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“Vai oltre la paura, salva ciò che ami”.

Cioè: “Salva-ti?”

Quando la salvezza non è sopravvivenza, ma riconoscimento di un’appartenza.

Il sacro nel quotidiano, quando sono sull’orlo del precipizio, sulla corda del funambolo  e magari non lo so  (mentre sto di fronte al fornello, a letto o davanti ad uno schermo tv o pc, o altro ancora …)?

Salva-ti.

Già, che sia la salvezza riconoscere di essere salva, nell’incommensurabile, misterioso flusso di ombra-luce e maree? Che sia essere salvata semplicemente essere, non sembrare, non avere, non volere o “crederci”? Quindi, dire: Siiiì”?

G

razie 🙂 ❤

C l i c k   Q u i  (“Salva ciò che ami – Vicki Noble”)

NPAL Diary, in progress 302015

A g a i n 

kaapi carla barnabei – Venezia & Elsewhere, 24 Luglio 2011

a c r o s s

 

Di nuovo, daccapo.

Come dopo un punto minuscolo in divenire.

Da un punto alla fine di una frase, dopo una riga ad un’ altra.

Il punto, ultimo di una pagina cresce da solo e

si espande occupa tutta la pagina e la successiva. Il punto come un seme.

Daccapo rinasce il respiro  trattenuto. Ogni pausa, del resto… finisce.

Sì , daccapo qui. La testa come mai vicina al cuore

perchè svanisce in questo stupore.

Sono stati giorni  senza tempo (15 giorni come secoli  e,dopo fino ad oggi,

quattro giorni come anni …).

“No time”, ora,  porta al sì verso l’accadere.

Again la pagina si gira ma il libro non c’è più.

Lo spazio invece tarda ad essere riconosciuto, circondata come sono da cose traboccanti oltre gni angolo della casa, porta e finestra.

Ma questa è un’ altra storia?

Oh no, va trasformata ma è la stessa storia, quella del punto.

Questa qui e quella là: il ritorno c’era già, l’incontro esisteva ed anche la partenza successiva… Il tema è: non separzaione ed ha a che fare con quel punto che trasforma l’inizio nella fine e viceversa? Il Punto- Nulla, dove stanno tutte le storie e soprattutto lo spazio fra loro che le mescola,  le unisce in una?

Ora, bisogna congedare un po’ di zavorra qui, nella casa: dal pavimento al soffitto da una stanza all’altra.  Chiedo spazio  fuori(a me stessa).

Perchè dentro di me,adesso, c’è spazio ed aria da respirare.

C’è luce  per ascoltare l’ombra ed anche per accendere il fuoco.

Ciò che sta cuocendo alla fiamma verrà trasformato.  Se ne sente già il profumo! Ed il vento lo porta via …

Ciao, Welcome into my heart!

Grazie.

P.S. :

Eh no, due posts al giorno sono troppi… !

Però lo scriverò… come e perchè ho sospeso la pagina di facebook

e son tornata qui… 😉
( 0. – continua – )

W e  l c o m e 

In this period I’m unable to take part in Facebook. I realized that I developed a sort of “dipendenza” (addiction) to it. I’m going back to my blog boscoparlante (talking-forest). I’ll try to post in Italian and English.  If you want, we can meet here.

You can leave commentaries also if you are not logged in Splinder (in this case , please add  your name  at the end of the message).
 

Enjoy in the trasformation!

If you would  like publish here (writing or photos/pictures)  tell me., please  (harambee@libero.it).

I’ll give you the passwordI.

Sorry for all my mistakes in English.
Excuse and correct me please!  

Thanks!

-) kaapi

( 2 5 – c o n t i n u a )

 
 
 

AutoEducazione alla Gioia . . .

  

Yes!                                                                                                                                             (autoeducazione alla Gioia)

kaapi carla barnabei – lab Harambèe – S. Martino August 2010

“I’ m?”

Ho tenuto, per molto tempo, questa foto su una chiavetta usb senza pubblicarla né stamparla,  mi sembrava incompleta, ritagliata.

