Eco senza Narciso

Boati nella voce e fulmini, maschere che s’aprono come corolle su un altro cielo. Le voci di Bob Dylan raccontano l’avventura e la noia, il silenzio e la meraviglia di un’eco d’altri mondi, confiscati dentro confini impossibili ed altrove ogni confine


La Radice echeggia oltre questo mondo, oltre lo specchio. “La senti?” sembra dire.

Oh si, che aspetti, butta la maschera, ma prima riconoscila… Guardala, ascoltala. E poi …






Grazie, Bob

Q u a n d o

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Immagine e testo si incontrano, sono insieme. Ma noi come li percepiamo, sono dipendenti, indipendenti, liberi  uno dall’altro e persino da se stessi (cosa sono) dallo sguardo altrui ?

Quante volte,ormai, ritrovo  un’opera (sia casa, lavoro , pensiero, progetto, cancellatura, rielaborazione, scoperta o ecc.) il giorno successivo alla sua conclusione così diversa! Diversa da come mi era sembrata (valutata, giudicato, persa, attesa) così tanto, a volte, da riconoscerla a mala pena. Benvenuta.

Mi succede, spesso, soprattutto quando c’è una notte intera in mezzo, fra il giorno della presunta conclusione o interruzione.
Al risveglio cosa è cambiato? Quando la percezione cambia, sembra sia accaduto un miracolo … Come quando il vento  trasforma il cielo.


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( © NPAL – 17 . 1 . 013) – Milano & Altro

Ri-taglio

163364_509537585755900_1211375763_n© Adam Diston

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Impossibilità d ‘interrompere il flusso, anche quando sembra facile tagliare ciò che sembra visibile … A volte, quando si taglia, o sembra di farlo, ci si accorge di una continuità sorprendente o, addirittura imbarazzante (per la mente che distingue, classifica e divide). Nonostante tutto, nonostante noi, il flusso continua, in modo evidente o misterioso. C’è.

http://youtu.be/brJozYDT0Ts

Una ninna nanna si combina con un urlo disperato, un sì sussurrato si trasforma in qualcosa di temibile, se la percezione rimane divisa il paesaggio diventa un baratro, un paradiso, un’oasi di saggezza, un manicomio, un ospedale… ( continua!).

Tanto, in fondo è lo stesso ? Ogni rappresentazione dipende dalla percezione che la riconosce e da come la riconosce… Dal fine che classifica, l’uso, il consumo, lo scarto ed il consenso.

Possiamo uscirne? Possiamo mettere un sasso nell’ingranaggio dell’identità del sistema ed ,innanzitutto, della nostra?

NPAL 15.2.013

Moon in Aries

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 ©NPAL  –   Findhorn Foundation/ the Park, August 2012

Amo questa Luna in Ariete. Brucia e  mi pacifica…

Brucia l’inizio, brucia le tappe.

Arriva presto alla fine, che fine non è ma inizio di un’altra fase. Quella della costruzione.

Radica il seme ed attende. Lentamente attende ed intanto, si gode l’attesa. Invece, di disperarsi che l’inizio, quello nuovo, non sia forse ancora arrivato. E, che sia un altro, diverso da quello atteso, e quindi in-visbile con questo fisso punto di vsta (anche senza occhiali).

Cambiare sguardo, congendare i confini.  Connettersi ed “incarnare il nuovo”…?

Grazie 🙂

Se

E’ una ricostruzione lenta, questa.

E’ una ricostruzione lentissima, la mia. Per ricostruire bisogna fare spazio, sia dentro sia fuori.

Per dentro intendo l’area pretestuosamente confinata corrispondente al mio nome ed al mio corpo, distinta da vari dinamiche e convenzioni ed, innanzitutto, dall’illusione di separazione.

Ci sono formule più o meno note e raffinate, ci sono regole più o meno doverose, che legittimano questi confini e, ne sono legittimate.

