Mi lascio e mi trovo e, mi lascio di nuovo

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*1.

 

Sul foglietto era scritto:

“Lasciati e trovati. e poi , lasciati di nuovo . . . “

Era scritto a mano. La calligrafi leggera, pendeva un po’ di qua ed un po’ di là, come se volasse sopra la riga che usualmente guida in un direzione.

E’ una mappa d’appartenenza.

La mappa è invisibile  ed anche l’apparenza, lo è. Lo saranno,  se davvero appartengono ad uno spazio indiviso (non uno spazio rappresentato, codificato, confinato, classificato, temuto od amato, venduto o perduto,dcc,). Là, dove non c’è separazione di forma, valore e tempo, fra noi, intendendo me, (tutte le parti di me), e te (tutte le parti di te) o  lei (tutte le sue parti9, lui (tute le parti in lui).

Più grande sarà la libertà di stare lontano e vicino, più grande sarà l spazio… verso una dimensione non misurabile, insperata. C’è un percorso da fare, potrebbe già essere incorso, sicuramente non avrà un punto di arrivo ( e, forse, neanche di ritorno)!

 

Grazie   🙂

 

 

* 2.

 

 

NPAL Diary & Journey 1606017 (in progress)

 

***

*1.  NPAL “No Border” –  3008015, Mongolia & Elsewher

*2.  NPAL “No Border” – 10062013, Milan & Elsewhere

 

 

 

NPAl Diary & Journey 1606017 (in progress)

 

 

 

 

 

 

 

19 . 06 . 2017

 

Once upon a time you dressed so fine

You threw the bums a dime in your prime, didn’t you?

People’d call, say, “Beware doll, you’re bound to fall”

You thought they were all kiddin’ you

You used to laugh about

Everybody that was hangin’ out

Now you don’t talk so loud

Now you don’t seem so proud

About having to be scrounging for your next meal.

How does it feel

How does it feel

To be without a home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

You’ve gone to the finest school all right, Miss Lonely

But you know you only used to get juiced in it

And nobody has ever taught you how to live on the street

And now you find out you’re gonna have to get used to it

You said you’d never compromise

With the mystery tramp, but now you realize

He’s not selling any alibis

As you stare into the vacuum of his eyes

And ask him do you want to make a deal?

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

You never turned around to see the frowns on the jugglers and the clowns

When they all come down and did tricks for you

You never understood that it ain’t no good

You shouldn’t let other people get your kicks for you

You used to ride on the chrome horse with your diplomat

Who carried on his shoulder a Siamese cat

Ain’t it hard when you discover that

He really wasn’t where it’s at

After he took from you everything he could steal.

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

Princess on the steeple and all the pretty people

They’re drinkin’, thinkin’ that they got it made

Exchanging all kinds of precious gifts and things

But you’d better lift your diamond ring, you’d better pawn it babe

You used to be so amused

At Napoleon in rags and the language that he used

Go to him now, he calls you, you can’t refuse

When you got nothing, you got nothing to lose

You’re invisible now, you got no secrets to conceal.

How does it feel

How does it feel

To be on your own

With no direction home

Like a complete unknown

Like a rolling stone?

 

 

Oggi, riascoltando questa canzone una testimonianza che testimonia una condizione per tutti di una discesa là sotto, in quel punto detto “di non ritorno”, nel senso che comunque ritornerai da qualche parte, ma non sarà più la stessa. In quel punto, capire che è stata una fortuna arrivare fin li’ e, morire nella personalità di chi credevi  d’essere e credevano tu fossi.

Essere, almeno una volta in questa vita “Like a rolliing I stone”, rilasciare le certezza, rischiarle e vivere da mendicante, senza mendicare. Lasciare la maschera che consentiva di medicare celando quell’elemosina da “ricchi”. E, mendicare davvero, senza più maschera.

Liberarsene e, senza saperlo al momento, trovare la consapevolezza e trasformare quel mendicare nel viaggio di chi porge la ciotola vuota agli altri, senza nome e,  soprattutto,  apprezzandola,  sia vuota sia piena:

“Accetta ed onora quel dono che è anche il vuoto”.

Apprezzare e celebrare  quel vuoto, soprattutto dentro di sé. Uno spazio che si sta liberando,  un ritorno a casa, dolce, struggente, misterioso, indescrivibile. Tutto scompare 🙂

Qualcosa resta? Sì, seguire la musica, il canto che percepisci dentro di te e qualche volta anche fuori, come quando ascolti davvero.