E’ stata scattata in un giardino con piccolo campo sportivo e giochi per bambini, annesso ad un bar di un piccolo paese in Valtellina.

Appena l’ho vista, ho avuto subito l’impressione che fosse un’immagine  compressa in uno spazio angusto o, che fosse in sospeso. La  mancanza di spazio mi infastidiva.                                                                                                 Forse, era semplicemente in attesa che io ascoltassi  ?

Oggi, eccola qua, di nuovo a ricordarmi  un Dialogo di tanto tempo fa.  E, soprattutto,  una domanda:

“Ricordi,  quando ti sentivi come un’immagine ritagliata da un paesaggio dimenticato?”.

 

A questa domanda non so rispondere.

Sto cercando di entrare in quella sospensione dopo il punto interrgativo: un Precipizio, una Porta, un Altro mondoNo, non ho ancora fatto veramente ciò che potrebbe essere necessario o, semplicemente il Salto.

Piano piano, la risposta sta diventando la mia autoeducazione all’accettazione,  verso il  rilascio dei rancori, verso il perdono (veraMente … ?).

“Autoeducazione alla Gioia”.

Per questo, seguo indicazioni, consigli e trucchi.

Quando s’inceppa qualcosa, danzo, canto, mescolo vita e sogno, me li concedo inseparati!

Senza l’illusione della separazione in me ed intorno, verso la connessione con il Mistero…
500

 

 

 

 

lab Harambée – kaapi carla barnabei – “StoneCreatures (revelAtion) “- Filoera, Summer 2010

(revelation)

Perdersi ,per ritrovare lo sguardo della bambina. Ad un adulto potrebbe sembrare sola,  che si sia persa, o che stia aspettando qualcuno, Invece, lei è presente, sta guardando oltre. Sta resistendo alla separazione.

E c’è.

Grazie a Te, bambina dai capelli rossi … Che il percorso ti sia Dolce e ventoso,                 (verso l’Oceano)

Yes !   🙂

(15 – c o n t i n u a )





"L’offesa alla verità sta all’origine della catastrofe."
Sofocle, Edipo re






Le carceri scoppiano
c l i c k
e
c l i c k








Grazie a:
Galdo  –  Libera utopia
 Egidio Morici –  500firme.it)

per la segnalAzione.








( 1.10 – c o n t i n u a )


2 4    M a y

 

Buon compleanno Bob…!

Non leggerai e probabilmente  detesti i festeggiamenti d’augurii…!
Forze apprezzeresti un mazzolino di Viole, fiori esili e forti, dai petali come ali  di farfalle…

Bobby, grazie… oggi più che mai!
😉



Il post finisce qui, per ora
(con il portatile non ho più la connessione, si è
rotta la chiavetta?)
Lascio solo un segno, anzi un segna.posto…

(24 – continua)


M u r i    e   P o n t i

1.
 
Ho praticato le immagini, all’interno/esterno, per tutta la ia vita. Al lavoro e non. Di giorno e di notte le ho incontrate, le ho accolte, disegnate, mi son fatta da loro attraversare. Ho persino sfiorato l’invasione e non so se sono io ad essere stata occupata (invasa?) dalle immagini o viceversa.


2.

Un po’ di riposo, alle immagini, che si sciolgano, si trasformino, altrove. Un po’ di riposo da/a me …
Attraverso il ghiaccio dello specchio, appannato, ciò che s’intravede non si spiega. Si svelerà ?



3.

Ho sempre preferito lo spazio alle cose. Ma non lo sapevo. Ho accumulato ed ora cerco di disperdere. Mi lascio portare via. E’ il vento?
Resto, qui o  non so dove. Sento  tutte le voci che mi hanno toccato, dentro. E non trattengo più, scoprendo che in questo modo non si è più soli. C’è il vento, e che vento.  Anche quando fuori tutto sembra calmo, che ci sia aria di tempesta ?

Eppure, un sospiro,sfiora come una carezza le foglie appena nate, verdissime di giallo e blu.  Improvvisamente gli alberi  si sono vestiti  di leggerezza.  Grazie.  🙂


!. 2.  3. 
Muri e Ponti

 
© lab Harambèe/Kaapi Carla Barnabei, Venezia  & Altrove
 Gennaio 2006 /  Marzo 2009


( c o n t i n u a )

 

 

1.

