<font face="Courier New,
D o v e

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lab Harambèe – aprile 2005

1.

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“Sei qui, e non ti vedo. Ti sento.”

<p align="center"<font face="Courier New,

E qui

è

silenzio

in questa stanza

piccola

infinita

un gesto

traccia

un segno

ed un altro

in una mappa

sola

senz’altro

circolare

è

questa linea

ci separa

e

ci unisce

all’universo

(…)

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<font face="Courier New,
lab Harambèe –

2.

<font face="Courier New,

c’era una volta un bosco…

ma,

aspettate un attimo,

dicendo

"c’era una volta…"

non intendo mica

che questo bosco ora

non ci sia più…

lo so che,

spesso,

vien quasi automatico

pensare agli uomini

e alla lora solita incuria

nei confronti

di questi posti,

un po’ magici,

un po’ misteriosi,

così rilassanti,

un po’ ombrosi,

che la natura,

appena può,

ama regalarci…

ma,

sapete,

non tutti gli uomini

sono così distratti

in certi luoghi

e in certe situazioni…

e,

di contro,

non tutti i boschi

sono uguali…

questo,

infatti,

era un bosco parlante…

ora,

così dicendo,

pare che

quello di cui racconto,

sia un bosco favoloso

(nel senso di favola)

e beh,

d’altronde,

avendo iniziato il racconto con

"c’era una volta…"

cosa potevo pretendere?

in realtà,

potrebbe anche darsi

che,

in fondo,

tutti i boschi parlino,

ma che magari

capiti di ascoltarli

solo a chi abbia

davvero voglia

di starli a sentire…

c’era una volta un bosco,

allora dicevo,

e c’era una volta…

un viaggiatore…

ecco,

sì…

diciamo che

era un viaggiatore…

ma un viaggiatore stanco…

uff…

aveva camminato

metri e metri,

chilometri e chilometri,

per arrivare

non si sa dove,

ma di certo a sentirsi stanco,

o almeno…

nelle gambe sì,

nel respiro forse,

nel cuore di certo no…

insomma…

sapete com’è…

l’aria d’intorno

profumava di buono…

il suolo sotto i passi

sembrava tanto comodo…

fatto sta,

che il viaggiatore

si lasciò rapire

da una sensazione

di straniamento

che pian piano

lo convinse a stendersi,

ai margini del bosco,

all’ombra di un ramo

pieno di foglie

e fiori profumati…

(ehm…

forse più che di straniamento,

si trattava proprio di sonno…

ma non dite che ve l’ho detto,

al viaggiatore piace

godere della fama

di camminatore instancabile…)

chissà,

magari

se anche voi che leggete

siete bravi

a saper ascoltare

le cose che

non si possono

raccontare troppo,

potreste immaginare

i rumori che si sentivano

quel giorno nel bosco…

"ronf ronf"

(il viaggiatore)

"cip cip"

(gli uccellini canterini)

"toc toc"

(un picchio)

"ronf ronf"

(ancora…)

"pss pss…"

(il vento?)

"pss pssss…"

(ma non sembra mica il vento…)

"ehi…"

(?

e questo chi sarà?)

"dai, svegliati"

(forse è lo stesso

che prima faceva pssss…)

il viaggiatore stanco

sentendosi ticchettare

su di una spalla,

si svegliò,

ma così di soprassalto

che finì con il dare

una testata contro il ramo

che si trovava

pochi centimetri sopra

il suo improvvisato giaciglio…

"ahi"

"ohi"

si sentì distintamente…

due brevissime esclamazioni

a brevissima distanza

l’una dall’altra…

"ma che strano"

disse il viaggiatore,

a cui sembrava di aver detto

una ed una sola volta ahi…

continuò a pensarci su

per qualche istante,

finché concluse,

alzando le spalle

"devo essere veramente stanco

se neanche mi accorgo

di tutto quel che dico…"

prese a massaggiarsi il capo

e guardò verso il ramo…

"neanche mi ero accorto"

disse,

"che fosse così basso…"

"neanch’io"

rispose una voce

"mi ero mai accorto

che un uomo potesse essere

tanto veloce nei movimenti…

e poi,

per dirla proprio tutta,

neanch’io mi ero accorto

che tu fossi così in basso…" 

il viaggiatore si guardò in giro…

"chi sei?" 

disse all’aria che era intorno…

"come, non mi vedi?"

fece la voce…

"sono il ramo,

mi ero chinato più in basso

proprio per toccarti sulla spalla

e svegliarti…

neanche immagini

che sforzo io debba fare

per riuscirci

senza l’aiuto del vento"

il viaggiatore

stupito,

ma poi neanche troppo,

dall’idea di trovarsi

a parlare con un ramo,

(chi viaggia con amore

sa bene

che, in ogni luogo,

c’è sempre un pizzico di magia)

gli tese le dita

e lo accarezzò…

lo stesso

fece il ramo

con le sue foglie..

