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lab Harambèe – Selva di Sogno, Miasto – agosto 2002

a Filo d’Erba

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“Per tutto ciò ch’io pretenderò di conoscere sarò un sorriso…”

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F o i l

<p

"che cosa scrivi?"

lui alzò gli occhi

dalla pagina

ancora bianca per metà,

la bambina,

lo guardava

con occhi

azzurri e grandi…

"storie…"

le rispose

"invento storie…"

"e perchè?"

"perchè è bellissimo,

vuoi provare?"

le tese la carta,

la penna…

la bambina rimase a guardarlo

occhi e bocca aperta…

si aprì in un nuovo,

bellissimo sorriso…

"ma io non so scrivere…"

e allargò le braccia…

lui riprese carta e penna

e tracciò un ghirigoro

sulle parole scritte,

qualcosa a metà

tra un gomitolo

ed una spirale

che, quasi,

impediva

la comprensione

di quel che aveva

precedentemente scritto…

"è così che si inventano storie"

le disse

"facile no?"

la bambina rise…

rise anche lui…

poi lei prese carta e penna

e cominciò a disegnare

tracciando linee

rette o curve

che s’intersecavano e non…

disegnò sulle parole

così come già

aveva fatto lui,

rendendo, ormai,

del tutto incomprensibili

le parole sul foglio…

si fermò un attimo

ad osservare il foglio

lo girò soddisfatta verso di lui

"ti piace?"

gli chiese…

"tantissimo"

le sorrise…

poi,

come se fosse un magia

tirò fuori,

con un gesto veloce,

un’altra penna dalla tasca

(ne portava sempre

qualcuna in più,

la sua casa

era piena di penne

e non sapeva mai

quali funzionassero sul serio

e quali no

e allora,

ne prendeva una manciata

e le portava con sè)

"disegniamo insieme

una storia nuova?"

le propose…

"sì, sì…"

rise lei

"è bello inventare storie…"

lei,

il suo tratto deciso,

la penna stretta nel pugno,

lui,

che tracciava linee

seguendo i suoni

dello spazio intorno…

due modi di raccontare

che si rincorrevano,

che s’incrociavano,

che giocavano

sul foglio,

dove,

al di sotto delle linee,

parole sparivano…

solo qualche frammento

ancora resisteva…

"per tutto ciò ch’io

pretenderò di conoscere

sarò un sorriso…"

ma subito,

una, cinque, dieci, venti linee

cancellarono anche quello…

c’era una storia nuova

da raccontare,

e una bambina che rideva,

anzi, due…

cosa poteva esserci

di più meraviglioso?

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Perchè… ?

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lab Harambèe – Milano & Altrove

5.

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“Perchè lo fai che non ci ricavi niente …? Anzi, ci perdi.

Alla tua età non si può lavorare per niente … o per divertimento!”

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Ed io ascolto.

Le formiche condividono incessanti trasporti di briciole.

Gli uccelli costruisono il nido.

In cortile, il cane gioca con i bambini.

Dai Rami le gemme spuntano e crescono.

La gatta impegnata a lavarsi, si liscia il pelo con dedizione,

forse sorride … Anch’io.

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<font face="Courier New,

4.

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Ed io continuo, a piegare questi foglietti di carta: li cerco, aspetto dei segni,

li cucio fra loro. Si compone una mappa … il sogno d’altre citta,

di altri mondi … E di una vita, questa.

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“Non ci guadagno, vivo. Sento un ruscello dentro di me, soprattutto qui, alla bocca dello stomaco …

scorre lieve ad ogni respiro … si alimenta di lacrime e sorrisi. Se piango, se rido …! ”

<br

<br

 

Dove…?

 

 

lab Harambèe – Milano & Altrove

da “Il Volo dello sciamano” a Roma 2000

3.

2.

 

(…)

“Dimmi, quale storia era? Quella, non era una di quelle fiabe

che ti raccontavano per addormentarti, bambina…?!”

“No, …questa è una storia di risveglio…Di giorno e di notte. Vedi, la pagina è tutta bianca, di nuovo… Ascolto.

(…)

Certe storie cominciano solo quando tutti i personaggi si tolgono la maschera, scendono dal palcoscenico ed escono da ogni identificazione dello spettacolo e dalle altre…

si comincia a vivere, davvero! Liberi.”

 

 

lab Harambèe – Milano & Altrove
da “Il Volo dello sciamano” a Roma 2000

1.

So solo perchè vado . . . forse.

Il Viaggio siamo Noi… Io . Tu.

Tu ed Io. Senza meta . Tu. _ _ Io .

___________ Qui ora .

Un altro soffio di Primavera…

k.

