Guardo i Fiori nel vaso, sul tavolo in cucina. “Stanno appassendo, dovrei cambiarli!”, è un pensiero automatico.
Appassendo nel vaso raccontano la storia
delle foglie quando lasciano il ramo, cambiano colore e distanza dalla
terra. Volano giù.
Così, le margherite bianche ingiallendosi mi richiamano alla stagione della mia età di oggi, in bilico fra Autunno ed Inverno. E, se i miei capelli sono diventati di un colore così simile a quello delle margherite e delle foglie ingiallite, mi rallegro del cambio di stagione, dentro e fuori di me, di nuovo. Me ne rallegro, perchè mi sembra di far parte di un cambiamento che non solo mio, sia oltre me. Inarrestabile.
Non esiste una età in cui ci si butta via o si butta via qualcun altro o qualcos’altro.
(continua / in progress 15092019)
Manca la foto, ma c’è (sul cellulare), domani la trasferirò. Nel frattempo, ne metto un’altra . . .
NPAL Lab – “s o t t o c a s a” – Milano, Parco Lambro & Altrove
28 . 0 . 2019
“Sarà ben ora di buttarli questi fiori! Guarda, sono proprio appassiti!”. Stai dicendo. Forse, sei in ansia o indispettita?
“Non lo sai che i fiori appassiti vanno buttati, il vaso va lavato e riposto?”
e continui a dire di quello che sembra e, forse non è, di quello che si deve fare.
“Non lo capisci?”
(dialogo interrotto)
(continua)
30 . 9 . 2019
30 . 9 . 2019
Cantano gli ultimi Uccelli prima di migrare da questa Estate infinita.
A volte, non so di cosa sto parlando. Ascolto e parlando mi trovo in un discorso che non conosco. Se non me ne accorgo subito, potrebbe durare a lungo.
In caso contrario, di soprassalto mi chiedo cosa mai io stia dicendo. Se me ne rendo conto solo in parte,
per il resto non so che fare (che faccio)?
Quando non mi spavento troppo, chiedo di riascoltare quello che ho detto. Lo scrivo, o lo riscrivo, per riscoprirlo.
Forse, In questo modo per riascoltare e rileggere, ho scritto la maggior parte dei post(s) in questo blog?
Solo di recente, ho completato le sezioni About e Info, in alto nel frontespizio di Boscoparlante ( iniziato neel 2003) e, poco fa, vi ho trovato scritto:
“Senza preclusioni, osserva l’orizzonte. Fino a quando scomparirà.”
(ora, lascio uno spazio vuoto, per tornare a scrivere in questa attesa. E, lascio in sospeso alcune frasi, connesse da spazi da lasciare vuoti e o da visitare).
NPAL (Nomadic Provisiobal Art-Life) Lab – Findhorn Foundation (Manda’s living room) 2012
17 . 8 . 2019
What’d you say about?”
Ho sempre creduto , forse in automatico, al dialogo dando per scontato che ci fosse, sempre e con tutti ( o quasi).
Invecchiando, mi sono accorta che se il dialogo manca dentro di me (fra tutte le mie parti separate), non posso pretendere di trovarlo fuori, intorno.
E, da quando finalmente l’ho trovato (le mie parti separate si sono riconosciute e cercano integrazione/riunione) non posso comunque pretendere che ci sia con qualcuno o con tutti.
Se (dialogo) c’è, (allora) c’è. Viceversa, se non c’è, non c’è . . .
“Comunque, non escludere possa accadere, Non si sa mai…).
(il testo di “A tratti” qui sotto, nei commenti
(continua – in progress)
“Series of Masks”- NPAL Lab – Milano & Elsewhere 2015/2016
14 . 8 . 2019
“The space among all those words”
18 . 8 . 2019
Per tutta la vita mi sono accentrata sulla mancanza, invece di riconoscere quello spazio vuoto come un’occasione per sperimentare libertà, riconoscimento, consapevolezza e gratitudine.
“Ad un certo punto, la vita si rivolta, come un abito quando lo si toglie di dosso. “
Cosa succede, forse, dipende da come è l’abito, da quanto e come lo si è indossato e da come lo si leva?
“Dipende dalla vita e dalla morte . . . “
Così mi avevi già risposto, ed io avevo subito pensato: ecco, un’altra volta questa risposta!
