I n


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Qui & Altrove, 23 Giugno 2007

c u r v a

Questa linea curva separa od unisce?

Quelle linee rette intrecciano un labirinto, una ragnatela, una spirale. Circoscrivono uno spazio infinito per trascenderlo nella sua mutevole definizione di meandri, rete, vortice …?

In questi giorni così caldi attendo il vento. Imprvvisamente arriva, e solleva i capelli.

In questi giorni di “esami di maturità”, penso al volo di farfalle uscite dal bozzolo, trasformate. Quando durerà il volo da fiore a fiore e poi senza…? E tutto mi sembra labile, più lieve.

🙂

2 4 . 6 . 07 ( ore 9.30)


Appunti “al volo”.

Sto rimettendo insieme vari framenti di una ricerca sul Labirinto, mai conclusa. Ho immagini di tracciati, spirali sullo schermo e tante altre immagini nella testa, dietro agli occhi, associazioni, ricordi scritti e non.
Ecco, ora sento la voce della bambina marocchina, che abita con la sua famiglia in un appartamento piccolo piccolo proprio qui a fianco della stanza da dove sto scrivendo. Sta studiando, forse per i compiti delle vacanze di già o per gli esami e chiede alla sorellina Shara: “Te la posso leggere?”
E’ storia del Minotauro. La legge in italiano (poi continua nella sua lingua).
Accidenti, che sincronicità…!

“I simboli sono vivi, interagiscono ” Eh, davvero!

Adesso,ha ripreso a leggerre in italiano. Interrompe e dice: “Puoi aspettare…?” Certe storie non finoscono mai.

🙂 (inizio di giornata “mitico”)


( 15 – continua )


Ci sono


*

* *


Corrispondenze fra ciò che vedo ed è stato visto diversamente. I disegni lo raccontamno.

Nello spazio di una mappa c’è sempre qualcos’altro. Forse, chi la segna non vede, non sa fino in fondo.
Noi disegnamo, raccontiamo, comunichiamo, oppure siamo anche disegnati , raccontati, comunicati …?

“A nostra insaputa i segni ci segnano, raccontano memorie antiche e future.
Storie sospese, in divenire, fra una e l’altra, fra noi. Dentro e fuori.”



Ci sono e chissà cosa diventeranno.


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Milano & Altrove, 13 Giugno 2007

d e n t r o f u o r i


Ci siamo? Chissà cosa diventeremo…

🙂


* Old Suzan

* * Mappa stellare Dogon
( 1.)
( 2.)

( 12 – continua )

Questo post si è combinato “per caso”…! Che sia un’indicazione a rileggere (non basta mai)

” DIEU D’ EAU” di Marcel Griaule
Lo farò … appena finirà la sQuola, oppure mi porto il libro durante gli esami …?! 😉

“Dieu d’Aeau” di M. Griaule ed.ed Fayard

oppure “Dio d’Acqua” ed. B. Boringhieri o anche Red

Pietre per le mie tasche

Seppellite le madri una dopo l’altra
ci lasciamo trasportare dalla corrente
le buone e le cattive ragazze.

Nessuno più ci chiederà,
quando torni a casa?
Tutte le valigie si svuotano e ci lasciano.

Dopo le prime ore di dolore in caduta libera
diventeremo sirene o sibille senza età, intoccabili.

Un’amica dipinge le mani di sua madre
su stoffa, vetro, carta.
Una cattura con le parole un certo nitore degli occhi
un certo chiuso dolore.
Una fa volteggiare i suoi piccoli in un vortice di petali dipinti
nell’autunno della loro nonna.

Io raccolgo le tue storie,
pietre per le mie tasche
per ancorarmi a terra
quando la radice cede.

Karen Press


traduzione di Paola Splendore

in
“Lo Straniero”
n° 4- Giugno 2007


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Qui & Altrove, Giugno 2007

1. e 2.


Questa poesia mi fa piangere. Come una pioggia leggera a primavera.
Le tracce sbiadiscono ma restano segni invisibili solo agli occhi.
Ci sono segni che trasformano, parole che stordiscono la paura
ed incoraggiano la nuda verità…?


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Milano & Altrove, Giugno 2007

a u l a 2 2 3

Pietre per le mie tasche

Seppellite le madri una dopo l’altra
ci lasciamo trasportare dalla corrente
le buone e le cattive ragazze.

Nessuno più ci chiederà,
quando torni a casa?
Tutte le valigie si svuotano e ci lasciano.

Dopo le prime ore di dolore in caduta libera
diventeremo sirene o sibille senza età, intoccabili.

Un’amica dipinge le mani di sua madre
su stoffa, vetro, carta.
Una cattura con le parole un certo nitore degli occhi
un certo chiuso dolore.
Una fa volteggiare i suoi piccoli in un vortice di petali dipinti
nell’autunno della loro nonna.

Io raccolgo le tue storie,
pietre per le mie tasche
per ancorarmi a terra
quando la radice cede.

Karen Press


traduzione di Paola Splendore

in
“Lo Straniero”
n° 4- Giugno 2007


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Qui & Altrove, Giugno 2007

1. e 2.


Questa poesia mi fa piangere. Come una pioggia leggera a primavera.
Le tracce sbiadiscono ma restano segni invisibili solo agli occhi.
Ci sono segni che trasformano, parole che stordiscono la paura
ed incoraggiano la nuda verità…?


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Milano & Altrove, Giugno 2007

a u l a 2 2 3

S e n z a
s f o r z o


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 30 Maggio 2007

s e g n i c i e l o

<font face="Courier New" color="#727972" size=3

Tada oreba

Oru tote yuki no

Furi ni keri

<font face="Courier New" color="#727972" size=3

C’ero soltanto.

C’ero.

Intorno

mi cadeva la neve.

