Senza conto

Erri De Luca⚡️💛
”Nello scasso profondo dei nuclei familiari Natale arriva come un faro sui cocci e fa brillare i frantumi. Si aggiungono intorno alla tavola apparecchiata sedie vuote da tempo. Per una volta all’anno, come per i defunti, si va in visita al cerchio spezzato.
Natale è l’ultima festa che costringe ai conti. Non quelli degli acquisti a strascico, fino a espiare la tredicesima, fino a indebitarsi. Altri conti e con deficit maggiori si presentano puntuali e insolvibili. I solitari scontano l’esclusione dalle tavole e si danno alla fuga di un viaggio se possono permetterselo, o si danno al più rischioso orgoglio d’infischiarsene.
Ma la celebrazione non dà tregua: vetrine, addobbi, la persecuzione della pubblicità da novembre a febbraio preme a gomitate nelle costole degli sparpagliati. Natale è atto di accusa. Perfino Capodanno è meno perentorio, con la sua liturgia di accatastati intorno a un orologio con il bicchiere in mano. Natale incalza a fondo i disertori.
Ma è giorno di nascita di chi? Del suo contrario, spedito a dire e a lasciare detto, a chi per ascoltarlo si azzittiva. Dovrebbe essere festa del silenzio, di chi tende l’orecchio e scruta con speranza dentro il buio. Converge non sopra i palazzi e i centri commerciali, ma sopra una baracca, la cometa. Porta la buona notizia che rallegra i modesti e angoscia i re.
La notizia si è fatta largo dentro il corpo di una ragazza di Israele, incinta fuorilegge, partoriente dove non c’è tetto, salvata dal mistero di amore del marito che l’ha difesa, gravida non di lui. Niente di questa festa deve lusingare i benpensanti. Meglio dimenticare le circostanze e tenersi l’occasione commerciale. Non è di buon esempio la sacra famiglia: scandalo il figlio della vergine, presto saranno in fuga, latitanti per le forze dell’ordine di allora.
Lì dentro la baracca, che oggi sgombererebbero le ruspe, lontano dalla casa e dai parenti a Nazareth, si annuncia festa per chi non ha un uovo da sbattere in due. Per chi è finito solo, per il viandante, per la svestita sul viale d’inverno, per chi è stato messo alla porta e licenziato, per chi non ha di che pagarsi il tetto, per i malcapitati è proclamata festa. Natale con i tuoi: buon per te se ne hai. Ma non è vero che si celebra l’agio familiare. Natale è lo sbaraglio di un cucciolo di redentore privo pure di una coperta. Chi è in affanno, steso in una corsia, dietro un filo spinato, chi è sparigliato, sia stanotte lieto. È di lui, del suo ingombro che si celebra l’avvento.
È contro di lui che si alza il ponte levatoio del castello famiglia, che, crollato all’interno, mostra ancora da fuori le fortificazioni di Natale.”

·

Lascio questa citazione meravigliosa ed una pausa interrotta (dal post precedente). In attesa di un ritorno, a breve! 🙂

(continua – in progress)

1 . 1 . 2020

Da oggi tornero’ piu’ Spesso qui, a scrivere. Comincio un esperimento: disintossicarmi da Facebook e da certe dinamiche ( ormai interne). E scrivero’ un post (qui sopra) per incominciare . . . Opla’!

Unflowered Flowers

Guardo i Fiori nel vaso, sul tavolo in cucina. “Stanno appassendo, dovrei cambiarli!”,  è un pensiero automatico.

Appassendo nel vaso raccontano la storia delle foglie quando lasciano il ramo, cambiano colore e distanza dalla terra. Volano giù.

Così, le margherite bianche ingiallendosi mi richiamano alla stagione della mia età di oggi, in bilico fra Autunno ed Inverno. E, se i miei  capelli sono diventati di un colore così simile a quello delle margherite e delle foglie ingiallite, mi rallegro del cambio di stagione, dentro e fuori di me, di nuovo. Me ne rallegro, perchè mi sembra di far parte di un cambiamento che non solo mio, sia oltre me. Inarrestabile.

Non esiste una età in cui ci si butta via o si butta via qualcun altro o qualcos’altro.

