VianDanza

“Nel mio canto non c’è più quella disperazione, consumata. Ascolta.

 Tutto, è perduto e niente è perduto.  Ascolta, la voce del vento non racconta di te ma di noi, inseparati.

Genocidio da non dimenticare né da  celebrare.  Ascolta al vento, ricorderai  i miei  passi. Sentirai la nostra voce.”

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Grazie.

C’è una sori a degli altri che è nostra. Alcune parti (di noi) conoscono amore, paura e genocidi  che, separate  tra loro e sono diventate  esuli fra i mondi, eppure sono sempre rimaste, lì.    Importante ricodare, amore.

Il lamento diventa una danza nell’andare, reduci.

Non più pirati ma sempre nomadi, senza più  maschere di un teatro teatro che ci inchioda ad un  ruolo,  contrapponendoci al nemico e tra noi.

Nel vento, ponti d’era e strade oltre confine .

Ogni parola svanisca. Musica  accompagni i passi, le lacrime ed i sorrisi … !

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NPAL (New) . Diary & Meetings – 1506015 ( 1- in progress )

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D e l C i e l o

Tornare da un Viaggio, sotto un altro Cielo. O è sempre lo stesso?
Perdere la distanza non come misura ma come percezione di qualcosa di separato da me, e viceversa.

Non fare confronti fra luogo di partenza, di arrivo ed, al ritorno, continuare ad annaffiare l’eco di quella bellezza ventosa e in continuo cambiamento in viaggio, dentro. Dovunque io sia.

Paesaggi riflessi nello specchio delle lacrime alla partenza ed al ritorno e, nel sorriso che è appena arrivato, adesso. Il viaggio continua, non à mai finito, sempre uguale a qualcosa che non conosco, sempre diverso.
Sempre in sospeso ?

P.S.: le immagini, tra poco. Ho bisogno di riposare… posare la testa sul cuscino, chiudere gli occhi, per un po’. Ciao 🙂



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“Le immagini arrivarono, una dopo l’altra, ma a distanza di tempo e spazio: le prime partivano da più lontano e quindi il loro bagaglio era più leggero.
Nell’eco del vento, ogni cosa sussurrava senza voler convincere.”

Io vorrei solo raccontare storie, piccole.

(“Vivere la testimonianza, senza giudizio o misura, o contrapposizione nè confronto. Semplicemente, qui-ora. Ogni didascalia diventa un piccolo spettacolo di strada, provvisorio ed in cambiamento: nasce, muore e ….”
NPAL Express – kaapi-carla barnabei, Edinburgh, Thursday 23.5.2013)

( post in progresss … continua 🙂

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27 . 5. 2013
“Che poi fai presto a dire qualcosa, ma farla è un altro paio di maniche…” diceva mia nonna sorridendo. E sarà stato per quel sorriso ma a me quella prospettiva delle maniche sembrava bellissima.Era l’immagine provvisoria di un vestito in attesa di ciò che ancora non era pronto, ma c’era.

NPAL Express – kaapi carla barnabei – Milano & Altrove, 26.5.2013 (night).

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© “Pietà” by Fenwick Lawson- Durham Cathedral (NPAL Tour – Durham May 2013)

28 . 5 .2013
Ogni giorno scrivere qualcosa. Ma è sempre la stessa cosa?
Cos’è quello che scrivo, sta al posto di qualcosa d’altro, insegue un volo, od una radice dispersa nella terra?
Vorei seguire quella radice come il sangue nelle vene, vorrei trovare quel volo, anche se piccolo, libero … Grazie.

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© NPAL Tour Now-Here – April 2013

29 . 5 . 013

Passano i giorni quasi inseparati fra loro … il giorno diventa notte e viceversa.
Ed io? Cambiare, diventare irriconoscibile al modello del passato (ed anche a quello del futuro)?
Irriconoscibile ma riconoscente vorrei diventare, per questo percorso dentro e fuori dal viaggio, ma comunque dentro
ad uno spazio che mi contenga, liberandomi da me stessa.
Riconoscente e grata sono già, a quello che sento spuntare, che non conosco ed aspetto di riconoscere (come il ramo la sua foglia e viceversa).

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© NPAL Tour Now-Here – May 2013, per la Strada

30 . 5 .013

Ascolto. L’assenza presunta di qualcuno e di qualcosa si sta trasformando (come un Seme).
E, sta ancora piovendo…

“L’eccesso può portare all’essenza, come la solitudine alla condivisione. La libertà di lasciar scorrere all’infinito trasforma il Fiume in Oceano”. Grazie.