<font face="Courier New" color="#727972" size=2

Kobayashi Issa (1783.1828)

<font face="Courier New" color="#727972" size=1

A volte, bisogna stare proprio fermi, in silenzio. Non c’è proprio niente da fare.

Per non scappare via, stare qui.

Qualcosa intanto scorre, e va…

🙂

Oh…!


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 28 Maggio 2007

a m o r e

“Amore mio, dici. Invochi. Sento, invochi non me, ma l’amore, in me.
Tu. Trasmetti.

Invochi e tu sai invocare senza chiedere. E’ una Contemplazione muta in quel Canto, un Sogno va oltre sè stesso e diventa Altro.”

Ed io, con Umiltà sorpresa. Lombrico che strscia. Foglia che accolta lascerà il Ramo. Farfalla che continuamente muta, contemplo dell’Aria d’Amore il Silenzio.”



Ed è Incanto, sa. Sa della Guerra dentro e fuori e dell’essere, qui. Nè vinto nè vittoroso, semplicemente trasparente alla trasmissione dell’Esistenza… Canale.
Niente. Che Meraviglia …


Surrender… Di nuovo!


TRADITIONAL IKATA ADRAS UTZBECK

“Until recently the peoples of Uzbekistan, like other nations, attributed great meaning to the magic power of certain objects, plants and animals, aimed to use them as talisman against the agency of evil spirits. This piece is full of symbolism and sacred meaning. General ornaments are bodom-almond, comb, spiral pattern, etc.”

Oh…!


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 28 Maggio 2007

a m o r e

“Amore mio, dici. Invochi. Sento, invochi non me, ma l’amore, in me.
Tu. Trasmetti.

Invochi e tu sai invocare senza chiedere. E’ una Contemplazione muta  quel Canto, un Sogno va oltre sè stesso e diventa Altro.”

Ed io, con Umiltà sorpresa. Lombrico che strscia. Foglia che accolta lascerà il Ramo. Farfalla che continuamente muta, contemplo dell’Aria d’Amore il Silenzio.”



Ed è Incanto, sa. Sa della Guerra dentro e fuori e dell’essere, qui. Nè vinto nè vittoroso, semplicemente trasparente alla trasmissione dell’Esistenza… Canale.
Niente. Che Meraviglia …


Surrender… Di nuovo!


TRADITIONAL IKAT ADRAS UTZBECK

“Until recently the peoples of Uzbekistan, like other nations, attributed great meaning to the magic power of certain objects, plants and animals, aimed to use them as talisman against the agency of evil spirits. This piece is full of symbolism and sacred meaning. General ornaments are bodom-almond, comb, spiral pattern, etc.”

S c o p r i r s i

* *

“Rivoltare ogni abito mentale e restare nudi…!”

Uscirne. Eppure quest’abito è colorato come un abbraccio di notte ed avvolgente come una lacrima, sola sulla guancia.

Svestirsi e andare via. Non lontano da qui, piuttosto qui sotto. Scendere là, più sotto che si può.
Al buio, quante paure. Scoprirle come altri colori, insieme come in un mazzo di fiori.

Scoprirsi, di nuovo.

Cambiare punto di vista, trovarsi dall’altra parte. Scoprire come un urlo diventi canzone, una fuga riconosciuta una luce verso una nuova strada.

Così, una foglia secca sarà barca nell’acqua o in cielo, sospinta dai venti che le diranno:

“Piccola, hai radici d’aria. Senti… ?”

Dove sarò ? Dove sarai ?

Scoprire che non c’è da scegliere di stare da una parte parte o dall’altra. Meglio di qua o di là…? Naaa…Stare qui.

Qui è adesso, non è separato da prima o dopo.

Io sto qui ora, non separata da me stessa. E neanche da te…


*

( continua)

*

* *

ADRAS IKAT ROBE FROM KHIVA KHANATE

S c o p r i r s i

* *

“Rivoltare ogni abito mentale e restare nudi…!”

Uscirne. Eppure quest’abito è colorato come un abbraccio di notte ed avvolgente come una lacrima, sola sulla guancia.

Svestirsi e andare via. Non lontano da qui, piuttosto qui sotto. Scendere là, più sotto che si può.
Al buio, quante paure. Scoprirle come altri colori, insieme come in un mazzo di fiori.

Scoprirsi, di nuovo.

Cambiare punto di vista, trovarsi dall’altra parte. Scoprire come un urlo diventi canzone, una fuga riconosciuta una luce verso una nuova strada.

Così, una foglia secca sarà barca nell’acqua o in cielo, sospinta dai venti che le diranno:

“Piccola, hai radici d’aria. Senti… ?”

Dove sarò ? Dove sarai ?

Scoprire che non c’è da scegliere di stare da una parte parte o dall’altra. Meglio di qua o di là…? Naaa…Stare qui.

Qui è adesso, non è separato da prima o dopo.

Io sto qui ora, non separata da me stessa. E neanche da te…


*

( continua)

*

* *

ADRAS IKAT ROBE FROM KHIVA KHANATE


A
che
titolo


© lab Harambèe – Vèrger & Altrove, Primavera 2007

v a


La borsa dello Specchio
da un sentiero d’Acqua
attraversata …

(non è una poesia)
* 55156 – continua *


Old Nomad Bag for Mirror Oyna Alta.
(Uzbek)

Durante gli spostamenti da un pascolo all’altro i nomadi portavano anche un sacchetto o borsa per gli specchi chiamati Oyna Alta. Nella
yurta uno specchio riposto non cessava di essere ciò che era.

Agiva come custode di un tempo che già era stato e segnava spazio a nuovi risvegli. Nella
yurta
,come in un grembo, attendeva.

(dom. 20 . 5. 07 – 9.29 )