Ascoltare davvero è , sia seguire una voce  quando  corrisponde ad un ritmo che ti annienta e ti fa rinascere, trasformata.. sia accettare altri rimi e trovare una distanza…ma continuando a cantare ?

 

Grazie.

NPAL  1906017 (in progress)

 

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*3 .   “Masked and Anonymus” – NPAL Diary & Journey, Mongolia 30082015

No Worries . . !

Stai tranquilla con le cose che ti succedono. L’ultima volta Bruno ricordava il fatto che tutto ciò che ci arriva lo abbiamo causato noi ed avendolo creato noi, siamo anche in grado di sopportare il giogo.  Buona domenica.  Baci.”                                                                                                                                                                                                  

  

*1.

Un messaggio che ha una sua precisione. Impeccabile. Lascia una scia e tu se vuoi, puoi ascoltare, seguire, restare. Senza esclusione . . .

Trovare nelle distanze ponti, nel Silenzio, il Canto nell’Assenza la Presenza… Vivere e morire, rinascere a te tesso/a, inseparato/a?!

Grazie, sempre 🙂

*2.

NPAL Diary & Journey, in progress, 0406017, – Here /Elsewhere

***

 *1.   NPAL diary & Journey. “Mask’s Vision”, Lerici 2013

*2.   NPAL Presence/Absence (Mask), Aries and Tauros Garden, Fhindorn Foundation 2013/2015

5 . 6 . 017

Sopportare, non mi è piaciuto, anzi,  come sottilmente egoico ed agente di complicità, l’ho spesso sentito. Una complicità ad un sistema in cui ognuno ha un suo posto, assegnato . chissà, per nascita, karma o altro. D’accordo, volevi il “posto fisso”? Questo lo è.

In realtà (quella non per forza convenzionale), la fissità totale è … improbabile, o forse neanche esiste. Tutto (proprio tutto?) si trasforma, in modo più o  meno visibile, o addirittura in modo invisibile (dipende dallo sguardo?), quindi mica può restare fisso ed identico, no?

Preferisco l’esperienza della resistenza a quella della sopportazione, perché la sento più profonda, a creare ponti fra quello che succede “fuori” e quello che sentiamo dentro, ad esempio la ribellione, all’ingiustizia, al dolore al tradimento (e qui, ci sarebbe anche un’altra storia, inerente al cambiamento …).

Dici:  “Resilienza, allora!”

Nel senso, che resistere non sia uno sforzo? Riconoscere le risorse (nostre ed altrui, dentro e fuori) soprattutto quelle non riconosciute, e liberarle? Se sopporto, o mi sforzo, ostacolo il cambiamento (dentro e fuori di me)? Liberare le risorse dai condizionamenti precede la loro attivazione ( a volte si auto-attivano, quando sono libere di farlo)?

Ciò che evita lo sforzo consente il cambiamento in  funzione di un Intento (aggiornato, via via, sul riconoscimento di ogni paura, condizionamento, schema della personalità, ecc.)?

(Oh, so many questions!)

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*3.   NPAL Diary & Journey, 2015/2017

Grazie!

NPAL Diary & journey, Dialogue, 0506017 (in progress)

– (continua).

 

 

“Però, senza l’accento è un Albero . . . “.

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*  NPAL Diary & Journey, Mongolia, August/eptember2015

Lascio un appunto, qui.

Come una Mollica di Pollicino, per poter tornare indietro anche se, ritornare non sempre ti riporta da dove, credi o credevi, di essere partito:

“L’Acqua diventa Ramo. I Rami diventano Acqua.

Trema il Fulmine  così vicino alla Stella.  

 

Ho rivisto “Abrazo de la Serpiente”, ci sono tornata (per caso?) sospinta, come una barchetta di carta, dal Vento, da un link ritrovato in Fb.  Ho sentito che mi parlava, parlava proprio alla parte di me che vuole “partire, senza scappare, però…”.

“Da cosa potresti scappare?”

Da qui….

“Oh, non puoi!  Qui e là sei sempre tu, oppure non lo sei, mai.”

Preferisco la seconda ipotesi.

“Sì, però però arrivarci è un Viaggio!”

