” Sì … Ora, la vedo, si è posata quasi dappertutto.
Come un velo evidenzia gli unici punti scoperti.
Così’, la polvere le indica la luce . . . “.
Dove sono? E, (mi) domando se non sia tutta una questione fra ombra e luce?
Questione irrisolvilbile dal punto di vista che le separa. Ed invece sarà , come le molliche di Pollicino, una volta perse, sbloccano la storia dal finale e la proiettano verso l’in-finito.? Sempre che anche l’in-finito non sia una proiezione . . . :-)?
Dov’e l’ombra senza la luce, o viceversa. Come dire, cercare l’una e trovare l’altra. Allora, si tratta di non scappare, restare lì, dove siamo, o dove crediamo d’essere ed ascoltare, essere presi e poi …?
Il mistero di una goccia d’acqua: Attesa della Pioggia, uno specchio, l’oceano (o altro ancora), secondo diversi punti di Vista!
NPAL – Diary & Little Museum – 0108015 (in progress)
“Tutto fluttua, soprattutto quando sembra fermo o immutabile.”
C’era una volta, e non c’era. Eppure, qualcosa c’è. Se (la/o) lascio accadere e le/gli riconosco la libertà di manifestarsi come e quando sarà, forse non (lo/la) riconoscerò, mai più.
Eppure, se sto nella sensazione libera dall’aspettativa e dalla paura di ciò che “deve o non deve accadere”, comincio a sentire, a sentirlo, a sentirti e non è certamente come avrei voluto.
Invece, la libertà che sento (da te, da me, da noi,da loro da …) è quella che ho sempre cercato, senza neanche saperlo!
E’ libertà libera da riferimenti, come l’amore. E, mai come ora, liberaMente ti sento, mi sento, vi sento.
Un paesaggio di nuvole in viaggio, una porta ed una chiave in altre forme, un portale che s’apre su un confine inesistente (presunto confine secondo una percezione separata, divisa & nella divisione).
Una scrittura di nuvole, così vasta. Non per dimensione, vasta, per trasformazione in atto, anche quando non si vede.
“Scrittura di nuvole , in te. Ogni parola trasforma in canto. lascialo accadere, attraverso te.
Ponte delicato di Nuvole in Viaggio.”
Viaggio in Mongolia, SFD, Silenzio Folla Deserto:
Sembra una contraddizione andare nel Nulla con una folla di persone, no? Eppure, che sia il Silenzio proprio fra la folla, pulmini e gher occupate all’inverosimile?
Che sia il Silenzio interiore, proprio lì, dove accade qualcos’altro di diverso da un Silenzio codificato, così solo fra le parole(presenti -assenti), le distinzioni, le aspettative ed i giudizi … ?
Grazie, da ora . . . 🙂
NPAL Diary & Journey (0407015)
05 . 07 . 015
NPAL Diary & Meetings in progress 0507015
06 . 07 . 015
“Ti hanno già raccontato di un Viaggio. Te lo hanno già raccontato, ma tu hai ascoltato ?”
Questa domanda è anche una risposta. No, forse non ho ascoltato. No-forse è , tutto dire, una non-negazione. E’ non sapere, non credere. Da lungo tempo, per arginare mie imbarazzanti (ed amate/temute)tendenze agnostiche (“non ci credo a priori ma….” ) mi rifugio nel “lasciare accadere”. E, sto attenta, che non sia una formula di fuga, in fondo? Quindi, contemporaneamente non credo ma ascolto nei limiti. Che ascolto sia , però, richiedo.
Risponde, qualcosa: “Accetta il limite”.
Per accettarlo, comincio a cantarlo o danzarlo. Che divertimento ! E, che mistero (Accade, però, solo quando non mi spavento, non giudico e sono presente. (Quindi, a volte raramente, a volte spesso, ma mai sempre…). 🙂
Grazie ( sempre) . . .
“Ti ricordi? Mi dicevi è il Terzo … La Terza via !”
E poi, scomparso/a. il Due , è scomparso pure. Forse, abbiamo fatto confusione? Due è uno ed uno, non uno + uno.
Solo con una congiunzione (e) può sortire il Tre, non con una simbiosi (+) né con una opposizione ( (scegli, “o “).
Non è uno o l’altro e neanche la simbiotica unione. La simbiosi non accetta trasformazione, la manipola, soprattutto quando accade in nome dell’Amore. In questa solitudine dell’uno se non c’è separazione o pretesa di essere “io solo”…
Oh, il Terzo c’è, ma forse non è cosa o chi aspettiamo noi (like me ).
Sciogli-pensiero:
“Bonum ika, sol sòl bardù, iva. ivà biva, tivaà, colùm.”
“Nel mio canto non c’è più quella disperazione, consumata. Ascolta.
Tutto, è perduto e niente è perduto. Ascolta, la voce del vento non racconta di te ma di noi, inseparati.
Genocidio da non dimenticare né da celebrare. Ascolta al vento, ricorderai i miei passi. Sentirai la nostra voce.”
