At the beginning and at the end

“Your task is not to seek for love, but merely to seek and find all the barriers within yourself that you have built against it.”

Da qualche tempo sto sentendo l’esigenza di fare spazio, si tratta di una liberazione non di una negazione.

Inevitabilmente, mi scontro con la mia difficoltà a “lasciare andare” ed ascoltandola, sto riconoscendo come la liberazione di uno spazio esterno, fuori di me ed intorno (cassetto, armadio, scaffale, stanza o tutta la casa), corrisponda alla liberazione di spazio interno, dentro di me. Da chi sono occupata nel mio spazio interiore? Da condizionamenti che sono attivati ed attivano dinamiche di relazione, giudizio, affermazione ed appropriazione. Queste dinamiche come tali, si combinano con altre all’esterno, nelle relazioni, appunto.

Mi fermo, per ora a questo enunciato, un po’ palloso ed inadatto, perchè in fondo si tratta di un’avventura! E’ cominciata dall’anno appena scorso, e forse anche prima (non lo sapevo). Ed ora, vorrei celebrarene un nuovo inizio, piccolo ma piuttosto consapevole. Vorrei celebrarlo qui , da questo minuscolo spazio liberato: non c’è un trono nè una sedia, solo uno sgabello. Non c’è neanche un tavolo, ma una mensola, sospesa, sulla quale sto scrivendo. Intanto, l’altra parte di me respira e sussurra dal corrispettivo spazio liberato dentro. Ancora uno spazio piccolo ma in divenire (cosi’ spero’) e nutrito dall’intento di liberazione e dalla gratitudine. Al principio ed alla fine segue un altro nuovo inizio? Così, potrebbe risultare difficile distinguerli fra loro, ma anche più facile essere colti dal vortice del ciclo e dal suo fluire.

Grazie

NOTE

– la citazione ” ” di Rumi, scritta, o disegnata, con la grafite a bastoncino su un foglio trovato mentre liberavo la libreria (un centinaio di schedari contenenti foglio e foto fogli più o meno alla rinfusa). Rimasta in sospeso, poi ritrovata ieri sul template di un’amica in Fb, è arrivata fin qui.

– ho in corso una pausa dal cosidetto profilo FB, vorrei chiuderlo almeno temporaneamente appena capirò come si fa. Nel frattempo, mi asterrò dalla frequentazione del mio ed altrui profili. E, tornerò qui più spesso (consapevolezza del probabile soliloquio, in abbinamento all’ascolto in Silenzio ed in Solitudine (aperta però :-))

2 . 1 . 2020

Caroline Gaedechens – “Untitled”

Diventa la montagna che stai scalando ed diventa il Fiumeche già sta scorrendo dentro di te. Ascolta.

Stavo camminando da due giorni, o più. Camminavo alternando velocità diverse, senza pensare, guidata dalla successione dei passi, secondo una mappa sconosciuta eppure non estranea.

Se ascoltavo l’emozione di stare da sola dentro a quel paesaggio meraviglioso e sconosciuto, non sentiva più il cuore battere, ma solo il respiro fluire, passo dopo passo.

Camminavo, limitando a volte il passo al minimo ma senza mai fermarmi del tutto. E, quando ero quasi ferma mi sembrava che anche l’immagine del paesaggio si fermasse, nonostante il vento. Ogni filo d’erba, ogni granello di sabbia e le nuvole lassù, tutto sembrava in stasi, forse dentro all’attesa di qualche movimento.

Il cammino ad alterne e diverse velocità, disegnava linee ondulate, non rettiline. Mi sentivo portata, come se non fosse neppure io a camminare, da sola, sospesa nella distanza fra deserto ed oceano. Stavo tornando, ma dove?

NPAL Diary – Zavhan Valley – June 2018

(continua – in progress)

“Dove sono? ” . Nessuno risponde.

3 . 1 . 2020

Guardo in alto. Le Nuvole si muovono come una freccia che disegna un sentiero sottile nel cielo. Seguo quella direzione. Cammino, cammino. Non ho più paura di perdermi ed ora la mia meta è solo fare un altro passo ed un altro ancora.

(continua – in progress)

4 . 1 . 2020

Rileggo, sono seduta davanti al pc. Sento quei passi nel desero di Zavhang Valley dentro di me. Una traccia di sentiero in divenire. Ed anche quel sentiero di Nuvole come una freccia in cielo, continua ad indicarmi di non viaggiare per fuggire ma invece per restare.

Cosa fare quando si trova, e si troverà, una dimensione relativa seperata, indefinibile per attraversare i mondi e le dimensioni travalicanti questo “mondo illusorio”?

Eppure, dove finisca questo mondo ed iniziano gli altri, non dipende dal saperlo calcolare, piuttosto bisiognerebbe imparare a non negare la separazione incominciando da noi. Bisogna imparare a restare in quello stato di neutralità che consenta alla trasformazione di essere riconosciuta, per come e quando accade da sè . . . ?

NPAL Lab – 2017


(continua – in progress)

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