Questo è un posto a cui appartengo, ma non è al posto che appartengo veramente.
Appartengo a ciò a cui il posto stesso appartiene. Ed è un’appartenenza, che sto scoprendo o che si sta rivelando. Non solo a me, si sta rivelando . . . . Perchè?
Siamo indivisi, e scoprirlo è un percorso.
Sì, è un percorso e , come tale attraversa e si fa attraversare, oltre (o nonostante), le parole, le aspettative e , soprattutto, oltre ogni catalogo o catalogazione . . .
“Si tratta di affidarsi, e non di con-trattare . . . “
Dicevi, come una Nuvola nel Cielo. Sussurrava il Vento.
Sì, le Nuvole sussurrano, altrimenti come potrebbero cambiare forma… ? Il Vento le attraversa mentre insieme cantano. Oltre è un luogo (o non-luogo) esiste, non è speciale. Lì, non è dove sei di più ( o meno) , ma senza misura sei , così vicino al Niente che ancora temi (?).
Oh, (mi) fai delle domande meravigliose, non sono inquisitorie. Sono un dono, aprono mondi da esplorare.
*2.
Ti ringrazio.
o
E, questa gratitudine è una chiave che apre la mia porta chiusa, e chiude la mia porta aperta. Libera (me ) da paure ed entusiasmi (chiusure & aperture), riconosce il confine.
Il confine, esiste?
Vivrò ancora, con me e con te, per scoprirlo.
E tu, invisibile, trasformerai ogni domanda. Fino fondo, là dove non c’è misura o fine separata da un altro inizio.
Tra parentesi, svanisce la fuga, in uno spazio. Forse, neanche lo conosco ma mi sembra limitato spazio, nell’essere comunque infinito … Posso esplorarlo (nell’illusione che sia limitato). Sì, esploriamo l’illusione (dicevamo)!
” C’era in lei/lui un Esploratore/ Esploratrice (viceversa, senza esclusione),che ogni tanto lanciava un richiamo: “Andiamo!” diceva, subito aggiungeva sorridendo “Guarda non so dove, che bello! Andiamo”
Andiamo.
NPAL Diary & journey – “G a t e”, Findhorn Summer/Autumn 2012
NPL Diary 21022017 (in progress)
22 . 4 . 017.
Sì, andiamo.
Eppure, mentre vado sento di restare, ma non sto restando qui, se intendo un luogo circoscritto. Resto qui e vado, solo se non censuro nessuna dimensione, in me, in te in quell’unica reale sconfinata, inseparta dimensione, (senza qui e senza ora) . . .
Grazie 🙂
I believe that she’d stop him if she would start to care I believe that she’d look upon [the side and? deciding?] to care And I’d go by the Lord and where she’s on my way But I don’t belong there. No I don’t belong to her I don’t belong to [anybody? ev’rybody?] She’s my [price? prize?]-forsaken angel but she don’t hear me cry She’s a lone-hearted mystic and she [can? can’t?] carry on When I’m there she’s all right but [when?] she’s not when I’m gone. Heaven knows that the answer she’s don’t call in no one She’s the way a sailing beauty for she’s mine for the one And I lost the [heavy changing? hesitating?] by temptation as it runs But she don’t holler me but I’m not there I’m gone. Now I’ll cry tonight like I cried the night before And I’ll [lease out the house? her eyes? the heights?] but I dream about the door So long Jesus savior blind faith [worth to tell? where’s to tell?] It don’t have confirmation she’s my own fare thee well. And I went out she used to live here I was born to love her But she knows that the kingdom [waits? weights?] so high above her And I run but I race but it’s not too fast to [slump?] But I don’t [perceive? deceive?] her I’m not there I’m gone. Well it’s all about confusion as I cry for her [veil?] And I don’t need anybody now beside me to tell And it’s all [information? affirmation?] I receive but it’s not She’s a lone-hearted beauty but she don’t block the spot And she gone. Yes she’s gone like the rainbow that’s shining yesterday But now she’s home beside me and I’d like to hear she’d stay She’s a home-seeking beauty and it don’t trust anyone And I wish I was beside her but I’m not there I’m gone. Well it’s a-too hard to speaking and I don’t quite believe It’s so bad ‘cause [she’s using? amusing?] and she’s hard too hard to leave It’s unknown it’s a crime the way she [moved?] me around But she told for to hate me just as a [born pathetic? gone pathetic?] clown. Yes I believe that it’s rightful oh I believe it in my mind I been told like I said when I before [carried? carry?] on the crime And she’s all that you told her like I said carry on I wish I was there to help her but I’m not there I’m gone.
