A ciascuno il suo


C’è vento.


Soffia. Tocca. Mare d’aria.
Un respiro da riconoscere. Il primo, il secondo il terzo. E poi, ancora dentro e fuori. Quale respiro, il mio, il tuo, il suo.

Invece, unico respiro dell’esistenza universale.

Non contare, non distinguere più. Non è una catena…

La pelle lo sa.

© lab Harambèe – Milano & Altrove, 21 Aprile 2007

*1.

Vento bambino, nasce senza pensieri. Immediato eppure antico, bagliore negli occhi infantili. Splendore di tesori nascosti nella terra.

Non dimenticare. Non fermarti al luccichio… Cerca il tesoro.

Vento adolescente, spazza via e cerca una strada. Congeda le vecchie foglie dal ramo. Prima, un inaspettato soffio le porta in alto verso il cielo . Poi, giù a terra, si poseranno, quiete.

Intanto, le giovani foglie sul ramo imparano verdi diversi. Qual’è sarà?


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 21 Aprile 2007

**2.

Vento senza età, impetuoso scompiglia correntii incanalate, travolge ogni confine. Trascina.

Non opporti, segui il flusso. Rischiando d’annegare, navigherai!

Dopo la tempesta, il riposo. Fino alla prossima folata di vento. Non dimticarla mai, dentro di te.

La pelle, lo sa.

*1. s t r a d e

**2. b a m b i n e

C o n t a

© lab Harambèe – Milano & Altrove, 7 Aprile 2007

D o v e

Lei, lo sapeva da tempo, sarebbe arrivato, prima o poi. Ogni sera, prima di andare a dormire, attendeva il buio. Accendeva un lumino sul comodino. Aspettava di spegnerlo, temendo sarebbe arrivato. Chissà cosa sarebbe accaduto.
Sarebbe riuscita ancora a respirare, a vivere?

Dopo, s’addormentava con la luce accesa. Vista da fuori attraverso i vetri della finestra, era una luce piccola piccola, proprio come quella di una lucciola in volo nell’oscurità.

Nel letto, sotto le coperte spesse e colorate si intravedevano capelli biondi e nient’altro. Scompariva lei, in quel mare di colori. E sognava. L’attesa della veglia si trasformava, era in viaggio, sola. Camminava e camminava fino ad un prato. Ogni notte, la stessa distesa verde, come il mare.

Lì, continuava ad aspettare chi o cosa temeva arrivasse, poi o prima. Temeva ma aspettava. Come un incantesimo confonde pena e rimedio, sperava non  di notte accadeva . . . Un abbraccio luminoso si muoveva, silenzioso.

Dalla finestra, qualcuno aveva visto il luccichio di un sorriso sospeso fra pavimento e soffitto. Altre volte, era sembrato un sentiero come un’onda di nubi.

Quanti naviganti s/conosciuti, nello stesso mare…

(dedicato ad
Artemidoro ed alla Farfalla)


D a

s o t t o

<br

Ed ecco che dai denti sollevanti e mobili… da sotto i cuniculi del mastodonte… la sfinge, il molosso di pietra… da sotto le inferriate, le gabbie dei gladiatori del colosso ferroviario, tra leoni ruggenti nel marmo venne deposto al suolo il negro Dum Dum.

Aveva un sacco a tracolla e una grande spina ricurva sulle spalle…era lunga almeno due metri e mezzo e avvolta da stuoie arrotolate. La portava su uno dei carrelli a noleggio della stazione, un carrello con i denti da pesce-sega.

Se ne andava a spasso così, verso l’uscita, sempre avvolto dalla sua apnea di cosmonauta galeggiava avulso dal tutto il mondo circostante. Poi la srotolò dalle amache che ci aveva arrotolato attorno e la mostrò.

La costola era una virgola, un amo, il collo di un cigno, insomma un gesto incorniciato.

” Basta l’osso, vedi, per darti l’idea della balena che c’è dietro.”

Vinicio Capossela – ” La costola di Garopoba ”

in “Non si muore tutte le mattine”


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 12 Marzo 2007

d e n t r o

<br

Mi era restato fra le orecchie questo vuoto interno di balena, descritto fra i denti. Durante il sonno.
Poi la sveglia. Poco dopo, passando dalla stazione, forse la stessa raccontata, la vidi. Stampata fra le parole di una crociera. La vidi ormai persa, mancare all’oceano.


“Chi getta semi al vento farà fiorire il cielo.”

