D i-s e g n o


© lab Harambèe –
Milano & Altrove, 10 Settembre 2oo6

d u e

“Disegnar di te il sogno… Altro non potrei..?!”

Ci sono domande che non hanno risposta, ma non si inquietano.
Prendono tutti i loro punti e virgole, li disperdono qua e là (il vento forse li porterà via con sé ).

E restano per aria così, mirando la terra…!

( 1 – c o n t i n u a )



Stella Stellina, la Notte si avvicina …


© lab Harambèe – kcb
Milano & Altrove, Settembre 2oo6

s t e s a

“Essere stanchi e commossii…come è diverso dall’essere stanchi…”

Mha…..(sospiro).


C’è nella stanchezza intesa come fatica uno spazio, cancella ciò che potrebbe addolorarti. Le spalle allegerite da ogni peso, la testa leggera… Ed una tenerezza commossa per qualcosa che non è nè causa nè effetto.

Annientata dalla stanchezza ma in gioia, che strano (dici).

Che succede? Non si può dire o almeno lo si può dire o nominare in parte. Sfugge ogni definizione, non c’è una motivazione precisa è un semplice lieve stato di grazia. Come si può dire?

E perchè poi, occorre per forza definire, spiegare. Non basta sentire…?

Oh, se la testa ricomincia a pensare, la stanchezza bussa e ti dice:

“Ehi là, ma non vedi come sei stanca…? No, non puoi essere felice così…Ne vale la pena?”

Invece… naaaa !

Non è vero, la felicità è variabile, puff…cambia
e non è mai come la si immagina, forse… ti sorprende… ti porta via?!



Stella Stellina, la Notte si avvicina …


© lab Harambèe – kcb
Milano & Altrove, Settembre 2oo6

s t e s a

“Essere stanchi e commossii…come è diverso dall’essere stanchi…”

Mha…..(sospiro).


C’è nella stanchezza intesa come fatica uno spazio, cancella ciò che potrebbe addolorarti. Le spalle allegerite da ogni peso, la testa leggera… Ed una tenerezza commossa per qualcosa che non è nè causa nè effetto.

Annientata dalla stanchezza ma in gioia, che strano (dici).

Che succede? Non si può dire o almeno lo si può dire o nominare in parte. Sfugge ogni definizione, non c’è una motivazione precisa è un semplice lieve stato di grazia. Come si può dire?

E perchè poi, occorre per forza definire, spiegare. Non basta sentire…?

Oh, se la testa ricomincia a pensare, la stanchezza bussa e ti dice:

“Ehi là, ma non vedi come sei stanca…? No, non puoi essere felice così…Ne vale la pena?”

Invece… naaaa !

Non è vero, la felicità è variabile, puff…cambia
e non è mai come la si immagina, forse… ti sorprende… ti porta via?!



Il tuo nome


© lab Harambèe – kaapi carla barnabei

S. Martino & Altrove, Agosto 2oo6

“Ti regalo quello che vedi… Dimmelo, ora!”

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Accidenti non vedo niente, o quasi. Del resto che potrei vedere qui sola, sottoterra.

Allora, mi muovo subito. Non tengo gli occhi chiusi, respiro il buio e cerco di spostarmi da qui. Per quanto sia possibile.

Esco o forse mi immagino di uscire. Strisciando sento il suolo ammorbidirsi. L’odore di terra cambia, si mescola ad altri sconosciuti.

C’è dell’ acqua, scorre e dilaga intorno a me.

Sento. E risento.

Mi muovo ancora. Mi fermo ed apro gli occhi.

Ecco, che luce…! Non l’ho dimenticata… nonostante tutto.
Quindi, ora la posso nominare.

E ti rispondo così:


“Guardo e vedo, ma ciò che posso nominare è solo ciò
che ho già conosciuto e non ho potuto dimenticare.
Terra ed Acqua. Luce ed Ombra.

Il resto, non so dirlo.”