Va bene. Mi aiuteresti a partire?

“Lo sto facendo, anzi sei già in viaggio.  Ascolta!

(la meta non è il viaggio).

Sì, ascolta,  il tuo Canto ti sta cercando . . .”

Grazie.

NPAL Diary & Journey, post in progress… Aggiornamenti, presto 🙂

28 . 5 . . 2017

“Qualunque sia il tuo dolore e la tua pretesa o ricerca di guarigione, ascolta. Ascoltati, Trova il confine, là dove ascoltare è ascoltarti ma rimane ascoltare. Là, oltre alla tua persona/lità. Ascolta.
Ascoltati ascoltando, con umiltà e semplicità. vai oltre. Riconosci la tua paura, ascoltala,
Qualunque mezzo sarà buono se alla fine lo rilascerai. Non cercare scorciatoie e se le troverai, ringrazia! …  Fino ad allora, o finora, non si sa in quale vita o quando, vai, vai, vai…. e resta andando e, vai restando.
Mi intendi?”-

 

(così, sento diverse voci nello steso o canto, e sono una…).

La tua voce è un canto, e come un canto, seguo il ritmo del respiro, il mio che non è solo mio … vado e resto, resto e vado. La bambina in me, non è negata e noncomanda  più. Riconosce il Cerchio e partecipa, lieve.

Così, sento  diverse voci nello stesso canto, e sono una…

La naturalezza è l’unico potere, autentico.

GRAZIE!

NPAL diary & Journey 2805017, Here & Elsewhere

28 . 5 . 017

Mi sono svegliata, con l’immagine (la prima, qui sopra), davanti agli occhi.

Ho risentito quella emozione di disturbo, della scorsa   estate in Siberia,  quando ci siamo incontrati con Olga. Eravamo un gruppo  in un seminario-Viaggio, non un tour turistico (senza offesa per Alpitour),eppure mi sono sentita come in un safari, davanti agli obiettivi, cellulari e macchine fotografica: la sciamanna Olga nella sua stupenda casina, di quattro  per quattro metri, ci guardava con severità e compassione.

Cellulari in mano e macchine fotografiche pronte, riflessi condizionati di ripresa e giudizio. Tutto pronto.

Alla fine, si è fatta fotografare. Così piccola, così di un altro Mondo (un Ponte fra i Mondi). Si stringeva al figlio e… non so scriverne.                                                                     Le foto son venute tutte sfocate, che coincidenza! Io mi sono sentita svenire, avrei voluto svanire, del tutto!

Da allora, per ogni tipo di rappresentazione, sento una diffidenza che sto cercando d’esplorare. Forse l’ho sempre sentita per l’arte, meno per la fotografia,  ma ora è riemersa potente.  Hanno detto  che fotografare ruba l’anima.  Magari non ruberà l’anima, ma la disturba! Se  “fissi” in un’immagine permanente, qualcosa o qualcuno   separandolo, dalla sua appartenenza multidimensionale, e mostrarlo come una “figurina”, l’anima è disturbata, e soffre.  Ed, ad soffrire è anche la nostra anima.  Mentre  l’ego gongola?

Ecco il ricordo, di una foto che non ho fatto.                                                                                     Le fiamme del fascio di rami di Ginepro per la fumigazione si espandono nella piccolissima stanza, dove il gruppo è voluto entrare insieme invece di rispettare la richiesta (10 per volta), cadevano ovunque i lapilli , alla fin del rituale di guarigione , che non descrivo.   Avete presente l’energia del Vulcano?   Eravamo indifesi,   in balia del Mistero.

Le presenze (umane) erano troppe, troppo pesanti, e pensavano senza sosta, giudicando, classificando. Olè!                                                                                                                           Molti rimproveri indignati : era una sciamanna esagerata, non avrebbe dovuto fare così, gli sciamani non sono aggressivi, non lasciano tracce sul corpo…    

                                                                 Pensavano di essere ad uno spettacolo e lo spettacolo li aveva troppo spaventati?  Davanti alla potenza della naturalezza ci si può spaventare, d’accordo.  Dipende dal tuo Intento, e dl tuo “bisogno”,  cosa ti succede.  Puoi scappare, giudicare, cercare scampo dall’abbandono, oppure arrenderti, inchinarti e ringraziare, davvero, o altro.  A te la scelta.  E, basta. Non è uno spettacolo (di magia).