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Questa è un’opera di © FRANCESCO NARDI (Follina, 1952- 2013) – Grazie, Checco …

Il Futuro è già qui ora …


There & Elsewhere – Winter 2006

Carlo (Carletto) and Carla (Carluccia)
inginocchiarsi davanti alla Sfinge … 🙂

Ossa rotte, carozzelle di varie categorie, aria condizionata, tavolini girevoli vicini al letto, pasti su vassoi, menù detti a voce alta, sguardi persi, sguardi ritrovati, occhi aperti o socchiusi sul mondo, silenzio, invisibili presenze angeli demoni e guardiani, parenti alla rinfusa, biancheria da lavare e già stirata.

Guanti id gomma, pappagalli pieni e svuotati, dentiere(scatole per dentiere e pasta adesiva), forbici, lamette, pettini e saponi, pannoloni, asciugamani, salviettine, pigiama sopra e sotto, mutande e viole sui tovagliolo, armadi senza chiavi. Portafogli coi soldi ben ripiegati, cono gelato o coppetta? Glelo dico o no?
Il telefonino da caricare, il giornale, niente biscotti solo frutta. Sorrisi e lacrime trasformati… Questi sono i miracoli!
Senza età e senza aspettative.

Le infermiere della pillola, del cambio di catetere, del risveglio e della notte, le infermiere del pranzo e della cena, le infermiere e basta, le ragazze che puliscono e sorridono sempre e quelle che nascondono il sorriso per dopo. Le dottoresse che mi dicono: "Ascolti, va meglio, non si preoccupi, sa com'è…l'età".  Fino a che ora posso restare, a che ora potrò arrivare?
Accettare la vita e la morte insieme… dentro e fuori… E' nella distanza che mi scopro così vicina a te.  Mi sento qui sul confine, con te.
E (tanto) amore, soprattutto quello non riconosciuto, non espresso e rimasto lì da sempre ,fluisce e si sblocca quel  nodo..
Ti amo papà per quello che sei, qui ora. E mi amo per quello che sono, qui ora! ("Il percorso si fa da soli…" e da lì io ti vedo e mi vedo, ora! Love.  

Grazie! 

Di getto dall'Ospedale geriatico Redaelli di Vimodrone – oggi, 13 Agosto 2011, ore 12

lab Harambèe – kaapi carla barnabei – Miasto & Altrove, Maggio 2006

d o o r

(continua)
 

H a p p y

  

© lab Harambèe – kaapi carla
Milano & Altrove, 21 Agosto 2006

 

 

Certe volte, ad un  compleanno ritrovo qualcosa d'altro (niente torta, spumante, canto degli auguri…).
Soprattutto oggi: Inaspettata intimità, in una festa. 

"E' una festa, questa ? "
Sì, più che altro uno spazio.Proprio quello spazio lì. Non è grande nè piccolo, cambia, difficile descriverlo.

"Ha forse un nome ?"
Forse, ma non importa. Invece, sicuramente ha un suono, anzi una musica.
Fa:  S s c c h … !  

Lo sento, s'allontana.
Allora, vado dentro. Vado sotto, sotto ancora.
E ìì tutto diventa lieve, soffice, come se fosse inesistente o di un altro mondo.

Chissà quando ci arriveremo,  Oppure siamo già, tutti lì …?


© lab Harambèe – kaapi carla barnabei
Milano & Altrove, 11 Dicembre 2010

I n    M y  K i t c h e n

Happy birthday), Osho!

Love
🙂
kaapi(newborn today …)

(1 1 – c o n t i n u a )

Q  u o t i d i a n o


N. B. :
ho cambiato la voce del blog. Anzi no, la voce è sempre di Bob (come potrebbe essere altrimenti?).  E’ il brano ad essere stato cambiato. Ho fatto dei pastricci nel template e non ho anocra avuto modo di rimediare. Per la cronaca, non si tratta di "This dream of you" come indicatoi ma "Forgetful Heart" (Live Performance  Ever, Milwauke, July 2009) entrambi sono in "Trough Togheter Live".

Se cliccci  q u i   puoi ascoltare il brano (live 1991, per avitare che si sovrapponga all’altro sempre di Bob apri direttamente il link di You Tube…ok?
Da diverse mattine dopo il caffè apro denza guardare l’Antologia (un bel librone di ben quattro dita di spessore edito Feltrienelli) di "Lyrics 1962-2001" di Bobby. La pagina mi indica una canzone/poesia che Subito dopo, ascolto.   (da un cd cercatao fra tutti quelli in attesa, oppure videoascolto col pc acceso da You …). Sento, leggo ed ascolto, fino a quando mi chiedo:"Su cosa pongo attenzione, innanziutto? Quale priorità quotidiana, oggi?"

