Cin Cin . . . !

“E’ Notte, lo sai?”

Quando siamo nella cosiddetta Notte dell’Anima, non sempre ce ne rendiamo conto. Forse, proprio perché, alla fine, non c’è proprio nessun conto, nessun controllo che possa portarci via da lì?

Siamo  in quell’Oscurità profonda,  non troviamo luce o riferimento che ci possa aiutare, o almeno orientare, verso l’uscita.

Ed allora, che si fa?

 

“Non si tratta di fare conti o controlli, confronti e strategie…

Così non ne usciresti mai (!) ma, se veramente vuoi uscire nella (tua) vita  vera,

ce la farai …!”

 

 

Ci sono tante Storie, o Tales ,  che trattano del Percorso dell’Eroe. Ed, uno dei primi (the best) loro  messaggi  sento, essere che   l’eroe possa  essere chiunque (o “qualunque “altro”, in noi ed intorno) abbia l’Intento di fare quel percorso (attraversare l’Oscurità alla quale appartiene e scoprirne la connessione alla Luce).

NPAL  Diary & Meeeting , Mongolia 2017

 

 

Da qualche giorno, NPAL, nella sua limitatezza e semplicità, sta diventanto  NPAL Storytales & Storytellers. Sta andando verso la liberazione di uno Spazio che possa accogliere, e rilasciare, Storie/ Tales e condividerle.  Benvenute/i… (Storytales and Storytellers)-

Quindi … Cin Cin… (celebrating) 🙂

 

 

“L’Intento è vivo, non bloccarlo , non conservarlo, non controllarlo.

Lascialo vivere con te, nutrilo e …lascialo respirare, diventare.

Liberalo…!

 

NPAL Diary &  Meeting

 

 

 

NPAL 2704018 – (continua/in progress

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“Fatti i cazzi tuoi…!” (ma quali?)

“C’è una foto con qualcuno (io), ma non guardare “chi”  (me) , quarda   Sassi vicino, guarda il Cielo…”

Classificare e dividere, come se gli Esseri umani fossero superiori alle Pietre o alle Nuvole. Una proiezione di separazione che, riprospettata su piani social-politici ,otrebbe diventare razzista e nazi-fascista?   Non m interesso (più ) di politica, mi sforzo di non ignorarla e, piuttosto, non riesco a non indignarmi. Si tratta di priorità, sia nelle elezioni personali sia nelle relazioni sociali.  Si tratta di responsabilità. Bisogna farsi qualche domanda, del tipo: questa azione procura sofferenza a qualcuno? ne posso fare a meno, e c’è una alternativa?

 

In fondo, che sia  una questione di immaginAzione e di Libertà inseparata  (mia/tua/nostra/vostra/loro)? Si tratta, di aprire la visuale, di ampliare lo sguardo? E, di non farsi i”cazzi propri” come se gli altri (in senso lato:  persone, popoli, paesi, razze e mondi) non esistessero? Che poi .”i cazzi, o fatti, nostri” visti con uno sguardo limitato ci condizionerebbero ci renderebbero schiavi, diciamolo!

 

Per vedere chiaro, bisognerebbero essere in pace, dentro di noi, con noi stessi e conoscere la nostra Oscurità. Come, altrimenti, potremmo vedere, in quel Buio? E cosa potremmo vedere se non  le nostre paure ed i nostri rancori proiettatti su qualcuno o qualcosa d’altro, fuori di noi? E’ lo spettacolo inconsapevole, il film di una vita non vissuta, l’illusione di  una realtà apparente, recitata inconsapevolmente (una trappola individual-sociale). Però,  la possibilità di risveglio c’è… ma non si compra, ci vuole l’intento di cambiamento, di risveglio ( non rifugiarsi in compensazioni)!!!

Ed allora, dai … ! 🙂

Grazie, sempre.

 

NPAL DIARY 01022018 (in progress)

(Ispirato da un post di Simona Emme) ☺️

 

 

 

 

 

*** (foto dall’Archivio NPAL, tratte dal web, per ora non ho preciso riferimenti. Grazie :-))

“Four Strong Wild Winds blow Lonely . . . !”