Ormai, tutto può essere documentato (ed essere consultabile in rete, su youtube o altro),tranne l’invisibile. Rispettiamo almeno quello. E, chiediamo(ci)  quale potrebbe essere  la causa di tutta questa compulsione di rappresentazione. La risposta potrebbe essere davvero interessante, un viaggio avventuroso e magari pericoloso, dentro di noi.

La nostra personalità  è terrorizzata dalla perdita di controllo, corre al riparo, si nasconde con maschere affascinanti, o terrificanti,  e ci fa credere che siamo noi quello che sembriamo, crediamo o ci fanno credere, di essere o dover essere.”

 Il Teatro delle Origini, lo sa,  usa le maschere per rappresentare l’invisibile, che tale rimane, segreto. Se lo contatti muori, da vivo , e lo sai, non sarai più lo stesso, vivendo .

 La naturalezza è l’unico potere, autentico, riunisce  le parti separate, è una connessione, non una contrapposizione,

 “Vivi in battaglia, dentro di te, per la pace. In viaggio, disarmata, ma non senz’armi. Da sola, ma non separata.Non pretendere. Ascolta. Ora. “

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Pubblicità, Milano MM1, fermata di Piazza Loreto

(qualcuno cerca di rendersi invisibile 🙂 )

NPAL Diary & Journey 28052017

Don’t worry . . .

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1.

“Non preoccuparti!”

Invece, se la preoccupazione è dentro di te, in te, bisogna occuparsene.

Il verbo “occupare” mi ha sempre affascinato, perché ha, in sè, due opposti (o contrari apparenti): essere occupato nell’impegno, fuori e magari pure dentro,ed essere occupati da altri od altro, fuori ed anche dentro.

Quante sfumature in questa apparente contrapposizione, uniscono gli opposti! E, quanti interrogativi.

Essere impegnato in un lavoro, in una attività, in una passione, fuori o dentro , senza separazione (dentro/fuori( ovunque (tempo e luogo)? Essere occupati, tenuti in pugno, controllati da altri o altro, fuori (e magari fin dentro di noi, in fondo) e o essere inconsapevolmente occupati, condizionati,  controllati,  manipolati da parti di noi, dentro, che agiscono, spesso a nostra insaputa, sottomettendo le altre parti (di noi) ed, a volte, persino l’anima?

“Alla mia età veneranda, sto scoprendo, anzi sono scoperta da Spirito Bambino e, mi chiedo sorridendo se tutte quelle divisioni dalla mente (mia ed altrui) puntigliosamente definite, esistano, o se esistano  solo come differenze di sfumature. Come se,  fra due opposti, esistesse una gamma di tonalità  in divenire, viva, libera da ogni nostra di controllo, che trasformi continuamente gli opposti e la presunta separazione in altro da sé stessi, (e da “noi”), esprimendo una distanza. Una distanza, una terza possibilità , a sua volta, possa espandersi come creatura differenziandosi e comunque, restando inseparata in connessione con la sua ( e nostra) Origine.

E, di fronte a questo miracolo in divenire, all’alba ed al tramonto, puoi stare in silenzio, ad ascoltare.

Storie arrivano, ti confortano e, quando sarai abbastanza confortato/a, o anche solo un pochino sollevato/a, cambieranno sconfinando. Forse potrai trovarti in un altro paesaggio, in un’altra storia. No, non cercare di classificarla, di darle titolo o di venderla. Non è tua e va, va…. Continuerà. Potrai seguirla? Chiediglielo e, chieditelo.

E, magari partirai, o sarai già, in Viaggio!”.

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2.

“Ora. ti chiedo: chi sono?”

“Sei un artista! Perché non lo vuoi ammettere?”.

“Lo sai quanto io resti perplessa o infastidita, per questa parola… Sto cercando il perché, da tanto. Intanto lasciami dire : mi sento , più che altro, una semplice cantastorie ma, da come sento, non sono io, son le storie a cantare … Sì , e le ringrazio, sempre! .

E, ti chiedo di nuovo (sai già, a quale proposito).                                                                                  Sono un canale (di racconti e d’immagini che non sono mie, arrivano e vanno)?                Come un Bastimento raggiunge la Riva, ci raggiungono e poi, ci lasciano, ma sempre fra noi, l’Oceano . . .” 🙂

Grazie grazie, sempre.

