Going, going, gone

Ho ritrovato e riletto un vecchio post del 2013 Qui (click). https://wordpress.com/block-editor/post/boscoparlante.com/2759 Due versioni della stessa canzone l’accompagnano.

I’ve just reached a place
Where the willow don’t bend.
Therès not much more to be said
It’s the top of the end.
I’m going,
I’m going,
Ì’m gone.

I’m closin’ the book
On the pages and the text
And I don’t really care
What happens next.
Ì’m just going,
Ì’m going,
Ì’m gone.

I been hangin’ on threads,
I been playin’ it straight,
Now, Ìve just got to cut loose
Before it gets late.
So Ìm going,
Ìm going,
Ìm gone.

Grandma said, “Boy, go and follow your heart
And yoùll be fine at the end of the line.
All that’s gold isn’t meant to shine.
Don’t you and your one true love ever part.”

I been walkin’ the road,
I been livin’ on the edge,
Now, Ìve just got to go
Before I get to the ledge.
So Ì’m going,
Ì’m just going,
Ì’m gone.

“Perciò sto proprio andando, sono già andato.”.. ad ogni ripetizione l’espressione si rinforza fino a questa definitiva trascendenza dal momento presente. “So, just” ed un tempo al passato costruiscono questo superamento. Chissà cosa avrà inteso dire Bob, intendendo un superamento, una trasformazione: andare via, cambiare, precipitare o volare?

(continua – in progress)

23 . 1 . 2020

Il Viaggio alle Radici è un’Avventura.”

(un viaggio vero l’Ombra e nell’Ombra. lasciati portare. Non controllare, finchè puoi …)

L’Inconscio ti svekerà dell’Ombra (solo) quello che potrai riconosdcere, proteggendoti (ma non troppo) da scoperte eccessivamente destabilizzanti. La giusta misura oltre confine, verso l’accetazione di limiti e verso il perdono.

“La sinfonia della gratitudine nell’Ombra nell’Invisibile.”


NPAL LAB – Milan & Elserwhere – April, 2nd 2012

(continua – in progress)

Let's leave it!

NPAL Lab – Isola Pepe Verde – April 23th. 2013

(continua – in progress)

22 . 1 . 2020

“Un Seme portato dal vento al confine, crescerà.”

Crescerà nonostante la disapprovazione! Per essere liberi bisogna rinunciare alla sicurezza ed alla certezza?

NPAL Lab – “Il vento semina sul confine” – Lambrate, July 21st 2015

(continua – in progress)

No Title

Sto guardando questa immagine di te.

Non c’è dialogo. Non si sa cosa sia accaduto.”

Non c’è titolo. La sceneggiatura è sempre la stessa. Eppure, persino in queste condizioni ripetitive di soliloqui ed aspettative , intravedo un’avventura, o qualcosa che sfugga al controllo, persino al tuo. Al tuo controllo, così ben mascherato che neanche noi, te ed io, ce ne eravamo accorti! 🙂

Non c’è niente da rappresentare, fotografare, e pubblicare in facebook, in celata attesa di “I like”.

Una autentica avventura. La libertà in divenire di poter lasciare una pagina bianca. Senza attese e se qualcuna si affaccia, avrà lo spazio di congedarsi ed essere libera.

NPAL Lab – Nature Santuary, Findhotn Foundation 2015

(continua – in progress)

7 . 1 . 2020

Sto guardando questa immagine di te.

In quel momento, l’immagine potrebbe apparire sfocata, insufficiente, scomoda. Ecco, un’occasione di fuga. Invece, restiamo lì, continuando ad osservare, senza spaventarci di scoprire qualcosa d’improbabile, o persino ciò che non si possa esprimere con le parole, ma solo con l’ascolto. Restituire l’ascolto che abbiamo ricevuto è un atto amorevole, ma silenzioso ed intimo, senza dichiaraizone, “accade da sè”.

Quell’immagine che sta svanendo riceve ascolto, accoglienza per la sua trasformazione? La restituzione dello spazio liberato dal possessivo attaccamento all’immagine di te e di me, e di noi , restituisce l’ascolto di me stessa dentro di me. Restituisce allo specchio la sua trasparenza non commerciabile in mascheramenti (stampelle), condivisi ma non riconosciuti ?

“Noi” comincia proprio ad esistere dentro noi stessi.”

Comincia dall’esplorazione in solitudine di uno spazio inseparato? E, l’avventura di scoprirlo chissà dove mi porterà (forse qui)?

NPAL Lab – “No Title” – Family Camp, Mongolia 2018

(continua – in progress)

9 . 1 . 2020 (“Dialogue”)

Oggi mi picerebbe concludere questo post.