"perché volevi svegliarmi?"

chiese…

"boh,

sai che non lo so?

forse volevo solo chiacchierare,

con qualcuno

che ha visto il mondo

proprio come te…

forse volevo solo una carezza,

proprio come questa

che mi hai appena fatto…

non lo so,

davvero…

so soltanto

che è bello

che tu non abbia paura di me,

che non ti sembri strano

che un albero,

che un bosco intero,

possano parlare…"

"io viaggio tanto,

disse il viaggiatore

"e ad ogni passo che faccio,

saluto la strada

che accompagna i miei passi,

accarezzo i tronchi e i cespugli

che mi guidano il cammino,

mi nutro dei frutti

che i rami più bassi mi porgono,

al mattino bevo l’acqua

che si raccoglie

negl’incavi delle foglie

e chiacchiero tanto

con ogni insetto o animale

che si avvicina per salutarmi…

ma poi,

tutto questo camminare,

anche se non lo racconto mai,

mi fa sentire stanco…

e quando sono stanco

amo stendermi

all’ombra di un ramo,

proprio come te,

e lasciarmi cullare

dalle parole sussurrate

che frusciano tra le foglie…"

"io, invece"

fece l’altro,

"amo ascoltare i racconti

degli uccelli

che mi scelgono per nido

o che si appoggiano a me

anche solo

per una breve sosta…

mi piace ascoltare del mondo

e di quanto bellissime cose

ci siano in esso…

vorrei tanto essere

un ramo più alto sai?

per riuscire a guardare attorno

di lassù…"

"in ogni cosa c’è del buono,

vedi, 

se tu fossi stato

un ramo alto alto,

io e te non ci saremmo mai

potuti incontrare,

e per quanto riguarda il mondo…

beh…

dammi tempo"

disse il viaggiatore

sedendosi sul prato

e incrociando le gambe

come a voler scegliere

una posizione comoda

per chi molto ha da dire

"che tanto,

ma proprio tanto,

ho da raccontarti…"

<font face="Courier New,

Sia dentro … sia fuori

<font face="Courier New,


<font face="Courier New,
lab Harambèe – vicino a colonnata, febbraio 2005

c a v a

<font face="Courier New,

” Non  aspettare. Per cercare … vai dentro.

Poi, comincia a camminare  e ascolta. Immagina di stare dentro alla Montagna, non sopra. Sprofonda. Diventa sasso. Senti, le Radici …?

Senti l’acqua, ora. Diventa Fiume in piena. Ecco, ricorda l’Oceano. Fatti sommergere. Totalmente.

Ricordati!

Dall’ Inferno … e dal Paradiso, non dimenticare.

Ricorda.Fino a quando scomparirà ogni confine.

Ti perderai… ti troverai.

Sì, ti troverai … perdendoti! ”

<font face="Courier New,

“Sì!”

<font face="Courier New,

Ancora …

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<font face="Courier New,
lab Harambèe – vicino a casa, marzo 2005

b i n a r i o p r a t o

<font face="Courier New,

” Non siamo mai soli, poichèsiamo pieni di tutti i ricordi, di tutti i condizionamenti, di tutti i mormorii di ieri; la nostra mentenon è mai sgombra da tutti gli scarti che ha accumulato.

Per essere soli dobbiamo morire al passato. Quando siamo soli, completamente soli, e non apparteniamo a nessuna famiglia, a nessuna nazione, a nessuna cultura, a nessun continente specifico, cìè la sensazione di essere stranieri.

L’uomo che è completamente solo in questo modo è innnocente,

ed è questa innocenza a liberare la mente dal dolore. ”

<font face="Courier New,

Juddu Krishnamurti – “Libertà dal conosciuto”

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lab Harambèe – Selva di Sogno, Miasto – agosto 2002

a Filo d’Erba

<font face="Courier New,

“Per tutto ciò ch’io pretenderò di conoscere sarò un sorriso…”

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F o i l

<p

"che cosa scrivi?"

lui alzò gli occhi

dalla pagina

ancora bianca per metà,

la bambina,

lo guardava

con occhi

azzurri e grandi…

"storie…"

le rispose

"invento storie…"

"e perchè?"