Questo collage di post(s) archiviati,  scritto prima del mio ultimo viaggio a Glastonbury, risale a più di un mese fa!

Nell’incipit al post (cambiato) ho ritrovato:

“Un ponte che ti mostri proprio dove sei … Be’, non si può neanche  vivere nella paura. ma vivere…”

***************************************************************************

Poco fa ho cercato un post come un riferimento.

Sai, quando viaggiando guardiamo  qualcosa attraverso una finestra e, magari la finestra non c’è neanche  potrebbe essere  l’obiettivo di una  macchina fotografica, o qualcosa d’altro che  ci consenta d’incorniciare,  in parte, ciò  che potrebbe essere visto di fronte o intorno a noi. Oppure , potremmo  anche non essere in viaggio fuori casa, ma considerarci in viaggio, dovunque.

 

“Non è tanto importante ciò che vedi,  o credi di vedere,  se guardando ti liberi dall’ansia di vedere, trovare un’immagine o forse una compensazione?”

 

Una compensazione che potrebbe   farci dimenticare, per un istante almeno, ciò che nell’ombra ci rende così difficile stare, restare, fare e,

ci fa nascondere o  fuggire, altrove.

Altrove, dove?

 

Altrove potrebbe essere lì,  (magari una paginadel blog o di facebook), dove indifferentemente si possa sostituire ciò che vorremmo  o dovremmo  fare, con un click, (uno sguardo, click fotografico o della tastiera del pc o smartphone)

(questo è rimasto dall’incipit del post scritto giorni fa o ieri: un ponte che ti mostri proprio che non si può neanche  vivere nella paura ma vivere…

 

 

NOTA 1

lascio questo post in sospeso e non lo pubblico,  come pro-memoria riletto a come scrivo e come scrivevo.

Sto rileggendo vecchi post e mi meraviglio: li ho  scritti davvero io?

Adesso, non mi sembra di saper più scrivere in tal modo. Perché? Forse, perchè ora non faccio più riferimento a fatti o persone accaduti, incontrati in questa dimensione e che possano essere  trascesi proprio  attraverso il racconto scritto o disegnato, dal  giudizio, dall’idealizzazione, dall’esaltazione, insomma   dall’illusione.

Ultimamente, scrivo per compensare le frecce che non ho saputo,  sentito o voluto lanciare.

Scrivo per dire alle compagne di viaggio quanto sono state incoerenti rispetto a  chi credono e dicono di essere o stronze, stronzizzime. Scrivo prr esprimere la mia delusione di non aver trovato interlocutrici per esaminare la dinamica di separazione fra noi, complice  la competizione; ma sbaglio perché non trasmuto non trascendo , pontifico.

E  così. non racconto la storia dell’evento per lasciarlo andare. Piuttosto, ne parlo per affermare la mia posizione presunta corretta e per crogiolarmi nella sconfitta o nella vittoria ( a volte non c’è una gran differenza)

Non cancello il post qui sotto, che avevo citato all’inizio come riferimento per scrivere qualcosa.

Direi, che ora sia prioritario considerare perché scrivo e cosa potrei scrivere durante  il viaggio a Glastonbury, il prossimo viaggio. Già adesso, si sta rivelando qualcosa, no? Stanno incrinandosi alcune maschere e stereotipi , in me. Bene.

“Questa nota mi rincuora e mi incoraggia anche a comperare un usato i Pad da portare in viaggio. Sì, mi sto accorgendo che urge un ” lavoro sull’intero/interno”, una meditazione sia pur breve e quotidiana, un esercizio fisico mattutino (sia pur breve), fare il bagno ogni giorno, adesso che l’acqua calda c’è grazie alla riparazione dello scaldabagno, e fare un disegnino, come parte di un disegno grande, da portare in viaggio ( una specie di collage, anche da combinare dopo, o da fare su u foglio in cui uno schema, anche semplice, come un mandala circolare con gli assi delle direzioni o una spirale,da riempire con fogli piccoli anche strappati da disegni o fotocopie  di disegni, in modo che il frammento sia comunque energicamente connesso alla piu’ grande e o più piccola parte ed anche testimoni l’apertura di lasciare andare. E, fare la fotocopia ma non stracciare il sdegno).