“Ogni conclusione comporta un altro Inizio!”

Lo dicevi spesso sorridendo e, senza nessun tono da ammaestramento o da manuale new age. Nel tuo sorriso, una resa passava dalla mestizia alla sospensione di giudizio. In modo spontaneo e neutro sorridevi, (nessun compiacimento od esaltazione), come ho sempre sentito sorridano le piante ed i fiori (anche quando piove o tira vento).

Quel tuo sorriso d’accetazione, come anticamera ad una gioia che forse avevi conosciuto ma temevi che a me non arrivasse, Per questo mi proteggevi. E, lo facevi oltremisura. Se la tua protezione in qualche modo mi abbia bloccato, comunque mi ha anche aperto al dubbio ed all’infinito. Nel dubbio, inteso nella sua sacra inseparazione fra vero e falso e non in dualistiche affermazioni giudicanti (separanti) mi hai cresciuta. E, quella paura che ti aveva guidata e che hai saputo trasformare in amore, rivissuta in me, io l’ho vista. e, l’ho guardata bene, nei miei limiti. Quella tua, nostra, paura, sorella del coraggio . . .

Continuo ad osservare, mentre quel dubbio mai si trasforma in certezza, piuttosto diventa attenzione a non condannare ed a riconoscere quando la separazione agisce ancora in me . . . Se riesco a riconoscerla, la congedo con gentilezza; cerco fermezza nell’intento! Riconoscendo innanzitutto in me la separazione, in fondo sento che non è o sarà lei ad essere esilata, ma io. Per questo come Vasilissa (***) porto nella tasca un Vuoto che sta al posto della sua bambola. Un vuoto nè a perdere nè a guadagnare:un intento di spazio liberato (anche da/di “me” ).

N O T E

*** appena possibile indicherò riferimenti per “Vasilissa”.

(continua)

At the beginning and at the end

“Your task is not to seek for love, but merely to seek and find all the barriers within yourself that you have built against it.”

Da qualche tempo sto sentendo l’esigenza di fare spazio, si tratta di una liberazione non di una negazione.

Inevitabilmente, mi scontro con la mia difficoltà a “lasciare andare” ed ascoltandola, sto riconoscendo come la liberazione di uno spazio esterno, fuori di me ed intorno (cassetto, armadio, scaffale, stanza o tutta la casa), corrisponda alla liberazione di spazio interno, dentro di me. Da chi sono occupata nel mio spazio interiore? Da condizionamenti che sono attivati ed attivano dinamiche di relazione, giudizio, affermazione ed appropriazione. Queste dinamiche come tali, si combinano con altre all’esterno, nelle relazioni, appunto.

Mi fermo, per ora a questo enunciato, un po’ palloso ed inadatto, perchè in fondo si tratta di un’avventura! E’ cominciata dall’anno appena scorso, e forse anche prima (non lo sapevo). Ed ora, vorrei celebrarene un nuovo inizio, piccolo ma piuttosto consapevole. Vorrei celebrarlo qui , da questo minuscolo spazio liberato: non c’è un trono nè una sedia, solo uno sgabello. Non c’è neanche un tavolo, ma una mensola, sospesa, sulla quale sto scrivendo. Intanto, l’altra parte di me respira e sussurra dal corrispettivo spazio liberato dentro. Ancora uno spazio piccolo ma in divenire (cosi’ spero’) e nutrito dall’intento di liberazione e dalla gratitudine. Al principio ed alla fine segue un altro nuovo inizio? Così, potrebbe risultare difficile distinguerli fra loro, ma anche più facile essere colti dal vortice del ciclo e dal suo fluire.

Grazie

NOTE

– la citazione ” ” di Rumi, scritta, o disegnata, con la grafite a bastoncino su un foglio trovato mentre liberavo la libreria (un centinaio di schedari contenenti foglio e foto fogli più o meno alla rinfusa). Rimasta in sospeso, poi ritrovata ieri sul template di un’amica in Fb, è arrivata fin qui.

– ho in corso una pausa dal cosidetto profilo FB, vorrei chiuderlo almeno temporaneamente appena capirò come si fa. Nel frattempo, mi asterrò dalla frequentazione del mio ed altrui profili. E, tornerò qui più spesso (consapevolezza del probabile soliloquio, in abbinamento all’ascolto in Silenzio ed in Solitudine (aperta però :-))

2 . 1 . 2020

Caroline Gaedechens – “Untitled”

Diventa la montagna che stai scalando ed diventa il Fiumeche già sta scorrendo dentro di te. Ascolta.

Stavo camminando da due giorni, o più. Camminavo alternando velocità diverse, senza pensare, guidata dalla successione dei passi, secondo una mappa sconosciuta eppure non estranea.

