Do you, Mister Jones?

You walk into the room
With your pencil in your hand
You see somebody naked
And you say, “Who is that man?”
You try so hard
But you don’t understand
Just what you’ll say
When you get home

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

You raise up your head
And you ask, “Is this where it is?”
And somebody points to you and says
“It’s his”
And you say, “What’s mine?”
And somebody else says, “Where what is?”
And you say, “Oh my God
Am I here all alone?”

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

You hand in your ticket
And you go watch the geek
Who immediately walks up to you
When he hears you speak
And says, “How does it feel
To be such a freak?”
And you say, “Impossible”
As he hands you a bone (1)

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

You have many contacts
Among the lumberjacks
To get you facts
When someone attacks your imagination
But nobody has any respect
Anyway they already expect you
To just give a check
To tax-deductible charity organizations

You’ve been with the professors
And they’ve all liked your looks
With great lawyers you have
Discussed lepers and crooks
You’ve been through all of
F. Scott Fitzgerald’s books
You’re very well read
It’s well known

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

Well, the sword swallower, he comes up to you
And then he kneels
He crosses himself
And then he clicks his high heels
And without further notice
He asks you how it feels
And he says, “Here is your throat back
Thanks for the loan”

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

Now you see this one-eyed midget
Shouting the word “Now”
And you say, “For what reason?”
And he says, “How?”
And you say, “What does this mean?”
And he screams back, “You’re a cow
Give me some milk
Or else go home”

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

Well, you walk into the room
Like a camel and then you frown
You put your eyes in your pocket
And your nose on the ground
There ought to be a law
Against you comin’ around
You should be made
To wear earphones

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones?

(continua – una delle canzoni così importante nella mia vita ha avuto ed avrà una storia di andata ritorno ed andata, di nuovo ?:-) )

“And what are the differences?”

Connections

Nonostante la ripresa ed il montaggio del film mi ricordino lo stile di Hollywood – leggermente irritante (per me), mi è venuta una NOSTALGIA PAZZESCA . . . e quaLcosa di preciso l’accompagna . . . !

*1
.

* 2.
* 3

* 1. e 2. NPAL Lab – “Connections” – Nomad Camp, Mongolia – August 2017

* 3. foto dal web (Shaman costume, Mongolia)

(continua – in progress)

7 . 2 . 2020

M. S. Stranger – Alaska Sea Scout Expedition of 1937- Yupik man with mask
Mr. Fred E. Lewis, the owner of the yacht called ‘Stranger’. on a trip of Sea Scouts from Newport Beach CA., to Alaska in 1937. These photos are taken by my grandfather who was one of the Sea Scouts on this trip. His name was Byron F. Quivey Photo of an Yupik man from Nunivak who removed his mask on board the Stranger. Cup’iq

(continua – in progress)

Nel Fosso

Carissima Iulca,

ho ricevuto i tuoi foglietti, datati da mesi e giorni diversi.
Le tue lettere mi hanno fatto ricordare una novellina di uno scrittore francese poco noto, Lucien Jean […].
La novella si intitolava “Un uomo in un fosso”. Cerco di ricordarmela.

Un uomo aveva fortemente vissuto, una sera: forse aveva bevuto troppo, forse la vista continua di belle donne lo aveva un po’ allucinato. Uscito dal ritrovo, dopo aver camminato un po’ a zig-zag per la strada, cadde in un fosso.
Era molto buio, il corpo gli si incastrò tra rupi e cespugli; era un po’ spaventato e non si mosse, per timore di precipitare ancora più in fondo.
I cespugli si ricomposero su di lui, i lumaconi gli strisciarono addosso inargentandolo (forse un rospo gli si posò sul cuore, per sentirne il palpito, e in realtà perché lo considerava ancora vivo).
Passarono le ore; si avvicinò il mattino e i primi bagliori dell’alba, incominciò a passar gente. L’uomo si mise a gridare aiuto.