(continua / in progress 15092019)

Manca la foto, ma c’è (sul cellulare), domani la trasferirò. Nel frattempo, ne metto un’altra . . . 

NPAL Lab – “s o t t o c a s a” – Milano, Parco Lambro & Altrove

28 . 0 . 2019

“Sarà ben ora di buttarli questi fiori! Guarda, sono proprio appassiti!”. Stai dicendo. Forse, sei in ansia o indispettita?

“Non lo sai che i fiori appassiti vanno buttati, il vaso va lavato e riposto?”

e continui a dire di quello che sembra e, forse non è, di quello che si deve fare.

“Non lo capisci?”

(dialogo interrotto)

(continua)

30 . 9 . 2019

30 . 9 . 2019

Cantano gli ultimi Uccelli prima di migrare da questa Estate infinita.

What do you say about?

 

 

WHAT'D YOU SAY ABOUT?-img_0452a-1

A volte, non so di cosa sto parlando. Ascolto e parlando mi trovo in un discorso che non conosco. Se non me ne accorgo subito, potrebbe durare a lungo.

In caso contrario, di soprassalto mi chiedo cosa mai io stia dicendo.  Se me ne rendo conto solo in parte,

per il resto non so che fare (che faccio)?

Quando non mi spavento troppo, chiedo di riascoltare quello che ho detto. Lo scrivo, o lo riscrivo,   per  riscoprirlo.

Forse, In questo modo per riascoltare e rileggere, ho scritto la maggior parte dei post(s)  in questo blog?

Solo di recente, ho completato le sezioni About e Info, in alto nel frontespizio di Boscoparlante ( iniziato neel 2003) e,  poco fa, vi ho trovato scritto:

“Senza preclusioni, osserva l’orizzonte. Fino a quando scomparirà.”

 

(ora, lascio uno spazio vuoto, per tornare a scrivere in questa attesa. E, lascio in sospeso alcune frasi, connessi da spazi da lasciare vuoti e o da visitare).

NPAL (Nomadic Provisiobal Art-Life) Lab – Findhorn Foundation (Manda’s living room) 2012

 

 

17 . 8 . 2019

What’d you say about?”

Ho sempre creduto , forse in automatico, al dialogo dando per scontato che ci fosse, sempre e con tutti ( o quasi). I

Invecchiando, mi sono accorta che se il dialogo manca dentro di me (fra tutte le mie parti separate), non posso pretendere di trovarlo fuori, intorno.

E, da quando finalmente l’ho trovato (le mie parti separate si sono riconosciute e cercano integrazione/riunioone)  non posso comunque pretendere che ci sia con qualcuno o con tutti.

Se (dialogo) c’è, (allora) c’è. Viceversa, se non c’è, non c’è . . .

 

Comunque, non escludere possa accadere, Non si sa mai…).

(il testo di “A tratti” qui sotto, nei commenti

(continua – in progress)

 

KAAPI CAMEL-img_5372“Series of Masks”- NPAL Lab – Milano & Elsewhere 2015/2016

 

 

14 . 8 . 2019

“The space among all those words”

18 . 8 . 2019

Per tutta la vita mi sono accentrata sulla mancanza, invece di riconoscere  quello spazio vuoto  come  un’occasione per sperimentare libertà, riconoscimento, consapevolezza e gratitudine. 

“Ad un certo punto, la vita si rivolta, come un abito quando lo si togli da dosso. “

Cosa succede, forse, dipende da come è l’abito, da quanto e come lo si è indossato e da come lo si leva?

 

“Dipende dalla vita e dalla morte . . . “

 

Così mi avevi già risposto  ed io ho subito pensato: ecco, un’altra volta questa risposta!

 

Kiki+Smith+sky

Kiki Smith’s – Peters Project

19 . 8 . 2019 – La vita si rivolta, e questo, da qualche tempo, non mi spavento più come prima.

Cerco di restare, lì ad ascoltarla. Perchè, mi sembra proprio che la vita non sia da possedere ma da lasciare accadere. Magari nutrendo, in noi un intento che

non sia un programma ma una specie di porta per loro, la vita & la morte.

Quando le considero insieme e non separate, sento che c’è salvezza sia nell’una sia nell’altra.