Kiki Smith’s – Peters Project
19 . 8 . 2019
La vita si rivolta, e questo, da qualche tempo, non mi spavento più come prima.
Cerco di restare, (qui) ad ascoltarla. Perchè, mi sembra proprio che la vita non sia da possedere ma da lasciare accadere. Magari nutrendo, in noi un intento che
non sia un programma ma una specie di porta per loro, la vita & la morte.Quando le considero insieme e non separate, sento che c’è salvezza sia nell’una sia nell’altra.
E, quando qualcosa di destabilizzante accade o qualcosa finisce, quando qualcuno si allontana ed io mi perdo, aspetto che l’abito della vita si rivolti di nuovo e cambi (ma ormai lo so, non è mio . . .).
_ Leonard, da dov’è da qualche anno, si sarà pure stufato di questa citazione…?
“Sì, se le crepe possono essere porte, bisognerà riconoscerle.”
_ E, non strumentalizzare l’Ombra (negandola in sè) ?! La luce non è una speranza di salvezza, riscatto da una inconsapevolezza di inseparazione (“l’ossessione speranzosa di essere separati , inconsapevole della notra reale inseparazione, in noi fra noi dal tutto”).
“Intendi? Luce e Ombra separate, crepe ed aspirazioni di riscatto, sono immagini. Immagini che, come tali, si trasformano. Non fai in tempo a trovarne una, che è già cambiata. Quindi, liberale, tutte! lmpara a lasciare andare.”
By Erica Chilese
– Da un sommesso “mmmm”, l’Oscurità trasforma se stessa, dentro . Un canto, che fa stropicciare i piedi senza mai smettere all’infinito, entra in un abbaiare di cani, al Nord estremo (dove ci sono sei mesi di Luce ed altrettanti di Buio)
– Lì. ascoltano davvero (ancora). Il sorriso di un bimbo Inuit a suoni sconosciuti. Ed, una sigla di chiusura, così estranea, ma chissà … Indica integrazione o sopraffazione (occidentale)?
“Non puntare il dito. Ascolta!” (1.)
“Nell’Ombra niente si cancella, ne’ resta immobile.”
(continua- NPAL 0805019)
9 . 5 . 2019
_ C’è modo e modo di raccontare (una storia):
“Quando non raccconti la tua storia come potresti raccontarne altre?”
_ Speculazione occidentale.
“Non puntare il dito. Ascolta!” “(2.)
(continua – NPAL 0905019)
10 . 5 . 2019
Una storia raccontata allineando frammenti e lasciando scorrere la distanza fra loro. Come acqua verso il mare, eppure era in una pozzaghera, prima.
La testimonianza ed il report son diversi. Essere testimoni, oltrie ogni ruolo ( per o di chissachì). Chicchirichì. Entra nel suono di quel dolore, diventa la sua voce. E, la tua/mia/sua/loro/nostra . . . Una storia non nega tutte le altre, mai.
(in progress -NPAL 11052019)
NPAL Lab -non mi ricordo la data _ Mongolia forever
Per modo di dire … dicendolo mi prendo un piccolo spazio per retrocedere segretamente da quello che ho appena detto, prima.
In inglese ho trovato alcune traduzioni, ed ho preferito questa: as a figure of speech, perchè? Indicando una “figura retorica” mi sembra riferisca l’accadere o il mostrar/si di “figura”, per una specie di spettacolo privato o pubblico. Parlare ad una platea o da una platea. Senza teatro, però e senza un vero spettacolo, probabilmente.
Nella distanza fra teatro dello spettacolo e società dello spettacolo ci sta grande differenza, un mondo o più, direi! Fra l’origine sacra dello spettacolo rituale (idolo, maschera, sacra rappresentazione e cerimonia) e l’edizione rappresentativa della società dei consumi ce ne corre, davvero, di differenza. Non più “investiti dalla divinità”, attori autentici sotto la maschera ed il travestimento, ma consumatori che comprano e (si) vendono come figure partecipi di un teatrino-organizzazione di consenso pilotato. Merci per messaggi mercificati.
Qual’è il problema? Vivere in un teatrino senza saperlo. Per modo di dire uno spettacolo, per modo di dire vivere.