Ad esempio,ecco qua l’indicazione odierna. Vivere,qui ora. A fine giornata,(me) lo racconterò… 😉



ACROSS THE BORDERLINE
come eseguita da Bob Dylan con Tom Petty and the Heartbreakers allo Shoreline Amphitheater di Mountain View, California, il 5 agosto 1986

ACROSS THE BORDERLINE
by Ry Cooder, John Hiatt, Jim Dickinson


con Tom Petty, Shoreline Amphitheater, Mountain View, California, 5 agosto 1986

There’s a place, so I been told
Every street is paved with gold
And it’s just across the borderline
When it’s time to take your turn
There’s a lesson you must learn
You could lose more than you ever hope to find

And when you reach that broken-promise land
All your dreams flow through your hands
You will know it’s too late to change your mind 
You paid the price to come so far
Just you wind up where you are
And you’re still just across the borderline

Up and down the Rio Grande
A thousand footprints in the sand
Reveal a secret no one can define
That river rolls on like a breath
In between my life and death
Tell me, who is next to cross that borderline

And when you reach that broken-promise land
All your dreams flow through your hands
You will know it’s too late to change your mind
You paid the price to come so far
Just you wind up where you are
And you’re still just across the borderline

AL DI LA’ DEL CONFINE
di Ry Cooder, John Hiatt, Jim Dickinson

da "Covering Them"


Esiste un posto, così mi han detto,
dove ogni strada è lastricata d’oro
ed è appena al di là del confine
Quando sarà il tuo turno
c’è una lezione che dovrai imparare
che puoi perdere più di quello che mai potrai sperare di trovare

E quando avrai raggiunto quella terra di promesse infrante
tutti i tuoi sogni ti svaniranno tra le mani
saprai che è troppo tardi per cambiare idea
Hai pagato il prezzo per esserti spinto così lontano
Resterai dove sei
e sarai ancora al di là del confine

Lungo il Rio Grande
migliaia di orme nella sabbia
rivelano un segreto che nessuno può spiegare
Quel fiume scorre come un respiro
tra la mia vita e la mia morte

Ditemi chi è il prossimo che attraverserà il confine

E quando avrai raggiunto quella terra di promesse infrante
tutti i tuoi sogni ti svaniranno tra le mani
saprai che è troppo tardi per cambiare idea
Hai pagato il prezzo per esserti spinto così lontano
Resterai dove sei

e sarai ancora al di là del confine

traduzione di Michele Murino



( 71109 –  continua)


I n   p r o g r e s s



1

  fra  un incontro  e  l’altro le  parole non  dette
erano rimaste lì insieme alle tracce delle suole vicino
alla  pozzanghera  specchiante  il  cielo
righe parallele a ricordare l’infinito

(senza  punto nè virgola)


(1 . 11 . 09 – 19.26 – continua)

2

un richiamo dentro esprime il futuro nel presente

ascolto

hé è tempo di…
 
È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di se.
È tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi in cammino.
È tempo di convivere con le macerie
E l’orrore, per trovare un senso.
Tra non molto, anche i mediocri lo
diranno.
Ma io non parlo di strade più impervie,
di impegni più rischiosi,
di atti meditati in solitudine.
L’unica morale possibile
È quella che puoi trovare,
giorno per giorno, nel tuo luogo
aperto-appartato.
Che senso ha se solo tu ti salvi.
Bisogna poter contemplare,
ma essere anche in viaggio.
Bisogna essere attenti,
mobili, spregiudicati e ispirati.
Un nomadismo,
una condizione, un’avventura,
un processo di liberazione,
una fatica, un dolore,
per comunicare tra le macerie.
Bisogna usare tutti i mezzi disponibili,
per trovare la morale profonda
della propria arte.
Luoghi visibili
E luoghi invisibili,
luoghi reali
e luoghi immaginari
popoleranno il nostro cammino.
Ma la merce è la merce,
e la sua legge sarà
sempre pronta a cancellare
il lavoro di
chi ha trovato radici e
guarda lontano.
Il passato e il futuro
non esistono nell’eterno presente
del consumo.
Questo è uno degli orrori,
con il quale da tempo conviviamo e al quale non abbiamo ancora
dato una risposta adeguata.
Bisogna liberarsi dell’oppressione
E riconciliarsi con il mistero.
Due sono le strade da percorrere,
due sono le forze da far coesistere.
La politica da sola è cieca.
Il mistero, che è muto,
da solo diventa sordo.
Un’arte clandestina
per mantenersi aperti,
essere in viaggio,
ma lasciare tracce,
edificare luoghi,
unirsi a viaggiatori inquieti.
E se a qualcuno verrà in mente,
un giorno, di fare la mappa
di questo itinerario;
di ripercorrere i luoghi,
di esaminare le tracce,
mi auguro che sarà solo
per trovare un nuovo inizio.
È tempo che l’arte
Trovi altre forme
Per comunicare in un universo
In cui tutto è comunicazione.
È tempo che esca dal tempo
astratto del mercato,
per ricostruire
il tempo umano dell’espressione
necessaria.
Una stalla può diventare
Un tempio e
Restare magnificamente una stalla.
Né un Dio, né un’idea,
potranno salvarci
ma solo una relazione vitale.
Ci vuole un altro sguardo
Per dare senso a ciò
Che barbaramente muore ogni giorno
Omologandosi.
E come dice un maestro:
"tutto ricordare e tutto dimenticare".

