No Title

Sto guardando questa immagine di te.

Non c’è dialogo. Non si sa cosa sia accaduto.”

Non c’è titolo. La sceneggiatura è sempre la stessa. Eppure, persino in queste condizioni ripetitive di soliloqui ed aspettative , intravedo un’avventura, o qualcosa che sfugga al controllo, persino al tuo. Al tuo controllo, così ben mascherato che neanche noi, te ed io, ce ne eravamo accorti! 🙂

Non c’è niente da rappresentare, fotografare, e pubblicare in facebook, in celata attesa di “I like”.

Una autentica avventura. La libertà in divenire di poter lasciare una pagina bianca. Senza attese e se qualcuna si affaccia, avrà lo spazio di congedarsi ed essere libera.

NPAL Lab – Nature Santuary, Findhotn Foundation 2015

(continua – in progress)

7 . 1 . 2020

Sto guardando questa immagine di te.

In quel momento, l’immagine potrebbe apparire sfocata, insufficiente, scomoda. Ecco, un’occasione di fuga. Invece, restiamo lì, continuando ad osservare, senza spaventarci di scoprire qualcosa d’improbabile, o persino ciò che non si possa esprimere con le parole, ma solo con l’ascolto. Restituire l’ascolto che abbiamo ricevuto è un atto amorevole, ma silenzioso ed intimo, senza dichiaraizone, “accade da sè”.

Quell’immagine che sta svanendo riceve ascolto, accoglienza per la sua trasformazione? La restituzione dello spazio liberato dal possessivo attaccamento all’immagine di te e di me, e di noi , restituisce l’ascolto di me stessa dentro di me. Restituisce allo specchio la sua trasparenza non commerciabile in mascheramenti (stampelle), condivisi ma non riconosciuti ?

“Noi” comincia proprio ad esistere dentro noi stessi.”

Comincia dall’esplorazione in solitudine di uno spazio inseparato? E, l’avventura di scoprirlo chissà dove mi porterà (forse qui)?

NPAL Lab – “No Title” – Family Camp, Mongolia 2018

(continua – in progress)

9 . 1 . 2020 (“Dialogue”)

Oggi mi picerebbe concludere questo post.

“Ogni conclusione comporta un altro Inizio!”

Lo dicevi spesso sorridendo e, senza nessun tono da ammaestramento o da manuale new age. Nel tuo sorriso, una resa passava dalla mestizia alla sospensione di giudizio. In modo spontaneo e neutro sorridevi, (nessun compiacimento od esaltazione), come ho sempre sentito sorridano le piante ed i fiori (anche quando piove o tira vento).

Quel tuo sorriso d’accetazione, come anticamera ad una gioia che forse avevi conosciuto ma temevi che a me non arrivasse, Per questo mi proteggevi. E, lo facevi oltremisura. Se la tua protezione in qualche modo mi abbia bloccato, comunque mi ha anche aperto al dubbio ed all’infinito. Nel dubbio, inteso nella sua sacra inseparazione fra vero e falso e non in dualistiche affermazioni giudicanti (separanti) mi hai cresciuta. E, quella paura che ti aveva guidata e che hai saputo trasformare in amore, rivissuta in me, io l’ho vista. e, l’ho guardata bene, nei miei limiti. Quella tua, nostra, paura, sorella del coraggio . . .

Continuo ad osservare, mentre quel dubbio mai si trasforma in certezza, piuttosto diventa attenzione a non condannare ed a riconoscere quando la separazione agisce ancora in me . . . Se riesco a riconoscerla, la congedo con gentilezza; cerco fermezza nell’intento! Riconoscendo innanzitutto in me la separazione, in fondo sento che non è o sarà lei ad essere esilata, ma io. Per questo come Vasilissa (***) porto nella tasca un Vuoto che sta al posto della sua bambola. Un vuoto nè a perdere nè a guadagnare:un intento di spazio liberato (anche da/di “me” ).

N O T E

*** appena possibile indicherò riferimenti per “Vasilissa”.

(continua)

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