Mr. Jones

Dopo aver letto di un ritorno  – ( c l i c k  – “August and Everyting after Counting Crows ) – eccomi di fronte ad una questione.

Ascolto la versione acustica della versione originaria. Scrivendo qui, innanzitutto scrivo “visione” al posto di “versione”. Così, la domanda se ne va, o quasi, ma rimane l’intensità di uno sguardo (chissà di chi, forse … . . ?).

Dopo una pausa, in cui c’è soltanto la musica e tutto il film che porta in me, mi chiedo, quando lavoro posso fare anche per  versioni di due “stili”  differenti che non siano stili ma espressione di un momento, un altro? Di nuovo, di nuovo …

P.S.: post in progress (tanto per cambiare … 😉 infatti manca un riferimento ad una “Radice” di Mr. Jones…!
A presto, quindi.

28 . 3 . 013

Il riferimento a quella Radice, manca ancora (visibilmente, almeno). Lascio soltanto un breve appunto da decifrare e da sviluppare.

“Davanti alle sue ferite le mie lacrime di bambina bussavano alle palpebre ed io avevo paura di disturbarlo, piangendo.
Nel buio, rischiarato appena da fiammelle, cercavo l’eco di un Respiro, il suo. Ed invece … trovavo un canto.”

Grazie.

29 . 3 . 013

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C’era. C’entra.

Mi piacciano gli apostrofi. Mi ha sempre affascinato quella virgola sospesa senza scadenza. Ricordarsi che persino un volo se si blocca, perde la via.
Meglio rischiare di cadere. Prepararsi ad una caduta imprevista ed, in caso estremo di dipartita, alla rinascita.

Centra!

(guardo l’agenda: oggi 29.3.013 dalle ore 1 am circa la Luna e in Scorpio mentre il sole è ancora in Ariete… te’ pareva? 😉

Il post è proprio in progress.. Voilà!

BALLAD OF A THIN MAN – Bob Dylan

You walk into the room
With your pencil in your hand
You see somebody naked
And you say, “Who is that man ?”
You try so hard
But you don’t understand
Just what you’ll say
When you get home.

Because something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones ?

You raise up your head
And you ask, “Is this where it is ?”
And somebody points to you and says
“It’s his”
And you says, “What’s mine ?”
And somebody else says, “Where what is ?”
And you say, “Oh my God
Am I here all alone ?”

But something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones ?

You hand in your ticket
And you go watch the geek
Who immediately walks up to you
When he hears you speak
And says, “How does it feel
To be such a freak ?”
And you say, “Impossible”
As he hands you a bone.

And something is happening here
But you don’t know what it is
Do you, Mister Jones ?

Pro Memoria

I’ve just reached a place
Where the willow don’t bend.
Therès not much more to be said
It’s the top of the end.
I’m going,
I’m going,
Ì’m gone.

I’m closin’ the book
On the pages and the text
And I don’t really care
What happens next.
Ì’m just going,
Ì’m going,
Ì’m gone.

I been hangin’ on threads,
I been playin’ it straight,
Now, Ìve just got to cut loose
Before it gets late.
So Ìm going,
Ìm going,
Ìm gone.

Grandma said, “Boy, go and follow your heart
And yoùll be fine at the end of the line.
All that’s gold isn’t meant to shine.
Don’t you and your one true love ever part.”

I been walkin’ the road,
I been livin’ on the edge,
Now, Ìve just got to go
Before I get to the ledge.
So Ì’m going,
Ì’m just going,
Ì’m gone.

“Perciò sto proprio andando, sono già andato”. . . ad ogni ripetizione l’espressione si rinforza fino a questa definitiva trascendenza dal momento presente. “So, just” ed un tempo al passato costruiscono questo superamento. Chissà cosa avrà inteso dire Bob, intendendo un superamento, una trasformazione: andare via, cambiare, precipitare o volare?

( NPAL 5.3.2012 – continua)

11 . 3. 013

L’interlocutore chi è (rispetto a noi) … ?

“Noi” chi è  (rispetto a te, a me) …?

“Io”  chi  è  (rispetto a chi sono veramente) …?

Una domanda forse, è meglio resti senza una risposta. In attesa di quella vera che risposta non è perchè esprime ciò che, prima della domanda, non separa chi domanda da chi deve rispondere. E, non c’è più nessun dovere.

Nessuno sforzo, nessun risultato. Solo, come Sole e Luna, una diversità, una distanza che è   spazio libero  e, non per forza, da occupare.

Una comunicazione che sia, silenziosa o sonora, percebile e testimonianza di una connessione. Quale connessione ?  Quella col Centro,  al quale Sole e Luna appartengono e che, tra loro,  connette. Così come … per noi.

Grazie, e così sia.

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Chiederselo

Qui, ma dove. Chiederselo. E, c’è riposta ?


Eppure, ce l’hanno insegnato: quello che veramente c’è si vede. Sì, si vede, eccome!
Ed allora, chiedo, cos’è quello che sento mentre non vedo niente?



Ascolto la musica, paesaggi appaiono, infiniti movimenti a ripetersi ed a perdersi … Infiniti disegni di mappe viaggianti a ripetersi trasformandosi e perdendosi..



Lo riconosco, è quel vuoto (temuto?) la mia gioia… Quando, dalla disperazione sorge un sorriso che mi porta, l’attimo successivo, se c’è la musica che ti porta e, ti lascia andare. Libera.