"perchè è bellissimo,

vuoi provare?"

le tese la carta,

la penna…

la bambina rimase a guardarlo

occhi e bocca aperta…

si aprì in un nuovo,

bellissimo sorriso…

"ma io non so scrivere…"

e allargò le braccia…

lui riprese carta e penna

e tracciò un ghirigoro

sulle parole scritte,

qualcosa a metà

tra un gomitolo

ed una spirale

che, quasi,

impediva

la comprensione

di quel che aveva

precedentemente scritto…

"è così che si inventano storie"

le disse

"facile no?"

la bambina rise…

rise anche lui…

poi lei prese carta e penna

e cominciò a disegnare

tracciando linee

rette o curve

che s’intersecavano e non…

disegnò sulle parole

così come già

aveva fatto lui,

rendendo, ormai,

del tutto incomprensibili

le parole sul foglio…

si fermò un attimo

ad osservare il foglio

lo girò soddisfatta verso di lui

"ti piace?"

gli chiese…

"tantissimo"

le sorrise…

poi,

come se fosse un magia

tirò fuori,

con un gesto veloce,

un’altra penna dalla tasca

(ne portava sempre

qualcuna in più,

la sua casa

era piena di penne

e non sapeva mai

quali funzionassero sul serio

e quali no

e allora,

ne prendeva una manciata

e le portava con sè)

"disegniamo insieme

una storia nuova?"

le propose…

"sì, sì…"

rise lei

"è bello inventare storie…"

lei,

il suo tratto deciso,

la penna stretta nel pugno,

lui,

che tracciava linee

seguendo i suoni

dello spazio intorno…

due modi di raccontare

che si rincorrevano,

che s’incrociavano,

che giocavano

sul foglio,

dove,

al di sotto delle linee,

parole sparivano…

solo qualche frammento

ancora resisteva…

"per tutto ciò ch’io

pretenderò di conoscere

sarò un sorriso…"

ma subito,

una, cinque, dieci, venti linee

cancellarono anche quello…

c’era una storia nuova

da raccontare,

e una bambina che rideva,

anzi, due…

cosa poteva esserci

di più meraviglioso?

<font face="Courier New,

Perchè… ?

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<font face="Courier New,

lab Harambèe – Milano & Altrove

5.

<font face="Courier New,

“Perchè lo fai che non ci ricavi niente …? Anzi, ci perdi.

Alla tua età non si può lavorare per niente … o per divertimento!”

<font face="Courier New,

Ed io ascolto.

Le formiche condividono incessanti trasporti di briciole.

Gli uccelli costruisono il nido.

In cortile, il cane gioca con i bambini.

Dai Rami le gemme spuntano e crescono.

La gatta impegnata a lavarsi, si liscia il pelo con dedizione,

forse sorride … Anch’io.

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<font face="Courier New,

4.

<font face="Courier New, <courier, mono" color=#669900 size=1

Ed io continuo, a piegare questi foglietti di carta: li cerco, aspetto dei segni,

li cucio fra loro. Si compone una mappa … il sogno d’altre citta,

di altri mondi … E di una vita, questa.

<font face="Courier New,

“Non ci guadagno, vivo. Sento un ruscello dentro di me, soprattutto qui, alla bocca dello stomaco …

scorre lieve ad ogni respiro … si alimenta di lacrime e sorrisi. Se piango, se rido …! ”

<br

<br

 

Dove…?

 

 

lab Harambèe – Milano & Altrove

da “Il Volo dello sciamano” a Roma 2000

3.

2.

 

(…)

“Dimmi, quale storia era? Quella, non era una di quelle fiabe

che ti raccontavano per addormentarti, bambina…?!”

“No, …questa è una storia di risveglio…Di giorno e di notte. Vedi, la pagina è tutta bianca, di nuovo… Ascolto.

(…)

Certe storie cominciano solo quando tutti i personaggi si tolgono la maschera, scendono dal palcoscenico ed escono da ogni identificazione dello spettacolo e dalle altre…

si comincia a vivere, davvero! Liberi.”