Angoli  & Spigoli

 

 

 

 

In un Angolo c’è una mappa di Mondi da decifrare. Tutto lo spazio fra Soli, Lune, Stelle, e Altro ancora.

La Luce e l’Ombra del Cielo e della Terra fra noi,lontani e vicini. nell’Angolo, in una Stanza, dietro Porte e FInestre, siamo noi.

Per Strada, nelle Piazze, oppure su Sentieri diversi che diano la Speranza o l’Illusione di una comune  e reciproca  appartenenza nell’essere stretti, isolati, selvaggi.

In un Angolo di Recinto, Casa, Stanza, Porta, Finestra, ed anche in una Stella disegnata,  nell’Occhio grande o piccolo, persino in un Sentiero, c’è uno Spigolo, almeno uno.

Quello spigolo  che tende la curva della quale è Inizio o Fine, quell’altro che invece si specchia in altri dirimpettai ortogonali. nei riquadri di Ingressi ed Uscite, stanno a ricordare,nel percorso  dentro, fuori e dovunque,un tratto o un momento in cui la Direzione dei Passi, dello stare fermi o dell’andare via o alrove,cambia direzione. A volte supera, a volte torna indietro, altre s’inabissa o vola via.

Dove stiamo andando?

Dove stiamo andando, veramente, intendendo lo Spazio ed il Tempo, oltre quel confine di Recinto, Stanza, Ingresso e Uscita, oltre  la misura del Tempo suddiviso nei Giorni.

Dove stiamo veramente andando, nel Tempo indefinito, in quel Momento che unisce e separa la nostra Vita quando comincia e quando finisce.

Dove stiamo andando, da soli ed insieme, nelle nostre Vite separate ed intrecciate. Chi comincia prima e chi dopo. E poi, quando finirà…?

E soprattutto, cosa stiamo facendo?

Cosa stiamo veramnete facendo da soli ed insieme, per Noi stessi e per l’Altro vicino e lontano?

 

Anche oggi, insieme a Te che diventi sempe più sottile, silenzioso, rimpicciolisci fisicamente, e ti stai allontando da questa Vita, a poco a poco,  io mi avvicino piano piano. Vengo verso di Te. E cambio Direzione … 🙂

(Ma comincio a sentire che sto andando anche verso parti di me che non conosco proprio. o quasi …).  Grazie.

 

C l i c k

 

Questo blog è in lutto…
per mancanza d’aria, di luce e di colori fondamentali.

Dopo questi risultati elettorali, ho bisogno
di stare lontano dalle parole.

Non mi riferisco a chi ha vinto o perso. Piuttosto, mi chiedo che paese sia questo.Non cerco etichette. Cerco  una verità dietro ai risultati.
Non quella che ci fanno crederee neanche quella alla qualòe vorrei credere
Si’, cerco, sotto all’idea che ci si possa fare i cazzi propri alla faccia degli altri Cerco sotto alla  certezza  che il proprio comodo possa cancellare il disagio,la soffrerenza , l’emigrazione ed altri antichi insopprimibili movimenti  del pianeta.
Come se la nostra vita vera possa dipendere da una scorciatoia, dalla salvezza a buon mercato…magari senza pagare le tasse,comperando l’ultimo medello di telefonino o con un viaggetto di una settimana alle maldive.
Per non sentire parlare di guerra permanente, della catastrofe in corso senza confini, basta cambiare canale?

Oddio, non è casa mia. Senza offesa, eh.
Sono io ad essere fuori posto….

Ho un tappeto
sul pavimento di legno
fiammeggia
inferno
e
paradiso


paradiso
inferno
laggiù
e
quassù

dove
siamo
al confine
di un disatro
cammuffato
straccia vesti
e
maschere

accendi il fuoco
accendilo
illumina
ed
una luce sbieca
espande
malcontento


oh, non guardare
non guardare là
guarda
l’ombra
la tua
della paura
di non esserci
e
deserti
di parole
a convincenrti
schiavo e padrone
schiavo

non acconsentire
uno slogan
di pace

non acconsentire
una guerra
d’annientamento
garantisce

degli altri nemici
difenditi
dicono
dicono

sei tu
a non esserci
di te stesso nemico

sei tu
hai paura
hai paura
nessuno ti salverà
nè nessuno
vincerà

oh amore
 come eri
fragile
e
forte
nell’ ombra lunga
di tramonto
o
d’alba

accendilo
accendilo
il
fuoco

dopo
elezioni
fantocci
ridono
gli uni
degli altri

temono
non mi hanno
riconosciuto
pensano
ma hanno votato
è quello che conta
prendere