 

 

C’è uno stupore che riscatta  l’incredulità, per quello che accade intorno e nel mondo, la riscatta.

E’ uno stupore bambino, s’incanta davanti ad una luce nella notte, anche se la luna non è più piena.

S’incanta semplicemente. per la brezza del mattino d’autuuno, per un suono che non si sa da dove venga, nella casa, come una vocina, un sussurro, sommesso. Si, lo sento sciogliersi pian piano nel silenzio.

Non si dimentica, non si lascia perdere con indifferenza, eppure qualcosa s’arrende, ma non è nella direzione esterna,  in là, verso di lui, lei, noi, loro. E’ dentro. Impercettibile a volte, altre, come un uragano. Poi, cambia ancora…  😉

 

 

2. 

3.
1.  2.  3.. – PETER FOLEY

( 1- c o n t i n u a )


Orizzonti e Cappelli


lab Harambeè – Milano & Altrove, qualche Inverno fa (2006)

m a s k 
a n d
  a n o n y m u s


Ho appena letto i commenti  di Arturo e Shola al post precedente, sono commossa.
Mi chiedo cosa so io, di loro?  Non so rispondere se non in modo alquanto relativo, so di  quando li ho o non li visti, incontri accaduti e mancati. Ricordo e ricordi.

Oddio, mi rendo conto, anche con l’aiuto di un bel bicchiere,una misura di vetro spesso a calice, di Vermentino, che  prossimità e lontananza possano essere occasione di consapevolezza.
Una consapevolezza bambina o almeno giovane, che alza la testa e ti guarda diritto negli occhi per un momento, e poi di sbieco, come fanno i giovani, mi pare.
Così in quello spazio esile, fra dritto e obliquo, io sento una pausa….. E’ sufficiente a far arrivare una domanda: " Chi sono?"
E, finalmente ora, dopo tanti anni,  avverto nella domanda una continuità, un’ombra felice, esplosiva ."Chi sono loro, chi sono io?"Gli altri. Noi,

Mi rendo conto di poter soltanto rispondere alla seconda parte, ascoltandomi. Chi sono, ora?
Mio padre ricoverato per la ribilitazione, ed io  qui, fuori, a riabilitarmi anche io.
Accidenti,  ogni mappa individuale di percorso è intrecciata a quella degli altri,? Lo sento.
Ci vuole spazio per accorgersene. E del tempo.
Spazio e tempo necessari Sì, illusorie distanze forse,(le distende non esistono, mi hanno detto), in quell’abbraccio al quale , più o meno consapevolmente,in questa vita tendiamo e non si saper quante altre.

Tornando ai commenti, che dire.
Non sapere insieme e comunicarcelo nella maniera che viene. Oppure saperlo bene e crederlo.
Se non altro,sappiamo di essere in ascolto anche se non ci sentiamo fra noi secondo desideri o aspettative.
Ah,  anche quelli sono una trappola, ci dicono no, no, non ha risposto, e allora… Oppure si ha risposto e allora-… Ma la nostra storia, fra noi, non è in una risposta di qualcunaltro. E neanche, forse, è quello che sappiamo accadere.

L’orizzonte, non c’è. Oltre e oltre.Lo sappiamo e non lo sappiamo, soprattutto, no?

Che bel cappello!
Vedi un  cappello, Tu. Che testa potrebbe essere o non esserci, lì sotto?
Più  giù il cuore. Tum… tum… tum.   Batte come un  tamburo.  La senti, da lì, la musica?

La voce di Bobby dice, non  sono qui. E dove sei allora?
Dove sono, chi sono? Eh, già: un passo dopo l’altro, cibo da cucinare e digerire, piatti da lavare, abiti da ripiegare, spazzatura da portare giù. Appuntamenti.
Ed un giardino da coltivare, in silenzio. Che profumo.


La commozione è una via che non chiede e non risponde, piuttosto tace.

Grazie.


☺ kaapi carla