(…)

“Pezzi di storia, pezzi di divisione, pezzi di resistenza, pezzi di nazione, pezzi di casa savoia pezzi di borbone, pezzi di corda, pezzi di sapone pezzi di bastone, pezzi di carota, pezzi di motore contro pezzi di ruota, pezzi di fame, pezzi di immigrazione, pezzi di lacrime e pezzi di persone, ognuno è figlio della sua sconfitta,
ognuno è libero col suo destino.
Butta la chiave e vai in Africa, Celestino!

Pezzi di pericolo, pezzi di coraggio, pezzi di vita che diventano viaggio, pezzi di Pasqua, pezzi di Natale, pezzi di bene dentro a pezzi di male, pezzi di mascalzone, pezzi che non sei altro, pezzi di velocità lungo pezzi d’asfalto, pezzi di briciole, pezzi di vetrina, pezzi di colla da annusare pezzi di diossina,
ognuno porta la sua croce, ognuno inciampa nl suo cammino.
Apri gli occhi e vai in Africa, Celestino!

Pezzi di emozione che non si interrompe, pezzi di Musica sotto le bombe, pezzi di maggioranza, pezzi d’opposizione, pezzi di speranza e pezzi di informazione, pezzi di ferro, pezzi di cemento, pezzi di deserto, pezzi di frumento, pezzi di incenso, pezzi di petrolio, pezzi di kerosene, pezzi di gasolio, ognuno brucia come vuole,
ognuno è vittima ed assassino.
Gira i tacchi e vai in Africa, Celestino!”

(Francesco De Gregori)

 

Green Woman and Child – Terri Windling

Mi sento come quest’Albero… Dicevo ieri. Ed oggi mi sento come l’Alberello bambino, qui sopra. Un Bambino adulto.

 

 

 

“Una bambina adulta. Eccola.
Cresciuta con il Sole, sotto lo sguardo della Luna nascosta di Notte e presente di giorno invece. Luna Impossibile. Una presenza taciuta, ma c’era .E sì, in tutto quel silenzio io credevo di essere sola e non lo ero. L’abbraccio della Natura sempre presente mi ha sorretto sempre, nei momenti in cui mi sembrava di essere giunta al limite del mio dolore. Tanto, da sentirsene quasi liberata, finalmente. C’è nella sofferenza, infatti, un punto di non ritorno che ti dice ecco, ci sei. Sei qui, è finita e sarai libera.
Un giorno dopo l’altro ed insieme tutte le notti, con le loro Stagioni, nella mia Vita. In questa ed in altre, forse. Ogni tanto mi sembra di sentire l’eco di una voce, un gesto … ritornano da molto lontano; qualcosa mi richiama e mi dice vai per di là o fermati.
E mi sono fermata, tante volte. Ogni volta l’ascolto si approfondice e si libera. Si, si libera l’ascolta dal confine fra ascoltare ed essere ascoltati. Si libera dalla volontà di dividere ciò che è reale dal sogno o viceversa. Nel silenzio. Dentro.

Alla fine o al principio di un ciclo delle Stagioni, mi sembra d’intendere,  quella che passa e rinasce di vita non è la mia, ma quella indefinibile dell’Universo indiviso.
Per quanto retorica o scontata possa essere questa considerazione, io la sento quella misura infinita. E, quando accade, una solitudine silenziosa in cui non c’è e non manca niente, ogni identificazione finisce, ogni aspetattiva, ogni difesa ed io sento quel N i e n te che mi chiama, mi chiama e mi chiama. Ne ho paura, ne sento la bellezza ed è una calamita per me. Non c’è più nessun precipizio: nessuna Oscurità nè Luce. Un meraviglioso stupore di quel niente. Un niente che nutre di sè. E basta.
Quest’immagine di una Donnalbero che genera un Albero o ne è generata… in lei la Radice prende una forma o un’altra. E’importante per noi non confonderci nelle apparenze e rispettare la Radice, la Vita in qualsiasi forma. Della Vita e della Morte sappiamo e non sappiamo. Quello spazio che le divide e le unisce è la nostra avventura, la nostra trasformazione. Ieri oggi domani. E soprattutto…qui e ora.”

 

 

 

Appena potrò scansionarlo, posterò un piccolo disegno arrivato poco fa su un foglietto lungo e trasparente, sollecitato da quello di Terri Windigl.   Ho le dita macchiate di verde.
Non è gran cosa questo (mio) disegno ma mi ricorda come sia importante la testimonianza che oltre le parole ci danno gli altri segni, quelli che il corpo traccia e danza, quasi a nostra insaputa.

 

 

 

Un altro soffio di Primavera…
k.

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<font face="Courier New,
Oggi, mi sento come quest’Albero…

Sento nuove gemme ma non scordo le Foglie ingiallite sui Rami e ritornate alla Terra.

So che qualche frutto, prima o poi allieterà le foglie nuove…

Oggi. Domani. Oggi…

<font face="Courier New,
k.