Farnetico e cosa c’entra o centra questa specie di post con quella “figura retorica”? Non so, ma stiamo attenti a non essere, oltre che a farle, “figure di merda” (e almeno, cerchiamo di accorgercene) … Oh, l’ho detto.
(scrittura veloce, un po’ puzzolente e comunque, in progress … :-).
Post Scriptum: 2 . 4. 2019
Gli Esquimesi si baciano annusandosi accuratamente (con una cerimonia antica che ancora conserva il suo valore). Con loro non si possono fare, o essere tantomeno, “figure di merda”. Appena annusati , subito si sarebbe riconosciuti e mandati a camminare sul “Ghiaccio sottile” (Icewisdom). . . per aiutare un nostro rinnovamento ?! 🙂
“Non importa se vedi in Bianco e Nero o a Colori. Ascolta . . .
C’è un vento pazzesco, tutto ondeggia, in cielo ed in terra. Anche la macchina sopraffata dal movimento dell’aria e mio, sposta immagini oltre l’obiettivo, fotografando un’imprevista inquadratura. Mentre, quella rimasta fuori si libera, potrebbe raggiungere tutte le altre immagini liberate, chissà dove?
“Quando non puoi vedere, ascolti.”
NPAL Lab – “Blowing in the Wind”- Findhorn & Elsewhere, August/September 2012
(continua – in progress)
26 . 7 . 2019
Quando comincio a raccontare, spesso non so se farlo con un tempo presente o passato prossimo o remoto. Il racconto, a volte è un ospite inatteso, si manifesta poco a poco. Questo, accade nel presente (sono, sei). Se evoca dal passato ciò che già era accaduto o non accaduto , acoltando sento altre storie (ero, eravamo, eravate, erano). Ricordo, o non ricordo, mi è accaduto o l’ho sognato e, che differenza ci sarebbe?
Parlare del tempo non è una negazione (c’è stato o non).
Piuttosto, chiedersi “Chi sono?” sia una domanda (esssere presenti mentre lo si chiede, con umiltà non sottomessa e spirito bambino) nei limiti consentiti dalla trasformazione della nostra consapevolezza che invecchiando può consentirci nuovi inizi … ?
NPAL LAb Exhibition & Illusion, Milan & Elsewhere 2012
“A volte, non c’è confine fra domanda e risposta.”
Viaggiano insieme, oltre confine. E, se “la risposta è dentro di te”, è importante non essere soltanto, o sempre, fuori . . . 😉
(continua – in progress)
7 . 2 . 2019
La distanza fra due immagini di paesaggi potrebbe essere intesa come uno spazio da percorrere, a piedi o in volo, da soli o iinsieme ad altri, con un mezzo di trasporto, o senza.
Un cammino o un volo, accade fra cielo e terra, sulla terra in questa cosidetta terza dimensione o nelle altre. Trovarsi nello stesso viaggio in questa o in altre realtà multidimensional, fa una certa differenza, ma se navighi davvero ad un certo punto sei oltre confine, per ipotesi… Come esserne mai certi? (no separation) 🙂
NPAL Lab – Diary & Journey “Passano e ripassano” via Corelli, Milano & Altrove 27 Febbraio 2019
(- continua)
28 . 2 . 2019
Immagine di treni in transito, tanti viaggi tra di loro, intervalli, immagini, cambiamenti. Sospirando canto Amapola, perchè ne sento l’aria. Ed adesso, scusatemi, vado a cercare quel libro “Il Viaggiatore Notturno” di Maurizio Maggiani.
Si, proprio quel libro che mi aveva fatto ricordare di aver sentito cantare quella canzone da mio nonno Felice, sottovoce, quando cantava ormai solo così, spesso da solo davanti alla finestra, dopo aver condiviso, da giovane, per tanti anni la sua voce con un coro. Quanti ricordi, vissuti o ascoltati raccontare.
Mia mamma Renata, piccola piccola, lo accompagnava quando lui andava a cantare nel coro, verso sera. E poi, lei seduta ad ascoltare, seguiva lui in silenzio, intanto imparava le canzoni di un vasto repertorio di generi musicali diversi. Per tornare a casa, a notte fatta, con la sua manina nella tasca grande del cappotto del suo papà altissimo, bellissimo e dolcissimo. Credo di aver ereditato quel senso dell’essere compagni musicali, sonori nel vivere, anche condividendo il silenzio. Grazie.
