Lasciare qualcosa per occupare un posto. Scrivere due righe, il 27 Dicembre invece che il 24 o il 25, ricorrenza luttuosa ma di rinascita. Era il 2011, dieci anni anni fa . Dieci: un’altra decina d’anni, un altro Zero benvenuto!
Grazie.
(post in sospeso – in progress 🙂
29 . 12 . 2021
“Parli sempre dei morti !”
aveva detto ***. prima di concludere bruscamente la comunicazione, buttando giù la cornetta del telefono (adesso non si potrebbe più dire così con i cellulari, ma quest’immagine ben corrisponde ancora ad un’interruzione stizzita).
Mi son trattenuta dal rispondere:
“A volte i morti sono più vivi di certi viventi”
per evitare ogni percezione a riferimenti personali. E, per restare nello Stupore.
Ebbene, sì, sono sempre stata affascinata dalla relazione Vita/Morte e viceversa. Sono sata aiutata nel distacco, sentendolo provvisorio nella trasformazine che diffonde, ogni volta che qualcuno, senza escludere anche me stessa, mi ha lasciato, (sia vivendo sia morendo).
Nell’ascoltare quel silenzio non-muto, di fronte ad immagini invisibil, che Meraviglia.
Ecco, la (mia) Salvezza (sia pure provvisoria, o in progress . . .) !
Proprio oggi, mettendo a posto una libreria vetrina, in seguito al crollo di un ripiano, ho trovato questa foto, ed un appunto sul retro. E’ quello che resta di un quadro mancato, quello che mi avevi chiesto tante volte, anticipando un regalo.
No, non l’ho mai dipinta quell’immagine del Resegone, traducendo uno schizzo veloce: il paesaggio dalla finestra della nostra casa di Valghegrentino che tu e Renata avevat ristrutturato e restaurato con tanta cura. E, vi avrò certamente deluso entrambi, anche se non me lo avete mai detto.
Nella vicinanza che oggi sento con te e con lei, rinnovo la mia richiesta di perdono sia a voi, per tutto quello che non ho inteso, riconosciuto e rispettato, sia a me stessa, per non “essere (stata) abbastanza”.
Prima o poi, arriva sempre un momento nella nostra vita in cui ci si accorge dell’amore che non si è riconosciuto, e non fa differenze se dentro o fuori di noi, in fondo quel confine fra me e voi è (stato) una opportunità per affidarsi all’infinito. Ed oggi, cerco di farlo.
Tanti auguri, papà Carletto, per il tuo centesimo compleanno, per questo e tutti gli innumerevoli nostri incontri in-visibili, di noi tre ed oltre, per sempre.
Grazie.
Carluccia
N.B.: certamente questa foto non supplisce al quadro. Ho scritto nell’elenco delle priorità: un acquarello del Resegone, accompagnato da un “raccontino” che, proprio ora, sta comiciando a sussurrare. Ho già preparato un foglio adatto (A3), ed un quadernetto (dei tuoi) 🙂
post da scrivere (in divenire)
27 e 28 . 11 . 2021
Sono tornata a scrivere, qui. Troppo poco sarà per un vero e proprio post completo? Sì, probabilmente.
Quindi, cominciamo a percepire la continuazione del precedente post in sospeso. In fondo, la causa della provvisorietà potrebbe essere non solo nella precarietà impermanente della nostra natura, e riflettersi nella bellezza della sospensione che come un filo sospeso su un burrone non respinge il raggio di sole abbagliante; si offre al vuoto ed alla luce.
Se la percezione cambia, ed accetta di dialogare con la paura riconoscendola, un’ offerta potrebbe non essere un sacrificio ma una meravigliosa trasformazione.
“Non potrai vedere se non cambi punto di vista, dove il paesaggio e’ cambiato, cambia . . . E cambierà.“
L’abbaglio è stato criminalizzato. “Stai attento agli abbagli” che fa il paio con ”Stai attento alle illusioni”.
Piuttosto, direi invece di stare attenti e presenti nell’intento, non solo a quello dichiarato ma alla sua ombra: quella che rivelandosi ci aiuterà a riformularlo, incluidendo nel nostro “anelito a riscuotere un risultato” tutte le paure, i condizionamenti e le aspettative da liberare. Così, l’intento in divenire, avrà una strada da percorrere e noi cammineremo in buona copmpagnia veritiera , non di una pretesa di risultato ma di un percorso di liberazione (magari imprevedibile.)
Non so se son stata abbastanza chiara, scrivendo. Ed allora scrivo:
“Benvenuti !”
agli abbagli ed alle illusioni, magari lo continuerò a dire senza troppo aprirmi alle aggressioni ed alle tempeste, oltre i miei limiti. Ma come non ascoltare ? Qualcosa o qualcuno, invisibile, sussurra
“Quello che deve accadere, accade!”.
Ed allora, pronti e via . . . Via!
