Quanto Tempo!

SegnaPost(o)

con riferimento al precedente, un altro SegnaPost(o)

(continua – in progress 03-04-05 . 07 . 2023)

21 GIUGNO: avevo scritto

“Cambio l’immagine del profilo: non mancano neanche 24 ore al concerto. . .

E poi, per un paio d’ore sarò solo lì . . . sorrido perchè sono appena tornata dall’ospedale e ringrazio . . .

(siamo ancora tutte e due vivi . . . e c’è ancora tempo per trovare la pace qui ora. . . ).”

(continua – questo è un “segnapost” (postmark) per questa data 21062023 Solstizio d’Estate)

T i c – T i c , Tic

Tradurre un suono non in parole, ascoltarlo mentre racconta.

Ticchettio, un Sussurro, Tuono, impercettibile Spostamento d’Aria e . . . qualcos’Altro indefinibile, imprevisto,

insormontabile, inevitabile e intimo.

Eppure poi, proprio quando tutto tace, sentire addosso dei segni, spostarsi in me come fossero in Viaggio;

io non son più io, anche “io” si sposta e intanto mi sento cambiare, di continuo.

Ho desiderato, spesso, sin da bambina, svanire come una Nube trasmutando diventa Cielo;

continua ad esistere, ma non si vede più . . .

NPAL (Nomadic Provisional Art-Life) Lab – “Vicino al Cimitero”, Maggio 2017

( c o n t i n u a – post in progress, in attesa di Di-Segni)

29 . 5 . 23

Lascio solo la data, per ora . . .

(continua)

Solo per un momento

Quando ci sono ricorrenze, come oggi, immancabili arrivano ricordi di corrispondenza (nel senso di un arrivo postale o di una relazione); memorie. Come tali son vive e s’affaccendano non tanto nella mente ma in un’area espansiva, sottille e a scomparsa…

Ciò che tende a scomparire, riappare…. Le relazioni non sono mai finite!”

dicevi sorridendo. E quest’affermazione contrastava, o almeno così ipotizzavo allora, con il tuo mopdo di pensare prevalentamente lucidamente razionale. Avevo sempre immaginato che dietro a quella tua evidente razionalità, sempre accompagnata da una apprezzata (da tutti) disinvoltura nell’analisi dei fatti e nell’organizzazione di riparazioni e sistemazioni, ci fosse ben altro, insospettato e forse segreto, anche per te.

E, la faccio breve, oggi che stai immobile davanti al vetro della finestra o del televisore, ormai sono piuttosto sicura : stai guardando altrove e staresti meglio, se riconoscessi quella meravigliosa parte di te che ha sempre atteso in penombra di essere riconosciuta e liberata. Io la vedo, e vorrei che l’amassi anche tu come, non solo io, facciamo quando (se ce lo concedi) veniamo a trovarti.

Tu stai, senza lamentarti mai e quando io riesco a non spaventarmi e a stranirmi del tuo sguardo apparentemente assente e della stessa assenza delle tue parole, ascolto in pace, almeno per un poco, almeno per un momento … che sembra infinito. Ed allora, immagino anche lì per lì, di fronte a te, di scriverti un messaggio, nell’aria, anzi mi sembra che arrivi e si scriva da solo:

“Siamo provvisori, intanto che ci siamo vogliamoci bene, così liberam,ente, per quello che c’è e pure per quello che non c’è! Ed,aspettiamo il nostro cambiamento accogliendolo, qualunque sia.
Distinti eppure mai separati.”

Questo messaggio ne riecheggia altri che ho ricevuto e continuo a ricevere, fanno sorridere la solitudine che m’accompagna, la fanno fiorire e sussurrare. Appaiono fugaci, in andata e ritorno incessanti e lievi fra le vite , segni di presenze di chi questa dimensione l’ha lasciata in altra forma e sempre si rinnova d’altri aspetti e comunicazioni.

Oggi, giorno di Resurrenzioni (sì. al plurale), pongo un segno in forma di fiore sullo schermo; il suo gambo s’allunga e diventa Aquilone d’Aria e di Vento.

E poi, prosaicamente, brindo con Prosecco in una coppa di Cristallo (dal servizio speciale che ho ereditato, nel ricordo di tanti brindisi passati e …futuri, in progress!)

Grazie.

Npal & Guigoz’s Lab Aprile 2021

(Pianta Spontanea cresciuta sull’asfalto di un marciapiedi e a ridosso di un muro, vicino a via Conterosso, Lambrate/Mi)

“Era Ora!”

