Vecchie immagini in bianco e nero,angoli di periferia ,fotografavo storie ,storie perse e storie dimenticate,non basta il bosco intorno a me questi alberi vicini alla mia vita  a far dimenticare quell’odore così aspro di  anonimato, senza ombre le strade e nessun silenzio di notte.Ora immerso  nel verde vivo a mille e mille storie di distanza , ma queste foglie ingiallite non coprono cadendo questo tremore,e la neve non basta a soffocare i rumori,ferite, che porto dentro da anni e anni di bianco e nero ,Distratto mi appoggio al noce e mani in tasca osservo scorrere il fiume ,appena qui sotto, , in piena, trascina tronchi e pensiieri, i miei, pensieri affondano e riemergono  in questo limbo di fango ed acqua, tornano a galla  respirano un attimo e si immergono ancora.Se ne vanno frenetiche  sulla corrente le foglie appassite, e i ricordi di amici, dimenticati, e amici persi,storie lontane ,storie finite. Qui con le mani in tasca in compagnia di questo vento freddo e del boato del fiume ,lascio teneramente scivolare le mie paure rassegnandomi all’idea di quest’autunno senza fine.

S – g e l o

©lab Harambèe – Bosco del Mulinetto, Inverno 2005

p r e z i o s i

Sono tornata da poco. La casa è gelida. Io no…

Sono stata in un Bosco (sopra La Salle) a 1500 metri… ciò che ho visto e sentito continua infatti a nutrirmi di colori, profumi, tracce e storie.
Ora sono qui e passando , lascio un’immagine provvisoria, come me.

Sto guardando le foto che ho fatto o sarebbe meglio dire “si sono fatte” perchè io le ho scattate
in una condizione di presenza al Bosco e di assenza alla macchina fotografica (tenendo conto che ho usato, in funzione foto, la videocamera e non la fotocamera che mi hanno “preso” in settembre e “ripreso” in ottobre, ma questa è un’altra storia…).

Grazie per i commenti che ho trovatio, risponderò appena possibile: a presto!

kaapi

S – g e l o

©lab Harambèe – Bosco del Mulinetto, Inverno 2005

p r e z i o s i

Sono tornata da poco. La casa è gelida. Io no…

Sono stata in un Bosco (sopra La Salle) a 1500 metri… ciò che ho visto e sentito continua infatti a nutrirmi di colori, profumi, tracce e storie.
Ora sono qui e passando , lascio un’immagine provvisoria, come me.

Sto guardando le foto che ho fatto o sarebbe meglio dire “si sono fatte” perchè io le ho scattate
in una condizione di presenza al Bosco e di assenza alla macchina fotografica (tenendo conto che ho usato, in funzione foto, la videocamera e non la fotocamera che mi hanno “preso” in settembre e “ripreso” in ottobre, ma questa è un’altra storia…).

Grazie per i commenti che ho trovatio, risponderò appena possibile: a presto!

kaapi

Non so il titolo

<img src="http://i22.photobucket.com/albums/b330/harambeekaapi/NOVEMBRE2/oltre2.jpg&quot; alt="Image hosted by Photobucket.com"border="0"width="400

lab Harambèe – Milano & Altrove, Autunno – Inverno 2005

o l t r e

* * “Uffa, sempre le stesse foto da reduce…che palle !”

* Da sempre mi sento attratta dai mucchi di rifiuti, di cose abbandonate e spesso vi ho rovistato. Con gli occhi e non solo…

Mi piacciono le storie che gli oggetti raccontano, silenziosamente. Mi piacciono le trame interrotte e sospese sel nulla, lievi come ragnatele… In una mappa delicata, non drammatica di una memoria che continua a vivere e a cambiar sè stessa. In un’impronta, in un vuoto a perdere… un significato pieno di vita…

P. s.:

domani aderisco allo sciopero cobas…gioirnata piena, mentre quello dei sindacati confederali è solo della prima ora a scuola (che senso ha?)
Poi, nel pomeriggio vado nel bosco, luogo-casa senza tetto, fino a domenica…

Quindi, a presto… buona serata.

kaapi

Non so il titolo

<img src="http://i22.photobucket.com/albums/b330/harambeekaapi/NOVEMBRE2/oltre2.jpg&quot; alt="Image hosted by Photobucket.com"border="0"width="400

lab Harambèe – Milano & Altrove, Autunno – Inverno 2005

o l t r e

* * “Uffa, sempre le stesse foto da reduce…che palle !”

