C h i u s o

&

A p e r t o

Vengo da te. Non sarà una sorpresa. Ci sei quasi sempre, tu. Ti fai trovare. Non bisogna neppure avvisarti, ascolti un non so che, lo sai da prima. Sei presente a te stesso, innanzitutto. Non conti il tempo. Vivi ogni momento. E ci sei.

Non me ne accorgo subito, la porta è chiusa. Dopo aver bussato, resto in attesa di una risposta. Silenzio. Sento il mio respiro accelerato. Non ci sei. Impossibile. No, è proprio così. Non rispondi. Assoporo questo momento. Come in bilico sull’orlo del precipizio, io.

Ascolto, mi ascolto. Che fare? Lascio sulla maniglia, vicino alla ghirlanda che ti
ho regalato mesi fa , un bigliettino. Un pezzetto di carta velina, involucro rimasto nella borsa, non butto mai la carta.
Ci disegno una traccia di passi, quasi un sentiero. Avvolgo un sorriso piccolino. Sembra un pacchetto di velo,sottile ragnatela. Lo troverai.
Sento un vento leggero, persino sulle scale. Scendo, senza ascensore come al solito.

Ritornata alla bici pedalo attraverso il parco, fino a casa. Faccio foto invisibili, qua e là, a tante gemme, e piante del prato, (altro che erba, quante piccole piante, verdi diversi…) Quanti occhi di margherite, bisbigliano è primavera. Voli in anticipo proiettano ombre sui prati e sull’asfalto. Stupore di stagioni mischiate, inverno/primavera. Si dimenticano i passaggi stagionali,fuori e dentro. Ci sono sempe i confini comunque, a scivolo. Forse.

Lascio la bici in cortile, dietro alla porta verde scuro del magazzinetto laboratorio. Chiudo, tre mandate, tre giri non di più.
Salgo. Una ventuna di passi sulla balconata ringhiera. Qualche colpetto affettuoso alle foglie delle piante in ripresa e sorrisi. Senza guardare, mi sembra già di sentire profumo del Gelsomino. Il Cilegio nano è già fiorito, adesso potrò a cambiare il suo vaso troppo piccolo?

Improvvisamente vedo, sulla pietra del pianerottolo, un foglietto. Giallo come un ranuncolo. C’è scritto il tuo nome. Solo. E tanto spazio intorno. Vuoto.

Eppure, che musica…

Quando vengo da te, mi piace trovare la porta chiusa.


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 20 Febbraio 2007

in

Anticipo


S T O P

(di nuovo…)


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 19 Febbraio 2007

c o r i a n d o l o

Il blog chiude per una pausa, causa sintomi di collasso, asfissia, indigestione e forse pure congelamento.

Terapia preventiva e, se occorerà, d’urto (senza scontro…).

Invece, Boscoparlante non sarà chiuso ma aperto… sempre.

Buona Primavera… 🙂

kaapi


S T O P

(di nuovo…)


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 19 Febbraio 2007

c o r i a n d o l o

Il blog chiude per una pausa, causa sintomi di collasso, asfissia, indigestione e forse pure congelamento.

Terapia preventiva e, se occorerà, d’urto (senza scontro…).

Invece, Boscoparlante non sarà chiuso ma aperto… sempre.

Buona Primavera… 🙂

kaapi


“Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo.”

I v a n


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 6Gennaio 07

vicino alle Colonne di San Lorenzo

MANIFESTO PER LA POESIA DI STRADA E L’ASSALTO POETICO

…la poesia di strada nasce gettando parole tra le vie, pugni di semi nel vento, è sensazione precipitata in sassi d’assalto tra lo snocciolarsi scomposto di questa città. Versi come pioggia tra le genti, inzuppate fin’oltre l’orlo dell’attenzione, senza corte di dotti ne corona, perché d’ovunque e da sempre, una pagina bianca è una poesia nascosta…

1.sprofonda poesia

2.sfida gli schiaffi della corrente

3.cresci i lampi della follia

4.gettati controvento

5.precipita in picchiata nel vortice del mondo

6.esplodi e assalta d’ovunque

7.chi getta semi al vento farà fiorire il cielo



www.i-v-a-n.net

Passo davanti ad un muro parlante. Freno, salto giù, appoggio la bici sotto al portico.