Quando, non molto tempo fa, ho comimciato ad essere rassicurata nell’ascolto, piuttosto che nell’essere ascoltata, ho cominciato ad intendere come il bisogno di raccontare prescinda dall’ascoltare, ascoltarsi nell’essere “insieme” (anche se l’altro non c’è o non si vede). Però, per questo… working in progress, mentre sta arrivando un’altra Primavera!
Ho preso tanti treni nella mia vita e quanti ne ho persi! Ne resta una immagine mossa, di tracce sempre in divenire. Perchè, in fondo, un viaggio non è mai finito e le mete sono sempre in movimento fra loro. Un treno in transito questo lo sa…
Il viaggio non va atteso, va vissuto in ogni momento, dovunque tu sia, lo spirito del viaggio è sempre con te. Non sei mai solo nè fermo.
“Non aspettare di partire, comincia a viaggiare dove sei, anche se sei seduta
davanti alla finestra della tua stanza.”
(lascia andar via i pensieri ed ascolta. Forse, c’è una storia che è appena partita e
sta arrivando da te … )
Kaapi Carla Barnabei – NPAL Lab “Waiting for a Tales” – Findhorn Foundation – 2012
“Non sono le persone che fanno i viaggi, ma i viaggi che fanno le persone”.
John Steinbeck
(- continua)
3 . 3 . 2019
NPAL Lab – Diary & Journey “Listening”, Milan and Elsewhere, 3 March 2019
“Nell’Acqua c’è uno Specchio. E, nello specchio il fluire dell’immagini, chissà dove.”
Le immagini riflesse, come treni d’altra dimensione, vanno Altrove?
P.S.: Il viaggio mi porti “qui”, dove sono. Nessun confine vorrei percepire ( rilasciando l’illusione di percepirlo) 🙂
(in progress)
ore 21.47
Lascio qui un paio di appunti per la mia ricerca sulla esperienza passata ed in progress “Mappe per/del Silenzio”.
Titolo assolutamente indicativo, provvisorio ed in trasformazione. Insomma, per il poco che ne so, una storia multidimensionale di segni sonori ed in-visibili . Spazi e mondi.
Da anni ci penso e l’incontro con il khoomi mongolo a Ulan Batar (Giugno 2018), la mia resa (“non ce la faccio a cantare così, riconosco il mio limite e, ti seguirò ascoltandoti, fino all’infinito”) e la testimonianza del maestro (che emozione risentirlo nel video!) hanno segnato una svolta facendomi da ponte nella nebbia.
* (ho trovato la prima di queste tracce sottostanti, sbirciando fra i vecchi post del 2007 per la prima, e da questa ho trovato la successiva 🙂 o procedo, quando non sto ferma per associazioni e per incontro con “quello che arriva” o trovo.. Si rinnova la gratitudine che ho sentito allora e sento ora. Grazie 🙂
(fantastico, ascoltare tutte e tre le tracce, video, contemponeamente . . . ) 🙂
(in progress)
4 . 3 . 019
** Procedo, quando non sto ferma, per associazioni e per incontro con “quello che arriva” o trovo (siano parole, immagini o suoni).