NON CI SONO (1956) parole e musica Bob Dylan traduzione di Alessandro Carrera [Va tutto] bene, e lei è sempre qui in giro nel mio quartiere piange notte e giorno, lo so perché [è successo lì? lui era lì?] è una pietra miliare ma lei è sfortunata e [disperata tutti i giorni?], ma [a far difficile la cosa?] io c’ero. Credo che lei vorrebbe dirgli basta se cominciasse a pensarci su credo che vorrebbe ripensare a questo lato della cosa e [decidere di?] pensarci su e io rispetto Dio e dove me la vedo venire incontro ma il mio posto non è qui. No, il mio posto non è vicino a lei, non è vicino a [nessuno?] è lei l’angelo [abbandonato? senza prezzo?] che mi è stato dato [in premio?], ma non mi sente se piango è una mistica dal cuore triste e [sa? non sa?] come tirare avanti finché ci sono io va tutto bene ma [quando?] non è così quando me ne vado. Lo sa il cielo che la risposta – lei non è tipo da chiamare nessuno è lei la via, una bellezza dalle vele spiegate perché è mia, per la sola… e io ho perso [il mutamento greve? l’esitazione?] per come va la tentazione ma lei non mi può chiamare con un grido, ma io non ci sono, me ne sono andato. Mi viene da piangere stasera, come mi veniva da piangere anche ieri e io [affitterò la casa? i suoi occhi? le altezze?] ma sogno di prendere la porta addio Gesù, salvezza, fede cieca [da annunciare? dov’è da dire?] non c’è conferma, il mio addio è lei. Sono andato fin là dove abitava, il mio destino era di amare proprio lei ma lei sa che il regno [dei cieli] [attende? pesa?] alto sopra di lei e corro ma corro ma non troppo forte da non poter [cadere?] ma [non sento la sua presenza? non la inganno?], non ci sono me ne sono andato. È tutta una gran confusione mentre io sono qui che piango per il suo [velo?] e non ho bisogno di nessuno al mio fianco che me lo dica ed è tutta [informazione? affermazione?] che ricevo, ma non lo è lei è una bella dal cuore triste ma non occupa il posto e se n’è andata. Sì, se n’è andata come l’arcobaleno che ieri splendeva ma adesso è a casa con me e vorrei sentirle dire che rimarrà è una bella in cerca di una casa dove stare e non c’è da fidarsi di nessuno e vorrei esserle vicino ma non ci sono, me ne sono andato. Sì, è troppo difficile da dire e io ancora non (ci) credo è una brutta faccenda perché [lei usa? è spiritosa?] ed è troppo, troppo difficile lasciarla è una cosa inaudita, è un delitto come che mi ha fatto fare quello che voleva lei ma le è stato detto, per potermi odiare, ma c’è un [pagliaccio nato patetico? abbandonato?]. Sì, credo che sia giusto, oh, nell’animo lo credo mi hanno detto, come ho detto io, quando prima [portavo? porto?] io il peso del delitto quando lei è tutto quello che le hai detto, come ho detto, tira dritto vorrei essere lì ad aiutarla ma non ci sono, me ne sono andato.
Nota. Ho utilizzato alcune trascrizioni apparse su vari web site(s), ma alcune erano incomplete e tutte presentavano varie discrepanze. Credo che questa sia la trascrizione più esauriente finora disponibile, ma posso sempre essere smentito da ricerche ulteriori. Comunque non penso che si possa mai arrivare a un testo definitivo di I’m not There (1956) perché un testo definitivo non c’è mai stato. Può darsi che alcune delle parole incomprensibili non siano nemmeno parole, ma sillabe improvvisate da Dylan sul momento per completare il verso. La traduzione cerca di essere letterale, con qualche necessaria integrazione di senso che può essere giusta o sbagliata, ma senza sapere rispetto a che cosa lo sarebbe. Alessandro Carrera
Invece, se la preoccupazione è dentro di te, in te, bisogna occuparsene.
Il verbo “occupare” mi ha sempre affascinato, perché ha, in sè, due opposti (o contrari apparenti): essere occupato nell’impegno, fuori e magari pure dentro,ed essere occupati da altri od altro, fuori ed anche dentro.