Sulla parete dello studiolo sopra la cassettiera o in camera da letto mostrare a me stessa questa testimonianza che potrebbe essere trascesa (ho paura di perdere qualcosa, ma vedo la mia paura e “me” la guardo) .

 

NOTA 2

Prima, nell’incipit al post (cambiato) avevo scritto:  ” Un ponte che ti mostri proprio dove sei … Be’, non si può neanche  vivere nella paura ma vivere…”

“Four Strong Winds blow lonely”

(il testo nei commenti)

N.B.:

20 . 10 . 017

Quello che ho scritto qui sopra, più di un mese fa, mi sembra in buona parte ossessivo ed in parte svanito. La testimonianza, come tal,  (se lo è) testimonia un limite.

Forse sono proprio loro, i limiti, i veri testimoni?

Intendo dire, non censuro quello che ora rileggendo, mi sembra ingenuo perché sfuggito alla rappresentazione (guarda “chi sono” o guarda chi vorrei sembrare d’essere) o all’opposto rappresentato proprio per questo motivo, inconsapevolmente. A questo proposito , ho scritto, rimandando il pranzo per l’urgenza di dirlo, un commetto ad un post su facebook, magari lo replicherò anche qui.

Il Vento Soffia, soffia. Soffia via.   Grazie!

2 giugno 2008

Angoli  & Spigoli

In un Angolo c’è una mappa di Mondi da decifrare. Tutto lo spazio fra Soli, Lune, Stelle e Altro ancora.

La Luce e l’Ombra del Cielo e della Terra fra noi, lontani e vicini, nell’Angolo, in una Stanza, dietro Porte e Finestre, siamo noi.

Per Strada, nelle Piazze, oppure su Sentieri diversi che diano la Speranza o l’Illusione di una comune  e reciproca  appartenenza nell’essere stretti, isolati, selvaggi.

In un Angolo di Recinto, Casa, Stanza, Porta, Finestra, ed anche in una Stella disegnata,  nell’Occhio grande o piccolo, persino in un Sentiero, c’è uno Spigolo, almeno uno.

Quello spigolo  che tende la curva della quale è Inizio o Fine, quell’altro che invece si specchia in altri dirimpettai ortogonali. nei riquadri di Ingressi ed Uscite, stanno a ricordare,nel percorso  dentro, fuori e dovunque,un tratto o un momento in cui la Direzione dei Passi, dello stare fermi o dell’andare via o alrove,cambia direzione. A volte supera, a volte torna indietro, altre s’inabissa o vola via.

Dove stiamo andando?

Dove stiamo andando, veramente, intendendo lo Spazio ed il Tempo, oltre quel confine di Recinto, Stanza, Ingresso e Uscita, oltre  la misura del Tempo suddiviso nei Giorni.

Dove stiamo veramente andando, nel Tempo indefinito, in quel Momento che unisce e separa la nostra Vita quando comincia e quando finisce.

Dove stiamo andando, da soli ed insieme, nelle nostre Vite separate ed intrecciate. Chi comincia prima e chi dopo. E poi, quando finirà…?

E soprattutto, cosa stiamo facendo?

Cosa stiamo veramnete facendo da soli ed insieme, per Noi stessi e per l’Altro vicino e lontano?

Anche oggi, insieme a Te che diventi sempre più sottile, silenzioso, rimpicciolisci fisicamente, e ti stai allontando da questa Vita, a poco a poco,  io mi avvicino piano piano. Vengo verso di Te. E cambio Direzione … 🙂

(Ma comincio a sentire che sto andando anche verso parti di me che non conosco proprio, o quasi …).  Grazie.

C l i c k

No title ***

1.