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3.

  1. NPAL Diary & Meetings,  Mongolia, August 2015

2.    NPAL Diary & Journey – Provisional Installation, Milan 2014

3.    NPAL Diary & Journey – HorseS and Infinity – Mongolia , September 2015

*** OCCUPARE: (click)  (Enciclopedia Treccani Vocabolario)

NPAL (this Word or Another One)- – – 12022017 (in progress).

FEBBRAIO 13, 2017

La parola “Silenzio” è abusata? Basta pensarla, sussurrandola e svanisce nel suo significa? Ma cosa intendi per stare in Silenzio?

“Non assenza di suoni, assenza di pensiero e giudizio!”

Ah, be’.  Tutta un’altra storia. Se ti dico di stare zitto, non sono in silenzio, quindi… come posso ascoltare il tuo?

🙂 Grazie.

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4.   TheSpeculatingRook  – free hand machine embroidered Goat cushion cover.

**** SILENZIO (click)   (Enciclopedia Treccani Vocabolario)

          BE’ (click)   (Enciclopedia Treccani Vocabolario)

NPAL Diary – “This Word or Another One” – 13012017 (in progress)

FEBBRAIO  14, 2017

Una Nota, in attesa che si sviluppi (click)

(in progressssss)  🙂

(seguirà post, prima o poi)


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Metto fra parentesi, spesso, qualcosa che sopraggiunge mentre sto scrivendo. E’ come un appunto. Quando rileggo, riparto da lì.

Ricordi quando sussurravi (per di più in inglese) ? Ed io, non capivo niente ma se ascoltavo il suono,  mi sembrava d’intendere.

Mi hai insegnato, quando parlavi così, e non sussurravi;  forse era la tua voce assente (ma presente),ad insegnarmi che non si tratta di capire le parole.

E’ una sintonia, se c’ c’è, oltre le parole. E se c’è stata, c’è sempre… nella connessione (ma non fra noi due separati, necessariaMente).

“Di una sintonia,  magari ci si può accorgere che pur essendoci davvero, sia  in una  direzione diversa da come credavamo.”

Una sintonia, forse non rispetto ad un altro (ad un’altra o ad altro) ma verso di noi inseparati ed, in quanto tali, non identificanti in “me/noi”.

In quel momento come fosse quella sintonia dodecafonica, non funzionale ad una melodia precostituita, piuttosto un’avventura, poco avvenente nell’aspetto , dietro l’apparenza, e così profonda nelle radici, infinite. Grazie 🙂

dsc00866-copiaNPAL Diary and Journey,  Gobi Desert 2015

(seguirò post, prima o poi, in progress 🙂 )

 

 

 

 

19 . 10 . 016 (poco dopo la Mezzanotte)

(in progress 😉 )

20. 10 . 016 ( quasi un’ora dopo la Mezzanotte . . . )

Eppure … (e p  pure)

 Eppure. Il suo suono non recupera ma ipotizza verso l’Infiito, del non-giudizio , del non so (cosa, chi, dove, quando e perché o per come. . . ).

Nella prossima vita, se ci sarà, mi piacerebbe essere una/un musicista o direttamente,  un suono!

Eppure, racconta una storia (bellissima?) :

 

“Non  si fidava della  negazione, della della separazione e, neanche del recupero.               No, non  si fidava di loro ,né dei loro significati, come erano codificati e come ammiccavano.”

 

Non sapeva perché, ma sentiva costrizione nella  negazione, perché separava (e viceversa), escludeva qualcosa. Vi  sentiva un’ingiustizia, nel dividere cil che stava insieme davvero, come l’Ombra e la Luce.

Le avevano insegnato che senza ombra la luce non c’è ( o viceversa).    Sì, le e avevano insegnato che dipende dal punto di vista quello che si vede  e  quindi,  quello che si percepisce dipende da come si guarda ( si vede o sente o ….) . E, quello che si  sente nella  pancia come un’emozione,   va  a finire in un pensiero che la mente dirige e controlla.  La mente separa.

Per questo, si ribellava: sia pur accettando le rime, comunque  sentisse poesia. Nel detto e nel non-detto, e perfino nell’in-separato!

Quanto tempo, e non-tempo, passò fino a quando si accorse che la ribellione l’avesse portata ad amare quello per cui di ribellava?”.