Se ascoltavo l’emozione di stare da sola dentro a quel paesaggio meraviglioso e sconosciuto, non sentiva più il cuore battere, ma solo il respiro fluire, passo dopo passo.

Camminavo, limitando a volte il passo al minimo ma senza mai fermarmi del tutto. E, quando ero quasi ferma mi sembrava che anche l’immagine del paesaggio si fermasse, nonostante il vento. Ogni filo d’erba, ogni granello di sabbia e le nuvole lassù, tutto sembrava in stasi, forse dentro all’attesa di qualche movimento.

Il cammino ad alterne e diverse velocità, disegnava linee ondulate, non rettiline. Mi sentivo portata, come se non fosse neppure io a camminare, da sola, sospesa nella distanza fra deserto ed oceano. Stavo tornando, ma dove?

NPAL Diary – Zavhan Valley – June 2018

(continua – in progress)

“Dove sono? ” . Nessuno risponde.

3 . 1 . 2020

Guardo in alto. Le Nuvole si muovono come una freccia che disegna un sentiero sottile nel cielo. Seguo quella direzione. Cammino, cammino. Non ho più paura di perdermi ed ora la mia meta è solo fare un altro passo ed un altro ancora.

(continua – in progress)

4 . 1 . 2020

Rileggo, sono seduta davanti al pc. Sento quei passi nel desero di Zavhang Valley dentro di me. Una traccia di sentiero in divenire. Ed anche quel sentiero di Nuvole come una freccia in cielo, continua ad indicarmi di non viaggiare per fuggire ma invece per restare.

Cosa fare quando si trova, e si troverà, una dimensione relativa seperata, indefinibile per attraversare i mondi e le dimensioni travalicanti questo “mondo illusorio”?

Eppure, dove finisca questo mondo ed iniziano gli altri, non dipende dal saperlo calcolare, piuttosto bisiognerebbe imparare a non negare la separazione incominciando da noi. Bisogna imparare a restare in quello stato di neutralità che consenta alla trasformazione di essere riconosciuta, per come e quando accade da sè . . . ?

NPAL Lab – 2017


(continua – in progress)

Senza conto

Erri De Luca⚡️💛
”Nello scasso profondo dei nuclei familiari Natale arriva come un faro sui cocci e fa brillare i frantumi. Si aggiungono intorno alla tavola apparecchiata sedie vuote da tempo. Per una volta all’anno, come per i defunti, si va in visita al cerchio spezzato.
Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene.
Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati. Natale è atto di accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano. Natale incalza a fondo i disertori.
Ma è giorno di nascita di chi? Del suo contrario, spedito a dire e a lasciare detto, a chi per ascoltarlo si azzittiva. Dovrebbe essere festa del silenzio, di chi tende l’orecchio e scruta con speranza dentro il buio. Converge non sopra i palazzi e i centri commerciali, ma sopra una baracca, la cometa. Porta la buona notizia che rallegra i modesti e angoscia i re.
La notizia si è fatta largo dentro il corpo di una ragazza di Israele, incinta fuorilegge, partoriente dove non c’è tetto, salvata dal mistero di amore del marito che l’ha difesa, gravida non di lui. Niente di questa festa deve lusingare i benpensanti. Meglio dimenticare le circostanze e tenersi l’occasione commerciale. Non è di buon esempio la sacra famiglia: scandalo il figlio della vergine, presto saranno in fuga, latitanti per le forze dell’ordine di allora.
Lì dentro la baracca, che oggi sgombererebbero le ruspe, lontano dalla casa e dai parenti a Nazareth, si annuncia festa per chi non ha un uovo da sbattere in due. Per chi è finito solo, per il viandante, per la svestita sul viale d’inverno, per chi è stato messo alla porta e licenziato, per chi non ha di che pagarsi il tetto, per i malcapitati è proclamata festa. Natale con i tuoi: buon per te se ne hai. Ma non è vero che si celebra l’agio familiare. Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta. Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. È di lui, del suo ingombro che si celebra l’avvento.
È contro di lui che si alza il ponte levatoio del castello famiglia, che, crollato all’interno, mostra ancora da fuori le fortificazioni di Natale.”

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Lascio questa citazione meravigliosa ed una pausa interrotta (dal post precedente). In attesa di un ritorno, a breve! 🙂

(continua – in progress)

1 . 1 . 2020

Da oggi tornero’ piu’ Spesso qui, a scrivere. Comincio un esperimento: disintossicarmi da Facebook e da certe dinamiche ( ormai interne). E scrivero’ un post (qui sopra) per incominciare . . . Opla’!