I v a n


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 6Gennaio 07

vicino alle Colonne di San Lorenzo

MANIFESTO PER LA POESIA DI STRADA E L’ASSALTO POETICO

…la poesia di strada nasce gettando parole tra le vie, pugni di semi nel vento, è sensazione precipitata in sassi d’assalto tra lo snocciolarsi scomposto di questa città. Versi come pioggia tra le genti, inzuppate fin’oltre l’orlo dell’attenzione, senza corte di dotti ne corona, perché d’ovunque e da sempre, una pagina bianca è una poesia nascosta…

1.sprofonda poesia

2.sfida gli schiaffi della corrente

3.cresci i lampi della follia

4.gettati controvento

5.precipita in picchiata nel vortice del mondo

6.esplodi e assalta d’ovunque

7.chi getta semi al vento farà fiorire il cielo



www.i-v-a-n.net

Passo davanti ad un muro parlante. Freno, salto giù, appoggio la bici sotto al portico.

Segni e suoni fra una riga e l’altra richiamano spazio di sguardi ed abbracci…

La città rinasce, lontano da qui. E vicino, vicino.

Grazie, Ivan…!


lab Harambèe – Milano & Altrove, Inverno 2006

p r i m a o p e r a

“Queste immagini vi raccontano qualcosa…? ”


Le vostre parole s’intrecceranno in una storia…?!

Pubblicherò qui sotto, di seguito le risposye nei vostri commenti…. 🙂


( 1. )


forse correvo
ma c’era qualcosa che mi diceva che
non c’era poi una strada
così mi fermai
al limite del mio scorrere via
e dissi il mio nome

e fu allora che fui
divenni
quanto sono

( 2. )

…soffice, protettivo, morbido, antico, accogliente, naturale, rustico.

( 3. )


Scoprire… tra onde e ricami, tra trama e ordito… tra… l’impalpabile passaggio del tempo.

Un’orma, un gesto, più semplicemente… il respiro. Quasi immobile.
Scoprire… tra gusci e tele/telai, tra increspature e semi… tra… l’imperturbabile colore del cuore. Una voce, un suono, più semplicemente… il richiamo dell’anima. In ascolto. Da sempre.

Scoprire la terra. Disseppellire il seme per poi ricongiungerlo con l’essenza. Invocazione. Canto. Danza. IN_SICRONO. Tra. Simbiosi. Tempo e cuore. Custodi di chiavi e lucchetti. Inimmaginabili forme d’arte, che silenziosamente si prestano, come piccoli diademi.

Gettarsi tra le onde, e sentirne l’aroma, quell’odore di salsedine… che tanto amano le piccole ondine.
Gettarsi nel grano, e assaporarne il colore, l’oro degli dei…
NETTARE E AMBROSIA
Sciogliere i nodi per poi creare delle trecce/intrecci/tracciati/tracce.

( 4.)


Natura grezza, radice ostile, percorso obbligato.

( 5. )


Trame sottili.
Nervi,sangue e carne che s’intrecciano.
Acqua che rinasce e rivive.
Dona la vita,esile come un filo.

( 6. )

Buon Natale! :*

( 7. )


Le sottili trame che l’incontro dello spazio tempo
generano e nelle quali viviamo le nostre illusioni

( 8. )


Ancora avanti sullo stretto sentiero
ancora raccogliendo i fili dei giorni
di terra, di luce
le gioie
le pene
le trame del cuore
intrecciando.

* * *

( 1. )
leggimi

( 2. )
Abicetta

( 3. – 6. )
Anyanka

( 4. )
Cenresig

( 5. )
Marina

( 7. )
Artemidoro

( 8. )
Shella

G ra z i e … !

( continua )


lab Harambèe – Milano & Altrove, Inverno 2006

p r i m a o p e r a

“Queste immagini vi raccontano qualcosa…? ”


Le vostre parole s’intrecceranno in una storia…?!

Pubblicherò qui sotto, di seguito le risposye nei vostri commenti…. 🙂


( 1. )


forse correvo
ma c’era qualcosa che mi diceva che
non c’era poi una strada
così mi fermai
al limite del mio scorrere via
e dissi il mio nome

e fu allora che fui
divenni
quanto sono

( 2. )

…soffice, protettivo, morbido, antico, accogliente, naturale, rustico.

( 3. )


Scoprire… tra onde e ricami, tra trama e ordito… tra… l’impalpabile passaggio del tempo.

Un’orma, un gesto, più semplicemente… il respiro. Quasi immobile.
Scoprire… tra gusci e tele/telai, tra increspature e semi… tra… l’imperturbabile colore del cuore. Una voce, un suono, più semplicemente… il richiamo dell’anima. In ascolto. Da sempre.