* Da sempre mi sento attratta dai mucchi di rifiuti, di cose abbandonate e spesso vi ho rovistato. Con gli occhi e non solo…

Mi piacciono le storie che gli oggetti raccontano, silenziosamente. Mi piacciono le trame interrotte e sospese sel nulla, lievi come ragnatele… In una mappa delicata, non drammatica di una memoria che continua a vivere e a cambiar sè stessa. In un’impronta, in un vuoto a perdere… un significato pieno di vita…

P. s.:

domani aderisco allo sciopero cobas…gioirnata piena, mentre quello dei sindacati confederali è solo della prima ora a scuola (che senso ha?)
Poi, nel pomeriggio vado nel bosco, luogo-casa senza tetto, fino a domenica…

Quindi, a presto… buona serata.

kaapi

S o p r a S o t t o


lab Harambèe – Milano & Altrove, Autunno – Inverno 2005

q u a s i

N i d o

Verso le 20, quando sono tornata a casa, ho scritto un post. Adesso l’ho trovato cancellato, anzi non l’ho più trovato…

Cominciava così:


” Uffa. Mi sembra di scrivere sempre lo stesso post… cambia solo il modo in cui lo scrivo…”

(continua)

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adesso vado a dormire. è tardi…Domani arriverà un’altra storia…?

Chissà. domani…

Benvenuti Sogni e buona Notte …!

S o t t o S o p r a

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lab Harambèe – Milano & Altrove, Autunno-Inverno 2005

t r o v a r t i

"Un’immagine è un’ immagine. E può bastare, a farti da specchio… Il riflesso non sei tu… Cerca!"

Affannosamente cerco, passo davanti ai mucchi di passato accumulato, a confine. Oltre le montagne. Arrivo fino ad un certo punto, mi fermo. E comincio a scavare. Con le mani e con gli occhi. Vado sotto, vado dentro. Non mi basta mai. E cercando così in modo forsennato, m’interro anch’io nella buca, divento parte della galleria stessa, senza saperlo, forse… ad annusare la terra, le viscere nascoste.

Prima, un po’ di chiasso, brulicare di voci intorno a gesti incatenati o a ghirlanda. Sempre più lontani, ma mai completamente; echi richiamo. Poi, silenzio fitto fitto che fa risuonare il respiro. Ehi, Piccola Talpa, non hai distrutto niente, ti sei persa in quello scavare. In quel buio. Fino a quando… "Galleria dove mi porti…?" Sono dall’altra parte. Ancora sopra. Aria e luce. Che fatica riabituare gli occhi.. Fino a quando, luce ed ombra insieme,incontro. Luce del sole, luce di una candela nel buio, ed altre luci…

Poi, dentro e fuori, sopra e sotto, tutt’uno separato forse, ma vivente.

"Non c’è meta. Ma solo il Viaggio. Te ne accorgerai."

Fino a quando giungo al momento presente. E mi basta la sua non-misura. Perchè, si confonde esserci con stare qui a ringraziare o forse, semplicemente sfuma. Vivere il grazie come quel respiro che risuona sia dentro sia fuori, da solo o insieme ad altri, mentre la distinzione me te noi sfuma ancora, ad ogni momento, in un altro modo.

IL DALAI LAMA E LA SCIENZA



La paura di vederci bene

A volte le certezze servono a renderci ciechi nei confronti di una realtà in continuo mutamento.

In questi giorni ho appreso dai quotidiani che il Dalai Lama, il massimo rappresentante spirituale del mondo buddista, è intervenuto al Congresso della Società di Neuroscienze per portare le sue riflessioni circa il rapporto tra meditazione e ricerca scientifica.

Tale intervento è stato contestato da una parte degli scienziati perché avrebbe inficiato il valore scientifico del Congresso.
In realtà, oggi sono numerosi gli studi scientifici che hanno studiato e verificato il benessere psicofisico prodotto nelle persone che praticano meditazione (molti di tali ricerche sono state effettuate su monaci tibetani).

Personalmente non voglio aggiungere qui altre riflessioni sull’effetto positivo che hanno sull’essere umano tutta una serie di tecniche che portano l’attenzione, la consapevolezza e anche la concentrazione su se stessi.
Voglio, invece, lanciare qualche spunto di riflessione sulla ricerca diffusa di punti di riferimento certi attraverso i quali si costruisce, poi, un proprio mondo interiore.
Ovviamente è innegabile l’influenza del mondo esteriore su ognuno di noi.

Tuttavia, vivere la propria vita costruendo “certezze”, dal mio punto di vista è un modo raffinato di farsi del male.
Non entro nel merito delle questioni etiche, del riferimento a norme socialmente condivise.
Mi riferisco alla


ricerca, a volte quasi ossessiva, di convinzioni emozionali o di pensiero ai quali poi doversi attenere sostanzialmente per negarsi la possibilità di vedere oltre ed altro.


Ad esempio se mi sono costruita la certezza di dover avere le vertigini quando il mio corpo si percepisce ad una certa distanza dal suolo, oppure di dover temere chi su un argomento pensa qualcosa di diverso da me, oppure ancora di considerare sfuggente chi non guarda negli occhi mentre comunica con me, automaticamente (ossia letteralmente senza pensarci) eviterò di sperimentare che posso non precipitare solo guardando giù se so di avere certi i miei confini fatti di ringhiere o altro,

eviterò di relazionarmi con un altro essere umano

che mi esprimerebbe solo la sua verità senza nulla togliere alla mia, e probabilmente non mi accorgerò che l’interlocutore era un nativo americano (un cosiddetto indiano d’America) per il quale è troppo intimo culturalmente guardare l’altro negli occhi.