Quante sfumature in questa apparente contrapposizione, uniscono gli opposti! E, quanti interrogativi.
Essere impegnato in un lavoro, in una attività, in una passione, fuori o dentro , senza separazione (dentro/fuori( ovunque (tempo e luogo)? Essere occupati, tenuti in pugno, controllati da altri o altro, fuori (e magari fin dentro di noi, in fondo) e o essere inconsapevolmente occupati, condizionati, controllati, manipolati da parti di noi, dentro, che agiscono, spesso a nostra insaputa, sottomettendo le altre parti (di noi) ed, a volte, persino l’anima?
“Alla mia età veneranda, sto scoprendo, anzi sono scoperta da Spirito Bambino e, mi chiedo sorridendo se tutte quelle divisioni dalla mente (mia ed altrui) puntigliosamente definite, esistano, o se esistano solo come differenze di sfumature. Come se, fra due opposti, esistesse una gamma di tonalità in divenire, viva, libera da ogni nostra di controllo, che trasformi continuamente gli opposti e la presunta separazione in altro da sé stessi, (e da “noi”), esprimendo una distanza. Una distanza, una terza possibilità , a sua volta, possa espandersi come creatura differenziandosi e comunque, restando inseparata in connessione con la sua ( e nostra) Origine.
E, di fronte a questo miracolo in divenire, all’alba ed al tramonto, puoi stare in silenzio, ad ascoltare.
Storie arrivano, ti confortano e, quando sarai abbastanza confortato/a, o anche solo un pochino sollevato/a, cambieranno sconfinando. Forse potrai trovarti in un altro paesaggio, in un’altra storia. No, non cercare di classificarla, di darle titolo o di venderla. Non è tua e va, va…. Continuerà. Potrai seguirla? Chiediglielo e, chieditelo.
E, magari partirai, o sarai già, in Viaggio!”.
2.
“Ora. ti chiedo: chi sono?”
“Sei un artista! Perché non lo vuoi ammettere?”.
“Lo sai quanto io resti perplessa o infastidita, per questa parola… Sto cercando il perché, da tanto. Intanto lasciami dire : mi sento , più che altro, una semplice cantastorie ma, da come sento, non sono io, son le storie a cantare … Sì , e le ringrazio, sempre! .
E, ti chiedo di nuovo (sai già, a quale proposito). Sono un canale (di racconti e d’immagini che non sono mie, arrivano e vanno)? Come un Bastimento raggiunge la Riva, ci raggiungono e poi, ci lasciano, ma sempre fra noi, l’Oceano . . .” 🙂
Grazie grazie, sempre.
3.
NPAL Diary & Meetings, Mongolia, August 2015
2. NPAL Diary & Journey – Provisional Installation, Milan 2014
3. NPAL Diary & Journey – HorseS and Infinity – Mongolia , September 2015
Metto fra parentesi, spesso, qualcosa che sopraggiunge mentre sto scrivendo. E’ come un appunto. Quando rileggo, riparto da lì.
Ricordi quando sussurravi (per di più in inglese) ? Ed io, non capivo niente ma se ascoltavo il suono, mi sembrava d’intendere.
Mi hai insegnato, quando parlavi così, e non sussurravi; forse era la tua voce assente (ma presente), ad insegnarmi che non si tratta di capire le parole.
E’ una sintonia, se c’ c’è, oltre le parole. E se c’è stata, c’è sempre… nella connessione (ma non fra noi due separati, necessariaMente).
“Di una sintonia, magari ci si può accorgere che pur essendoci davvero,
sia in una direzione diversa da come credavamo.”
Una sintonia, forse non rispetto ad un altro (ad un’altra o ad altro) ma verso di noi inseparati ed, in quanto tali, non identificanti in “me/noi”.
In quel momento come fosse quella sintonia dodecafonica, non funzionale ad una melodia precostituita, piuttosto un’avventura, poco avvenente nell’aspetto , dietro l’apparenza, e così profonda nelle radici, infinite. Grazie 🙂
NPAL Diary and Journey, Gobi Desert 2015
(seguirò post, prima o poi, in progress 🙂 )
19 . 10 . 016 (poco dopo la Mezzanotte)
(in progress 😉 )
20. 10 . 016 ( quasi un’ora dopo la Mezzanotte . . . )
Eppure … (e p pure)
Eppure. Il suo suono non recupera ma ipotizza verso l’Infiito, del non-giudizio , del non so (cosa, chi, dove, quando e perché o per come. . . ).