 

 

 

 

 

Casa scrivo? Sono tornata da un Viaggio ed ho perduto le parole.

 

“Bene,  Così ora ascolterai il Silenzio!” *** 

 

 

 

Sto ascoltando ed, al posto delle parole, sento quasi una musica, nel senso che non è strutturata se non un minimo, tanto da poter essere percepita, come se fosse un segnale di una presenza o di un cambiamento di quello che c’è o forse, non c’è più.

 

 

“Ora, cominci a sentire l’invisibile, hai forse smesso di resistere?” ***

 

“A che cosa?” rispondo.

 

 

“A ciò che ti pone confini, richieste, modelli, doveri o compensazioni (se non riesci a farlo, ad accettarlo compensa con altro. L’importante è sopravvivere, o no?” ***

 

 

 

 

 

2.

 

Improvvisamente,  il paesaggio svanì, anzi divenne irriconoscibile: fra tanti frammenti che lo abitavano come un popolo di sguardi.

Sguardi liberati dall’occhio e dal corpo che avrebbe potuto generarli.  Erano allora, sguardi, autonomi? S’interrogavano in sé e l’un l’altro, non per giudicare ma per scoprisi ed  osservare la dinamica della trasformazione.

Non che ci capissero un gran che, eppure  la sentivano, come se alla libertà del loro guardarsi, corrispondesse un’altra musica.

 

 

3.

 

 

 

 

NPAl Diary & Journey – 2508017 (in progress)

1-3 -4-      Mongolia Tour

2  – NPAL “Free Gifts” – Water (111104)

 

 

 

 

 

 

29 . 8 . 2017

 

In Mongolia la quantità da misurare perde di significato. Sei nell’Infinito.

Perché certi continuano a contare, misurare, giudicare?  Mi son chiesta tante volte  perché  la musica dello spazio non sia ascoltata.

 

 

Lascia andare chi credi di essere o chi glia otri credono tu sia …”

dicevi, tanto tempo, o vite, fa. Anzi, non lo dicevi, lo cantavi,  Ed allora, cosa ne sapevo della differenza fra la musica e le parole?

 

 

“C’è una bella differenza  fra parole cantate e dette.

La distanza di un racconto che, se non ascolti in quel preciso momento, non potrai sentire.

Sentirai altro, forse un bisogno nascosto dietro una domando o un’affermazione.  Vedrai una maschera tua o altrui e ti confonderai, credendola qualcosa d’altro.

Non disprezzare le maschere,  cerca sempre, sia che sia una  maschera tua o altrui,  lo spazio che c’è proprio fra la tua   e chi sei veramente ma non sai, ancora.

 

Così, pressapoco dicevi, ed io restavo ammutolita. Non ti vedevo ma come ti sentivo! Le tue non erano parole, piuttosto erano  suono di un lampo improvviso nell’oscurità. La mia vista annebbiata, un sussulto profondo e poi… non so dire. Magari, potrei cantarlo?   ………………………………………………………………………………………………………………………………

 

 

 

DSC03550.JPG

 

NPAL ” Mirrors”, Mongolia  August 017

 

 

 

Come uno specchio non rifletto chi sembri ma chi sei … Ed allora, ascolta!

 

 

 

 

NPAL Diary & Journey (in progress 2908017)

 

S/mascherarsi

 

.

A volte, la storia arriva da te e, non è un racconto. No, è un incontro …  Ascolto la differenza, tra racconto ed  incontro, quando arriva da me. E, dico “da me”,  ma in quel momento non sono  separata, dietro al mio nome od una maschera. Non sono sola. La magia di una storia viva è proprio che s’accompagna a te e forse, ti sveste d’ogni maschera, pretesa, pregiudizio . . . E, nuda posso sentire il vento in profondità, se sono in ascolto.

Certe volte, sono  distratta e la maschera  è sottomessa a quell’attesa, aspettativa o altro,  così che io perdo il vuoto che ci separa e ci unisce oltre ogni forma, ed  ogni definizione di personalità.