Si avvicinò un signore occhialuto; era uno scienziato che ritornava a casa, dopo aver lavorato nel suo gabinetto sperimentale. Che c’è? domandò – Vorrei uscire dal fosso, rispose l’uomo. – Ah, ah! vorresti uscire dal fosso! E che ne sai tu della volontà, del libero arbitrio, del servo arbitrio! Vorresti, vorresti! Sempre così l’ignoranza. Tu sai una cosa sola: che stavi in piedi per le leggi della statica, e sei caduto per leggi della cinematica. Che ignoranza, che ignoranza! – E si allontanò scrollando la testa tutto sdegnato.

Si sentirono altri passi. Nuove invocazioni dell’uomo. Si avvicina un contadino, che portava al guinzaglio un maiale da vendere, e fumava la pipa: Ah! ah! sei caduto nel fosso, eh! Ti sei ubriacato, ti sei divertito e sei caduto nel fosso. E perché non sei andato a dormire, come ho fatto io? – E si allontanò, col passo ritmato dal grugnito del maiale.

E poi passò un artista, che gemette perché l’uomo voleva uscire dal fosso: era così bello, tutto argentato dai lumaconi, con un nimbo di erbe e fiori selvatici sotto il capo, era così patetico!

E passò un ministro di dio, che si mise a imprecare contro la depravazione della città, che si divertiva o dormiva mentre un fratello era caduto nel fosso, si esaltò e corse via per fare una terribile predica alla prossima messa.

Così l’uomo rimaneva nel fosso, finché non si guardò intorno, vide con esattezza dove era caduto, si divincolò, si inarcò, fece leva con le braccia e le gambe, si rizzò in piedi, e uscì dal fosso con le sole sue forze.

Non so se ti ho dato il gusto della novella, e se essa sia molto appropriata.
Ma almeno in parte credo di sì: tu stessa mi scrivi che non dai ragione a nessuno dei due medici che hai consultato recentemente, e che, se finora lasciavi decidere agli altri, ora vuoi essere più forte.
Non credo che ci sia neanche un po’ di disperazione in questi sentimenti: credo che siano molto assennati.

Occorre bruciare tutto il passato, e ricostruire tutta una vita nuova: non bisogna lasciarci schiacciare dalla vita vissuta finora, o almeno bisogna conservarne solo ciò che fu costruttivo e anche bello.
Bisogna uscire dal fosso e buttar via il rospo dal cuore.
Cara Iulca, ti abbraccio teneramente.

Antonio

Antonio Gramsci “Lettere dal carcere”, Einaudi (lettera del 27-6-1932)

6 . 2 . 2020

“Nord Guardian” – lab Harambèe kaapi c.b. – Winter 2012 (before NPAL LAB)

(continua – in progress)

Puliamo lo Specchio!

Da bambina mi piaceva scrivere o disegnare sui vetri o sugli specchi appannati.

Quando pulisco gli specchi ( durante le operazioni di pulizia della casa), cancellandovi segni ed impronte mi chiedo se siano parte di una mappa vivente da decifrare . . .

* 1.

Me lo chedo davanti allo specchio, chiudendo gli occhi, per ascoltare senza guardare.

Ascolto.

La principessa, si fermò, ed era una bambina. Le avevano detto di essere una principessa ma lei non capiva bene cosa significasse davvero, perchè sopra ogni altra indicazione voleva essere una bambina come tutte le altre.

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* 2.

La bambina, si fermò di nuovo, voleva essser una principessa, eppure non le avevano detto che lo fosse, mai. Lei, quella coroncina, sopra i capelli biondi, sopra occhi celeste chiarissimo, la vedeva e, non solo in sogno.

* 3.

Eco improvvisamente si sorprese, nel ritrovarsi in compagnia, non era più sola. Eppure, leggende raccontavano che fosse nata proprio da un riflesso di Narciso. Da quel riflesso di lui che che non era suo e mai lo sarebbe stato.

Nella sua dipendenza da una fonte sonora di cui replicava la voce, Eco era abituata ad essere solo quello, un riflesso. Si era abituata senza soffrirne troppo. Quando la Voce taceva anche lei stava in Silenzio, ma si annoivava. Si annoiava tanto che dopo un po’ di tempo dovette imparare ad ascoltarlo!