Ciascuno ha esternamente la sua area operativa o di riconoscimento. Oltre il nome e cognome scritto, la sua casa, la sua famiglia, gli amici che a loro volta hanno un nome e cognome e viceversa.

Sto semplificando la trama di una rete di immagini, intricata ed a volte, persino invisibile.

Scusa, ma da questa rete si può uscire,  o almeno si può almeno crederlo?

Se fosse una rete autentica, passando dal vuoto tra le maglie, infilarci in un non so chi né dove, magari. O altro. E’ possibile …? Potrebbe esserlo …? “.

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 © P N L A / lab Harambèe – Kaapi carla barnabei

Forres & Altrove, Settembre 2012

“Il ponte fra noi immprovvisamente  s’apre, proprio al centro. Da lì , nasce un arcobaleno.”

Dici: “Senza ponte fra noi come faremo? “. 

Ed io, invece, sono preoccupata di restare senza arcobaleno…che intanto, noncurante di noi, risplende”.

(da Free Gift – NPLA 9.2.013)

(NPLA lab in progress – Qui & Altrove 9 .2  . 013  🙂

Q u i

 

 

Apparizione.

Una pagina bianca, dispiega il suo mistero.
Cosa è invisibile e come…?
La superficie di una vita rappresentata cosa ha dentro, sotto e cosa nasconde…?
Quale domanda e quale risposta.

Immagino domande che vanno a spasso, corrono si fermano. Poi, riprendono a viaggiare, a perdersi, forse.
Immagino risposte che fanno lo stesso, a modo loro.
Si incontreranno, cercheranno di farlo almeno …?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Qui, resta bianca, la pagina.

 

 

Dialogo con l’Ombra ( che s’illumina )

Ritorno.

Spesso mi sembra di attraversare il tempo, nel senso che sono qui e contemporaneamente altrove, non so dove. Per questo, sto tornando al blog, dopo aver lasciato Facebook. In FB l’illusione di comunicare e di essere insieme è convincente, ma l’illusione di un tempo concreto, realizzativo, nega la sospensione di essere “fuori” da tempo e spazio o, magari in in bilico (e non si sa dove); la terza dimensione separata della realtà ordinaria, sembra così vera, e FB la conferma nella sua virtualità, illudendo che quella virtualità sia vera (anzi che entrambi, quella virtuale e quella quotidiana tridimensionale siano vere ed insieme).

Eppure, questo riflesso, come del resto tutti gli altri riflessi nello speccho, ha la sua bellezza, la sua voce. Io, preferisco l’inganno della voce delle Sirene, che è un inganno “vero” cioè multidimensionale e fa i conti con la sua “ir-realtà” in questa quotidiana fisica “presenza”.
Il canto delle Sirene ti porta in un abisso in cui puoi scegliere se arrenderti, al non-confine vita e morte, multidimensionale, sconfinato. Una visone dell’altro mondo e della nostra vera identità della nostra vera Casa, senza barriere nè confini.

Tornare al blog ed alla Sirene s-conosciute, ad una specie di spazio forse più vuoto, senza esserlo veramente, in cui l’illusione della comunicazione ti sbatte davanti allo specchio.
Chi sono, chi sei, che c’è?
E non sarà certo nessun riflesso a rispondere.
Insomma, Il blog è più silenzioso senza esserlo.
Parli soprattutto alle parti di te (se è “sè” o meno…) e lo sai, gli altri che leggono od ascoltano, sono riflessi della connessione-tesoro, non scontato non ” a piacere” ma forse, a necessità, in parte nascosta e meno pretesa ed esposta.

“I like ” (in fb) nasconde un’adesione e magari automatica, non segnala semplicemente la lettura….
Nel blog, invece ci sono solo i commenti, nessuna segnalazione esplicita di passaggio. Lo specchio che riflette se stesso, e si mostra com’è. Specchio (e cosa d’altro, se no ?).

Posso così, capire la differenza? Ci ri-provo 🙂

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