P.S.: la foto narra di un incontro nel Deserto Meridionale dei Gobi. Non si intende, con gli occhi fisici, se Cammello o Cammella) stia sorridendo o avvertendomi che, mi sono avvicinata troppo. Un sorriso non esclude nessuna comunicazione, no? Ricordo che stavamo aspettando di partire in carovana, allineati. Ed io ho partecipato a piedi mentre la Creatura ruminante e meravigliosa alla quale ero stata assegnata camminava vicino a me mentre parlavamo, fitto fitto fra noi.
Era il 2017. Non ha ancora superato l’imbarazzo di cavalcare o cammellare (nessun ruolo da sottoposti/sovrapposti). Eppure, qualche volta, l’ho fatto, liberamente e per neccessità (vera o presunta).
In entrambi i casi, cammellare in groppa o a piedi, la connessione fa la differenza, per un allineamento ed un dialogo silenzioso o sonoro, una vibrazione che avvicina i punti di vista di due creature, addirittura unendoli e cancellando differenze e distanze (presunte). E’ cambiato il mio sguardo?
Noi Uno Siamo Quello. Il Bene e il Male sono un gioco, me e te una illusione ottica, la morte una bugia; tragedie, dolori e disgrazie tornaconti di una volonta’ aliena créduta reale, scelte inconsapevoli i cui apparenti effetti hanno lo scopo di testimoniare la tragicità del mondo?!
“Niente è come sembra. Ogni forma separata non esiste. Tutto e’ un’unica Vibrazione di Amore Infinito autoessente e autocosciente di intelligenza illimitata dolcissima.
Ma niente di tutto questo e’ reale. Niente di tutto questo sebbene sotto i nostri occhi è mai accaduto.E solo guarendo i nostri cuori e scegliendo di riconnetterci allá Verita’ possiamo vedere chi siamo con gli occhi dell’amore che siamo.
Allora questa specie di automaledizione dimenticata si scioglie e la benedizione regna ovunquesenza essersene mai andata.
Le fiabe per bambini ci hanno sempre suggerito una Verita’ scordata ma sempre presente e allá nostra portata.
Dobbiamo sceglierla continuamente guardando oltre le apparenze.”
– Alessandra Nanni – E, grazie a Rita Persichini per questa citazione sulla sua pagina Fb).
Oh sì, un altro post in sospeso . . . in progress!
N.B.: Tornerò presto qui per continuare a scrivere ‘in doppio’, sia questo post sia quello precedente (a metà e metà), riuniti 🙂
70 + 80 = 150, chissà a quale lunghezza d’onda corrispondono queste cifre.
Quali vibrazioni di suono e colore corrispondono al trascorrere delle nostre vite fin qui e verso il seguito? E, d’altronde ci si potrebbe domandare fino a quando qui, intuendo che tornando a Casa, dopo non ci sarà limite né nel tempo né nello spazio. Tornare a casa … quando si comincia?
C’è chi lo sente prima e chi più tardi, ma non misurare il tempo quantificando gli anni trascorsi (ricorrenza dei compleanni), almeno secondo l’apparenza, aiuta a percepire il tempo non lineare, quello dell’eternità, aiuta a ritrovare quell’ascolto che da bambini sentivamo focalizzato sul presente, perfino sull’istante preciso.
Non misurare il tempo aiuta ad ampliare il nostro sguardo; potrebbe condurci ad accettare che il nostro sguardo diventi sfocato perdendo contorni e forme, al vuoto regalandoci, come se noi stessi fossimo immagini (non importa quali) riconosciute come tali proprio nel momento in cui cominciano svanire.
Perdersi e lasciare scorrere via l’identità alla quale ci siamo aggrappati ed nella quale ci siamo reciprocamente riflessi inconsapevolmente, imprigionandoci?
Perdersi e ri-trovare la direzione, verso casa, essere semplicemente nell’appartenenza misteriosa e meravigliosa (soprattuo quando ci fa così paura), non nell’affermazione (chi sono, chi sei, chi siamo?), dar-si e perder-si, non per ricevere ed essere riconosciuti, senza riscontro se non il fluire.
Fra il dire ed il fare c’è di mezzo il … sembrare.
Eppure, fra gli opposti (con e o senza, giusto o sbagliato, mio e tuo, subito o dopo, ecc.) l’opposizione potrebe congiunzione ,(con e senza, giusto e sbagliato, mio e tuo, prima e dopo, ecc. ed ecc.).
Un salto, trasforma la camminata in danza, il grido nell’alchimia di un coro di voci.
Così, fra gli opposti resterà uno spazio per ciò che non è nè positivo nè negativo. Nè corretto né scorretto. Atarassia, fra armonici che facendosi eco si ricongiungono al silenzio originario.
They say ev’rything can be replaced Yet ev’ry distance is not near So I remember ev’ry face Of ev’ry man who put me here I see my light come shining From the west unto the east Any day now, any day now I shall be released
They say ev’ry man needs protection They say ev’ry man must fall Yet I swear I see my reflection Some place so high above this wall I see my light come shining From the west unto the east Any day now, any day now I shall be released
Standing next to me in this lonely crowd Is a man who swears he’s not to blame All day long I hear him shout so loud Crying out that he was framed I see my light come shining From the west unto the east Any day now, any day now I shall be released
Nello Specchio ed a volte pure senza (o almeno quando lo sembra) vedersi cadere e contemporaneamente credere di stare lì. Proprio lì.