Allora, come va a finire la storia ( ma c’è una fine ?) ? 🙂

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(in progress – continua)

 

 

 

 

20 . 10 . 2016

Allora, come va a finire la storia. Ma è una storia?

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Per guardare fuori dalla finestra, devo girare la testa a destra, verso Nord-Est.

“Le storie mi hanno cresciuta, in questa vita e nelle altre.” ho scritto, subito dopo aver pensato con affetto a tutti coloro che me le hanno raccontate: nomi, visi, paesaggi ed accadimenti, una sequenza infinita di immagini davanti a me, in me. Un paesaggio interiore, di immagini svanite. Perché “La natura delle immagini è di svanire”. (*)

E, se “I vecchi dovrebbero essere esploratori” (**), sto esplorando il vuoto meraviglioso che lasciano le immagini (quando svaniscono). Mi meraviglio e non mi fa più così paura. Anzi, siamo diventati amici.

Le storie, sono il soggetto, arrivano da noi,  ci abitano e bisogna farle proseguire.. Ascoltarle e trasmetterle… Ma prima aspettare che ci abbiano attraversato, trasformato e portato via ogni immagine, o quasi.

Tutte le storie  che mi hanno cresciuta,  mi hanno scossa come un fulmine e poi,  seppellita sotto terra a cercare, cercare e cercare  di nuovo.

Sono state e sono vive, le storie, diventando uno spazio d’ascolto : un ritmo senza melodia,  (suono di cascata, della foglia che tocca terra lasciando il ramo, il flop del sacchetto della spazzatura nel cestone apposito) la voce di un sorriso ,quando torni e quando vai via,  l’urlo selvaggio di un neonato … ed il silenzio, sopratutto.

Mentre guardo fuori dalla Finestra, da quassù,  proprio a nord Est,  passa un Uccello (lo vedo dal basso ). Starà migrando?

C’era una volta e, non c’era! 

*Selene Calloni racconta modo incantevole  anche attraverso citazioni (“James Hillman- Il cammino del “fare anima” e dell’ ecologia profonda” – Ed. Mediterranee

** T.S. Eliot in  “La forza del carattere” James Hillman – Adelphi ed.

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“I Musicanti di Brema”:
http://www.grimmstories.com/it/grimm_fiabe/i_musicanti_di_brema

NPAL Diary & Journey (in progress) 20102016

 

 

 

Lascio qui un appunto.

http://www.griseldaonline.it/temi/a-rovescio/il-mondo-a-testa-in-giu-natale.html

“Il mondo a testa in giù – Le meravigliose contrade degli Antipodi”- Alberto Natale

Altrochè (Altro da non si sa chi o cosa)?!

Altrochè . . . . (che avverbio interessante, direi. L’altro (o l’Altro) rispetto a qualcosa d’altro, è in una prospettiva (che)).

Chissà ,se questa convergenza prospettica sia in direzione di passato o di futuro e, magari (ohiohi), del presente.

“Qui ed ora”,                                                                                                                                                           quando non è una etichetta ( e non è  per niente sbagliato se lo fosse -per giunta), prospetterebbe  indietro  (passato) ed in avanti (futuro) qualcosa di non ipotizzato?                                              Magari, in un modo non- separato in cui  il presente momento ipotizzi un ponte fra prente, passato e futuro.  Insomma, un miracolo?

Ehi, (fra parentesi.): il punto interrogativo (?) sia una suggestion, o  uno stratagemma che sfoca(no) il pensiero da una definizione definitiva verso l’(immaginario) infinito!

Grazie 🙂

 

DSC01056 copia.jpgNpal Diary – Mongolia 2015

 

 

 

 

NPAL 0810016 (in progess) – Here & Elsewhere

 

 

 

 

Ascoltare la Salvia e la Selva

Ho ritrovato un articolo sul blog di Renato e Manu, ora entrambi  in un’altra dimensione, da qualche anno. L’ho trovato insieme ad un ricordo per il mio caro amico Antonio  Caronia, postato l’anno scorso su Facebook.

“Sono piuttosto cauta, ora,  nella frequentazione  di Facebook. Cerco di passare attraverso la negazione ed anche le mie riserve, come cerco di farlo rispetto ad ogni automatismo nella comunicazione (ad esempio:domanda e risposta, giudizio, organizzazione del consenso ed auto-conseso – I like- , compensazione, dimenticare la responsabilitò, stare nel pettegolezzo e sorridere a vanvera,). Però apprezzo quel meccanismo che riporta ad oggi le pagine postate, un anno prima,lo stesso giorno. Oggi ha riportato insieme il loro ricordo.