Nella prossima vita, se ci sarà, mi piacerebbe essere una/un musicista o direttamente, un suono!
Eppure, racconta una storia (bellissima?) :
“Non si fidava della negazione, della separazione e, neanche del recupero. No, non si fidava di loro né dei loro significati, come erano codificati e come ammiccavano.”
Non sapeva il motivo , ma sentiva costrizione nella negazione, perché separava (e viceversa), escludeva qualcosa. Vi sentiva un’ingiustizia, nel dividere cioò che stava insieme davvero, come l’Ombra e la Luce.
Le avevano insegnato che senza ombra la luce non c’è ( o viceversa). Sì, le avevano insegnato che dipende dal punto di vista quello che si vede e quindi, quello che si percepisce dipende da come si guarda ( si vede o sente o ….) . E, quello che si sente nella pancia come un’emozione, va a finire in un pensiero che la mente dirige e controlla. La mente separa.
Per questo, si ribellava: sia pur accettando le rime, comunque sentire poesia. Nel detto e nel non-detto, e perfino nell’in-separato!
Quanto tempo, e non-tempo, passò fino a quando si accorse che la ribellione l’avesse portata ad amare quello per cui si ribellava?”.
Allora, come va a finire la storia ( ma c’è una fine ?) ? 🙂
(in progress – continua)
20 . 10 . 2016
Allora, come va a finire la storia. Ma è una storia?
Per guardare fuori dalla finestra, devo girare la testa a destra, verso Nord-Est.
“Le storie mi hanno cresciuta, in questa vita e nelle altre” ho scritto, subito dopo aver pensato con affetto a tutti coloro che me le hanno raccontate: nomi, visi, paesaggi ed accadimenti, una sequenza infinita di immagini davanti a me, in me. Un paesaggio interiore, di immagini svanite. Perché “La natura delle immagini è di svanire”. (*)
E, se “I vecchi dovrebbero essere esploratori” (**), sto esplorando il vuoto meraviglioso che lasciano le immagini (quando svaniscono). Mi meraviglio e non mi fa più così paura. Anzi, siamo diventati amici.
Le storie, sono il soggetto, arrivano da noi, ci abitano e bisogna farle proseguire. Ascoltarle e trasmetterle… Ma prima aspettare che ci abbiano attraversato, trasformato e portato via ogni immagine, o quasi.
Tutte le storie che mi hanno cresciuta, mi hanno scossa come un fulmine e poi, seppellita sotto terra a cercare, cercare e cercare di nuovo.
Sono state e sono vive, le storie, diventando uno spazio d’ascolto: un ritmo senza melodia, (suono di cascata, della foglia che tocca terra lasciando il ramo, il flop del sacchetto della spazzatura nel cestone apposito) la voce di un sorriso, quando torni e quando vai via, l’urlo selvaggio di un neonato … ed il silenzio, soprattutto.
Mentre guardo fuori dalla Finestra, da quassù, proprio a Nord Est, passa un Uccello (lo vedo dal basso ). Starà migrando?
C’era una volta e, non c’era!
*Selene Calloni W. racconta in modo incantevole anche attraverso citazioni (“James Hillman- Il cammino del “fare anima” e dell’ ecologia profonda” – Ed. Mediterranee
** T.S. Eliot in “La forza del carattere” James Hillman – Adelphi ed.
Altrochè . . . . (che avverbio interessante, direi. L’altro (o l’Altro) rispetto a qualcosa d’altro, è in una prospettiva (che)).
Chissà ,se questa convergenza prospettica sia in direzione di passato o di futuro e, magari (ohiohi), del presente.
“Qui ed ora”, quando non è una etichetta ( e non è per niente sbagliato se lo fosse -per giunta), prospetterebbe indietro (passato) ed in avanti (futuro) qualcosa di non ipotizzato?
Magari, in un modo non- separato in cui il presente momento ipotizzi un ponte fra prente, passato e futuro. Insomma, un miracolo?
Ehi, (fra parentesi.): il punto interrogativo (?) sia una suggestion, o uno stratagemma che sfoca(no) il pensiero da una definizione definitiva verso l’(immaginario) infinito!
Vorrei scrivere sulla commozione. E’ una PP (Parola-Porta o Portale). Voce del cuore, destabilizzante.
