Stiamo aspettando ,cercando  di rallentare  i giorni e frenando i treni, lasciamo che le lancette dei tachimetri siano bassi ,velocità nulla.In un mondo dove si cerca di avere mezzi e spostamenti più veloci, si spendono soldi e parole ,parole e soldi per arrivare mezz’ora prima , ma dove poi? Perchè poi?Non ho mai visto cadere una foglia morta come un sasso , o il sole chiudere il suo arco in un minuto,quale è il vantaggio di avere fretta , treni ad alta velocità  aerei che superano barriere invisibili,esserev rapidi ,guadagnare minuti e minuti,forse secondi, ma io voglio andare al ritmo dei miei sogni disillusi, voglio camminare al passo lento dei pensieri notturni, voglio vivere al ritmo pigro  di questi fiocchi di neve che scendono piano.Ho bisogno di sincronizzare il mio passo al battito del mio cuore, e ho bisogno di sincronizzare il mio cuore al ritmo lento di onde e onde ,lente e dolci nel rollio ammaliante.Nessuna velocità, cercare di dilatare ogni secondo come se fosse un secolo assaporandone l’amaro di mandorla o il dolce di miele, con le mani strappare il telo del tempo e vivere al confine del pacato.

Gagarin

L’u l t i m o

f i a m m i f e r o


lab Harambèe – Milano & Altrove, Gennaio 2006

M i a o


Ritorno a casa dal freddo della città. Oh, finalmente.
Appena rientrata, sento la dolce penombra della mia casa schiudersi ad un canto sommesso ed al vapore di una tazza di the.

S’allegerisce subito la stanchezza della prima giornata di sQuola, dopo le vacanze…
Ed anche qui, in questa seconda casa, trovo ad accogliermi voci amiche e nuove tracce silenziose… Grazie!

Ora, scendo di nuovo… Presto! I negozi stanno per chiudere. Non ci sono più fiammiferi per accendere il camino,il fornello del gas, gli incensi (ecc.) e manca anche il pane; a quest’ora non troverò quello scuro e ruvido che mi piace tanto (lo mangio più volentieri da solo tanto è buono.

(continua, a tra poco…)

Ore 19.45
Non ho trovato pane di nessun tipo, ho ripiegato su dei crostini. Ho già acceso il camino, gli incensi ed i lumini sulla finestra. Vado a cucinare. Polentina, formaggi vari, verdure stufate allo zenzero, vino rosso e panna cotta.
Stasera, cena improvvisata, per tre.

 

Foto Uomodvetro
Titolo: "Profumo"
"Firenze – Ponte vecchio-Gennaio2006"

I Profumi di un tempo mi appartengono più

ciò che vivo.

E’ una strana sensazione vedere persone calpestare suoli ove ogni pietra ha una responsabilità e dignità considerevole.
Vedere persone non curarsi di calpestare una città ove volumi e forme passate sono represse ed annoiate.
Vedere nobili ideali lambire le sinuosità dei "marmi ignudi"
e umani di ogni razza a fotografare una città in posa da 600 anni.
Vorrei una Tregua.
UdV

V.

c i n q u e


“Tra la mia natura spirituale sublime e la mia umanità più istintiva ho scelto di essere il luogo in cui si produce il rapporto. Sono al servizio di questa comunicazione tra il basso e l’alto,la mia missione è unire gli opposti apparenti.

Un ponte non è una patria, è soltanto un luogo di passaggio.

Consente la circolazione delle energie creatrici del fenomeno, magnificamente illusorio, che chiamiamo esistenza. Non è isolandomi ma imboccando tutte le vie che comunico la buona novella. Allontano dalla mia bocca qualunque parola che mi appartenga, sommergo il mio cuore nella pace e nell’assenza di desideri per lasciare posto unicamente al suo amore, ed elimino dalla mia volontà persino la volontà di eliminare la volontà.

In me esiste lo stesso ordine che c’è nell’universo. Sono un vascello vuoto,senza forma,che trasporta la luce là dove la porta il vento. Mi colloco fra il cielo e la terra, esortogli abitanti della speranza a elevarsi sin lassù,dove non ci sono limiti. A ciò che sta ancorato alla materia o allo spirito trasmetto la potenza superiore che dà vita all’inanimato. Tramite me,la carne ascende fino allo spirito per esplodere in un sublime fuoco d’artificio. Tramite me,il gregge di energie angeliche discende verso il freddo dellamateria per disolversi in tiepide onde amorose.

Rifiuto ogni maledizione. Benedico ciò che odo,ciò che vedo,ciò che sento. Chiamo l’amore come un uccello dalle ali smisurate,affinchè si posi sulla piccolezza di un cuore. Che ne faccio delle vostre litifamiliari,delle vostre pene,delle vostre ferite? Le costringo a mettersi in ginocchio e a pregare. Lasciatemi venire da voi: benedirò tutto il vostro mondo,perfino i vostri problemi.

Investite della mia missione le vostre azioni,svegliatevi di fronte alla forza del sacro: ogni vostro gesto minimo, ogni atto,diventerà a sua volta sacro.