pericolo
pericolo
per tutti
anche per loro
chi vince
chi perde

credono
credono

la barca
è la stessa
oppure
non c’è
e svanirà

certo
diluvio
prima o poi
ancora

tremenda
catastrofe
non
di vendetta
 
ma
di caotica
giustizia
come
prima


accendilo
accendilo
o spegnilo
fuoco
sacro

non dipende
da noi

piuttosto
noi

inconsapevoli
gli apparteniamo
senza

saperlo
ora


tappeto volante
rosso
color
sangue
luminoso
sarà
dopo il diluvio
come un mistero
indiviso ritorno

senza arca saremo
questa volta?
non più 
due a due

ma soli

ricomincia
 daccapo
una storia
e
non è questa
no
di casa


amore mio
fiammeggiante,
come qualcosa
che azzurro
nella fiamma
sa di mare



(canzone –  k. & K.)

Questo blog è in lutto…
per mancanza d’aria, di luce e di colori fondamentali.

Dopo questi risultati elettorali, ho bisogno
di stare lontano dalle parole.

Non mi riferisco a chi ha vinto o perso. Piuttosto, mi chiedo che paese sia questo.Non cerco etichette. Cerco  una verità dietro ai risultati.
Non quella che ci fanno crederee neanche quella alla qualòe vorrei credere
Si’, cerco, sotto all’idea che ci si possa fare i cazzi propri alla faccia degli altri Cerco sotto alla  certezza  che il proprio comodo possa cancellare il disagio,la soffrerenza , l’emigrazione ed altri antichi insopprimibili movimenti  del pianeta.
Come se la nostra vita vera possa dipendere da una scorciatoia, dalla salvezza a buon mercato…magari senza pagare le tasse,comperando l’ultimo medello di telefonino o con un viaggetto di una settimana alle maldive.
Per non sentire parlare di guerra permanente, della catastrofe in corso senza confini, basta cambiare canale?

Oddio, non è casa mia. Senza offesa, eh.
Sono io ad essere fuori posto….

Ho un tappeto
sul pavimento di legno
fiammeggia
inferno
e
paradiso


paradiso
inferno
laggiù
e
quassù

dove
siamo
al confine
di un disatro
cammuffato
straccia vesti
e
maschere

accendi il fuoco
accendilo
illumina
ed
una luce sbieca
espande
malcontento


oh, non guardare
non guardare là
guarda
l’ombra
la tua
della paura
di non esserci
e
deserti
di parole
a convincenrti
schiavo e padrone
schiavo

non acconsentire
uno slogan
di pace

non acconsentire
una guerra
d’annientamento
garantisce

degli altri nemici
difenditi
dicono
dicono

sei tu
a non esserci
di te stesso nemico

sei tu
hai paura
hai paura
nessuno ti salverà
nè nessuno
vincerà

oh amore
 come eri
fragile
e
forte
nell’ ombra lunga
di tramonto
o
d’alba

accendilo
accendilo
il
fuoco

dopo
elezioni
fantocci
ridono
gli uni
degli altri

temono
non mi hanno
riconosciuto
pensano
ma hanno votato
è quello che conta
prendere

pericolo
pericolo
per tutti
anche per loro
chi vince
chi perde

credono
credono

la barca
è la stessa
oppure
non c’è
e svanirà

certo
diluvio
prima o poi
ancora

tremenda
catastrofe
non
di vendetta
 
ma
di caotica
giustizia
come
prima


accendilo
accendilo
o spegnilo
fuoco
sacro

non dipende
da noi

piuttosto
noi

inconsapevoli
gli apparteniamo
senza

saperlo
ora


tappeto volante
rosso
color
sangue
luminoso
sarà
dopo il diluvio
come un mistero
indiviso ritorno

senza arca saremo
questa volta?
non più 
due a due

ma soli

ricomincia
 daccapo
una storia
e
non è questa
no
di casa


amore mio
fiammeggiante,
come qualcosa
che azzurro
nella fiamma
sa di mare



(canzone –  k. & K.)



C e r c h i o

n o m a d e


C’è una porta ed una finestra del Cielo,

Dentro, c’è posto per una stufa a legna (il comignolo sfiata dalla finestra del Cielo quando è aperta).

Tappeti sopra la terra da calpestare, dopo aver lasciato gli stivali sulla soglia.

Tappeti appoggiati al traliccio ricoperto all’esterno dal feltro spesso. Tappeti e coperte ripiegati sopra mobili bassi trasportati ad ogni tappa.

Quanti colori, segni e simboli si rinnovano ad ogni viaggio.