Ed incredibile a dirsi, il Silenzio le parlò. Parlarono, con domande e risposte, a lungo. Ciascuno raccontò all’altro quello che aveva conosciuto, quello che sapeva o non sapeva. Paesaggi conosciuti e sacrificati a sguardi paurosi, oppure paesaggi magnifici ma invisibili configuravano tra loro spazi e presenze inaspettate.

Dopodichè, quel dialogo si trasformo: pigolii, ticchetti, suoni impalbabili di sbadigli ed argentini di risati e soffusi in sospiri ed omissioni. Insomma a ben ascoltare … una musica!”

* 4.

E dimmi, cosa fa più compagnia della musica?

La Principessa Bambina, La Bambina Principessa ed Eco, ci crederesti? Si incontrarono, in un giorno di fine Inverno. Cosa accadde?”

Cosa accadda (detto in breve, anche se non è questa una conclusione)?

Tutte nsieme, anche se si erano appena ri/conosciute, cominciarono ad aspettare la Primavera, senza domande nè risposte, senza confine fera oggi e domani o ieri. Insomma una bella attesa che significava, nonostante tutto: “Presente!” per ieri, oggi e domani, come una nuvola alla fine diventa semore cielo.”

* 5.

I m m a g i n i:

2* Kiki Smith Wallpaper

*1 e 2. –NPAL Lab – particolare dell’installazione “Meeting the Shodow”, “mostra collettiva “Esserci e non essereci” ,Studio Aprea Liber, via Conafalonieri, 1 Milano , 2012

* 3. Kiki Smith “Vitreous Body” 2000

* 4. NPAL Lab – “Sottosopra” – via Confalonieri, 11 Milano & Altrove 2013

(continua – in progress)

Camminiamo sull’Orlo dell’Abisso senza occhiali

https://archive.org/details/IntervistaAdAntonioCaroniaDalMoratoriumDiUbik

Dopo sette anni , manca sempre di più Antonio ( dal 30 Gennaio 2013).

Da qualche giorno sto rileggendo Realismo capitalista di Mark Fishere e questa mattina mi sono svegliata con il titolo di “Spettri nella mia vita” davanti agli occhi”. Come non pensare immediatamente ad Ambigua utopia ed al nostro incontro nel 1985?

( poi torno, post decisamente in progress)

Porta d’Albero

25 . 1 . 2020

Quando mi sembra di sentire quella Voce che incomincia a sussurrare qualcosa, non so proprio se sia un dialogo o se stia arrivando una storia.

(* Note)

Sin da piccola, ho sempre immaginato le storie come persone, o come paesaggio, insomma una creatura vivente ed in cambiamento. Forse, per questo non so mai se si tratta di un inizio, (un sentiero, un viottolo, una strada, montagne all’orrizonte e cielo) che porti da qualche parte, o un inizio da solo, in attesa.

Mi hanno detto, alla partenza, di stare attenta. In quel momento, prima di partire, di solito vado in ansia. Non so cosa mettere nel bagaglio e soprattutto come lasciarlo leggero.

Mi dispiace lasciare la casa se non è in ordine, e mancare di rispetto se non le dedico la neccessaria attenzione prima di mettere la chiave nella serratura. E poi, controllare che sia chiusa, anche se quando lo faccio a volte un sospetto di lasciare apposta la porta aperta apposta mi abbia sfiorato sfiorato, chissà perchè. Qualcuno potrebbe entrare a visitare la casa senza nuocerle?

Magari, nel caso accadesse, non me ne accorgerei neppure se non dalla scia odorosa lasciata dal temporaneo ospite. Un’ipotesi di condivisione di uno spazio da liberare?

Giro la chiave nella serratura, ed ecco sento quella traccia di cibo in cottura , non ho ancora capito quale, da parte di qualche vicino di casa.

Un ticchettio interviene, proviene da un piano di sopra, forse l’ultimo. E batte, batte, e ribatte. Mi piacerebbe danzare improvvisando, invece stacco la chiave, aspetto l’ascensore. E, scendo con la valigia. Mi guardo nello specchio, mi rigiro e . . . (continua – in progress)

NPAL Lab – “Porta d’Albero”, April 2012

NOTE: (*) NPAL Lab – manifesto di “Finlandia.com L’amore per l’Artico”Metrò MM2 Milano, Aprile 2012

Mi sembra che anche la porta sia di specchio. Non si apre. Forse mi devo specchiare, per davvero?