Si esclama “Era ora!” alludendo al momento presente un poco in ritardo rispetto alle aspettative; si usa un tempo al passato, per indicare qualcosa di già avvenuto nella nostra immaginazione e da allora rimasto in attesa?

“Inizia da oggi!”

Se vivo l’inizio e lo percepisco sospeso e sempre lontano dalla conclusione di un’azione che da tempo è attesa a completarsi, cosa accadrà?

Invece, potrei rispettare e riconoscere un percorso di nuovi inizi, ricorrenti e successivi, inanellati come le stagioni; sarò, mio malgrado, nel cambiamento, nella connessione al mistero di quel tempo che mai separa l’inizio dalla fine, (come il Seme sottoterra separato non è dall’Albero e dalla Foglia che diventerà . . . )?

Se la mia attenzione è sulla mancanza, sull’incompletezza, sulla distanza da una meta che forse mai sarà raggiumta… ecco, vedrò nello sforzo un’inizio affaticato, perduto. Un miraggio all’incontrario!

“Quando sarà l’Ora, la nostra apparenza, il colore della nostra Voce saranno immagine del Vuoto e del Silenzio,

quell’immagine che sempre ci attende per svanire… ”

(continua – in progress)

sette sette, due due

7 . 7 . 2 2

“Rallenta

fermati

rallenta

( . . )

r-allenta

ancora

non fermarti

( . . . )

sale

e scende

non ha fine

una lacrima

un sorriso

inseparati

nella penombra

lo specchio vive

e

muore

( . . . )

sii lieto

di questo divenire

nello scomparire

come lo scomparire nel divenire

non porta

rilascia

rilascia

libera

la luce nell’ombra

( . . . )

resta

resta

non fermarti

( . . .)

oh, mai ti fermerai

mai

(anche se non

lo sai)

( . . .)

( g r a z i e,

q u i . . . )”

⚡️

( c o n t i n u a – i n p r o g r e s s )

Segnaposto (un altro)

Se scrivo si fa’ tardi, rispetto all’inizio del programma quotidiano. Invece, se non scrivo sfuggo da un’occasione di ascolto e di gioia.

Allora scrivi solo due righe. E ascolta!”

Scrivere è una pausa dal programma di quello che “devo (dovrei) fare e che rimando. Sono un’esperta di procrastinazione, automaticamente invento scappatoie!

Si sono avvicendati, per anni, programmi e liste di “cose da fare” (mercificare/cosifare le azioni…?!) e oggi, dichiaro: “Stop!”. Nuova fase.

Alla fine della quarentena, non ancora ufficiale, mi fermo a rimboccarmi le maniche. Aspetto un momento, che arrivi qualche suono o una canzoncina d’incoraggiamento. Ed incomincio ad ascoltare. Ascolterò sia il programma sia il suo contrario. Riuscirò a stare in equilibrio, o in bilico, fino a stasera, almeno?

Oggi, c’è una luce soffusa, velata. il cielo è bianco, come una pagina. I cinguettii, dalla finestra sul lato sud della casa, fanno immaginare voli verso nuovi nidi.

Grazie.

(in progress – 040302022 )

Ecco, anche Questo

Questo post è in progress, come i precedenti. Anzi, di più. . .

Scrivere post limitandomi a poche righe o ad un’immagine soltanto, mi consente di sorprendermi, prima o poi. La volta successiva all’inizio ritorno a leggere o a quardare. Ascolto, e continuo. E, così via.

Questa specie di piccolo rito mi sostiene, posso riconoscere la mia tendenzaa a procrastinare (il mio intralcio principale) e ricordarmi del percorso e di ascoltare “le storie”.

“Le storie la raggiungevano, prima o poi. Quando stava in silenzio, le accoglieva meglio. Quando invece era presa da pensieri o affacendata a volte le trascurava, ascoltandole di sfuggita, senza dialogarci. Oppure, quando era triste, tristissima, le aspettava, persino evocandole, per avere compagnia e farsi tramite di quella scintilla ad altre solitudini. “

Con l’avvento di Facebook le storie potrebbero non restare intrappolate nella rete di approvazione o di diniego?

(quanti “I like” ci sono sotto ad un post?) .

Le storie chiedono libertà di trasmetersi, come piace a loro, amano sia il silenzio sia lo stupore. Si meritano puro ascolto. Sono ospiti, non proprietà condominiali da affitare o vendere.

