Tornare.
Tornare qui, aprire la porta oppure scostare la tenda per entrare dalla finestra.
Restare lì, sulla soglia o fra il davanzale esterno e quello interno, sempre percepiamo una linea di cenfine;
“Ma esiste?” chiedo.
Non è una voce a rispondere, risponde un sorriso, appena accennato arriccia gli angoli delle mie labbra all’insù. Poi,si distende ed allora io acolgo un respiro egli chiedo di essere il più lungo possibile;
“Portarmi lontano!” gli chiedo.
In risposta alla sua evocazion, ecco uno spazio rarefatto, astratto, quasi una distesa di sabbia con dune. Immobile. Immobile fino a quando un granello di sabbia si solleverà insieme a un alito di vento. E lì, proprio lì, sta andando il mio respiro.
Un soffio d’aria sullo Specchio. Una scrittura. Puntini apparsi con le virgole, si erano raggruppati in volo e si ora, si sono fermati, sospesi.
Soffia, soffia!
L’immagine appare e scompare, quieta nel suo divenire ed altrettanto quieta nello scomparire. E io, con lei.

(in progress – continua 17112024)
(14:00)
Ti accompagno e vorrei essere un’ombra per poterti portare ovunque e non lasciarti mai, eppure senza certezza. Nel vento che imperturbabili le ciglia del Cammello affrontano, ancora nel mio sguardo la sua regale immobilità, così dignitoso nella magrezza spettrale, luminoso, con ogni pelo al vento e aria fra i denti radi.((
(14.00)
Ringrazio l’Infanzia imperitura che insegnamento mi fece di un nome Proprio a tutte le creature, senza distinzione, e tu ti chiami Cammello. E forse, anche io, sono stata chiamata o mi chiamerò così…
(in progress – continua 17112024)
(in progress – continua 17112024)
26 . 11 . 2024