Scoprire la terra. Disseppellire il seme per poi ricongiungerlo con l’essenza. Invocazione. Canto. Danza. IN_SICRONO. Tra. Simbiosi. Tempo e cuore. Custodi di chiavi e lucchetti. Inimmaginabili forme d’arte, che silenziosamente si prestano, come piccoli diademi.

Gettarsi tra le onde, e sentirne l’aroma, quell’odore di salsedine… che tanto amano le piccole ondine.
Gettarsi nel grano, e assaporarne il colore, l’oro degli dei…
NETTARE E AMBROSIA
Sciogliere i nodi per poi creare delle trecce/intrecci/tracciati/tracce.

( 4.)


Natura grezza, radice ostile, percorso obbligato.

( 5. )


Trame sottili.
Nervi,sangue e carne che s’intrecciano.
Acqua che rinasce e rivive.
Dona la vita,esile come un filo.

( 6. )

Buon Natale! :*

( 7. )


Le sottili trame che l’incontro dello spazio tempo
generano e nelle quali viviamo le nostre illusioni

( 8. )


Ancora avanti sullo stretto sentiero
ancora raccogliendo i fili dei giorni
di terra, di luce
le gioie
le pene
le trame del cuore
intrecciando.

* * *

( 1. )
leggimi

( 2. )
Abicetta

( 3. – 6. )
Anyanka

( 4. )
Cenresig

( 5. )
Marina

( 7. )
Artemidoro

( 8. )
Shella

G ra z i e … !

( continua )

racconto ed immagini di Mauro Corona

“Storie del bosco antico” – 2005

Da oggi Boscoparlante ci porterà in dono storie

di Mauro Corona e altre…da leggere e magari

da raccontare ad altri, di nuovo.

Del resto, questa è la vita di tutte le storie, continuare.

Ritornare. Cambiare, forse.

Fra poco ci sarà la pausa di chiusura dell’anno

se non per tutti, per molti… Passaggi. Festività…?!

Ci sarà spazio per racconar(ci).

In noi. Fra noi.

Grazie per l’ascolto … cioè per tutto.
🙂

E, comincio a farvi gli auguri… presto?

Un abbraccio

kaapi

P.S. mi scuso per la scadente definizione delle immagini,cercherò di provvedere appena possibile

( c o n t i n u a )

F i n a l –

m e n t e


J. Millais – “Autumn Leaves”

(particolare)

Sono stanchissima e sto bene… Son così stanca che non ho nessun cattivo pensiero, mi sento evaporare…


Divento nebbia.

Eppure, ad una gioia lieve mi raccolgo. Appoggio la testa alle braccia intrecciate ad arco sulle ginocchia e sbircio il cielo, senza dimenticare la terra.

Si intravede solo l’inizio di un percorso, poche parole, grande silenzio… Qualche segno in divenire, quasi invisibile. Come quelle gemme che incominciano a spuntare soltanto nel rigonfiare appena il ramo.

Il mio ramo è sottile, sottile. Io me ne sto rannichiata nell’angolo che fa col tronco dell’albero.

Sono piccina, piccina in una forma ancora,in parte,sconosciuta,ma tanto da essere spesso irriconoscibile, per me.

Così mi sento, sorpresa.

(*) Mi rifugio qui per ora,sfuggo ad un richiamo.

(**) Me ne sto qui con la testa reclinata a sbirciare il cielo ma intanto sento di toccare terra.

Sì. Da terra il tronco ben radicato mi ha fatto salire fin quassù. Ed io, piccina, qui aspetto fino a primavera, la mia forma nuova…


Qui

©lab Harambèe – Bosco del Molinetto, La Salle

p o n t e

(*) “Stai cambiando. Il passato ti chiamerà.

Ti dirà: “Alt…Torna indietro!”.

(**) Lasciare andare l’altra forma, involucro, voce, colori ridotti in polvere, ormai.

V a i

e

r e s t i


© lab Harambèe – Nubia & Altrove, Gennaio/ marzo 2006


a C a s a

“E’ tempo di partire,ora. Cosa resterà di me…?”

dicevi ad occhi chiusi, là stesa sotto le lenzuola,nella tua stanza. Era estate, l’ultima per te.

Ora è quasi primavera. Sui rami sottili del piccolo ciliegio nel vaso qui fuori, improvvisamente da ieri, ecco… tanti fiori bianchi a custodire il proprio centro giallo luminoso!

Mi sembra di sentire un alito di vento. Forse un sospiro profumato. Chissà.


“Ad ogni stagione che va, un’altra ritorna.”

Grazie, ancora.

kaapi

<font face=" c l i k