Oggi mi riposo. . . …

Oggi mi riposo. . . Non perchè è domenica.
Sono stanca di stare qui al chiuso, esco. Perlustrerò una zona abbandonata e selvaggia fino a poco tempo fa. E’ stata raggiunta da un mega-parcheggi. E’ violata da tanta spazzatura. Si trova a Lambrate fra il Cimitero, un piccolo vivaio e una cascina occupata.

Qualcosa sopravvive: gli orti abusivi (bellissime opere di riciclo e sopravvivenza) e la Natura…
E’ un luogo triste ma quando c’è il Sole trasmette la Resistenza della Natura al saccheggio, ai soprusi.. Ci andrò in bici; porterò un quadernetto, una e la macchina fotografica. Poi, vi racconterò. Ciao . . .

"Ma ricordate: siamo…

“Ma ricordate: siamo quelli che gestiscono le vostre reti, che scrivono sui vostri giornali, che vi allacciano telefono e luce, che insegnano ai vostri figli, che incontrate alla cassa del supermercato, che gesticono le reti bancarie su cui transitano i vostri soldi.
Prima di essere troppo attaccati a una realta’ e una proprieta’ effimera, pensateci al valore sociale che cercate di cancellare con sgomberi, aggressioni, costrutti mediatici e quant’altro. Pensateci bene. Potreste scomparire con noi.”

— dal comunicato: RELOAD NON SGOMBERA, RILANCIA

http://reload.realityhacking.org/

" Ma ogni volta che …

” Ma ogni volta che un essere umano muore per volontà, per decisione e ad opera di un altro essere umano ci assale lo sgomento che si prova di fronte all’assurdo. –

«La guerra è questo», si dirà.
Ed è vero. Ma questa constatazione non può essere un motivo di rassegnazione.

«La guerra è questo» significa che quando si decide di fare una guerra o parteciparvi si preparano il crimine e la morte. Non una morte inevitabile, che è offesa e sfida per ogni essere umano, ma una morte che per alcuni ha il sapore di un successo, di un obiettivo perseguito e raggiunto.

Non ci sarebbe rispetto né umanità nel ridurre l’esistenza stroncata di persone, il dolore dei loro congiunti, il dolore di tutti, ad argomento di una parte in una contrapposizione.

Lo stretto contatto con il limite estremo che la morte, la sofferenza e la disperazione costituiscono può e deve provocare la riflessione di tutti, non la polemica di alcuni.

Nessuno può ridurre questo avvenimento a dimostrazione di una tesi.

Sarebbe insensato sentirlo come la prova di avere o avere avuto ragione.

Dobbiamo tutti prendere atto che si è al di fuori della ragione, quando i rapporti tra esseri umani si esercitano con la forza, con le armi, con l’uccisione.

La guerra è questo: è morte e dolore evitabili e voluti, un’assurda disumanità non commisurabile con nessuna difficoltà, con nessun problema.”

 Medici di guerra inviati di pace
<br<www.emergency.it
( il testo completo nei “commenti” ) > > >

 

" I diciannove cadut…

” I diciannove caduti in Iraq sono solo diciannove vittime dell’Italia.
La patria, la guerra, il pane e la morte. L’Italia come ogni patria è assassina. ”

di LINO VOLZONE

in E R R R O N E O laboratorio indipendente di idee e comunicazione –
———————————————- > continua in < < <

erroneo.org/e3/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=806&mode=thread&order=0&thold=0

" I diciannove cadut…

” I diciannove caduti in Iraq sono solo diciannove vittime dell’Italia.
La patria, la guerra, il pane e la morte. L’Italia come ogni patria è assassina. ”

di LINO VOLZONE

in E R R R O N E O laboratorio indipendente di idee e comunicazione –
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erroneo.org/e3/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=806&mode=thread&order=0&thold=0

Cara redazione,

>alcune doverose integrazioni al pezzo sull’infuocato dibattito on-line seguito al mio testo “Body Bags” (Repubblica-Bologna, pag.III, 14/11).

L’articolo era abbastanza equilibrato, ma in questi casi e’ inevitabile manchi qualche tassello. Inoltre, il riferimento al mio precedente intervento sull’omicidio Biagi (che in realta’ era un racconto) e’ un virgolettato di una frase che in quell’intervento non c’era (*).