E, quando qualcosa di destabilizzante accade o qualcosa finisce, quando qualcuno si allontana ed io mi perdo,

aspetto che l’abito della vita si rivolti di nuovo e cambi (ma ormai lo so, non è mio . . .).

https://youtu.be/n8fyb9vpIc0

 

“Ripetilo. Ripetilo, ripetilo ancora, finchè cambia!”

 

Grazie  🙂

14 . 8 . 2019

This one just remind, there you go.

 

 

 

 

 

 

 

 

“Well, I’m just leaving.

WHAT'D YOU SAY ABOUT? 3.3.018-pro-memoria

 

(continua-14082019)

Darkness & Darkness

 

_  Che rottura questa storia che

“Dalle crepe filtra la Luce”.

_  Leonard, da dov’è da qualche  anno, si sarà pure stufato di questa citazione…?

 

“Sì, se le crepe possono essere porte, bisognerà riconoscerle.”

 

_  E, non strumentalizzare  l’Ombra (negandola in sè) ?!  La luce non è una speranza di salvezza, riscatto da una inconsapevolezza di inseparazione (“l’ossessione speranzosa di essere separati , inconsapevole della notra reale inseparazione, in noi fra noi dal tutto”).

 

“Intendi? Luce e Ombra separate, crepe ed aspirazioni di riscatto, sono immagini. Immagini che, come tali, si trasformano. Non fai in tempo a trovarne una, che è già cambiatea Quindi, liberale, tutte! lmpara a lasciare andare.”

luce-mano1

By Erica Chilese

 

_  Da un sommesso “mmmm”, l’Oscurità  trasforma se stessa, dentro . Un canto irlandese, che fa stropicciare i piedi senza mai smettere all’infinito, entra in un abbaiare di cani, al Nord estremo (dove ci siono sei mesi di Luce ed altrettanti di Buio)

– Lì. ascoltano davvero  (ancora). Il sorriso di un bimbo Inuit a suoni sconosciuti. Ed, una sigla di chiusura, così estranea, ma chissà …  Indica integrazione o sopraffazione (occidentale)?

 

“Non puntare il dito. Ascolta!” (1.)

 

“Nell’Ombra niente si cancella, ne’ resta immobile.”

 

 

 

 

(continua- NPAL 0805019)

 

 

 

9 . 5 . 2019

 

 

 

_  C’è modo e modo di raccontare (una storia):

“Quando non raccconti la tua storia come potresti raccontarne altre?”

 

 

_  Speculazione occidentale.

“Non puntare il dito. Ascolta!” “(2.)

 

 

 

(continua – NPAL 0905019)

 

10 . 5 . 2019

Una storia raccontata allineando frammenti e lasciando scorrere la distanza fra loro. Come acqua verso il mare, eppure era in una pozzaghera, prima.

 

 

 

 

La testimonianza ed il report son diversi. Essere testimoni, oltri ogni ruolo ( per o di chissachì). Chicchirichì. Entra nel suono di quel dolore, diventa la sua voce. E, la tua/mia/sua/loro/nostra . . . Una storia non nega tutte le altre, mai.

 

 

(in progress -NPAL 11052019)

 

DSC00642

NPAL Lab -non mi ricordo la data _ Mongolia forever

 

(continua NPAL Lab)

 

16 . 5 . 2019

 

 

 

 

(in progress NPAL Lab)

As a Figure Of Speech

As a Figure of Speech

Per modo di dire … dicendolo mi prendo un piccolo spazio per retrocedere segretamente da quello che ho appena detto, prima.

In inglese ho trovato alcune traduzioni, ed ho preferito questa: as a figure of speech, perchè? Indicando una “figura retorica” mi sembra  riferisca l’accadere o il mostrar/si  di “figura”, per una specie di spettacolo privato o pubblico. Parlare ad una platea o da una platea. Senza teatro, però e senza un vero spettacolo, probabilmente.

Nella distanza fra teatro dello spettacolo e società dello spettacolo ci sta la grande differenza, un mondo o più, direi!  Fra l’origine sacra dello spettacolo rituale (idolo, maschera, sacra rappresentazione e cerimonia) e l’edizione rappresentativa) della società dei consumi ce ne corre, davvero, di differenza.  Non più “investiti dalla divinità”, attori autentici sotto la maschera ed il travestimento, ma consumatori che comprano e (si) vendono come figure partecipi di un teatrino-organizzazione di consenso pilotato. Merci per messaggi mercificati.