Segni e suoni fra una riga e l’altra richiamano spazio di sguardi ed abbracci…

La città rinasce, lontano da qui. E vicino, vicino.

Grazie, Ivan…!


Oooh …!


Cos’è…? Da dove viene…? Cosa gli hanno fatto…?

Oddio, quante domande…

“Dai, scrivi una storia… per me…!” dico.


Ed ecco, sto qui. Aspetto.


Arriva una storia e s’interrompe. Se vuoi, continua tu…grazie !


P.S. lunedì 5. 2. 07:

se vuoi continuare la storia scrivi nei commenti, li pubblicherò in questo post… :-
)


Parte I


Dalla pioggia alla neve, in un attimo. Dalle gocce fini… stelle ghiacciate, lievi. S’infittiscono questi fiocchi, diventono pungenti sul viso.

Abbasso il cappuccio del mantello sul viso,lo stringo al collo col il fermaglio a forma di foglia. Toccandolo, non posso non ricordare.

Tu me lo avevi forgiato, nella piccola bottega, così simile ad una caverna d’orso, eppure ordinata e luminosa del fuoco alimentato soprattutto da legna di castagno .

Dicevi che arde di più i e ce ne sono tanti di questi alberi nel Bosco della Riva; se ne trova tanta di legna per terra e non bisogna mai abbatterne nessuno.

Nella spilla il segno curvo come un sentiero mi porta anche adesso da te, col pensiero. Nonostante tutto.
Separazione e mistero.

Sorrido mentre accarezzo l’incavo ed il retro della forma leggermente asimmetrica, quasi come un cuore.

Il cappuccio s’è imbiancato. Rabbrividisco.
Continuo a camminare. Forse, seguo un segnale, non ha nome. Dove sto andando…?


harambee


Parte II


La via non finisce e la nebbia la rende confusa. Le tue parole mai moriranno, le porto con me fino al totem piantato per terra oltre gli alberi bianchi. Il vento prende a soffiare, una lince mi guarda spaventata e scappa. Faccio in tempo a entrargli dentro. Corro, sono lince, ho il suo odore, faccio in fretta, raggiungo il totem.
Abbandono il corpo della lince. La lascio andare. Questa mi guarda confusa, mansueta. Va via. Il totem è alto un paio di metri, è la tua tomba.

Qui, nei pressi dello stagno sei stato ucciso. Qui aspetti di rinascere. Qui le mie preghiere.

Cenresig


( c o n t i n u a )


B r r
b r r


© lab Harambèe – Milano & Altrove, Gennaio 07

Ma… non fa più freddo…?


© lab Harambèe – Milano & Altrove, Gennaio 07

(Kaapi, ma che cappello ….)!

Parole come Foglie cadute.

Ramo (spoglio) non attende Primavera. La vive già…

Martedì, 30 Gennaio 2007


Anche comprendendo la propria natura, si può inciampare nei concetti di tempo o di paura.

E’ la paura di affrontare il vuoto, perché la tua vita si svolge tra tanti concetti e così tante cose. Quando incontri il vuoto a faccia a faccia, perdi tutto, tutti i concetti di passato, presente e futuro che consideravi così reali… “Questa è la mia vita”. Perché’ ti ci afferri? Perché è quella che credi la tua forza, il senso di essere vivo mediante i concetti. Quando i concetti ti abbandonano, hai paura. Paura di morire nell’oceano di nettare. Paura di annegare nel nettare. Quale nettare? L’eternità, il senza morte.

Ci afferriamo a qualcosa per sentirci al sicuro: al corpo, alla mente, ai sensi. Non capiamo che la vera pace è abbandonare tutto ciò. Quando passiamo dalla veglia al sonno, dobbiamo abbandonare tutto ciò che costituisce lo stato di veglia. Nel sonno, tutti i nostri rapporti e i nostri possessi scompaiono. Siamo costretti a lasciarli andare. Ma non abbiamo paura di addormentarci, ci piace, accogliamo volentieri il sonno. Ma abbiamo paura di questo balzo risvegliante nel vuoto perché non ne abbiamo mai fatto l’esperienza.

Poonja