a cercare ciò che la porterà a costruire la sua ultima dimora su un albero. Subito, si circonda di suoni del volo e di profumi, saranno rametti speziali a diventare giaciglio della sua provvisoria dimora e tomba che sarà incendiata dai raggi dal sole. E, poco a poco, bruceranno insieme, consumanadosi fra luce e profumi, diventando cenere.  Proprio da quelle ceneri balsamiche ed odorose una larva o un uovo, piccoli,  nascerà la nuova Fenice. Avrà continuità verso il Passato e verso il Futuro, contemporaneamente. Percorrerà la sua avventur fino in fondo. E, durante il cambiamento, canterà.

Il suo canto, sospeso fra lamento e grido, sia di monito alla paura del cambiamento e alla sfiducia nell’incertezza ( quella sospesa fra la sicurezza ed il cambiamento). Ascoltiamola. il suo canto guida,  dalla Luce all’Ombra, dal volo alla stasi ed al riposo. cova la propria morte cantando. Rinascerà rinnovando il canto.

Mi piace immaginare, il suo canto, in divenire fra il vagito della nascita ed il grido che invoca la dipartita ed il ritorno a Casa.

“Il canto come invocazione  che diventa ponte fra le realtà ed i mondi.”

(continua)

Riferimenti e bibliografia (in progress):

–  “Il potere del mito” e “L’eroe dai mille volti” (e tutti gli altri libri di ) Joseph Campbell

–  “Il mito della fenice in Oriente ed Occidente” Francersco Zambon e Alessandro                    Grossato di    – ed. Marsilio

–   “L’occhio della fenice” Umberto Capotummino – ed. Sakhem

* dal web spunti in tema.

Toshiyuki Enoki

( c o n t i n u a)

Cin Cin . . . !

“E’ Notte, lo sai?”

Quando siamo nella cosiddetta Notte dell’Anima, non sempre ce ne rendiamo conto. Forse, proprio perché, alla fine, non c’è proprio nessun conto, nessun controllo che possa portarci via da lì?

Siamo  in quell’Oscurità profonda,  non troviamo luce o riferimento che ci possa aiutare, o almeno orientare, verso l’uscita.

Ed allora, che si fa?

 

“Non si tratta di fare conti o controlli, confronti e strategie…

Così non ne usciresti mai (!) ma, se veramente vuoi uscire nella (tua) vita  vera,

ce la farai …!”

 

 

Ci sono tante Storie, o Tales ,  che trattano del Percorso dell’Eroe. Ed, uno dei primi (the best) loro  messaggi  sento, essere che   l’eroe possa  essere chiunque (o “qualunque “altro”, in noi ed intorno) abbia l’Intento di fare quel percorso (attraversare l’Oscurità alla quale appartiene e scoprirne la connessione alla Luce).

NPAL  Diary & Meeeting , Mongolia 2017

 

 

Da qualche giorno, NPAL, nella sua limitatezza e semplicità, sta diventanto  NPAL Storytales & Storytellers. Sta andando verso la liberazione di uno Spazio che possa accogliere, e rilasciare, Storie/ Tales e condividerle.  Benvenute/i… (Storytales and Storytellers)-

Quindi … Cin Cin… (celebrating) 🙂

 

 

“L’Intento è vivo, non bloccarlo , non conservarlo, non controllarlo.

Lascialo vivere con te, nutrilo e …lascialo respirare, diventare.

Liberalo…!

 

NPAL Diary &  Meeting

 

 

 

NPAL 2704018 – (continua/in progress

“Fatti i cazzi tuoi…!” (ma quali?)

“C’è una foto con qualcuno (io), ma non guardare “chi”  (me) , guarda  vicino, guarda il Cielo…”

Classificare e dividere, come se gli Esseri umani fossero superiori alle Pietre o alle Nuvole. Una proiezione di separazione che, riprospettata su piani social-politici, potrebbe diventare razzista e nazi-fascista?   Non m interesso (più ) di politica, mi sforzo di non ignorarla e, piuttosto, non riesco a non indignarmi. Si tratta di priorità, sia nelle relazioni personali sia nelle relazioni sociali.

Si tratta di responsabilità. Bisogna farsi qualche domanda, del tipo: questa azione procura sofferenza a qualcuno? Ne posso fare a meno, e ci potrebbe essere una alternativa?