Ieri seraho perso il Concerto di Glen Hansard (senza Marketa), al Carroponte di Sesto san Giovanni, ma stamane mi è stato ricordato quanto ascoltare loro, questa canzone e tutte quelle di Once così come tutte le altre, mi abbia sempre commosso.
Credo sia soprattutto per la loro (Glen e Marketa) voce e per come siano totali nel cantare e nell’essere presenti!
Sono stati giorni, e tanti mesi in cui, sforzandomi di “tenere i piedi per terra” mi sono forse un po’ irrigidita, ma adesso ecco, il segnal . . . Insieme a quello che ricevo dall’ascolto del canto degli alberi, e dei loro abitanti quando torno a casa attraversando il parco, di giorno e dalla finestra, di notte .
I segnali diventano un unico canto segreto, unificato e unificante? Che meraviglia, questo Silenzio di Voci… Grazie 🙂
POST IN PROGRESS, DECISAMENTE 🙂
NPAL Diary and Fragments 2906016
P.S 1.
Quando allego una immagine ad un post, il più delle volte, faccio così: lascio scorrere sullo schermo la pagina dell’archivio e poi, piuttosto a caso clicco su una riga e in seguito, su una foto. E guardo cosa sipropone; guardo la foto e continuo a scrivere, poco o tanto ( it’s depends :-).Così è successo anche oggi.
Questa foto dell’Ovaa di Vetan (Lunedì 21 Giugno 2016) porterà una storia. Per ora, il post resta in progress (sono rapita dalla raccolta dei documenti per il 730 e dalla sistemazione dell’archivio infinito) :-).
P.S. 2.
Come si traduce in Inglese “commozione” ? Non c’è un termine specifico? (E, non mi sorprende, perché? 😉
P.S: 3.
“I don’t know you but I want you all the more for that words fall through me and always fool me and I can’t react and games that never amount to more than they’re meant will play themselves out Take this sinking boat and point it home we’ve still got time raise your hopeful voice you have a choice you’ve made it now Falling slowly, eyes that know me and I can’t go back moods that take me and erase me and I’m painted black you have suffered enough and warred with yourself it’s time that you won Take this sinking boat and point it home we’ve still got time raise your hopeful voice you had a choice you’ve made it now Take this sinking boat and point it home we’ve still got time raise your hopeful voice you had a choice you’ve made it now falling slowly sing your melody I’ll sing along”.
FALLINg SLOWLY
(Glen Hansard & Marketa Irglova)
************
Domenica, 3 Luglio
Quassù, quando tira Vento, tutte le finestre scricchiolano e sussurrano. La casa sembra respirare o soffiare, rispondendo al Vento.
E, mi piace tanto immaginare di stare in una casa su un Albero, lassù fra i Rami.
Comunque, qui un Albero c’è. E’ molto vicino e supera la altezza del sesto piano, dove sono in un appartamento che si sta trasformando , forse, in un Eremo. Sempre di più sta cambiando il suo aspetto d’appartamento e forse assomiglia a qualcosa d’altro, non so di preciso, ma quello che era è ancora, non l’ho dimenticato.
Per questo, i sussurri della casa portano le voci, ed anche i borbottii che qui facevano coro insieme a sorrisi, parole al vento ed anche alla Luna. Ora, darei lo stesso valore a lacrime e sorrisi, a parole affettuose ed a rimproveri, per come erano in ogni casi espressi, con amore anche quando non sembrava proprio. La casa ha conservato echi e tracce, ma non si ostina a tenerle per sé, le lascia andare e me lo sta insegnando:
“Non sei quello che possiedi, sei quello che sei, come me. Sei uno spazio libero, indipendentemente da quello che sembri, o credi, o dicono altri.”
Amo questa casa e mi sento ricambiata. Non l’avrei mai detto, da adolescente, che avrei vissuto qui, nella fase adulta della mia vita, in quella fase della vita tradizionalmente considerata come l’ultima (della vita in corso)…
Una fase sorprendente della mia vita, magnifica nella sua sobrietà e magia, che non finisce mai di sorprendermi, soprattutto quando sembra fatta di niente.
Immensamente grata, saluto l’Albero che ondeggia, così lontano, eppure vicino, al Mare. Stanotte, Notte di Luna Nuova!
13 Agosto 2016
Niente & Tutto, direi.