Conoscerete l’estasi di chi non parla per sè.

Il pastorale che vedete nella mia mano non è uno strumento per dare ordini. E’ il simbolo del mio gioioso annientamento. Ho pacificato i miei desideri, ho trasformato questo branco di lupi affamati in un
volo di rondini che festeggiano l’alba con il loro canto. L’oceano tumultuoso che mi agitava il cuore l’ho trasformato in un lago di latte,sereno e dolce come quello che sgorgava dal seno della Madonna. Chiunque ha sete può venire a bere al mio spirito. Non nego nulla a nessuno.

Sono la porta che può essere aperta con tutte le chiavi.


Chiunque entri nella mia anima,potrà proseguire fino al limite estremo dell’universo,fino alla fine dei tempi: sono l’ultima frontiera fra le parole e l’impensabile.”

<br

Alejandro Jodorowski, Marianne Costa

– LA VIA DEI TAROCCHI –


lab Harambèe – Luxor, Gennaio 2006

B u e n a

S u e r t e


lab Harambèe – Dicembre 2005 / Gennaio 2006

1.

Mi raccontavi:

“Lo specchio riflette trame di storie già ascoltate. Ritornano anche diverse  diverse. Le riconosco.

Non le cancello, non le evado. Mi sposto leggermente, di lato. Quanto basta… così che possano passare via.
Scivolo via io,  invece, che le storie senza vita, senza rispetto per l’unione della testa con i piedi ed il resto, han bisogno di essere liberate!

Eh sì, non sono storie da ascoltare più, da entrarci dentro. Non si può neanche uscirne se non ci si può entrare dentro. Oltretutto.

E allora, sto ad osservare questo flash back che s’allontana.


Bhe, mi avevano detto:

“Non confondere il riflesso con lo specchio. Non confondere il dito che indica la Luna con la Luna. Da scoprire. “

“Ti ricordi?

Non confondere la Terra con il Cielo significa  vivere e rispettare la loro energia indivisa… Libera.

Qui Ora!”


lab Harambèe – Dicembre 2005 / Gennaio 2006

2.

Sì, ricordo, non dimentico.

Oh,come il Vento è diventato dolce, mi sorprende nell’essere così dolce nello scompigliare i
capelli…
E mi porta via. Qui ora!

Adios e Buena Suerte !


lab Harambèe – Dicembre 2005 / Gennaio 2006

M u t a

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Lascio
la Tana nel Deserto
Piste mutevoli

ai sussurri del Vento.
Miraggi d’Acqua.

Attraverso Foreste di Colonne
e Suoli d’Alabastro lucente
non luoghi

dello sguardo perso
fra Soli e Lune.
Caldo.

Se rabbrividisco
vengo
a rinverdire
nell’Asfalto.

Svuotato
ciò che ormai
è stato
e se dimenticato
sarà.

Muto.

Silenzioso canto

mi vive

oltre parole

che non sono più

o forse altre

saranno

Un’altra danza

se risponde

(non si sente)

muta.

Anima.

Vive.

continua…

(sono appena tornata, appena e non del tutto!)


lab Harambèe – Dicembre 2005 / Gennaio 2006

F o r e s t a

C u c i n a r e

lab Harambèe – Milano & Altrove, Inverno 2005

c u c i n a

S’avvicina la partenza di un Viaggio inatteso.

“Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi.”

Quante persone per strada a rincorrere regali…o ad essere rincorsi.
Sono uscita verso sera approffitando della chiusera fino a tardi (ora dopocena) di alcuni negozi
e ho cercato qualche regalo sorpresa (spero) e alcuni aggeggi per la macchina fotografica.

Mi son fatta portare da suoni, scie sonore, tracce nella ebbia, luci e lucine… fino a casa.
Qui, ancora musica ed elenco di cose da portare via. Ho aperto la valigià, ora sembra guardarmi con la bocca spalancata, stupita d’essere ancora vuota…Mi piacciono le vaigie vuote, le preferisco.

Mi sono quasi dimenticata di mangiare stasera… adesso, è tardissimo… mangio qualcosa e “faccio la Notte”.

Nutrimento:
verdura cotta, formaggio grana a scaglie, qualche oliva, e magari una pera william, un fico o due,non di più. E per dessert un pezzetino di cioccolato fondente…

E musica (Orange Blossom), non si vive di solo pane…


p a r t i c o l a r e
d e n t r o

Lascio qui il calore che oggi sento.
Ecco, dei dolci,cotti quanto basta, di auguri ed abbracci. Profumo di cannella e zenzero.


C’è un fuoco sempre acceso, di un focolare la voce.
Ci possiamo tutti riscaldare, se abbimo freddo, alla fiamma in movimento del cambiamento.
Vicini e lontani.


“Anno nuovo, Vita nuova.”

Insieme agli abbracci ed alle carezze, ai dolci profumati
lascio ad attendervi il mio
g r a z i e…

kaapi


U n o.