In fondo, che sia  una questione di immaginAzione e di Libertà inseparata  (mia/tua/nostra/vostra/loro)? Si tratta, di aprire la visuale, di ampliare lo sguardo? E, di non farsi i”cazzi propri” come se gli altri (in senso lato:  persone, popoli, paesi, razze e mondi) non esistessero?

Che poi, “i cazzi, o fatti, nostri” visti con uno sguardo limitato ci condizionerebbero,  ci renderebbero schiavi, diciamolo!

Per vedere chiaro, bisognerebbero essere in pace, dentro di noi, con noi stessi e conoscere la nostra Oscurità. Come, altrimenti, potremmo vedere, in quel Buio? E, cosa potremmo vedere se non  le nostre paure ed i nostri rancori proiettatti su qualcuno o qualcosa d’altro, fuori di noi?

E’ lo spettacolo inconsapevole, il film di una vita non vissuta, l’illusione di  una realtà apparente, recitata inconsapevolmente (una trappola individual-sociale).

Però,  la possibilità di risveglio c’è… ma non si compra, ci vuole l’intento di cambiamento, di risveglio ( non rifugiarsi in compensazioni)!!!

Ed allora, dai … ! 🙂

Grazie, sempre.

 

NPAL DIARY 01022018 (in progress)

(Ispirato da un post di Simona Emme) ☺

*** (foto dall’Archivio NPAL, tratte dal web, per ora non ho preciso riferimenti. Grazie :-))

Mr Train (2.) – (“Essere Suono”)

https://www.google.it/amp/s/auralcrave.com/2017/03/06/il-big-bang-della-musica/amp/

 

Quello che conta son le storie, non quello che trovi o  porti a casa.

 

S’apre uno spazio d’ascolto ad ogni incontro, con qualcuno, qualcosa, un paesaggio, un’immagine, un segno visivo o sonoro. Oltre le parole, s’apre uno spazio di ascolto.  Non sai cosa arriva non sai perché.    Restare connessi attraverso l’ascolto senza aspettative e senza richieste, come una porta ( o una finestra) che si lascia attraversare, come una strada che si trasforma al passaggio dell’acqua, in fiume …

 

Le storie sono sempre presenti, persino su una pagina personale di ebay, dove qualcuno espone cose da vendere. Sono presenti, soprattutto dove non le cercheresti ma, forse stanno in attesa e, ti sorprendono, se le lasci apparire.? Dipende, forse,  da noi quello che troviamo, così come dipende sempre da noi se non troviamo qualcosa…? 🙂

Le storie si manifestano come suono, hanno un ritmo secolare che ha loro consentito di intrecciassi fra loro e di cambiare,  trasformandosi in un altra storia, connessa ad altre, e così via. La separazione nel tempo e nello spazio è dissolta, se ascolto e racconti, se sei ascoltato e raccontato.

 

Quando racconti, sei una Voce fra tante, accogli una storia in te …  Sia benvenuta!

 

 

 

NPAL Lab – “Travelling”,  2016

 

 

 

NPAL Diary & Journey,10072017 (in progress).

 

 

N


Mr Train – (“dare i numeri”)

 

“Nessuno sapeva dove ero, nessuno mi stava aspettando”.

 

Si traccia una mappa fra dove sei fisicamente, e dove sei, là… ma dove? questa domanda non è “pesante”, non interroga, Piuttosto, apre uno spazio di risposta, di scoperta o forse di miracolo.

 

“Prendi a caso una frase dallo specchio e, lasciala andare.”

 

A caso, un atto di presenza: fai un gesto, lo riconosci mentre lo lasci accadere, lo trovi, ti fai attraversare: e lo lasci andare, lontano da te. Non aspetti un ritorno.

 

Parlo alle piante, qui sul terrazzo e dentro casa: “Buonanotte ragazze”,  dirò fra poco e domattina le saluterò di nuovo: “Buona giornata”!

 

Celebrare la distanza come uno spazio di libertà e di presenza.  Qualche settimana fa ho incontrato una Septaria ( click), attratta dal suo disegno.

Mi sarebbe piaciuto che proprio quel disegno apparisse sul pavimento che vorrei dipingere, anche se non vorrei  imprigionarlo… Così ho chiesto ispirazione, in merito.

E, la Septaria ha raccontato, con  quella vibrazione  (click) che connette la paura della mancanza al Vuoto, alla sua libertà dalla personalità di un luogo o di una creatura, vivente o morente, o di un luogo.