Intorno al Palo centrale si può fare, ascoltare, cantare, raccontare tutto.
Profumo di stufa accesa e di zuppa (diciamo così)…

Una bambina gioca da sola intrecciando strisce di stoffa rossa, celeste, verde e giallo oro. Un piccolo cane chiaro la guarda.

La nonna è appena uscita ad offrire latte e passi in tondo agli Spiriti, cantando.

Poco lontano, i genitori stanno trafficando con quattro cammelli e tante pecore mohair.

I fratelli scorazzano a cavallo nella steppa, hanno in tasca un messaggio e nella sacca un pacco avvolto in un suzani ricamato destinati ad altri membri del clan in una ger più a sud..

Ora, la bambina ha trovato una vecchia foto di un paesaggio tutto bianco. Ci mette sopra la treccia appena conclusa a disegnar un sentiero.
Il cane guaisce e scondinzola. Lei lo prende in braccio.

Insieme sognano .

E’ solo una foto.

Che nostalgia di casa …!



C e r c h i o

n o m a d e


C’è una porta ed una finestra del Cielo,

Dentro, c’è posto per una stufa a legna (il comignolo sfiata dalla finestra del Cielo quando è aperta).

Tappeti sopra la terra da calpestare, dopo aver lasciato gli stivali sulla soglia.

Tappeti appoggiati al traliccio ricoperto all’esterno dal feltro spesso. Tappeti e coperte ripiegati sopra mobili bassi trasportati ad ogni tappa.

Quanti colori, segni e simboli si rinnovano ad ogni viaggio.

Intorno al Palo centrale si può fare, ascoltare, cantare, raccontare tutto.
Profumo di stufa accesa e di zuppa (diciamo così)…

Una bambina gioca da sola intrecciando strisce di stoffa rossa, celeste, verde e giallo oro. Un piccolo cane chiaro la guarda.

La nonna è appena uscita ad offrire latte e passi in tondo agli Spiriti, cantando.

Poco lontano, i genitori stanno trafficando con quattro cammelli e tante pecore mohair.

I fratelli scorazzano a cavallo nella steppa, hanno in tasca un messaggio e nella sacca un pacco avvolto in un suzani ricamato destinati ad altri membri del clan in una ger più a sud..

Ora, la bambina ha trovato una vecchia foto di un paesaggio tutto bianco. Ci mette sopra la treccia appena conclusa a disegnar un sentiero.
Il cane guaisce e scondinzola. Lei lo prende in braccio.

Insieme sognano .

E’ solo una foto.

Che nostalgia di casa …!

“Sento il tuo Richiamo…”

lab Harambèe – Milano & Altrove, Inverno 2005


n o i,

( n o n )

i o

Non so chi sei

non ti conosco

Non conosco il tuo nome

non so dove

nè quando…

Scrivevo disegnando, più o meno 12 anni fa… era stata la prima volta,forse.
Che le parole mi arrivarono all’orecchio. Sussuravano.
E’ stata,quella,la prima storia che ho ascoltato e scritto, perchè con le precedenti da bambina ci giocavo, andavo a dormire,mi cullavano. Ci mangiavo anche. Mi nutrivano,dissetavano ma non le avevo scritte mai.

Quella, invece era una storia incompleta, in bilico di una assenza presente, di una presenza senza nome che chiedeva d’essere riconosciiuta…Mi giungeva semplificata in un interrogativo, in un richiamo: “Chi sono?” e allora facevo eco: “Chi sei ?” e “Chi sono,io ?”, ancora oggi non separo queste domande.

Per trovare chi o per far compagnia, avevo disegnato un animale. Una pecora grande come una nuvola con un piccolo campo sotto alle zampe. Tutte e due cuciti a piccoli punti nella tarlantana verde imbottita di sè e di foglie. Poi, avevo cucito così a filo perso, senza sapere l’arrivo del risultato preciso, una pecorella, piccola piccola sotto ad un campo prato verde con farfalle fiori di tutti i colori. E tanti numeri puntati tra le pieghe…

Numeri collegati a frasi di storie frammentarie scritte a mano da persone diverse su rotoli di carta lieve di riso. I rotoli riposti sono ancor oggi in una rastrelliera, curioso portambrelli, con le rotelle.

Ora,invece scrivo; son qui davanti alla tastiera. Mi sto chiedendo che fine facciano e faranno le storie che non sono più raccontate. Riposano dietro alle ciglia ? Attendono, quiete lo spazio di silenzio regalato di colori,di fiori e di voli.

Ci sono tracce invisibili nel cuore
e nella nostra terra, hanno la voce silenziosa del letargo sotto la neve.

Verrà Primavera.