Lab Harambèe – Altrove, Estate/Inverno 2005

Ti ho visto Amore mio, riflesso nella pupilla specchiante del Cavallo Bianco.

Era stato il tuo destriero.

.

Arrivava, si fermava con me e m’appoggiava il muso sulla spalla. Ad accarezzare e a farsi accarezzare, ancora. Improvvisamente, si sottraeva e al galoppo andava via veloce, come imbizzarrito.
Poi, ritornava a sussurrare al mio orecchio storie nel bosco ascoltate. E stava lì, ad accarezzarmi e ad essere accerezzato. Ancora. Scappava via, narici frementi, criniera al Vento. Misterioso, scompariva.
Lo sapevo chi era. Non lo potevo tenere con me.

La Signora degli Animali, molto tempo prima nel fitto del Bosco Antico, me lo aveva insegnato. Che non va posseduto alcunchè. Amare è lasciar andare, abbandonarsi non a qualcuno ma all’Esistenza. Diversamente.

E diventare Farfalla, Aquila, Volpe e Formica, ad esempio, sulla Terra. Nonchè Pietra. E Nuvola, nel Cielo. Un solo Linguaggio per intendersi, un solo Universo per condividere. Uno.
La Visione totale, da un Filo’Erba alla Vetta più alta, sopra. In profondità alle viscere terrestri, fino agli Abissi marini, sotto.

Occhio di Talpa e di Volpe, di Aquila e Cavallo ed altri ancora, in uno. Uno solo. Intanto, il Paesaggio svanisce, lassù.

Eccole, tutte quelle Nubi si plasmano e si trasformano, da Greggi a Colline, prendono Salite e Discese di Vette innevate.
Si spianano in elicoidali Dischi volanti e si rimpiccioliscono fino a volar via comen Farfalle. Diventano, infine, Draghi che sputano Fuoco luminoso color di Neve.

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Ti vedo, Amore mio

riflesso nella pupilla specchiante del Cavallo Bianco.

Era stato il tuo destriero, mai il mio.

E’ libero, non è nè mio nè tuo.

Ora, seguo il Corvo imperiale, mentre lascia scie sonore, qui fuori.
Vedo Coda di Volpe sul cuscino, in attesa della Notte.

Sento un profumo di Terra dalla Galleria, qui accanto.

Un sospiro di fine d’Anno.

In cammino, in Sonno e in Veglia.

Amore mio. Anima mia.

“Sento il tuo Richiamo…”

lab Harambèe – Milano & Altrove, Inverno 2005


n o i,

( n o n )

i o

Non so chi sei

non ti conosco

Non conosco il tuo nome

non so dove

nè quando…

Scrivevo disegnando, più o meno 12 anni fa… era stata la prima volta,forse.
Che le parole mi arrivarono all’orecchio. Sussuravano.
E’ stata,quella,la prima storia che ho ascoltato e scritto, perchè con le precedenti da bambina ci giocavo, andavo a dormire,mi cullavano. Ci mangiavo anche. Mi nutrivano,dissetavano ma non le avevo scritte mai.

Quella, invece era una storia incompleta, in bilico di una assenza presente, di una presenza senza nome che chiedeva d’essere riconosciiuta…Mi giungeva semplificata in un interrogativo, in un richiamo: “Chi sono?” e allora facevo eco: “Chi sei ?” e “Chi sono,io ?”, ancora oggi non separo queste domande.

Per trovare chi o per far compagnia, avevo disegnato un animale. Una pecora grande come una nuvola con un piccolo campo sotto alle zampe. Tutte e due cuciti a piccoli punti nella tarlantana verde imbottita di sè e di foglie. Poi, avevo cucito così a filo perso, senza sapere l’arrivo del risultato preciso, una pecorella, piccola piccola sotto ad un campo prato verde con farfalle fiori di tutti i colori. E tanti numeri puntati tra le pieghe…

Numeri collegati a frasi di storie frammentarie scritte a mano da persone diverse su rotoli di carta lieve di riso. I rotoli riposti sono ancor oggi in una rastrelliera, curioso portambrelli, con le rotelle.

Ora,invece scrivo; son qui davanti alla tastiera. Mi sto chiedendo che fine facciano e faranno le storie che non sono più raccontate. Riposano dietro alle ciglia ? Attendono, quiete lo spazio di silenzio regalato di colori,di fiori e di voli.

Ci sono tracce invisibili nel cuore
e nella nostra terra, hanno la voce silenziosa del letargo sotto la neve.

Verrà Primavera.

Che storia …

2.

lab Harambèe – Bosco del Mulinetto, Inverno 2005


v i v e

L’audio e’ stato cancellato dallo spazio su Splinder


Emily Dickynson – “Tutte le Poesie” – 995- I meridiani –

Un esperimento.

E’ stato difficile scegliere una poesia fra tutte quelle dell’antologia… quindi questa sarà la prima di tante che daranno voce ai post, qualche volta.

Da oggi.
Ad intervalli ir-regolari, di giorno in giorno… E’ inverno.