Qual’è il problema? Vivere in un teatrino senza saperlo. Per modo di dire uno spettacolo, per modo di dire vivere.

Farnetico e cosa c’entra o centra   questa specie di post  con quella “figura retorica”? Non so, ma stiamo attenti a non essere, oltre che a farle,  “figure di merda” (e almeno, cerchiamo di accorgercene) … Oh, l’ho detto.

(scrittura veloce, un po’ puzzolente e comunque, in progress … :-).

Post Scriptum: 2 . 4. 2019

Gli Esquimesi si baciano annusandosi accuratamente (con una cerimonia antica che ancora conserva il suo valore). Con loro non si possono fare, o essere tantomeno, “figure di merda”. Subito si sarebbe riconosciuti e mandati a camminare sul “Ghiaccio sottile” (Icewisdom). .  . per aiutare un nostro rinnovamento ?!  🙂

kunik_bacio_eschimese

(in proggress – continua)

Blowin’ in the Wind


“Non importa se vedi in Bianco e Nero o a Colori. Ascolta . . .

C’è un vento pazzesco, tutto ondeggia, in cielo ed in terra. Anche la macchina sopraffata dal  movimento dell’aria e mio, sposta immagini oltre l’obiettivo, fotografando un’imprevista inquadratura. Mentre,  quella  rimasta fuori si libera, potrebbe raggiungere tutte le altre immagini liberate, chissà dove?

“Quando non puoi vedere, ascolti.”

NPAL Lab – “Blowing in the Wind”- Findhorn & Elsewhere, August/September 2012

(continua – in progress)

26 . 7 . 2019

Quando comincio a raccontare, spesso non so  se farlo con un  tempo presente o passato prossimo o remoto. Il racconto, a volte è un ospite inatteso, si manifesta poco a poco. Questo, accade nel presente  (sono, sei).  Se  evoca dal passato ciò che già era accaduto o non accaduto , acoltando sento altre storie (ero, eravamo, eravate, erano). Ricordo, o non ricordo, mi è accaduto o l’ho sognato e, che differenza ci sarebbe?

Parlare del tempo non è una negazione (c’è stato o non).

Piuttosto, chiedersi “chi  sono?” sia  una domanda (esssere presenti mentre lo si chiede, con umiltà non sottomessa  e spirito bambino) nei limiti consentiti dalla trasformazione della nostra consapevolezza che invecchiando può consentirci nuovi inizi … ?

1 Tutto rRcordare e Tutto Dimenticare-IMG_0805

NPAL LAb Exhibition & Illusion, Milan & Elsewhere 2012

“A volte, non c’è confine fra domanda e risposta.”

Viaggiano insieme, oltre confine. E, se “la risposta è dentro di te”, è importante non essere soltanto, o sempre,  fuori . . .  ;.)

(continua –  in progress)

7 .  2 . 2019

La distanza far due immagini di paesaggi potrebbe essere intesa come uno spazio da percorrere, a piedi o in volo, da soli o iinsiemead altri, con un mezzo di trasporto, o senza.

Un cammino o un volo, accade fra cielo e terra, sulla terra in questa cosidetta terza dimensione o nelle altre. Trovarsi nello stesso viaggio in questa o in altre realtà multidimensional, fa una certa differenza, ma se navighi davvero ad un certo punto sei oltre confine,  per ipotesi… Come esserne mai certi? (no separation) 🙂

NPAL - foto via Corelli                                 NPAL Lab – Diary & Journey “Passano e ripassano”                                  via Corelli, Milano & Altrove 27 Febbraio 2019

(- continua)

28 . 2 . 2019

Immagine di treni in transito, tanti viaggi tra di  loro, intervalli, immagini, cambiamenti. Sospirando canto Amapola, perchè ne sento l’aria.  Ed  adesso, scusatemi, vado a cercare quel libro “Il Viaggiatore Notturno” di Maurizio Maggiani.

