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Sia dentro … sia fuori

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lab Harambèe – vicino a colonnata, febbraio 2005

c a v a

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” Non  aspettare. Per cercare … vai dentro.

Poi, comincia a camminare  e ascolta. Immagina di stare dentro alla Montagna, non sopra. Sprofonda. Diventa sasso. Senti, le Radici …?

Senti l’acqua, ora. Diventa Fiume in piena. Ecco, ricorda l’Oceano. Fatti sommergere. Totalmente.

Ricordati!

Dall’ Inferno … e dal Paradiso, non dimenticare.

Ricorda.Fino a quando scomparirà ogni confine.

Ti perderai… ti troverai.

Sì, ti troverai … perdendoti! ”

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“Sì!”

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Ancora …

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lab Harambèe – vicino a casa, marzo 2005

b i n a r i o p r a t o

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” Non siamo mai soli, poichèsiamo pieni di tutti i ricordi, di tutti i condizionamenti, di tutti i mormorii di ieri; la nostra mentenon è mai sgombra da tutti gli scarti che ha accumulato.

Per essere soli dobbiamo morire al passato. Quando siamo soli, completamente soli, e non apparteniamo a nessuna famiglia, a nessuna nazione, a nessuna cultura, a nessun continente specifico, cìè la sensazione di essere stranieri.

L’uomo che è completamente solo in questo modo è innnocente,

ed è questa innocenza a liberare la mente dal dolore. ”

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Juddu Krishnamurti – “Libertà dal conosciuto”

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lab Harambèe – Selva di Sogno, Miasto – agosto 2002

a Filo d’Erba

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“Per tutto ciò ch’io pretenderò di conoscere sarò un sorriso…”

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F o i l

<p

"che cosa scrivi?"

lui alzò gli occhi

dalla pagina

ancora bianca per metà,

la bambina,

lo guardava

con occhi

azzurri e grandi…

"storie…"

le rispose

"invento storie…"

"e perchè?"

"perchè è bellissimo,

vuoi provare?"

le tese la carta,

la penna…

la bambina rimase a guardarlo

occhi e bocca aperta…

si aprì in un nuovo,

bellissimo sorriso…

"ma io non so scrivere…"

e allargò le braccia…

lui riprese carta e penna

e tracciò un ghirigoro

sulle parole scritte,

qualcosa a metà

tra un gomitolo

ed una spirale

che, quasi,

impediva

la comprensione

di quel che aveva

precedentemente scritto…

"è così che si inventano storie"

le disse

"facile no?"

la bambina rise…

rise anche lui…

poi lei prese carta e penna

e cominciò a disegnare

tracciando linee

rette o curve

che s’intersecavano e non…

disegnò sulle parole

così come già

aveva fatto lui,

rendendo, ormai,

del tutto incomprensibili

le parole sul foglio…

si fermò un attimo

ad osservare il foglio

lo girò soddisfatta verso di lui

"ti piace?"

gli chiese…

"tantissimo"

le sorrise…

poi,

come se fosse un magia

tirò fuori,

con un gesto veloce,

un’altra penna dalla tasca

(ne portava sempre

qualcuna in più,

la sua casa

era piena di penne

e non sapeva mai

quali funzionassero sul serio

e quali no

e allora,

ne prendeva una manciata

e le portava con sè)

"disegniamo insieme

una storia nuova?"

le propose…

"sì, sì…"

rise lei

"è bello inventare storie…"

lei,

il suo tratto deciso,

la penna stretta nel pugno,

lui,

che tracciava linee

seguendo i suoni

dello spazio intorno…

due modi di raccontare

che si rincorrevano,

che s’incrociavano,

che giocavano

sul foglio,

dove,

al di sotto delle linee,

parole sparivano…

solo qualche frammento

ancora resisteva…

"per tutto ciò ch’io

pretenderò di conoscere

sarò un sorriso…"

ma subito,

una, cinque, dieci, venti linee

cancellarono anche quello…

c’era una storia nuova

da raccontare,

e una bambina che rideva,

anzi, due…

cosa poteva esserci

di più meraviglioso?

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Perchè… ?

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lab Harambèe – Milano & Altrove

5.

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“Perchè lo fai che non ci ricavi niente …? Anzi, ci perdi.

Alla tua età non si può lavorare per niente … o per divertimento!”

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Ed io ascolto.

Le formiche condividono incessanti trasporti di briciole.

Gli uccelli costruisono il nido.

In cortile, il cane gioca con i bambini.

Dai Rami le gemme spuntano e crescono.

La gatta impegnata a lavarsi, si liscia il pelo con dedizione,

forse sorride … Anch’io.

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<font face="Courier New,

4.

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Ed io continuo, a piegare questi foglietti di carta: li cerco, aspetto dei segni,

li cucio fra loro. Si compone una mappa … il sogno d’altre citta,

di altri mondi … E di una vita, questa.

<font face="Courier New,

“Non ci guadagno, vivo. Sento un ruscello dentro di me, soprattutto qui, alla bocca dello stomaco …

scorre lieve ad ogni respiro … si alimenta di lacrime e sorrisi. Se piango, se rido …! ”

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