Si diceva:

“Specchiarsi: riconoscere un’immagine e . . . lasciarla andare (la puoi salutare gentilmente o con freddezza). Altrimenti, non potrai mai incontare l’altra immagine che si cela sotto e tantomeno tutte le altre.

Guardarsi in uno specchio richiede uno sguardo liberato o liberante dalle maschere e dalle emozioni trattenute imprigionate. Richiede una sottrazione: sfogliare e sfogliarsi come un libro, fino all’ultima pelle, fino all’ultima pagina, ma non è detto che il racconto,e neanche le tue identità, finiscano lì . . . ?!”

NPAL Lab – nella Casina dei Fiori, Sarzana 2012

(continua – in progress)

(continua – “Storia ri-specchiata” – in progress)

30 . 1 . 2020

Molly Smith- “Abstractlovin”

( continua)

1 . 2 . 2020

Da bambina mi piaceva scrivere o disegnare sui vetri o sugli specchi appannati.

Quando pulisco gli specchi ( durante le operazioni di pulizia della casa), cancellandovi segni ed impronte mi chiedo se siano parte di una mappa vivente da decifrare . . .

(continua – in progress)

Me lo chedo davanti allo specchio, chiudendiogli occhi, per ascoltare senza guardare. Ascolto.

(continua – in progress)

NPAL Lab – “Sottosopra” – via Confalonieri, 11 Milano & Altrove 2013

Going, going, gone

Ho ritrovato e riletto un vecchio post del 2013 Qui (click). https://wordpress.com/block-editor/post/boscoparlante.com/2759 Due versioni della stessa canzone l’accompagnano.

I’ve just reached a place
Where the willow don’t bend.
Therès not much more to be said
It’s the top of the end.
I’m going,
I’m going,
Ì’m gone.

I’m closin’ the book
On the pages and the text
And I don’t really care
What happens next.
Ì’m just going,
Ì’m going,
Ì’m gone.

I been hangin’ on threads,
I been playin’ it straight,
Now, Ìve just got to cut loose
Before it gets late.
So Ìm going,
Ìm going,
Ìm gone.

Grandma said, “Boy, go and follow your heart
And yoùll be fine at the end of the line.
All that’s gold isn’t meant to shine.
Don’t you and your one true love ever part.”

I been walkin’ the road,
I been livin’ on the edge,
Now, Ìve just got to go
Before I get to the ledge.
So Ì’m going,
Ì’m just going,
Ì’m gone.

“Perciò sto proprio andando, sono già andato.”.. ad ogni ripetizione l’espressione si rinforza fino a questa definitiva trascendenza dal momento presente. “So, just” ed un tempo al passato costruiscono questo superamento. Chissà cosa avrà inteso dire Bob, intendendo un superamento, una trasformazione: andare via, cambiare, precipitare o volare?

(continua – in progress)

23 . 1 . 2020

Il Viaggio alle Radici è un’Avventura.”

(un viaggio verso l’Ombra e nell’Ombra. lasciati portare. Non controllare, finchè puoi …)

L’Inconscio ti svekerà dell’Ombra (solo) quello che potrai riconosdcere, proteggendoti (ma non troppo) da scoperte eccessivamente destabilizzanti. La giusta misura oltre confine, verso l’accetazione di limiti e verso il perdono.

“La sinfonia della gratitudine nell’Ombra nell’Invisibile.”


NPAL LAB – Milan & Elserwhere – April, 2nd 2012

(continua – in progress)

Let’s leave it!

NPAL Lab – Isola Pepe Verde – April 23th. 2013

(continua – in progress)

22 . 1 . 2020

“Un Seme portato dal vento al confine, crescerà.”

Crescerà nonostante la disapprovazione! Per essere liberi bisogna rinunciare alla sicurezza ed alla certezza?

NPAL Lab – “Il vento semina sul confine” – Lambrate, July 21st 2015

(continua – in progress)