25 A p r i l e 2 0 0 7
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 25 Aprile 2007
n u b i
s e g n i
25 A p r i l e 2 0 0 7
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 25 Aprile 2007
n u b i
s e g n i
A ciascuno il suo
C’è vento.
Soffia. Tocca. Mare d’aria.
Un respiro da riconoscere. Il primo, il secondo il terzo. E poi, ancora dentro e fuori. Quale respiro, il mio, il tuo, il suo.
Invece, unico respiro dell’esistenza universale.
Non contare, non distinguere più. Non è una catena…
La pelle lo sa.
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 21 Aprile 2007
*1.
Vento bambino, nasce senza pensieri. Immediato eppure antico, bagliore negli occhi infantili. Splendore di tesori nascosti nella terra.
Non dimenticare. Non fermarti al luccichio… Cerca il tesoro.
Vento adolescente, spazza via e cerca una strada. Congeda le vecchie foglie dal ramo. Prima, un inaspettato soffio le porta in alto verso il cielo . Poi, giù a terra, si poseranno, quiete.
Intanto, le giovani foglie sul ramo imparano verdi diversi. Qual’è sarà?
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 21 Aprile 2007
**2.
Vento senza età, impetuoso scompiglia correntii incanalate, travolge ogni confine. Trascina.
Non opporti, segui il flusso. Rischiando d’annegare, navigherai!
Dopo la tempesta, il riposo. Fino alla prossima folata di vento. Non dimticarla mai, dentro di te.
La pelle, lo sa.
*1. s t r a d e
**2. b a m b i n e
Che lezione
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 1987 / 2006
a u l a 2 0
Sta in posa, si dice. Seduta su uno sgabello scomodo, vestita questa volta. La testa dolcemente reclinata di lato; qualche ombra fra i capelli raccolti in linee convergenti, ruscelli intrecciatI. Un richiamo di bivio lievemente divaricato fra i seni verso le mani sovrapposte a vi, abbandonate ad un appoggio sospeso.
La punta del naso indica nell’aria un altro termine simile, il naso dell’Apollo di Prassitele, così bianco nel gesso.
Intorno, gli studenti seduti per terra o su altri sgabelli ai cavalletti. Guardano te. Ed io insinuo:”Oggi, ascoltiamo lo spazio, senza guardare lei per descriverla. Ascoltiamo lo spazio, fra noi e lei.”
Il Vuoto. Il disegno non si vede, accade.
“Cosa dice, non si capisce niente…!” s’ammiccano.
“Una lacrima in un bicchiere, la mia medicina.” dicevi, Annamaria (*)
Dissetarsi di lacrime e sorrisi.
(lezione di oggi, giovedì 15 marzo 07) **)
(*) Annamaria Ortese
(**) aula 20, Liceo Aristico 1° o di Brera, al secondo piano in via Santa Marta, 18 a Milano
C o n t a
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 7 Aprile 2007
D o v e
Lei, lo sapeva da tempo, sarebbe arrivato, prima o poi. Ogni sera, prima di andare a dormire, attendeva il buio. Accendeva un lumino sul comodino. Aspettava di spegnerlo, temendo sarebbe arrivato. Chissà cosa sarebbe accaduto.
Sarebbe riuscita ancora a respirare, a vivere?
Dopo, s’addormentava con la luce accesa. Vista da fuori attraverso i vetri della finestra, era una luce piccola piccola, proprio come quella di una lucciola in volo nell’oscurità.
Nel letto, sotto le coperte spesse e colorate si intravedevano capelli biondi e nient’altro. Scompariva lei, in quel mare di colori. E sognava. L’attesa della veglia si trasformava, era in viaggio, sola. Camminava e camminava fino ad un prato. Ogni notte, la stessa distesa verde, come il mare.
Lì, continuava ad aspettare chi o cosa temeva arrivasse, poi o prima. Temeva ma aspettava. Come un incantesimo confonde pena e rimedio, sperava non di notte accadeva . . . Un abbraccio luminoso si muoveva, silenzioso.
Dalla finestra, qualcuno aveva visto il luccichio di un sorriso sospeso fra pavimento e soffitto. Altre volte, era sembrato un sentiero come un’onda di nubi.
