Ho guardato il mio viso nello specchio,e ho visto gli anni passati, se il mio cuore è così giovane la mia anima porta i segni .Ho visto nello specchio il mio viso e trovo una persona che non conosco,sembra ieri il passo veloce, e la forza di mio padre.Sempre ieri mia sorella bambina , ed i libri aperti e le discussioni appassionate e la voglia di lasciare un’età in fretta, conto gli anelli del tronco, sembra ieri ,le gemme al sole e i fiori  nuovi,  la voce di mia madre e il suo dolce soffocarmi,  e le 850 e le simca 1000, sembra ieri ,ma questo tempo è arrivato con una folata di vento alcune foglie si sono perse altre sono li a tremare sui rami.Ho guardato questo mio viso nello specchio e l’ho trovato bello , per le storie che lo hanno accarezzato o gli schiaffi che lo hanno  offeso, non un viso di ragazzo ,e nemmeno occhi sereni ,che a guardarli con attenzione ci leggi dentro una storia ,come tante ,ma è la nostra storia, la mia , la tua e come tale unica e preziosa.

Gagarin

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A

V o l t e


© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2006

c o m e

s i

c h i a m a

A volte le parole, nascondono piccoli nidi… custodiscono qualcosa finchè nasce. E poi va via. Non sempre torna.
Altre volte invece i nidi sono più grandi e danno dimora più a lungo a chi vi è nato.
A volte, le parole diventano paesaggio, con case o senza. Paesaggi sconosciuti o lontani dai ricordi che abbiamo.
S’allarga l’orizzonte fino a quando scompare. E, cercando una casa che non c’è o non c’è più,si può trovare una grotta, un prato, un cerchio di pietre. Un mistero.
Altre volte, le parole sono come piccole trappole. Ti possono rapire e devi scappare via, o almeno crederlo.. oppure, ti buttano fuori.

E’ possibile, ad esempio, accorgersene quando arriva un messaggio e non lo si capisce. Forse è un’accusa o forse è uno scherzo. C’è un piccolo fulmine nascosto…frrrr. Corto circuito. Che sia quello dell’Arcano numero sedici dei Tarocchi, la Torre…?

Esplosione illuminante, attraverso il crollo. Verso terra. Per rinascere, di nuovo.
A volte, le parole scritte sui blog o negli sms, respirate al telefono hanno bisogno di un corto circuito per far intendere cosa c’è in noi,  e fra noi ?
Sempre, fra le parole c’è uno spazio per condividere l’emozione o forse la paura, che sia magari lo stesso timore di condividere. Anche se si può condividere solo quel che c’è. E basta, davvero.
E come dice Vinicio (Capossela), dopo i trenta anni l’abbraccio si allarga e non ce la fa più ad abbracciare una persona sola… Le braccia s’allungano e il nostro , che si è perduto così tante volte, sconfina accolto, sì, nell’abbraccio dell’esistenza! Lì riposa. Abbracciando ti senti abbracciato.

Alla fine, l’abbraccio , come i confini, l’orizzonte, non c’è più,scompare. Non è più, se mai lo è stato,una richiesta, un’affermazione, una conquista o una parola.

Non si prende e non si lascia più. La fine diventa un inizio. Un’altra volta.

kaapi

V a i

e

r e s t i


© lab Harambèe – Nubia & Altrove, Gennaio/ marzo 2006


a C a s a

“E’ tempo di partire,ora. Cosa resterà di me…?”

dicevi ad occhi chiusi, là stesa sotto le lenzuola,nella tua stanza. Era estate, l’ultima per te.

Ora è quasi primavera. Sui rami sottili del piccolo ciliegio nel vaso qui fuori, improvvisamente da ieri, ecco… tanti fiori bianchi a custodire il proprio centro giallo luminoso!

Mi sembra di sentire un alito di vento. Forse un sospiro profumato. Chissà.


“Ad ogni stagione che va, un’altra ritorna.”

Grazie, ancora.

kaapi

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D a
S o t t o


© lab Harambèe – Milano & Altrove, Febbraio 2006
1.

<img src="http://i22.photobucket.com/albums/b330/harambeekaapi/MARZO06/dasotto2.jpg"border"0&quot; width="450"


lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2006
2.


Ci passo davanti tutte le domeniche,o quasi.
Mattoni. Uno sull’altro, un muro di cinta. Poi, il muro crolla o è buttato giù e cambia forma.Non segna più nessun confine. E la proprietà ritorna ad d essere solo della terra. Terra, suoi sono tutti i sassi, le pietre, le radici degli alberi che ci sono ancora o non ci sono più.

