lab Harambèe – Milano & Altrove
da “Il Volo dello sciamano” a Roma 2000

1.

So solo perchè vado . . . forse.

Il Viaggio siamo Noi… Io . Tu.

Tu ed Io. Senza meta . Tu. _ _ Io .

___________ Qui ora .

Un altro soffio di Primavera…

k.

(…)

“Pezzi di storia, pezzi di divisione, pezzi di resistenza, pezzi di nazione, pezzi di casa savoia pezzi di borbone, pezzi di corda, pezzi di sapone pezzi di bastone, pezzi di carota, pezzi di motore contro pezzi di ruota, pezzi di fame, pezzi di immigrazione, pezzi di lacrime e pezzi di persone, ognuno è figlio della sua sconfitta,
ognuno è libero col suo destino.
Butta la chiave e vai in Africa, Celestino!

Pezzi di pericolo, pezzi di coraggio, pezzi di vita che diventano viaggio, pezzi di Pasqua, pezzi di Natale, pezzi di bene dentro a pezzi di male, pezzi di mascalzone, pezzi che non sei altro, pezzi di velocità lungo pezzi d’asfalto, pezzi di briciole, pezzi di vetrina, pezzi di colla da annusare pezzi di diossina,
ognuno porta la sua croce, ognuno inciampa nl suo cammino.
Apri gli occhi e vai in Africa, Celestino!

Pezzi di emozione che non si interrompe, pezzi di Musica sotto le bombe, pezzi di maggioranza, pezzi d’opposizione, pezzi di speranza e pezzi di informazione, pezzi di ferro, pezzi di cemento, pezzi di deserto, pezzi di frumento, pezzi di incenso, pezzi di petrolio, pezzi di kerosene, pezzi di gasolio, ognuno brucia come vuole,
ognuno è vittima ed assassino.
Gira i tacchi e vai in Africa, Celestino!”

(Francesco De Gregori)

 

Green Woman and Child – Terri Windling

Mi sento come quest’Albero… Dicevo ieri. Ed oggi mi sento come l’Alberello bambino, qui sopra. Un Bambino adulto.

 

 

 

“Una bambina adulta. Eccola.
Cresciuta con il Sole, sotto lo sguardo della Luna nascosta di Notte e presente di giorno invece. Luna Impossibile. Una presenza taciuta, ma c’era .E sì, in tutto quel silenzio io credevo di essere sola e non lo ero. L’abbraccio della Natura sempre presente mi ha sorretto sempre, nei momenti in cui mi sembrava di essere giunta al limite del mio dolore. Tanto, da sentirsene quasi liberata, finalmente. C’è nella sofferenza, infatti, un punto di non ritorno che ti dice ecco, ci sei. Sei qui, è finita e sarai libera.
Un giorno dopo l’altro ed insieme tutte le notti, con le loro Stagioni, nella mia Vita. In questa ed in altre, forse. Ogni tanto mi sembra di sentire l’eco di una voce, un gesto … ritornano da molto lontano; qualcosa mi richiama e mi dice vai per di là o fermati.
E mi sono fermata, tante volte. Ogni volta l’ascolto si approfondice e si libera. Si, si libera l’ascolta dal confine fra ascoltare ed essere ascoltati. Si libera dalla volontà di dividere ciò che è reale dal sogno o viceversa. Nel silenzio. Dentro.

Alla fine o al principio di un ciclo delle Stagioni, mi sembra d’intendere,  quella che passa e rinasce di vita non è la mia, ma quella indefinibile dell’Universo indiviso.
Per quanto retorica o scontata possa essere questa considerazione, io la sento quella misura infinita. E, quando accade, una solitudine silenziosa in cui non c’è e non manca niente, ogni identificazione finisce, ogni aspetattiva, ogni difesa ed io sento quel N i e n te che mi chiama, mi chiama e mi chiama. Ne ho paura, ne sento la bellezza ed è una calamita per me. Non c’è più nessun precipizio: nessuna Oscurità nè Luce. Un meraviglioso stupore di quel niente. Un niente che nutre di sè. E basta.
Quest’immagine di una Donnalbero che genera un Albero o ne è generata… in lei la Radice prende una forma o un’altra. E’importante per noi non confonderci nelle apparenze e rispettare la Radice, la Vita in qualsiasi forma. Della Vita e della Morte sappiamo e non sappiamo. Quello spazio che le divide e le unisce è la nostra avventura, la nostra trasformazione. Ieri oggi domani. E soprattutto…qui e ora.”

 

 

 

Appena potrò scansionarlo, posterò un piccolo disegno arrivato poco fa su un foglietto lungo e trasparente, sollecitato da quello di Terri Windigl.   Ho le dita macchiate di verde.
Non è gran cosa questo (mio) disegno ma mi ricorda come sia importante la testimonianza che oltre le parole ci danno gli altri segni, quelli che il corpo traccia e danza, quasi a nostra insaputa.

 

 

 

Un altro soffio di Primavera…
k.

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Oggi, mi sento come quest’Albero…

Sento nuove gemme ma non scordo le Foglie ingiallite sui Rami e ritornate alla Terra.