È tempo di mettersi in ascolto. È tempo di fare silenzio dentro di se. È tempo di essere mobili e leggeri, di alleggerirsi per mettersi in cammino. È tempo di convivere con le macerie E l’orrore, per trovare un senso. Tra non molto, anche i mediocri lo diranno. Ma io non parlo di strade più impervie, di impegni più rischiosi, di atti meditati in solitudine. L’unica morale possibile È quella che puoi trovare, giorno per giorno, nel tuo luogo aperto-appartato. Che senso ha se solo tu ti salvi. Bisogna poter contemplare, ma essere anche in viaggio. Bisogna essere attenti, mobili, spregiudicati e ispirati. Un nomadismo, una condizione, un’avventura, un processo di liberazione, una fatica, un dolore, per comunicare tra le macerie. Bisogna usare tutti i mezzi disponibili, per trovare la morale profonda della propria arte. Luoghi visibili E luoghi invisibili, luoghi reali e luoghi immaginari popoleranno il nostro cammino. Ma la merce è la merce, e la sua legge sarà sempre pronta a cancellare il lavoro di chi ha trovato radici e guarda lontano. Il passato e il futuro non esistono nell’eterno presente del consumo. Questo è uno degli orrori, con il quale da tempo conviviamo
e al quale non abbiamo ancora dato una risposta adeguata. Bisogna liberarsi dell’oppressione E riconciliarsi con il mistero. Due sono le strade da percorrere, due sono le forze da far coesistere. La politica da sola è cieca. Il mistero, che è muto, da solo diventa sordo. Un’arte clandestina per mantenersi aperti, essere in viaggio, ma lasciare tracce, edificare luoghi, unirsi a viaggiatori inquieti. E se a qualcuno verrà in mente, un giorno, di fare la mappa di questo itinerario; di ripercorrere i luoghi, di esaminare le tracce, mi auguro che sarà solo per trovare un nuovo inizio. È tempo che l’arte Trovi altre forme Per comunicare in un universo In cui tutto è comunicazione. È tempo che esca dal tempo astratto del mercato, per ricostruire il tempo umano dell’espressione necessaria. Una stalla può diventare Un tempio e Restare magnificamente una stalla. Né un Dio, né un’idea, potranno salvarci ma solo una relazione vitale. Ci vuole una altro sguardo Per dare senso a ciò Che barbaramente muore ogni giorno Omologandosi. E come dice un maestro:
“Tutto ricordare e tutto dimenticare”.
– ANTONIO NEIWELLER, “L’altro Sguardo. Per un Teatro Clandestino” – dedicato a T. Kantor, Maggio 1993
1-
Otto volte ho chiuso gli occhi
otto volte li ho aperti
intanto la matita scorreva
a volte felice a volte
pensosa
Ogni apertura mi offriva un ordine diverso
e subito dopo l’immediato disordine
Un segno me ne suggeriva un altro
dei graffi, un colore
Niente mi affascina di più che la tensione
che si crea tra equilibrio e squilibrio
tra ordine e disordine
Molte
volte mi basta solo il segno
altre volte il colore ci vuole
Io vorrei dipingere suonare e recitare
contemporaneamente
Tutti i tempi musicali mi suggeriscono
una composizione.
Non lo so se si può vivere
dipingendo tanghi
ma l’istinto che mi lega alla musica
è lo stesso che mi unisce alla pittura
e al teatro
La teoria è tutta in questo rapporto
io vorrei espandermi
e un bel giorno sparire
Ma tutto a suo tempo
tanto gli ultimi saranno i primi
e i primi gli ultimi
I modi resteranno i modi
e un virus è un virus
Antonio Neiweller – Un altro sguardo 1998 – dedicato al Yratro di T. Kantor
Rileggendo un vecchio post del 1 . 11 . 2009 ho trovato tracce per oggi, ed anche per domani . . . 🙂
(16 – 12 – 2018 – in progress)
3.
16 . 12 . 2018
” E’ tempo di mettersi, in ascolto, bisogna saper contemplare
ma essere anche inviaggio.”
Così avevi scritto.
“Non sapere. Sparire”
Tra le parole e gli spazi loro, ho trovato che vorresti espanderti ed un bel giorno sparire.
“Sparire”, sei sparito ( da questa dimensione).
“Non sapere”, lo hai testimoniato ed oltre-passato-
L’istinto che ti ha legato alla musica ed ai segni,
sopravvive e trasforma lo sguardo, ancora. Che non so, se sguardo od ascolto. Comunque, sento?
Ed ancora, ancora non sappiamo dove, nè come, nè quando.
Eppure. ricordando dimentichiamo e, potremo mai dimenticare ogni separazione ?
– ore 23.11
(appunto, in vista, per ora da lontano, verso “Quel che ricordo di aver dimenticato . . . . Ovvero, “Perché ho sempre amato gli armonici (overtones) anche ascoltando Bob Dylan, senza saperlo” – titolo provvisoriamente indicativo).
(in progress)
1.
NPAL LAb Aprile 012 – “Provisional”
2.
31 . 12 . 2018
Ultimo giorno di quest’anno, ancora in corso. Nessun bilancio. Ascolto musica aspettando si riveli la differenza e la somiglianza fra musica, suono e rumore (una specie di bordone più o meno udibile fa da sottofondo discretamente fino a quando nel silenzio risuona potente oltre ogni identificazione…).