Comincio quindi, qui, un post in progress (doto il tempo imitato che ho). Il loro ricordo porta immediatamente delle connessioni. Comincio con Renato e Mau, che non conoscevo di persona, ma è come se li avessi conosciuti …

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da. http://selvatici.wordpress.com/2011/01/30/ascoltare-la-salvia/

“Sulle “Medicine Naturali” incombe la scure Europea o almeno sembra o forse incomberà … vaghiamo nel vago. Le “medicine naturali” e la “pratica dell’autogestione della salute” prendono in considerazione e curano le cause della malattia, con un’ attenzione particolare all’alimentazione e agli stili di vita.

La nostra amica Etain racconta così il suo rapporto con le medicine naturali: …L’attenzione credo che sia un grande segreto. Qualche mese fa, mi sono accorta che gli episodi di vomito ed emicrania che mi capitavano inspiegabilmente erano periodici e infatti avvenivano due giorni prima delle mestruazioni. Va bene, sarà la menopausa, pensai, ma ero sconcertata: io che non ho mai sofferto per le mestruazioni, le gravidanze o i parti, ora mi tocca questo? Per fortuna da un po’ di tempo ho un vero medico, il quale mi ha dato una tintura di salvia.

Allora ho preso la tintura per il primo mese, ma ho anche preso l’abitudine di passare a salutare la salvia vicino al cancello di casa e di mangiare una foglia. Bene, arriva il giorno del crollo e non crollo, sto molto meglio delle altre volte. Il secondo mese non prendo più la tintura, mangio salvia e saluto la pianta. Arriva il giorno del male e sto bene, meglio di prima. Il terzo mese non mangio più foglie di salvia, saluto solo la pianta tutti i giorni (con un pò di paura, perché se non mi ascolta e sto male, sono due giorni d’inferno) ed ecco che arriva il giorno delle mestruazioni senza il minimo disturbo. Bisogna chiedere aiuto e credere che arrivi! Devono bastare le orme dell’Uomo Verde come conferma della sua presenza. –

L’Occidente nutre ancora sospetti sulla medicina omeopatica, che usa quantità infinitesimali di sostanza naturali per guarire, ma il concetto di “sola Informazione” che passa da una pianta ad un essere umano, in altre parti del mondo fa parte di tradizioni sciamaniche. Spiega uno sciamano dell’Amazzonia: “Quando devo fare un medicinale, vado a cercare la pianta che mi aiuta e sto in silenzio li per lungo tempo. Ascolto il canto della pianta e quando l’ho imparato faccio ritorno. Preparo una bacinella d’acqua del fiume e poi, tenendo nel cuore la pianta, io canto quel canto sopra la superficie dell’acqua. Uso quell’acqua per guarire. Io faccio questo perché non tutti gli uomini hanno la capacità di ascoltare a lungo.”

( il brano è tratto da Lato Selvatico )

Immagino Etain che va dal “medico della mutua” e gli racconta il suo approccio all’omeopatia… e provo anche a immaginarmi il medico…

Seguire e fidarsi delle intuizioni, imparare ad ascoltare le voci e le energie sottili del mondo naturale, vivere con cura e leggerezza ogni giorno che ci è dato; nel tempo globalizzato del capitale ogni piccolo gesto di autogestione diventa un gesto di liberazione.

Ascoltare la “salvia”… e buon cammino.”

 

Fresh-picked bunch of flowering sage, casting natural shadow on white.

 

 

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Qualche volta, mi hanno raccontato di un Bosco interiore. Se invisibile si fa sentire attraverso una Radice comune ad altre storie di connessioni o  ad una storia infinita.

A volte le immagini fotografiche hanno dell’incredibile, forse per una sproporzione o per un’improbabile associazione fra forme e creature diverse, rimandano ad un altro punto di vista e, forse ad un altro mondo.

Qui io vedo tre alberi. Vedo bene?

(un punto di vista è un punto di vita, un altro punto di vista è un altro punto di vita). 🙂

 

 

 

 

 

NPAL Diary 1502016 (in progress)