So che qualche frutto, prima o poi allieterà le foglie nuove…

Oggi. Domani. Oggi…

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k.

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In giro…

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1.

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Sono in partenza (senza bici) . Il babaglio è quasi pronto: vestiti pochi, quelli che avro addosso e un cambio più biancheria, scarpe abbastanza, camera, videocamera digitali e allegati vari, due libri, taccuino e altre cosucce piccolissime … compresi un pacchetto di biscotti, una tavoletta di cioccolato alle nocciole ed acqua. Bho, ogni partenza mi sembra nuova ed anche mi fa ricordare rutte le altre…

Sarò lontana da ogni tipo di pc. Tornerò alla fine di questa settimana… Arrivederci!

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2.

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Vorrei scivere ancora. Questo cazzo di guerra di occupazione in Iraq, quanto continuerà …?

Basta fare finta di niente e speculare sul dolore (altrui). Adesso, basta …!

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In giro…

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1.

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Sono in partenza (senza bici) . Il babaglio è quasi pronto: vestiti pochi, quelli che avro addosso e un cambio più biancheria, scarpe abbastanza, camera, videocamera digitali e allegati vari, due libri, taccuino e altre cosucce piccolissime … compresi un pacchetto di biscotti, una tavoletta di cioccolato alle nocciole ed acqua. Bho, ogni partenza mi sembra nuova ed anche mi fa ricordare rutte le altre…

Sarò lontana da ogni tipo di pc. Tornerò alla fine di questa settimana… Arrivederci!

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2.

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Vorrei scivere ancora. Questo cazzo di guerra di occupazione in Iraq, quanto continuerà …?

Basta fare finta di niente e speculare sul dolore (altrui). Adesso, basta …!

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Cosa succede…?

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lab Harambèe, Febbraio 2005

prima di mezzogiorno

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Qui, fa ancora tanto freddo. Caloriferi al massimo. tutti gli spifferi immaginabili. Musica che richiama danze veloci e leggere.

Sono qui, quieta. Sto accogliendo di nuovo dei segni (ogni tanto smetto per lunghi periodi di disegnare, e sono cambiati.Appaiono sul foglio come orme sul sentiero, sono discreti e subito si uniscono alla danza. Sì, cambiano.

Ascolto. Ecco, risuona sommessa, la voce di un bimbo vicino di casa, sta imparando l’italiano, senza dimenticare la sua lingua originaria, però.

La luce aumenta. Bhe,stiamo tutti aspettando la Primavera …? . Arrivaaaa… ! Dentro e fuori.

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In Sonno & in Veglia

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lab Harambèe, Febbraio 2005

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“Le storie sono storie, solo favole. La realtà è un’altra, quella è la verità. Il resto … tutte frottole!”

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Mi impressionava il tono della tua voce imperioso, assorbiva tutto lo spazio. Oscurava il sole, ma mi restava la luce della luna.

E poi, negli anni, quanti ne son passati, ho continuato così: quando sento il buio troppo fitto per me, richiamo della luce la penombra ad attenuare l’asfissia davanti al mistero, per stare lì e non scappare via. Presente, col cuore che batte forte. Il respiro sul dirupo che separa ed unisce la terra là sotto ed il cielo. Al confine fra Sonno & Veglia. Vicino alla resa: ecco, una cura senza nome.

Invece, quando laluce diventa troppo abbagliante, chiudo gli occhi. Perdo lo sguardo attratto dall’oscurità dietro allo specchio. Entro a piccoli passi dentro nel buio. A riposare. Vicino al sogno, di nuovo una cura senza nome. Ed un’altra.

Dopo, riparto. Ritorno alla Luce. Poi, ritorno all’Ombra. Ritorno, daccapo.

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In questi giorni oscuri e freddi,colmi di menzogne, battibecchi di potere a coprire disperazione ed ingiustizia. Serve una storia incoraggiante . Sognare e r/esistere. Che una fiaba ci insegni come stare in bilico: sul confine impervio poter sentire nell’immensità dell’universo sconfinato come le distenze non esistono … Il tuo dolore non è solo il tuo.

Ed è una maledetta illusione credere che il conflitto e la sopraffazione di un altro individuo od un altro popolo siano esterni a noi e non ci tocchino. E’ un’illusione che porta all’omicidio mascherato dalla falsa necessità, quella di farsi i cazzi propri. In guerra, dimenticandola perchè non è qui. Ed anche questo no, non è vero.

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Harambèe, verso la Tana della Volpe

( … )

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“Che freddo fuori, ancora!”

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Un abbraccio

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“Dai, raccontami una storia ”

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“Sì,quella della Tana della Volpe: andiamo da I s a l u n a (il link è qui a fianco ).”

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“Be intanto, raccontami della manifestazione di oggi pomeriggio, come è andata?”

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“Certo te lo racconto, ma non sempre c’è un’altra storia in contrapposizione … se si tratta davvero di storie non fanno dimenticare la realtà, piuttosto ci aiutano a collegare o a scollegare. Dipende da noi, no … !?”