Echi di guerra nei fuochi d’artificio. Sarà anche viceversa, qualcuno trova la guerra accettabile ? Si spaventano gli animali in città, nelle case e fuori, si lamentano si nascondono sotto il letto. E, noi?
Nelle feste celebrative c’è sempre qualcosa di violento sottaciuto ed indescrivibile, in agguato a segnar confini, dove crediamo ci sia ancora pace e dove invece non c’è più (anche se a volte non ce ne accorgiamo neanche).
A ben ascoltare, di pace non ce ne è più dappertutto, sulla terra. Siamo abituati pure alla guerra, con e senza armi vere proprie, ormai bastano le parole, le frasi pronte a dividere e distruggere.
“Oddio, mi devo preoccupare? Ogni inizio avrà una fine e viceversa, ma ogni volta, che fatica! Chissà, se avrò ancora la forza necessaria …
Ormai, capelli bianchi e schiena curva ho. Saprò ancora inchinarmi ad un Fiore ed al Fulmine?”
(continua – in progress)
1.
Dialogo – NPAL Lab 04032013
25 . 11 . 2018
Cosa è davvero essenziale per un Dialogo, per comunicare davvero, e non solo per trasmettere o ricevere parole?
“Ascoltare ed ascoltarsi. Ed imparare ad ascoltare il suono di un discorso, non il suo significato codificato attraverso i linguaggi. Aprirsi all’essenziale,”
Sì, 🙂 Riconoscere la musica, tam-tam, drin-drin, op-op-ooop! Ed anche le stonature, le indecisioni, gli errori?
“Se ci sono note in sospeso puoi attendere, ma intanto ascoltare il vento, chiamalo!”
Il canto come una invocazione e come un ponte fra le realtà ed i mondi.
Contemplare chi è di fronte a noi come se fosse un Albero, che accoglie ogni sua Foglia, sempre libera di cambiare e poi, d’andare via.
2.
“Nell’altro, davanti a te come uno specchio, c’è un volo (espresso, trattenuto o invisibile),
2. “Three” – Iona Island – Findorn Foundation Rose Cottage 1808016
3. “Handmade and Self-Done” workshop – Findormn Foundation 0608014
4. “No Title” – Zavhan Valley 08017
5. Phonix (Flames and Empty Eyese) from web
29 . 11 . 2018
Qualche giorno fa, ho scritto qui ed allegato, via via, delle foto prese a caso, ed ho continuato a scrivere. Di solito faccio così, comincio a scrivere, cerco delle foto (dalla libreria del blog, dal pc o dal web)), punto il mouse a caso, o quasi, ed incollo una o più immagini. Poi, spesso proprio guardandole seguito a scrivere, ascoltando. Alla fine, lascio il post in progress, aperto ad un nuovo inizio. Quando, ritorno qui, allego un’altra foto o più, e così via. A volte, sorprendendomi per quello che ri-trovo.
Adesso, rileggendo mi sono accorta come l’ultima foto, sia attinente alla trasformazione ed alla rinascita… Condizione indispensabile per ascoltare davvero ( a riparo da condizionamenti e patemi)! Ma, me ne ero accorta prima? No. Quell’immagine era già stata pubblicata nel blog tempo fa. Vorrei cercare quel post e fare una ricerca in tema.
(continua)
NPAL Lab – “Forgiveness” 2014 – Iona Island
Quello della Fenice non sembra solo un mito sulla rinascita, dopo la morte. Racconta un’avventura, sin dall’inizio.
Questa creatura smagliante di vibrazioni luminose dell’intensità dello spettro visivo ed in parte d’Arcobaleno, comincia subito a cercare ciò che la porterà a costruire la sua ultima dimora su un Albero. Subito, si circonda di suoni del volo e di profumi, saranno rametti speziali a diventare giaciglio della sua provvisoria dimora e tomba che sarà incendiata dai raggi dal sole. E, poco a poco, bruceranno insieme, consumanadosi fra luce e profumi, diventando cenere. Proprio da quelle ceneri balsamiche ed odorose una larva o un uovo, piccoli, nascerà la nuova Fenice. Avrà continuità verso il Passato e verso il Futuro, contemporaneamente. Percorrerà la sua avventur fino in fondo. E, durante il cambiamento, canterà.