Ci trovano le storie, tra radici e foglie rosse, tenaci segugi ,ombre repentine ci seguono e ci inseguono,inutile pararsi dietro un tronco o la nostalgia di un tempo che piega rami ed anni, le storie,scialle di rovi e  di girasoli ci trovano e ci avvolgono con dolore o con dolcezza , le storie che ci deludono e le storie che dissetano,,acqua o sangue , ma le storie colorano il giorno oppure lo trasformano in un delicato bianco e nero.Le storie che non accogliamo si perdono tra sassi e terra brulla, marciscono in silenzio tra un angolo umido e il contorcersi di un lombrico. Le storie che ci circondano di notte,  sono le vere fate e elfi irriverenti .Le storie che continuano a cercarci, segugi tenaci, e le storie che perdiamo, e tra loro la nostra storia .


G a g a r i n


Ci trovano le storie, tra radici e foglie rosse, tenaci segugi ,ombre repentine ci seguono e ci inseguono,inutile pararsi dietro un tronco o la nostalgia di un tempo che piega rami ed anni, le storie,scialle di rovi e  di girasoli ci trovano e ci avvolgono con dolore o con dolcezza , le storie che ci deludono e le storie che dissetano,,acqua o sangue , ma le storie colorano il giorno oppure lo trasformano in un delicato bianco e nero.Le storie che non accogliamo si perdono tra sassi e terra brulla, marciscono in silenzio tra un angolo umido e il contorcersi di un lombrico. Le storie che ci circondano di notte,  sono le vere fate e elfi irriverenti .Le storie che continuano a cercarci, segugi tenaci, e le storie che perdiamo, e tra loro la nostra storia .


G a g a r i n



V i c i n o

l o n t a n o


© lab Harambèe – kaapi carla barnabei

S. Martino – Val di Mello, Agosto 2oo6

Un viaggio lungo una vita.

Nei miei quadernetti pagine scritte fitte fitte

e spesso disegnate.

“Ma che sghiribizzi sono…?” mi chiedi.


Non ho mai disegnato paesaggi estesi o visti da lontano , non senza rammarico. Mio padre ha spettato per anni un “Paesaggio del Resegone”, inutilmente…!

Ahimè, lo sguardo dalla finestra verso i monti, o dalla spiaggio verso il mare non mi ha mai trasmesso immagini attraverso disegni o dipinti… di paesaggi veri e propri.

I disegni dal bosco soprattutto, assomigliano a trame fitte di muschio o traforate di ragnatele, tessute di radici fogli e tracce di creature piccine.
Matasse di filo intrecciate come nidi.

Piuttosto, paesaggi minimi, dalle dimensioni frammentarie, anime di particolari visti o immaginati da vicino…

Immagini fugaci, estemporanee, labili, in attesa di trasformarsi attraverso sguardi sconosciuti.

Piccoli schizzi accurati nell’essere altrove a sfumare, a mutar di forma e colore. Nebbie, piogge lievi, folate di vento. Questo attendevano stando lì quieti, fra una pagina e l’altra…?


“Un disegno è il pensiero di un gesto. ”


Se il pensiero è lieve o si abbandona al sentire, il
segno può vivere il coraggio o il timore acuto di una scoperta misteriosa.
Se il pensiero retrocede dal giudizio, può aprirsi al contatto del segno come a mappe di abbracci.

Ed allora, basta ascoltare. Quelle storie che aspettiamo ci trovano… loro. Inaspettate, ad esempio, sussarrano da una pozzanghera riflettendo il cielo:


“Un sasso è montagna. Un filo d’erba è prato.

E tu sei mare”.


© lab Harambèe – S. Martino & Altrove, Agosto 2oo6


Come prima
e dopo

© lab Harambèe – kaapi carla barnabei

Milano & Altrove, a casa- 3o . 8 . o6

F i n e – I n i z i o

“La mia infanzia non ha mai perso la sua magia, non ha mai perso il mistero, non ha mai perso il suo dramma”.