Grazie.
C’è una sorte degli altri che è nostra. Alcune parti (di noi) conoscono amore, paura e genocidi che, separate tra loro, sono diventate esuli fra i mondi, eppure sono sempre rimaste, lì.
Importante ricordare, amore.
Il lamento diventa una danza nell’andare, reduci.
Non più pirati ma sempre nomadi, senza più maschere di un teatro che ci inchioda ad un ruolo, contrapponendoci al nemico e tra noi.
Nel vento, ponti d’erba e strade oltre confine .
Ogni parola svanisca. Musica accompagni i passi, le lacrime ed i sorrisi … !
“Poco prima di svegliarmi, a volte sento una Vocina” le dissi, forse con tacita richiesta di complicità.
“Una voce, ma di chi era?” chiese la Nonna in quel modo allusivo ad un segreto, a qualcosa che lei in fondo conosceva bene, ma non si poteva descrivere. Spesso, quando rispondeva alle mie domande ed anche quando mi chiedeva qualcosa, aveva quel tono. Cosa stava accadendo? E, cosa era accaduto, cosa sarebbe accaduto, poi?
“Voglio andare nelle Highlands!”
NPAL Tales & Diary (in progress 01 04 015)
– 01 continua
NPAL Journey & Meetongs (Hghlands 2010-2014)
7 . 4 . 015
Cosi’ avevo sentito. Forse, proprio l’ascolto porta al sentire in modo profondo, qualcosa che non sia una necessità’ o un sogno, piuttosto una realtà ?
Come se improvvisamente, fossi già “lì'” da sempre (nelle Highlands del mio cuore). ..
Presto o tardi? Non si può certo dire, nel senso di un tempo differente, quello di uno sguardo persistente mentre la vista sia impermanente e provvisoria, più che mai!
Ad intendere, uno sguardo spontaneamente diretto verso di te, mio malgrado, come se tu fossi qui, in qualche modo. Non si sa. Ed anche intendendo la distanza, da te, dalla vista. Però, quello sguardo sfoca le immagini, le rende così intense tanto da farne sentire il profumo ed il vento…
Sì, perché, il tuo viso è come un paesaggio, esposto al vento che varia il movimento dei rami degli alberi ed anche delle nuvole.
Non so dove tu sia, e neanche tu lo sai di me, veramente. Eppure non si tratta neanche d’immaginarlo, non importa a quello sguardo di sapere, né di vedere. Sente il profumo e s’acquieta, come il riflesso di un passante in una pozzanghera fa svanire la figura intera mentre un particolare, resta. Sono specchi gli sguardi del cuore e, soprattutto quando sono perduti, rischiano nel volo, l’infinito.
E così, a poco poco, anche le immagini di me sfocano, e cosa c’è, allora?
Questa volta alla domanda classica: “Chi è?” risponde chi sono, per ora (sempre meno di un niente qualificabile). Che meraviglia.
Quando la salvezza non è sopravvivenza, ma riconoscimento di un’appartenza.
Il sacro nel quotidiano, quando sono sull’orlo del precipizio, sulla corda del funambolo e magari non lo so (mentre sto di fronte al fornello, a letto o davanti ad uno schermo tv o pc, o altro ancora …)?
Salva-ti.
Già, che sia la salvezza riconoscere di essere salva, nell’incommensurabile, misterioso flusso di ombra-luce e maree? Che sia essere salvata semplicemente essere, non sembrare, non avere, non volere o “crederci”? Quindi, dire: Siiiì”?
Scrivo come se fosse la pagina di facebook, (ma non lo è). Faccio finta. Una finta, per lo spazio. Qui, non passa forse nessuno ma non c’ è un meccanismo che ti chiede di verificare l’autenticità dei post pubblicati, con domande a cui bisogna rispondere con un giudizio mascherato da crocetta, che servirà ad una classifica ed a chissà cosa d’altro… Quindi pubblico una foto di un’opera maestosa, “maestosa” e misteriosa di Eleonora. Ho riletto e continuo a rileggere il “Cornetto acustico” opera surrealista, rigorosa e come tale attualissima, secondo me. Come non dire, ora, che l’unica ipotesi di realismo possa essere solo visionario?
Dopo la strage a Parigi (attentato a Charlie Hebdo), e tutte le altre, come si fa ancora a credere che ci sia un nemico e tutti gli altri abbiano ragione? Dio non è dalla parte di nessuno, non giustifica neanche le vittime. Dio, non dovrebbe essere dalla parte di nessuno ad escludere gli altri. Dio, non dovrebbe avete una parte sua, ma essere oltre, da nessuna parte, o dappertutto. Poi, sta a chi ha bisogno di credere, e credere contro qualcuno, a trovarsi da solo, con se stesso davanti a Dio. Proprio lì: allora, non più nomi (a Dio a noi, a qualcuno), non più sconti o scuse. Nessuna distanza per cercare nemici o fughe. Niente solitudine né compagnia. Niente (e tutto).