Il suo canto, sospeso fra lamento e grido, sia di monito alla paura del cambiamento e alla sfiducia nell’incertezza ( quella sospesa fra la sicurezza ed il cambiamento). Ascoltiamolo; il suo canto guida, dalla Luce all’Ombra, dal volo alla stasi ed al riposo. Cova la propria morte cantando. Rinascerà, rinnovando il canto.
Mi piace immaginare, il suo canto, in divenire fra il vagito della nascita ed il grido che invoca la dipartita ed il ritorno a Casa.
“Il canto come invocazione che diventa ponte fra le realtà ed i mondi.”
(continua)
Riferimenti e bibliografia (in progress):
– “Il potere del mito” e “L’eroe dai mille volti” (e tutti gli altri libri di ) Joseph Campbell
– “Il mito della fenice in Oriente ed Occidente” Francersco Zambon e Alessandro Grossato di – ed. Marsilio
– “L’occhio della fenice” Umberto Capotummino – ed. Sakhem
Quando siamo nella cosiddetta Notte dell’Anima, non sempre ce ne rendiamo conto. Forse, proprio perché, alla fine, non c’è proprio nessun conto, nessun controllo che possa portarci via da lì?
Siamo in quell’Oscurità profonda, non troviamo luce o riferimento che ci possa aiutare, o almeno orientare, verso l’uscita.
Ed allora, che si fa?
“Non si tratta di fare conti o controlli, confronti e strategie…
Così non ne usciresti mai (!) ma, se veramente vuoi uscire nella (tua) vita vera,
ce la farai …!”
Ci sono tante Storie, o Tales , che trattano del Percorso dell’Eroe. Ed, uno dei primi (the best) loro messaggi sento, essere che l’eroe possa essere chiunque (o “qualunque “altro”, in noi ed intorno) abbia l’Intento di fare quel percorso (attraversare l’Oscurità alla quale appartiene e scoprirne la connessione alla Luce).
NPAL Diary & Meeeting , Mongolia 2017
Da qualche giorno, NPAL, nella sua limitatezza e semplicità, sta diventanto NPAL Storytales & Storytellers. Sta andando verso la liberazione di uno Spazio che possa accogliere, e rilasciare, Storie/ Tales e condividerle. Benvenute/i… (Storytales and Storytellers)-
Quindi … Cin Cin… (celebrating) 🙂
“L’Intento è vivo, non bloccarlo , non conservarlo, non controllarlo.
Lascialo vivere con te, nutrilo e …lascialo respirare, diventare.
“C’è una foto con qualcuno (io), ma non guardare “chi” (me) , guarda vicino, guarda il Cielo…”
Classificare e dividere, come se gli Esseri umani fossero superiori alle Pietre o alle Nuvole. Una proiezione di separazione che, riprospettata su piani social-politici, potrebbe diventare razzista e nazi-fascista? Non m interesso (più ) di politica, mi sforzo di non ignorarla e, piuttosto, non riesco a non indignarmi. Si tratta di priorità, sia nelle relazioni personali sia nelle relazioni sociali.
Si tratta di responsabilità. Bisogna farsi qualche domanda, del tipo: questa azione procura sofferenza a qualcuno? Ne posso fare a meno, e ci potrebbe essere una alternativa?
In fondo, che sia una questione di immaginAzione e di Libertà inseparata (mia/tua/nostra/vostra/loro)? Si tratta, di aprire la visuale, di ampliare lo sguardo? E, di non farsi i”cazzi propri” come se gli altri (in senso lato: persone, popoli, paesi, razze e mondi) non esistessero?
Che poi, “i cazzi, o fatti, nostri” visti con uno sguardo limitato ci condizionerebbero, ci renderebbero schiavi, diciamolo!
Per vedere chiaro, bisognerebbero essere in pace, dentro di noi, con noi stessi e conoscere la nostra Oscurità. Come, altrimenti, potremmo vedere, in quel Buio? E, cosa potremmo vedere se non le nostre paure ed i nostri rancori proiettatti su qualcuno o qualcosa d’altro, fuori di noi?
E’ lo spettacolo inconsapevole, il film di una vita non vissuta, l’illusione di una realtà apparente, recitata inconsapevolmente (una trappola individual-sociale).
Però, la possibilità di risveglio c’è… ma non si compra, ci vuole l’intento di cambiamento, di risveglio ( non rifugiarsi in compensazioni)!!!