( … )

“Tempo. Tempo. Tempo vissuto, tempo dimenticato, tempo condiviso.

I miei ricordi mi aiutano a vivere il presente ed io desidero che sopravvivano.

Devi raccontare la tua storia e poi devi dimenticarla.

Questo ti rende libero”.

Louise Borgeois

Iniziare un’opera, chiedersi perchè. Lasciare accadere un gioco d’infanzia quando una storia era vera e vissuta. Un gioco da vivere lungo un giorno intero. Dalla mattina alla sera, sogno compreso. Sempre.

Mi sono ritrovata tra fili intrecciati ad altri fili. Sempre loro. Sono scappata fra parole e foto, adesso son qui tra le mie ninna nanne e filastrocche. Ritornano suoni, colori, e persino l sapori. Niente di preciso nè separato.

Una lunga scia di passi intrecciati come nastri a fingere strade…
mi son trovata davanti a cassetti aperti, scaffali appena spolverati, porte socchiuse e ho riscoperto tesori
da riconoscere, da ascoltare.

Immagini sbiadite, ninnoli, conchiglie piene di sabbia. Nastri ancora annodati, fiocchi rossi, gomitoli di filo e cordoncino come nidi, campanelli di orsacchiotti ed orsi parlanti. Abitini, piattini e posatine spaiate, piccoli vassoi e tavolini imbanditi comunque. Casette e cassette.

Ruote di orologi per improbabile combinazione fra un guscio di noce e una pietruzza- delfino. Rocchetti e forbicine lucenti, cappellini con fiori pallidi in carte ingiallite, scarpe da bimba anteguerra.

Ancora, carta in foglietti ripiegati, bigliettini legati con filo infuocato e messaggi arrotolati ma senza bottiglia. Un cestino di foglietti in bustine indirizzate alla stessa persona e mai spedite. Quaderni e quadernini, foglietti legati insieme o da soli. Penne e pennini in astucci, bustine e scatoline.

Piccole cornici, con figurine, foto, disegni e lettere, appoggiate al muro e spesso in diverso non luogo. Giocattoli di latta semoventi, birilli e secchielli per la spiaggia senza paletta, bambole con braccia sottili e capelli dipinti.

Di vetro occhi di gatto su una vecchia borsa inglese simile a quella magica di Mary Poppins. Cristalli di rocca e di sale. Foglie e piume a talismano. Rametti secchi e muschio sempre annaffiato. Ghirlande con fili di voli e cerchi di tamburi e tamorre. Oh, che vertigine !

Prendo solo un po’ di spazio per riprendere fiato e per me, tutto il resto, resta lì. Per ora.

E cerco qualcosa che cambi, una storia da raccontare o qualcosa che la possa accogliere se arriverà da non so dove. Apro cartelle e pacchi, vi leggo scritti sopra vecchi indirizzi e date lontane.
Poi, eccola lì: tanta e tanta garza. Metri e metri di fili intrecciati a fili.

Tarlantana avvolta e srotolata in una nube variabile di inamidato bianco, da lasciare ad ingiallire nel the o a trasformarsi nel verde d’erba menta e melissa.

Dopo, aspettare che sia asciugata e profumata in una grossa treccia lunga fino a terra, a dispiegare ogni filo, ogi trama, verso il cielo. Preprare gomitoli di filo e tutto il necessario.

Chissà quale forma vorrà prendere. Quale storia vorrà raccontare o ascoltare ?


Perchè:

“Le opere e le storie non sono nostre, ci trovano… Sai, sono loro, a trovarci! “.

P. S.:


Insomma, ho ri-cominciato la mia “prima opera”. Di nuovo, dopo quasi tre anni di pausa. Si’, parto per un Viaggio tanto atteso. Come se fosse la prima volta o l’ultima… E’ l’alba.

Grazie.


Come prima
e dopo

© lab Harambèe – kaapi carla barnabei

Milano & Altrove, a casa- 3o . 8 . o6

F i n e – I n i z i o

“La mia infanzia non ha mai perso la sua magia, non ha mai perso il mistero, non ha mai perso il suo dramma”.