 
Antonio Neiwiller, Maggio 1993
 in Movimento Zoè
 

diventa un post intermittente
(2 . 11 . o9 – 11.25 – continua)


I n   p r o g r e s s



1

  fra  un incontro  e  l’altro le  parole non  dette
erano rimaste lì insieme alle tracce delle suole vicino
alla  pozzanghera  specchiante  il  cielo
righe parallele a ricordare l’infinito

(senza  punto nè virgola)


(1 . 11 . 09 – 19.26 – continua)

2

un richiamo dentro esprime il futuro nel presente

ascolto

hé è tempo di…
 
È tempo di mettersi in ascolto.
È tempo di fare silenzio dentro di se.
È tempo di essere mobili e leggeri,
di alleggerirsi per mettersi in cammino.
È tempo di convivere con le macerie
E l’orrore, per trovare un senso.
Tra non molto, anche i mediocri lo
diranno.
Ma io non parlo di strade più impervie,
di impegni più rischiosi,
di atti meditati in solitudine.
L’unica morale possibile
È quella che puoi trovare,
giorno per giorno, nel tuo luogo
aperto-appartato.
Che senso ha se solo tu ti salvi.
Bisogna poter contemplare,
ma essere anche in viaggio.
Bisogna essere attenti,
mobili, spregiudicati e ispirati.
Un nomadismo,
una condizione, un’avventura,
un processo di liberazione,
una fatica, un dolore,
per comunicare tra le macerie.
Bisogna usare tutti i mezzi disponibili,
per trovare la morale profonda
della propria arte.
Luoghi visibili
E luoghi invisibili,
luoghi reali
e luoghi immaginari
popoleranno il nostro cammino.
Ma la merce è la merce,
e la sua legge sarà
sempre pronta a cancellare
il lavoro di
chi ha trovato radici e
guarda lontano.
Il passato e il futuro
non esistono nell’eterno presente
del consumo.
Questo è uno degli orrori,
con il quale da tempo conviviamo e al quale non abbiamo ancora
dato una risposta adeguata.
Bisogna liberarsi dell’oppressione
E riconciliarsi con il mistero.
Due sono le strade da percorrere,
due sono le forze da far coesistere.
La politica da sola è cieca.
Il mistero, che è muto,
da solo diventa sordo.
Un’arte clandestina
per mantenersi aperti,
essere in viaggio,
ma lasciare tracce,
edificare luoghi,
unirsi a viaggiatori inquieti.
E se a qualcuno verrà in mente,
un giorno, di fare la mappa
di questo itinerario;
di ripercorrere i luoghi,
di esaminare le tracce,
mi auguro che sarà solo
per trovare un nuovo inizio.
È tempo che l’arte
Trovi altre forme
Per comunicare in un universo
In cui tutto è comunicazione.
È tempo che esca dal tempo
astratto del mercato,
per ricostruire
il tempo umano dell’espressione
necessaria.
Una stalla può diventare
Un tempio e
Restare magnificamente una stalla.
Né un Dio, né un’idea,
potranno salvarci
ma solo una relazione vitale.
Ci vuole un altro sguardo
Per dare senso a ciò
Che barbaramente muore ogni giorno
Omologandosi.
E come dice un maestro:
"tutto ricordare e tutto dimenticare".

 
Antonio Neiwiller, Maggio 1993
 in Movimento Zoè
 

diventa un post intermittente
(2 . 11 . o9 – 11.25 – continua)