Diventare canto, mio malgrado. (Quel canto che non è nostro … :-).
La Radice, il Cielo, liberi. Libere Radici terrestri & Celesti.



Grazie.



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NPAL – 25032013




THIS LAND IS YOUR LAND
words and music by Woody Guthrie

This land is your land, this land is my land
From California, to the New York Island
From the redwood forest, to the gulf stream waters
This land was made for you and me

As I was walking a ribbon of highway
I saw above me an endless skyway
I saw below me a golden valley
This land was made for you and me

I’ve roamed and rambled and I’ve followed my footsteps
To the sparkling sands of her diamond deserts
And all around me a voice was sounding
This land was made for you and me

The sun comes shining as I was strolling
The wheat fields waving and the dust clouds rolling
The fog was lifting a voice come chanting
This land was made for you and me

As I was walkin’ – I saw a sign there
And that sign said – no tress passin’
But on the other side …. it didn’t say nothin!
Now that side was made for you and me!

In the squares of the city – In the shadow of the steeple
Near the relief office – I see my people
And some are grumblin’ and some are wonderin’
If this land’s still made for you and me.

Q u a n d o

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Immagine e testo si incontrano, sono insieme. Ma noi come li percepiamo, sono dipendenti, indipendenti, liberi  uno dall’altro e persino da se stessi (cosa sono) dallo sguardo altrui ?

Quante volte,ormai, ritrovo  un’opera (sia casa, lavoro , pensiero, progetto, cancellatura, rielaborazione, scoperta o ecc.) il giorno successivo alla sua conclusione così diversa! Diversa da come mi era sembrata (valutata, giudicato, persa, attesa) così tanto, a volte, da riconoscerla a mala pena. Benvenuta.

Mi succede, spesso, soprattutto quando c’è una notte intera in mezzo, fra il giorno della presunta conclusione o interruzione.
Al risveglio cosa è cambiato? Quando la percezione cambia, sembra sia accaduto un miracolo … Come quando il vento  trasforma il cielo.


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( © NPAL – 17 . 1 . 013) – Milano & Altro

Ri-taglio

163364_509537585755900_1211375763_n© Adam Diston

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Impossibilità d ‘interrompere il flusso, anche quando sembra facile tagliare ciò che sembra visibile … A volte, quando si taglia, o sembra di farlo, ci si accorge di una continuità sorprendente o, addirittura imbarazzante (per la mente che distingue, classifica e divide). Nonostante tutto, nonostante noi, il flusso continua, in modo evidente o misterioso. C’è.

http://youtu.be/brJozYDT0Ts

Una ninna nanna si combina con un urlo disperato, un sì sussurrato si trasforma in qualcosa di temibile, se la percezione rimane divisa il paesaggio diventa un baratro, un paradiso, un’oasi di saggezza, un manicomio, un ospedale… ( continua!).

Tanto, in fondo è lo stesso ? Ogni rappresentazione dipende dalla percezione che la riconosce e da come la riconosce… Dal fine che classifica, l’uso, il consumo, lo scarto ed il consenso.

Possiamo uscirne? Possiamo mettere un sasso nell’ingranaggio dell’identità del sistema ed ,innanzitutto, della nostra?

NPAL 15.2.013

Moon in Aries

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 ©NPAL  –   Findhorn Foundation/ the Park, August 2012

Amo questa Luna in Ariete. Brucia e  mi pacifica…

Brucia l’inizio, brucia le tappe.

Arriva presto alla fine, che fine non è ma inizio di un’altra fase. Quella della costruzione.

Radica il seme ed attende. Lentamente attende ed intanto, si gode l’attesa. Invece, di disperarsi che l’inizio, quello nuovo, non sia forse ancora arrivato. E, che sia un altro, diverso da quello atteso, e quindi in-visbile con questo fisso punto di vsta (anche senza occhiali).

Cambiare sguardo, congendare i confini.  Connettersi ed “incarnare il nuovo”…?

Grazie 🙂

Se

E’ una ricostruzione lenta, questa.

E’ una ricostruzione lentissima, la mia. Per ricostruire bisogna fare spazio, sia dentro sia fuori.

Per dentro intendo l’area pretestuosamente confinata corrispondente al mio nome ed al mio corpo, distinta da vari dinamiche e convenzioni ed, innanzitutto, dall’illusione di separazione.

Ci sono formule più o meno note e raffinate, ci sono regole più o meno doverose, che legittimano questi confini e, ne sono legittimate.

Ciascuno ha esternamente la sua area operativa o di riconoscimento. Oltre il nome e cognome scritto, la sua casa, la sua famiglia, gli amici che a loro volta hanno un nome e cognome e viceversa.

Sto semplificando la trama di una rete di immagini, intricata ed a volte, persino invisibile.

Scusa, ma da questa rete si può uscire,  o almeno si può almeno crederlo?

Se fosse una rete autentica, passando dal vuoto tra le maglie, infilarci in un non so chi né dove, magari. O altro. E’ possibile …? Potrebbe esserlo …? “.

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 © P N L A / lab Harambèe – Kaapi carla barnabei

Forres & Altrove, Settembre 2012

“Il ponte fra noi immprovvisamente  s’apre, proprio al centro. Da lì , nasce un arcobaleno.”

Dici: “Senza ponte fra noi come faremo? “. 

Ed io, invece, sono preoccupata di restare senza arcobaleno…che intanto, noncurante di noi, risplende”.

(da Free Gift – NPLA 9.2.013)

(NPLA lab in progress – Qui & Altrove 9 .2  . 013  🙂