( … )

“Tempo. Tempo. Tempo vissuto, tempo dimenticato, tempo condiviso.

I miei ricordi mi aiutano a vivere il presente ed io desidero che sopravvivano.

Devi raccontare la tua storia e poi devi dimenticarla.

Questo ti rende libero”.

Louise Borgeois

Iniziare un’opera, chiedersi perchè. Lasciare accadere un gioco d’infanzia quando una storia era vera e vissuta. Un gioco da vivere lungo un giorno intero. Dalla mattina alla sera, sogno compreso. Sempre.

Mi sono ritrovata tra fili intrecciati ad altri fili. Sempre loro. Sono scappata fra parole e foto, adesso son qui tra le mie ninna nanne e filastrocche. Ritornano suoni, colori, e persino l sapori. Niente di preciso nè separato.

Una lunga scia di passi intrecciati come nastri a fingere strade…
mi son trovata davanti a cassetti aperti, scaffali appena spolverati, porte socchiuse e ho riscoperto tesori
da riconoscere, da ascoltare.

Immagini sbiadite, ninnoli, conchiglie piene di sabbia. Nastri ancora annodati, fiocchi rossi, gomitoli di filo e cordoncino come nidi, campanelli di orsacchiotti ed orsi parlanti. Abitini, piattini e posatine spaiate, piccoli vassoi e tavolini imbanditi comunque. Casette e cassette.

Ruote di orologi per improbabile combinazione fra un guscio di noce e una pietruzza- delfino. Rocchetti e forbicine lucenti, cappellini con fiori pallidi in carte ingiallite, scarpe da bimba anteguerra.

Ancora, carta in foglietti ripiegati, bigliettini legati con filo infuocato e messaggi arrotolati ma senza bottiglia. Un cestino di foglietti in bustine indirizzate alla stessa persona e mai spedite. Quaderni e quadernini, foglietti legati insieme o da soli. Penne e pennini in astucci, bustine e scatoline.

Piccole cornici, con figurine, foto, disegni e lettere, appoggiate al muro e spesso in diverso non luogo. Giocattoli di latta semoventi, birilli e secchielli per la spiaggia senza paletta, bambole con braccia sottili e capelli dipinti.

Di vetro occhi di gatto su una vecchia borsa inglese simile a quella magica di Mary Poppins. Cristalli di rocca e di sale. Foglie e piume a talismano. Rametti secchi e muschio sempre annaffiato. Ghirlande con fili di voli e cerchi di tamburi e tamorre. Oh, che vertigine !

Prendo solo un po’ di spazio per riprendere fiato e per me, tutto il resto, resta lì. Per ora.

E cerco qualcosa che cambi, una storia da raccontare o qualcosa che la possa accogliere se arriverà da non so dove. Apro cartelle e pacchi, vi leggo scritti sopra vecchi indirizzi e date lontane.
Poi, eccola lì: tanta e tanta garza. Metri e metri di fili intrecciati a fili.

Tarlantana avvolta e srotolata in una nube variabile di inamidato bianco, da lasciare ad ingiallire nel the o a trasformarsi nel verde d’erba menta e melissa.

Dopo, aspettare che sia asciugata e profumata in una grossa treccia lunga fino a terra, a dispiegare ogni filo, ogi trama, verso il cielo. Preprare gomitoli di filo e tutto il necessario.

Chissà quale forma vorrà prendere. Quale storia vorrà raccontare o ascoltare ?


Perchè:

“Le opere e le storie non sono nostre, ci trovano… Sai, sono loro, a trovarci! “.

P. S.:


Insomma, ho ri-cominciato la mia “prima opera”. Di nuovo, dopo quasi tre anni di pausa. Si’, parto per un Viaggio tanto atteso. Come se fosse la prima volta o l’ultima… E’ l’alba.

Grazie.