Pietre per le mie tasche

Seppellite le madri una dopo l’altra
ci lasciamo trasportare dalla corrente
le buone e le cattive ragazze.

Nessuno più ci chiederà,
quando torni a casa?
Tutte le valigie si svuotano e ci lasciano.

Dopo le prime ore di dolore in caduta libera
diventeremo sirene o sibille senza età, intoccabili.

Un’amica dipinge le mani di sua madre
su stoffa, vetro, carta.
Una cattura con le parole un certo nitore degli occhi
un certo chiuso dolore.
Una fa volteggiare i suoi piccoli in un vortice di petali dipinti
nell’autunno della loro nonna.

Io raccolgo le tue storie,
pietre per le mie tasche
per ancorarmi a terra
quando la radice cede.

Karen Press


traduzione di Paola Splendore

in
“Lo Straniero”
n° 4- Giugno 2007


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Qui & Altrove, Giugno 2007

1. e 2.


Questa poesia mi fa piangere. Come una pioggia leggera a primavera.
Le tracce sbiadiscono ma restano segni invisibili solo agli occhi.
Ci sono segni che trasformano, parole che stordiscono la paura
ed incoraggiano la nuda verità…?


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Milano & Altrove, Giugno 2007

a u l a 2 2 3

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