Grazie!

 

La sua Voce (di Bob) è come una storia in progress,  se l’ascolti parti per un viaggio dentro di te e, seguendola, non trovi confine, se non quello fra Terra e Cielo  (e lì Terra e Cielo, Inferno e Paradiso non sono categorie e non sono separati, mai).  

Contemporaneamente ti porta oltre il tempo, là dove Passato, presente e futuro non sono inseparabili . . . Sempre!

 

 

NPAL Diary & Journey – 2507017 – in progress

 

Mr Train (2.) – (“Essere Suono”)

https://www.google.it/amp/s/auralcrave.com/2017/03/06/il-big-bang-della-musica/amp/

 

Quello che conta son le storie, non quello che trovi o  porti a casa.

 

S’apre uno spazio d’ascolto ad ogni incontro, con qualcuno, qualcosa, un paesaggio, un’immagine, un segno visivo o sonoro. Oltre le parole, s’apre uno spazio di ascolto.  Non sai cosa arriva non sai perché.    Restare connessi attraverso l’ascolto senza aspettative e senza richieste, come una porta ( o una finestra) che si lascia attraversare, come una strada che si trasforma al passaggio dell’acqua, in fiume …

 

Le storie sono sempre presenti, persino su una pagina personale di ebay, dove qualcuno espone cose da vendere. Sono presenti, soprattutto dove non le cercheresti ma, forse stanno in attesa e, ti sorprendono, se le lasci apparire.? Dipende, forse,  da noi quello che troviamo, così come dipende sempre da noi se non troviamo qualcosa…? 🙂

Le storie si manifestano come suono, hanno un ritmo secolare che ha loro consentito di intrecciassi fra loro e di cambiare,  trasformandosi in un altra storia, connessa ad altre, e così via. La separazione nel tempo e nello spazio è dissolta, se ascolto e racconti, se sei ascoltato e raccontato.

 

Quando racconti, sei una Voce fra tante, accogli una storia in te …  Sia benvenuta!

 

 

 

NPAL Lab – “Travelling”,  2016

 

 

 

NPAL Diary & Journey,10072017 (in progress).

 

 

N


Mr Train – (“dare i numeri”)

 

“Nessuno sapeva dove ero, nessuno mi stava aspettando”.

 

Si traccia una mappa fra dove sei fisicamente, e dove sei, là… ma dove? questa domanda non è “pesante”, non interroga, Piuttosto, apre uno spazio di risposta, di scoperta o forse di miracolo.

 

“Prendi a caso una frase dallo specchio e, lasciala andare.”

 

A caso, un atto di presenza: fai un gesto, lo riconosci mentre lo lasci accadere, lo trovi, ti fai attraversare: e lo lasci andare, lontano da te. Non aspetti un ritorno.

 

Parlo alle piante, qui sul terrazzo e dentro casa: “Buonanotte ragazze”,  dirò fra poco e domattina le saluterò di nuovo: “Buona giornata”!

 

Celebrare la distanza come uno spazio di libertà e di presenza.  Qualche settimana fa ho incontrato una Septaria ( click), attratta dal suo disegno.

Mi sarebbe piaciuto che proprio quel disegno apparisse sul pavimento che vorrei dipingere, anche se non vorrei  imprigionarlo… Così ho chiesto ispirazione, in merito.

E, la Septaria ha raccontato, con  quella vibrazione  (click) che connette la paura della mancanza al Vuoto, alla sua libertà dalla personalità di un luogo o di una creatura, vivente o morente, o di un luogo.

Ci sono delle “figure” che sembrano maschere o mappe intrecciate  e, come tali  se ti lasci connettere, ti parlino  del vuoto, dell’essere uno schermo, nella rappresentazione, un paesaggio, uno spettacolo. Ti cambiano, se

lasci accadere.