Vedersi e sentirsi cadere mentre si sosta da qualche parte, in sè o fuori?
Non si saprà mai bene dove, se questo sentire sia per natura precario, fra i mondi non si può mappare con la mente, giustificare lo scarto della provvisorietà (nella sua assenza pur nella – ptesunta – ‘presenza’.)
Ed un sussulto, come un trattino che unisce e separa una parola (in-visibile) tra gli opposti. Sostiamo allora là sul confine fra i mondi ad ascoltare. Farsi piccoli piccoli, nel Nulla, meraviglioso. Brillano Stelle che non vediamo, da qui.
Grazie.
2.
Immagini:
2.. Pietà Rondanini – Michelangelo Buonarroti
1. صورت بز کوهی و از عجایبِ بزِ کوهی است که خویشتن را از جایگاههاء بلند در اندازد. برگی از نسخه دست نویس منافعالحیوان ابراهیم مراغی، حدود ۱۳۰۰ ترسایی، ابعاد ۱۸.۹ در ۲۴.۳ سانتیمتر، گواش، آبرنگ و طلا بر روی کاغذ، محل نگهداری کتابخانه مورگان گروه قرون وسطی Images from Medieval and Renaissance Manuscripts – The Morgan Library & MuseumBestiary Iran, Maragheh, 1297-1298 or 1299-1300 Mountain goat leaping down from cliff and landing on its horns; to right, another mountain goat on rocky outcropping; trees and plants. Morgan Library Dept. of Medieval and Renaissance Manu Language:Persian Script:naskh, nastaÊ»liÌ„q, and muhÌ£aqqaq Notes:Ms. translation from Arabic into Persian; written and illuminated in Maragheh, Iran, on the 11th of … 600 and 90 (i.e., either 1297-1298 or 1299-1300). The translation is by Ê»Abd al-HaÌ„diÌ„ ibn MuhÌ£ammad ibn MahÌ£muÌ„d ibn IbrahiÌ„m al-MaraÌ„ghiÌ„, which he made at the command of Ghazan Khan, the Mongol ruler of Iran (ruled 1295-1304). Decoration: wove paper which ranges from thin to medium thick; text written in black ink with important words in red ink; illuminated heading on fol. 2 written in white muhÌ£aqqaq on a lapis background; illuminated shams (sunburst) medallion with the name of the patron on fol. 2r; 103 miniatures; text and some miniatures are framed by two concentric red lines; other miniatures have gold frames; following fol. 60 headings are written in Arabic rather than Persian. The illumination of M.500 is unfinished. On fol. 83r a blank space was left for a miniature
Vivo in città, in un condominio alla periferia vicino al Parco.
Al sesto piano sembra di essere così vicini al Cielo. Da qualche notte la Luna occhieggia dietro i vetri e quando si fa giorno, nella casa la sua luce lascia posto a quella del Sole. E’ una casa luminosa sia di giorno sia di notte. Quando ho cambiato stanza per dormire sotto alla finestra non mi ero accorta di questa illuminazione notturna argentata e prima di stupirmene avevo creduto di aver lasciato accesa la luce. Ma come si fa a confonderla la luce naturale con la luce elettrica?
Vivo in città, però davanti a tutte le finestre ci sono Alberi. Poco fa sui rami delle Querce qui di fronte, piccolissime Foglie in divenire (mi) sono apparse rosseggianti, come se il Verde memorizzato – le foglie son verdi – si fosse emozionato nell’apparire.
“Non arrossire quando ti guardo” cantava Giorgio Gaber.
Eppure, nel trasformarsi da Germoglio a Foglia il Giallo nel Rosso Arancione ed anche Viola ha già in sé insieme al Blu, il Verde. Così come nella timidezza dell’arrossire si fa spazio il corraggio, di dire di sì, oppure di no. La dinamica viva fra gli Opposti!
Vivo in città adesso, ma sento il Giardino con me (in me) sempre , l’ascolto. Il Passato si fa presente e forse anche futuro: Luci ed Ombre sotto il pergolato dell’Uva Picciolana ( ritorno bambina e son anche Renata, mia madre che racconta) E , in qesto non-luogo, si sente la Volpe che attende l’Uva matura, ma non lo dice. Aspetta, va e torna. Intanto, nel suo insanzabile andirivieni, forse sogna?
Vivo in un condominio cittadino, vicino al cielo. Sento cinguettii di uccelli in volo. Ascoltare storie di attese e costruzione di Nidi , è finalmente Primavera! Di nuovo.
Non mancano altri trilli: immancabile alle otto quello del computer del mio vicino; quando viene acceso trilla due o tre volte).
I suoni s’assomigliano, non competono, s’incontrano; non s’importano di chi arriva prima. Del resto, la tecnologia esisterebbe senza quel suono (Voce) primordiale che da altri mondi creò (risvegliò) quello in cui crediamo di vivere?
(continua – in progress / 30032021- 8.24)
NPAL Diary & Journeyi, Bridge – (27032015 “S o t t o c a s a”)