In altre parole, quando si rimane ancorati alle proprie certezze si perde una grande fetta di realtà che è ricca e colorata di tanti pensieri, umori, sapori, colori, emozioni diverse, tutte vere in ugual misura.
Io non sono una scienziata, ma mi affascina conoscere ciò che non mi appartiene già.
Come ricercatrice e appassionata dell’essere vivente avrei voluto partecipare al Congresso della Società di Neuroscienze per sentire cosa aveva da dire il Dalai Lama, come gli scienziati della materia, senza dimenticare che anche qualsiasi metodo di ricerca “rigorosamente scientifico” non può prescindere dall’osservatore, ossia dall’essere umano che è tutto fuorché non relativizzabile!

Dott.ssa Maria Rosa Greco

Psicologo clinico e psicoterapeuta della Gestalt

17/1/2005)


da T e r r a n a u t a

IL DALAI LAMA E LA SCIENZA



La paura di vederci bene

A volte le certezze servono a renderci ciechi nei confronti di una realtà in continuo mutamento.

In questi giorni ho appreso dai quotidiani che il Dalai Lama, il massimo rappresentante spirituale del mondo buddista, è intervenuto al Congresso della Società di Neuroscienze per portare le sue riflessioni circa il rapporto tra meditazione e ricerca scientifica.

Tale intervento è stato contestato da una parte degli scienziati perché avrebbe inficiato il valore scientifico del Congresso.
In realtà, oggi sono numerosi gli studi scientifici che hanno studiato e verificato il benessere psicofisico prodotto nelle persone che praticano meditazione (molti di tali ricerche sono state effettuate su monaci tibetani).

Personalmente non voglio aggiungere qui altre riflessioni sull’effetto positivo che hanno sull’essere umano tutta una serie di tecniche che portano l’attenzione, la consapevolezza e anche la concentrazione su se stessi.
Voglio, invece, lanciare qualche spunto di riflessione sulla ricerca diffusa di punti di riferimento certi attraverso i quali si costruisce, poi, un proprio mondo interiore.
Ovviamente è innegabile l’influenza del mondo esteriore su ognuno di noi.

Tuttavia, vivere la propria vita costruendo “certezze”, dal mio punto di vista è un modo raffinato di farsi del male.
Non entro nel merito delle questioni etiche, del riferimento a norme socialmente condivise.
Mi riferisco alla


ricerca, a volte quasi ossessiva, di convinzioni emozionali o di pensiero ai quali poi doversi attenere sostanzialmente per negarsi la possibilità di vedere oltre ed altro.


Ad esempio se mi sono costruita la certezza di dover avere le vertigini quando il mio corpo si percepisce ad una certa distanza dal suolo, oppure di dover temere chi su un argomento pensa qualcosa di diverso da me, oppure ancora di considerare sfuggente chi non guarda negli occhi mentre comunica con me, automaticamente (ossia letteralmente senza pensarci) eviterò di sperimentare che posso non precipitare solo guardando giù se so di avere certi i miei confini fatti di ringhiere o altro,

eviterò di relazionarmi con un altro essere umano

che mi esprimerebbe solo la sua verità senza nulla togliere alla mia, e probabilmente non mi accorgerò che l’interlocutore era un nativo americano (un cosiddetto indiano d’America) per il quale è troppo intimo culturalmente guardare l’altro negli occhi.

In altre parole, quando si rimane ancorati alle proprie certezze si perde una grande fetta di realtà che è ricca e colorata di tanti pensieri, umori, sapori, colori, emozioni diverse, tutte vere in ugual misura.
Io non sono una scienziata, ma mi affascina conoscere ciò che non mi appartiene già.
Come ricercatrice e appassionata dell’essere vivente avrei voluto partecipare al Congresso della Società di Neuroscienze per sentire cosa aveva da dire il Dalai Lama, come gli scienziati della materia, senza dimenticare che anche qualsiasi metodo di ricerca “rigorosamente scientifico” non può prescindere dall’osservatore, ossia dall’essere umano che è tutto fuorché non relativizzabile!

Dott.ssa Maria Rosa Greco

Psicologo clinico e psicoterapeuta della Gestalt

17/1/2005)


da T e r r a n a u t a

O g g i

<img src="http://i22.photobucket.com/albums/b330/harambeekaapi/NOVEMBRE2/cerchiacqua.jpg&quot; alt="Image hosted by Photobucket.com"border="0" width="400"


lab Harambèe – Miasto Selva di Sogno, Estate 2005

cerchi d’Acqua

Un segno dopo l’altro

un girotondo di Nuvole

riflesse nell’ Acqua

Poi,

le foglie

al Vento

rispondono

lì sopra,


sotto

( … )

Grazie …

Buona Notte |

kaapi