Va bene, la maschera ha una sua generosa consapevolezza, non ti imbroglia, si sovrappone o si sottopone, fino a quando la tigkierai. Decidilo! Sai, che scoperta, dopo? 🙂

IMG_0825.JPG

* NPAL Diary & Journey – Septarian Necklace 0407017

 

 

P.S.: in seguito, ad un post del 2016 ripubblicato poco fa, su facebook (certe escursioni veloci possono essere “profonde”).

invece, questo post è decisamente in progress. Se vedem … 😊🌱Ty.

 

 

NPAL Journey 2015-DSC00649.jpg** NPAL Diary & Journey  – Mongolia, August/September 2015

 

 

NPAL Diary & Journey 407017

 

 

 

8 . 7 . 2017

“Scusa, stai dando i numeri?”

 

Sì!

1.

“Vado in reazione subito, quando nella conversazione con qualcuno, mi sembra che mi diano ordini. Magari non è così, l’altro si esprime spontaneamente senza usare condizionali, fa un’ipotesi usando un imperativo. A me sembra, di sentire un’energia particolare in questi casi, di controllo e dominio, ma forse viene  da una mia mancanza.”

2.

Tendo a idealizzare gli altri,  e a volte la mia disponibilità viene usata a fini di potere od affermazione, forse? Comunque, anche se riconosco la mia responsabilità nell’essere stata disponibile ad oltranza in passato, ancora non lo sopporto.

3.

Ho bisogno di distanza per respirare, mi sento invasa.   Mi sento inchiodata ad un ruolo, esclusa dal dialogo e reagisco immediatamente, mettendo la  distanza che non c’era, invocando spazio e tempo oltre quell’ambito angusto in cui mi sento stretta.

Non sono un personaggio da inserire in un teatrino a recitare la sceneggiatura scritta da qualcun altro o neanche da me . . . E cosa, chi  sono? Lo sto esplorando, non è per niente facile, anzi è proprio pericoloso, ma è “un’avventura per la vita”.

“Fra la vita e la morte, sempre ci muoviamo, non dimenticarlo. E, sorridi!”

5.

Però, occorre accettare che gli altri magari non amino l’avventura e chiedano di continuare la recita. Senza offendere, innanzitutto,  ma anche senza offendersi.

Riuscirò a tradurre  l’intento di accettare che mi venga richiesto, magari inconsapevolmente o indirettamente , di recitare, di stare in una scena fissa o uno spettacolo ripetuto, senza offendere senza offendermi; senza reagire, riconoscendo i limiti  e cercando una risposta al mio intento ogni volta, in quel momento?

6.

Viaggiare senza sceneggiatura precostituita, alleggerisce il bagaglio ma è pericoloso per ogni aspettativa e per ogni credenza . Ed anche per i comò, quelli delle tre civette e quelli pesanti che mi porto dentro, affilandone i cassetti di ricordi.

7.

Ed anche dentro , come fuori, non si tratta di buttare via (le cose, le persone o le loro maschere, le emozioni, gli eventi, ecc.), con una negazione distruttiva,  ma invocando quello spazio, che non sia una pretesa chiesta a qualcuno, o una  compensazione ad un ruolo nel quale sei rimasto o sei uscito inconsapevolmente …?

 

“Non si tratta di distruggere, di fare piazza pulita,  ma di fare spazio alla pace (dentro e fuori) e prendersene cura, sempre!”

 

8.

La via continua. Buon cammino a tutti, a chi va ed a chi resta (a chi lo sa ed a chi no).

Grazie 🙂

 

 

 

 

 

****

“Night again

the Shadow of Universe

covers my shadow.”

 

NPAL Diary & Journey – “Dare i Numeri” (per ora fino a 8) – 08072017

IMG_0944

 

 

 

 

 

*        “Mr Train” – Patti Smith, Ed. Feltrinelli

**      articolo di Paolo Vites

***     “Sound of Silence” (byPaul Simon) and “I like a Rolling Stone” (by Bob Dylan)-      Sainkho koomii  and “From me to You”

****    Federico Pistone – Guida “Mongolia”- ed. Polaris – “The Nature of Feeling” Haiku

from Mongolia  – Bremson Editor