Sì, ho nostalgia dei “tempi dei blog” e di quegli incontri con persone conosciute, così intensi nell’infinito spazio fra le parole. Quante storie e sussurri insieme ad un nome, in sospeso fra presenza percepita e invisibilità. Una narrazione libera di scorrere, via. Eppure, ci univa.

Click Qui: https://boscoparlante.com/2009/03/09/2348/

“Two or Three” – NPAL Lab (Nomadic Provisional Art-Life), Findhorn Foundation, Forres – 2013

(in progress – continua)

Mi hanno sempre affascinato le immagini (“aperte”) che hanno in sé qualcosa d’indefinito. Alludono, evocano senza descrivere una forma. Abitano lo spazio, non al servizio di un concetto da riconoscere ed assimilare. Piuttosto evocheranno un’appartenenza, una visione senza l’obbligo di credere in un’affermazione. Forse per questo, sono sempre stupita ad ascoltare davanti ad un’opera di “arte preistorica” cosiddetta dai posteri nata invece come atto magico dalla connessione consapevole e poetica fra Umanità & Natura – e viceversa?!

Si tratta di una visione (perduta) ma eternamente presente, magari in pen-Ombra se la separazione dualistica – di genere, valore e legittimità – viene data per scontata da un automatismo di giudizio e di classificazione. Invece, i nostri Antenati preistorici non si sentivano separati dalla Natura e dall’Altro Mondo: essere vivi ed esprimerlo significava trasmettere ed incarnare una connessione, senza finalità rappresentative/affermative. Una necessità, essenziale per la vita ed anche per la sua compartecipe nell’inevitabile trasformazione in divenire, la morte.

Stamattina, ho ritrovato immagini ed uno scritto descrittivo della Grotta Chauvet (*). E mi sono commossa nel riconoscere l’inseparazione di due immagini: quella di una fiera (Leone/ssa?) e di una figura umana, con vulva (triangolo pubico) bene in vista. La testa animale s’abbina o sostituisce, quella femminile enunciata ( o cercata) nella descrizione per una “Venere” , non del tutto riconoscibile come tale. Chi guarda potrebbe restare in perplessità cercandola, come se qualcosa mancasse, o fosse confusa nel soggetto classificato come tale.

Oggi, siamo abituati a guardare cercando corrispondenze o differenze rispetto ad idee o concetti predefiniti, piuttosto che a sentire sensibilemente ed essere parte della visione in atto – (“Mentre guardi una rosa, diventa una Rosa. Diventa il suo Profumo!“).

Eppure, quella vulva è lì, affonda ne si rispecchia nella fessura della roccia, ne è tridimensialmente tradotta, mentre la sua forma riconoscibile muta, a seconda del punto di vista. Presenza ed assenza – (si vede & non si vede, in-visibile) – si uniscono nel cambiamento della percezione interiore (dietro allo sguardo … “altri occhi”). Un Altro Sguardo. Fluttua il sentire oltre alla divisione dell’in-visibile (dall’interno all’esterno, dal particolare al tutto e, viceversa… ).

Si resterà muti, ad ascoltare?

Lasciar passare pensieri, non tradurli in parole. L’immagine avrà la libertà di svanire almeno in parte. Ecco, un’opportunità per restare silenziosamente ad ascoltare. Ciò che non si rivela, resterà sospeso in attesa d’essere riconosciuto, di nuovo. Il Silenzio ci potrà parlare. Un’altra Voce, un Altro Suono, un’Altra Musica!

Grazie

(continua – in progress)

(*) – “Messaggi femminili dalla preistoria dell’Arte” – Laura Leone in: http://www.autricidicivilta.it/messaggi-femminili-dalla-preistoria-dellarte/

http://www.ccsp.it/web/INFOCCSP/VCS%20storico/vcs2011pdf/leone.pdf

http://www.storia-controstoria.org/paleolitico/la-grotta-di-chauvet-bella-e-impossibile-eppure-le-datazioni-dicono-36-000-anni-fa/

17 . 2 . 2022

Estetica o Estasi? Sto rimuginando, da sola, sulla differenza fra una connesione estatica e una rappresentazione estetica.

Il Fulmine non si può rappresentare veramente senza l‘esperienza di essere colpiti.

Cioè . . . fulminati!”(

immagine presa a caso dall’archivio (caotico) NPAL – in seguito ascolterò eventuali relazioni con lo scritto (qui sopra) 🙂

(continua – in progress)