Si, proprio quel libro che mi aveva fatto ricordare di aver sentito cantare quella canzone da mio nonno Felice, sottovooce, quando cantava ormai solo così, spesso da solo davanti alla finestra,  dopo aver condiviso, da giovane,  per tanti anni la sua voce con un coro.  Quanti ricordi vissuti o, ascoltati raccontare.

Mia mamma Renata, piccola piccola, lo accompagnava  quando   lui andava a cantare nel coro, verso sera. E poi,  lei seduta ad ascoltare, seguiva lui in silenzio, intanto imparava le canzoni di un  vasto repertorio  di generi musicali diversi.  Per tornare a casa, a notte fatta, con la sua manina nella tasca grande del cappotto del suo papà altissimo, bellissimo  e dolcissimo. Credo di aver ereditto quel senso dell’essere compagni musicali, sonori nel vivere, anche condividendo il silenzio.  Grazie.

Quando, non molto tempo fa, ho comimciato ad essere  rassicurata nell’ascolto,  piuttosto che nell’essere ascoltata, ho cominciato ad intendere come il bisogno di raccontare prescinda dall’ascoltare, ascoltarsi nell’essere “insieme” (anche se l’altro non c’è o non si vede). Però, per questo… working in progress, mentre sta arrivando un’altra Primavera!

Ho preso tanti treni nella mia vita e quanti ne ho persi.  Ne resta una immagine mossa, di tracce sempre in divenire. Perchè, in fondo, un viaggio non è mai finito e le mete sono sempre in movimento fra loro. Un treno in transito  questo lo sa…

Il viaggio non va atteso, va vissuto in ogni momento, dovunque tu sia, lo spirito del viaggio è sempre con te. Non sei mai solo nè fermo.

   “Non aspettare di partire, comincia a viaggiare dove sei, anche se sei seduta                                           davanti alla finestra della tua stanza.”                                                                   

(lascia andar via  i pensieri ed ascolta. Forse,  c’è  una storia che è appena partita                     e sta arrivando da te … )

49245149_10218215971288610_3478975947015716864_o-1Kaapi Carla Barnabei – NPAL Lab  “Waiting for a Tales” – Findhorn Foundation – 2012

“Non sono le persone che fanno i viaggi, ma i viaggi che fanno le persone”.                         John Steinbeck

(- continua)

3 . 3 . 2019

NPAL Lab  – Diary & Journey “Listening”,  Milan and Elsewhere, 3 March 2019

“Nell’Acqua c’è uno Specchio. E, nello specchio il fluire dell’immagini, chissà dove.” 

Le immagini riflesse, come treni d’altra dimensione, vanno Altrove?

P.S.: Il viaggio mi  porti “qui”,  dove sono. Nessun confine vorrei percepire ( rilasciando l’illusione di percepirlo) 🙂

(in progress)

ore 21.47

Lascio qui un paio di appunti per la mia ricerca sulla  esperienza passata ed in progress “Mappe per/del Silenzio”. Titolo assolutamente indicativo,  provvisorio ed in trasformazione. Insomma, per il poco che ne so, una storia multidimensionale di segni sonori ed in-visibili . Spazi e mondi.

Da anni ci penso e l’incontro con il khoomi mongolo a Ulan Batar (Giugno 2018), la mia resa (“non ce la faccio a cantare così, riconosco il mio limite e, ti seguirò ascoltandoti, fino all’infinito”) e la testimonianza del maestro (che emozione risentirlo nel video!) hanno segnato una svolta facendomi  da ponte nella nebbia.

* (ho trovato la prima di queste tracce sottostanti, sbirciando fra i vecchi post del 2007 per la prima, e da questa ho trovato la successiva 🙂  o procedo, quando non sto ferma per associazioni e per  incontro con  “quello che arriva” o trovo.. Si rinnova la gratitudine che ho sentito allora rd ora- . Grazie 🙂

(fantastico, ascoltare tutte  e tre le tracce, video, contemponeamente . . . ) 🙂

(in progress)

4 . 3 . 019

** Procedo, quando non sto ferma, per associazioni e per  incontro con  “quello che arriva” o trovo(siano parole, immagini o suoni).

Adesso  un altro arrivo!

Grazie 🙂