Ogni tanto, mi sembra di percepire Niente & Tutto inseparati, e che non sia un concetto, nè un’adozione di credenza ma piuttosto, o forse, un’invasione di campo dolce quanto destabilizzante… Viene, portata da un processo di disindentificazione da “chi sono” (e chi in tanti, me compresa, credono che io sia, possa o debba, essere? Alleluja.
Perdinci, , ora direi “No-Go Zone…”. Oh no, non come negazione di uno spazio, ma come espansione di Confine ….(quanti ce ne sono?) 🙂
In giorni come questo, mi interrogo sempre, sulla celebrazione o addirittura, sulla rappresentazione.
A che servono le celebrazioni? Potrebbero essere pericolosamente conservatrici dello status quo al vento della memoria consolatoria? E, come veramente non dimenticare e contemporaneamente non consolarsi con il ricordo, stare nella responsabilità di dove siamo, dentro e fuori di noi, ora?
Post decisamente in progress, direi … 🙂
NPAL Diary 2504016
28 . 5 . 016 “CAPRO & CAPO”.
Se Resistenza fosse, come abbiamo da tempo scoperto, soprattutto R- Esistenza, come troviamo quello spazio che fa conoscere innanzitutto l’Esistenza, e poi che ne facciamo di quella “r”, o ancor prima, cosa ci allontana dall’esistenza autentica? Persi in battaglie contro qualcuno a cercare “capri espiatori”. Inconsapevolmente comandati da”capi espiatori” interiori (come invasioni assunte sotto forma di dinamiche-demoni, per compensazione o chissà perché) che dirigono la rabbia in direzione esterna, contro qualcuno qualcosa, disperdiamo energia e vita, recriminando, invece di riconoscere, ed assumere le nostre responsabilità*********************
Dedicato a “Chi” mi ha scritto una frettolosa e-mail (tra l’altro con alcuni errori che non mi son sognata di recriminare neanche leggendo), segnalandomi un errore e forse, non cogliendo, il messaggio di quell’errore :
“Si dice capro non capo espiatorio.”
Capro & Capo: ecco, il capro sacrificato, uscito dall’ombra dice che sei tu a sacrificare te stesso/a, ascolta: la dinamica del colpevolizzare altri, o scagionare te stesso/a , ti capeggia, (capo) e ti costringe (capa/testa/cappa), come testa/mente a stare dove sei (oppressa da una cappa di smog?) , cercando fuori e mai in te, quello che puoi cambiare (la casa che cerchi, la comunità che cerchi, mai la troverai veramente, se prima non la cerchi in te, facendo spazio e pulizia dai rancori.” “Chi” ha scritto quella frettolosa e rancorosa e-mail , perso/a dal colpevolizzare qualcuno con la motivazione di “scaricare la rabbia su chi difende lo status quo” non s’accorge di proiettare su altri la propria paura di cambiare il proprio status quo interiore e non, per poi lamentarsi, lamentarsi e lamentarsi (da arrabbiato/a, con atteggiamento combattivo, a parole): perdendo l’occasione di dialogare con chi ha di fronte, sia pur virtualmente, ed accettare i limiti di ciascuno, replica di nuovo la denuncia di errori e di mancanza di dialogo (le persone spariscono, si valorizzano, senza nessuna ragione, dice… ). Ma “Chi” dov’è?
L’evasione dalle proprie responsabilità e dal proprio cambiamento, comunque non appaga neanche, anzi inquina. Piuttosto, congediamo, gentilMente, ogni volta, la dinamica della separazione, che fa cercare quei nemici che “ci espropriano“, quando invece siamo proprio noi noi i primi ad espropriare, rispetto a noi stessi , ad altri, all’esistenza. Se e quando questa dinamica si ripresenta, riconosciamola e congediamola di nuovo. Con cura. Quindi, come on! (innanzitutto, mi dico, ora)!
Augurare un Intento di pace ed un sereno cammino, può significare , ad entrambi (elementi separati in me/te , o Te & Me, Noi & Loro,ecc.) :” Vai tranquilla/o, rischia! Correre il rischio di perdersi, insegna come sia impossibile, distruttivo o devastante, impuntarsi a controllare tutto e tutti.” Buon Viaggio. 🙂
Grazie!
Un riferimento, non un libro da leggere, o dover leggere, ma un’esperienza: http://thework.com/en(in Inglese)
N.B.: rileggendo tutto il post, mi sono accorta, or ora, che nella parte iniziale, scritta il 25 aprile, appare lo “status quo”!