Quel racconto, intitolato “Carcajada profunda y negra”, conteneva soprattutto un messaggio di solidarieta’ alla famiglia Biagi circondata dal lutto di circostanza e dalle strumentalizzazioni politiche.
E’ disponibile sul sito di Wu Ming, http://www.wumingfoundation.com, per chiunque volesse leggerlo. 

Nel mio breve testo dell’altro giorno, intitolato “Body Bags” (anch’esso presente sul sito) non vi era odio, bensi’ amarezza e dolore. Se vi era qualcosa di spregiudicato, era forse l’intenzione di esprimere quell’amarezza e quel dolore attraverso uno stile lapidario, epigrammatico. Ho cercato di scarnificare quel testo, togliendo ogni ipocrisia. Molte persone hanno capito che intendevo dire, ancor prima del mio corollario di spiegazioni.

Ringrazio chi, su qualche weblog, ha scritto che in quel testo io invitavo gli uomini in divisa a interrogarsi sui motivi e le modalita’ della loro spedizione, che va contestualizzata all’interno di una guerra illegittima, menzognera e che e’ stata condotta nonostante la contrarieta’ dell’opinione pubblica mondiale.

Oggi in Iraq c’e’ una vera e propria occupazione coloniale, inutile negarlo. Anche chi ha compiti di “ricostruzione” e’ visto come un occupante, ormai ci sono pochi dubbi al riguardo.

Qualcuno ha scritto che in “Body Bags”, paradossalmente, esprimevo maggiore cordoglio di molti altri.

<br<non disprezzo affatto quei morti. Sono stato l'unico a ricordare i militari che stanno morendo di linfoma come conseguenza della loro missione in Kossovo.
Si tratta di persone che hanno compiuto una scelta, e’ vero, ma non e’ detto che non possano farsi le domande giuste. In un mio dispaccio successivo, citavo le nette prese di posizione anti-guerra del direttore del “Giornale dei Carabinieri” e dell’Unarma, associazione para-sindacale dei Carabinieri.

Il riferimento a Genova e ad altri episodi e’ dovuto al fatto che su molti comportamenti dell’Arma e delle altre forze armate e dell’ordine si e’ ripetutamente scelto di non fare chiarezza. Di fatto, tra le forze dell’ordine e vasti settori dell’opinione pubblica italiana esiste un rapporto di sfiducia, dovuto a troppi scheletri nell’armadio, troppe vicende insabbiate, troppi abusi impuniti.

Purtroppo, il fatto che in Iraq ci sia proprio quel Tuscania, quella Seconda Brigata mobile dei CC che a Genova fu protagonista di inauditi pestaggi, non aiuta. Se intorno alle attivita’ di questi contingenti non ci fosse quella che da molti viene definita “omerta’”, oggi i discorsi sarebbero piu’ lineari, piu’ semplici e meno equivoci.

Ciononostante, mai nemmeno per un secondo mi sono scordato che dentro la divisa c’e’ un essere umano. Cosa che molte persone in divisa tendono invece a scordarsi, quando impugnano un manganello rovesciato e si trovano ai piedi un ragazzino in posizione fetale che urla “Basta!”.

Detto questo, ritengo che la cosa piu’ importante sia ragionare su come evitare altre stragi. Inutile dire che io sono per il ritiro delle truppe.

Ringraziando per l’attenzione,

Roberto Bui

<br<(Wu Ming 1)
http://www.wumingfoundation.com

(*) Il virgolettato da “Carcajada profunda y negra” era monco, privo di un corsivo (“davvero” era in corsivo, in evidente polemica con quelli a cui importava del professor Biagi solo per fini strumentali, tant’e’ che qualche tempo dopo un ministro della repubblica dovette dimettersi per averlo definito”rompicoglioni”) e fuori contesto.

Senza farne una colpa a Michele Smargiassi (comprendo bene l’esigenza di stringatezza) ricordo quel contesto:

Ci dispiace per te.

Ci dispiace per la tua famiglia.

Ci dispiace per i tuoi amici.

Ci dispiace per la bella stagione che hai fatto appena in tempo ad annusare, per le gite fuoriporta che non potrai piu’ fare.

Ci dispiace per la tua fiducia malriposta nell’ideologia liberista e in un regime che ti ha fatto o – nella migliore delle ipotesi – ti ha lasciato uccidere.

Ci dispiace per quella moltitudine di persone che voleva *combattere a viso aperto*
te e quello che sostenevi.