La terra è terra. Nessuno le chieda il permesso, per divisioni e sopprafazioni. Viene sudddivisa,recintata,espropriata, fuori,sopra e dentro,fno alle sue profondità più nascoste.
E’ così da secoli. E nei secoli fino ad oggi, il sentimento ed il rispetto per lei, s’è smarrito… nello sguardo e nel cuore.

La terra sta lì. Accoglie sempre tutto per sua natura, come accoglie radici e semi, li fa crescere dentro di sè.
Un giorno dopo l’altro. Una notte dopo l’altra. In attesa che cresca qualcosa sopra. Un albero o soltanto un Filo d’erba.
Resiste.

<img src="http://i22.photobucket.com/albums/b330/harambeekaapi/MARZO06/Muro2bis.jpg"border"0&quot; width="350"


© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2006

<br

una connessione alla Terra
qui

D a

S o t t o


© lab Harambèe – Milano & Altrove, Febbraio 2006
1.

 


lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2006
2.


Ci passo davanti tutte le domeniche,o quasi.
Mattoni. Uno sull’altro, un muro di cinta. Poi, il muro crolla o è buttato giù e cambia forma.Non segna più nessun confine. E la proprietà ritorna ad d essere solo della terra. Terra, suoi sono tutti i sassi, le pietre, le radici degli alberi che ci sono ancora o non ci sono più.

 

La terra è terra. Nessuno le chieda il permesso, per divisioni e sopprafazioni. Viene sudddivisa,recintata,espropriata, fuori,sopra e dentro,fno alle sue profondità più nascoste.
E’ così da secoli. E nei secoli fino ad oggi, il sentimento ed il rispetto per lei, s’è smarrito… nello sguardo e nel cuore.
La terra sta lì. Accoglie sempre tutto per sua natura, come accoglie radici e semi, li fa crescere dentro di sè.
Un giorno dopo l’altro. Una notte dopo l’altra. In attesa che cresca qualcosa sopra. Un albero o soltanto un Filo d’erba.
Resiste.


© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2006

 

 

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A l t r o c h è

m i m o s a …!

Oggi è l’otto marzo. Ho ricevuto questa mail da Sivia.

8 MARZO …. CROCI ROSA
… Ho visto una foto con una grande croce su cui sono conficcati più di 500 chiodi, è una foto che mi ha sconvolto, perché ogni chiodo rappresenta una giovane donna rapita e riapparsa in mezzo al deserto seviziata, violentata, poi uccisa.


Questa croce è a Ciudad Juàrez, la quarta città del Messico, circa un milione e mezzo di abitanti, al confine con gli Stati Uniti, a quattro chilometri da El Paso, Texas. … E’ una zona di passaggio, di emigranti, di gente povera che insegue il sogno americano.

Oggi Ciudad Juàrez viene chiamata dalle donne messicane la città della morte; solo nell’ultimo anno le rapite sono state 200. Delitti che non hanno mai visto una condanna, ma neanche una vera e propria indagine.

Si racconta che le cause di questo orrore siano il traffico di organi, videotape estremi, giochi sessuali con morte annessa. Quello che è più grave, raccontano alcuni giornalisti disposti a sfidare la vendetta, è che il governo tollera questa situazione. Sono pochi cronisti che cercano di portare luce in una zona d’ombra.

Elena Rivera Morales aveva 16 anni, come Elena Chavez Caldera; Claudia Yverte Gonzales 20 anni, è stata assassinata nel 2001 e il suo corpo fu rinvenuto in un campo di cotone accanto ai resti di altre sette ragazze.

Lilia Alejandra Garcia Andrade aveva 17 anni, mentre Elena Guadian, 26 anni, lasciò due bellissimi bambini e di lei non si è mai più saputo nulla. Sono alcuni chiodi di quella croce…

Enzo Biagi

Leggi inoltre, qui

Silvia non scrive nessun alto riferimento, se non nel titolo, all’otto marzo o a eventuali festeggiamenti… Neanche io.
Anche se il privilegio di festeggiare o celebrare di solito non lo trascuro…

Se non si tratta di fare dei sacrifici per senso di colpa da privilegio comunque come si fa a far finta di niente…? E come, si fa a non farlo, davvero…?

E le croci potrebbero essere anche azzurre, non farebbe differenza.

Grazie, Silvia.