N.B.2: ci sono errori, chissà cosa mi racconteranno, alla prossima rilettura del post!
“Gli errori non vanno condannati vanno ascoltati. “Che siano la Voce dell’Ombra?” 🙂
N.B. 3: forse abbiamo, ora, almeno una ipotesi (delirante) per quella “r”, Capro & Capo insieme a “Chi”, chiunque sia (nessuno escluso) ?
NPAL 2805016 : in sostegno al sacrosanto Delirio che porta fuori dal colpevolizzare qualcosa o chiunque, me stessa compresa.
Nessuna evasione di responsabilità e cambiamento, con almeno un minimo di leggerezza, per disinnescare le nostre personali zavorre e pillole (pillol@) di consolazione (date e/o assunte…). Oh yesss 🙂
1. Lascio solo un appunto, dopo il viaggio in Mongolia, non sopporto di vedere teleobiettivi puntati con modi da safari fotografico, mi spiace di non sopportarlo ma è tanto più forte di me, come se io fossi animata da una Voce gentile e determinata nel dire: “Non se ne può più!”. Al Safari fotografico corrispondono modi di classificazione della diversità, del capro espiatorio ed anche di un certo cinismo di pseudo superiorità verso chi non la “pensa uguale a me” e di fare bottino di immagini da mettere “al posto di qualcosa d’altro (che non c’è proprio) …?
2. E, ricordo:”Continui a fotografare Fiori così da vicino, ma hai mai celebrato il loro profumo?
3. Ora, un titolo come questo ( al video) , mi da fastidio come certe foto bellissime che addomesticano ll selvaggio in immagine da vetrina e depliant(s). Sento un’espropriazione della cultura/arte tradizionale, sciamanesimo e nomadismo compresi , ecc. a scopo di lucro e di rapina. Un canto tradizionale moltiplicato e duplicato quando non è mai uguale a sé stesso separato, è una rapina. E non solo per lo scopo di vendere cd o di riunire persone per workshops vari ma perché mercifica, ed è una sopraffazione, speculazione energetica non solo economica.
N.B.: Si sa, e si sente, che ogni affermazione è una proiezione, vado ad ascoltare quale è la mia, ora. Se vedem. 🙂
N.B.(2): fare domande, al posto di affermazioni, forse è un trucco, ma mi aiuta a guardare.
Sto seguendo con divertimento e passione pacifica un corso d’inglese. E’ un corso come dovrebbe essere un corso, serio ma con uno spiraglio, se non una porta o un portone aperto sulla vita quotidiana.
L’insegnante è bravissima, non solo come insegnante per il suo accento british perfetto: generosamente illuminato dalla sua gentile responsabilità ad essere comprensibile per noi. I mean , lei parla perfettamente e lentamente, per farsi capire da noi ed alterna ritmo lento o più veloce con traduzione in italiano.
Mi affascina, da sempre questo modo di non stare in un opposto , o nell’altro, ma di cercare la via di mezzo. In questo caso, una posizione flessibile, tra parlare come d’uso (per noi principianti veloce) e per noi principianti, comprensibile, ma lento per chi ha esperienza, diventa una testimonianza. Insegnare, e vivere, richiede sapersi muovere ed osare un equilibrio flessibile. L’onda del mare che ritorna, non è mai uguale ? Osservare che lo sia o no, dipende dalla nostra percezione. Come possiamo essere certi di una risposta o dell’altra (si o no) veramente? E,se non fosse importante, o prioritario che un’onda fosse proprio identica a come era stata prima, del suo ritorno?
Insomma, qual’è l’intento della nostra percezione? Perché dobbiamo (we’ve to….) per forza stabilire una divisione o un’eguaglianza (come se ci debba essere, per forza un errore)?
Noi siamo una classe, siamo noi (nei limiti del concetto di separazione, fra noi ed in noi ma lo siamo) . Really (does it express always a (our) limit as well its expressing always a totality ? 🙂
So, I love my english class because it’s teaching me about the life. Despite all, we can always recognize the life is the first priority .
La vita & la Morte in-separate, come unico processo di trasformazione, inseparato divenire, sono misteriosamente unite (anche se noi le distinguiamo). Intendo rispettare questo mistero. Affidando/mi/gli/si (uauh).