Ci sono delle “figure” che sembrano maschere o mappe intrecciate  e, come tali  se ti lasci connettere, ti parlino  del vuoto, dell’essere uno schermo, nella rappresentazione, un paesaggio, uno spettacolo. Ti cambiano, se

lasci accadere.

Va bene, la maschera ha una sua generosa consapevolezza, non ti imbroglia, si sovrappone o si sottopone, fino a quando la tigkierai. Decidilo! Sai, che scoperta, dopo? 🙂

IMG_0825.JPG

* NPAL Diary & Journey – Septarian Necklace 0407017

 

 

P.S.: in seguito, ad un post del 2016 ripubblicato poco fa, su facebook (certe escursioni veloci possono essere “profonde”).

invece, questo post è decisamente in progress. Se vedem … 😊🌱Ty.

 

 

NPAL Journey 2015-DSC00649.jpg** NPAL Diary & Journey  – Mongolia, August/September 2015

 

 

NPAL Diary & Journey 407017

 

 

 

8 . 7 . 2017

“Scusa, stai dando i numeri?”

 

Sì!

1.

“Vado in reazione subito, quando nella conversazione con qualcuno, mi sembra che mi diano ordini. Magari non è così, l’altro si esprime spontaneamente senza usare condizionali, fa un’ipotesi usando un imperativo. A me sembra, di sentire un’energia particolare in questi casi, di controllo e dominio, ma forse viene  da una mia mancanza.”

2.

Tendo a idealizzare gli altri,  e a volte la mia disponibilità viene usata a fini di potere od affermazione, forse? Comunque, anche se riconosco la mia responsabilità nell’essere stata disponibile ad oltranza in passato, ancora non lo sopporto.

3.

Ho bisogno di distanza per respirare, mi sento invasa.   Mi sento inchiodata ad un ruolo, esclusa dal dialogo e reagisco immediatamente, mettendo la  distanza che non c’era, invocando spazio e tempo oltre quell’ambito angusto in cui mi sento stretta.

Non sono un personaggio da inserire in un teatrino a recitare la sceneggiatura scritta da qualcun altro o neanche da me . . . E cosa, chi  sono? Lo sto esplorando, non è per niente facile, anzi è proprio pericoloso, ma è “un’avventura per la vita”.

“Fra la vita e la morte, sempre ci muoviamo, non dimenticarlo. E, sorridi!”

5.

Però, occorre accettare che gli altri magari non amino l’avventura e chiedano di continuare la recita. Senza offendere, innanzitutto,  ma anche senza offendersi.

Riuscirò a tradurre  l’intento di accettare che mi venga richiesto, magari inconsapevolmente o indirettamente , di recitare, di stare in una scena fissa o uno spettacolo ripetuto, senza offendere senza offendermi; senza reagire, riconoscendo i limiti  e cercando una risposta al mio intento ogni volta, in quel momento?

6.

Viaggiare senza sceneggiatura precostituita, alleggerisce il bagaglio ma è pericoloso per ogni aspettativa e per ogni credenza . Ed anche per i comò, quelli delle tre civette e quelli pesanti che mi porto dentro, affilandone i cassetti di ricordi.

7.

Ed anche dentro , come fuori, non si tratta di buttare via (le cose, le persone o le loro maschere, le emozioni, gli eventi, ecc.), con una negazione distruttiva,  ma invocando quello spazio, che non sia una pretesa chiesta a qualcuno, o una  compensazione ad un ruolo nel quale sei rimasto o sei uscito inconsapevolmente …?

 

“Non si tratta di distruggere, di fare piazza pulita,  ma di fare spazio alla pace (dentro e fuori) e prendersene cura, sempre!”

 

8.

La via continua. Buon cammino a tutti, a chi va ed a chi resta (a chi lo sa ed a chi no).

Grazie 🙂

 

 

 

 

 

****

“Night again

the Shadow of Universe

covers my shadow.”

 

NPAL Diary & Journey – “Dare i Numeri” (per ora fino a 8) – 08072017

IMG_0944

 

 

 

 

 

*        “Mr Train” – Patti Smith, Ed. Feltrinelli

**      articolo di Paolo Vites

***     “Sound of Silence” (byPaul Simon) and “I like a Rolling Stone” (by Bob Dylan)-      Sainkho koomii  and “From me to You”

****    Federico Pistone – Guida “Mongolia”- ed. Polaris – “The Nature of Feeling” Haiku

from Mongolia  – Bremson Editor