Quanti naviganti s/conosciuti, nello stesso mare…
(dedicato ad
Artemidoro ed alla Farfalla)
P a s s i
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 2 Aprile 2007
U n o
D u e
Ecco, le immagini di un percorso, fra occhi e asfalto, <br<oltre il muro…
“Psss…. psss…Adesso, vuoi scrivere, tu…?”
🙂
© lab Harambèe – Milano & Altrove, 3 Aprile 2007
D u e
U n o
( 1, 2 – continua )
c l i c k
Sainhko N.
canta la stessa canzone Tuvina che stai ascoltando nella versione degli Huun Huur Tu
(sotto il piccolo schermo di Y. T. cliccate a destra per ingrandirlo…)
C a m b i a
<p
© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2005 / ’07
S t r a d A c q u a
Una foto insieme ad un’altra in un post di due anni fa. Eccola di nuovo. qui incontra un’altra immagine.Sembra diversa, ora.
Succede così anche a noi…?
C a m b i a
<p
© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2005 / ’07
S t r a d’ A c q u a
Una foto insieme ad un’altra in un post di due anni fa. Eccola di nuovo, qui incontra un’altra immagine. Sembra diversa, ora.
Succede così anche a noi…?
G i r a
Un golf leggero color verde bosco lungo fino ai piedi come fosse una tunica, non basta. E allora, un cappotto sopra, oggi. Esco così, senza cappello e senza guanti. Ecchecavolo, è primavera!
C’è un vento che s’insinua perfino dove sosti al riparo. Soffia fra i capelli e fra le dita.
Le mani sopra il manubrio s’arrossano irrigidite.
Ci vuole un caffè e una dolce nenia a decantare la voce d’inverno che dice alla primavera:”Ci sono ancora”. Inverno primaverile e primavera invernale.
“Ricorda, sempre un cerchio. Una ruota.”
Tiro sù il grande collo del cappotto, rialzo il vecchio foulard russo di mia nonna fin sotto il naso. Le roseline rosse di panno cucite in un angolo fanno capolino dal nero.
Penso alle gemme sui rami, alla guerra dovunque. Pedalo più in fretta. La natura richiama la nostra consapevolezza. Sconvolta, sconvolge. Si ribella all’eccidio. E noi?
© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2007
t r e m o
c l i c k
I s k o n s e r t
A sami joik and sound of ice
Attenzione, attenzione !
Questo pos, scitto qualche giorno fa il 21 marzo, era sparito…L’ho trascritto ora. Chiedo scusa a Cenresig e Urubu:
i vostri commenti sono stati trscinati via insieme al post, non li ho cancellati io…Mi dispiace.
kaapi
G i r a
Un golf leggero color verde bosco lungo fino ai piedi ,come fosse una tunica, non basta. E allora, un cappotto sopra, oggi. Esco così, senza cappello e senza guanti. Ecchecavolo, è primavera!
C’è un vento che s’insinua perfino dove sosti al riparo. Soffia fra i capelli e fra le dita.
Le mani sopra il manubrio s’arrossano, irrigidite.
Ci vuole un caffè e una dolce nenia a decantare la voce d’inverno che dice alla primavera:”Ci sono ancora”. Inverno primaverile e primavera invernale.
“Ricorda, sempre un cerchio. Una ruota.”
Tiro sù il grande collo del coppotto, rialzo il vecchio foulard russo di mia nonna fin sotto il naso. Le roseline rosse di panno cucite in un angolo fanno capolino dal nero.
Penso alle gemme sui rami, alla guerra dovunque. Pedalo più in fretta. La natura richiama la nostra consapevolezza. Sconvolta, sconvolge. Si ribella all’eccidio. E noi?
© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2007
t r e m o
c l i c k
I s k o n s e r t
A sami joik and sound of ice
Attenzione, attenzione !
Questo post, scitto qualche giorno fa il 21 marzo, era sparito…L’ho trascritto ora. Chiedo scusa a Cenresig e Urubu:
i vostri commenti sono stati trscinati via insieme al post, non li ho cancellati io…Mi dispoiace.
kaapi
R e l A z i o n e
Oggi esco senza bici. M’incammino verso la metropolitana. Passo davanti alla Stecca dell’Isola. Dei giovani alti e scuri vestiti di molti colori sono all’ingresso, mi salutano ed io faccio lo stesso sorridendo. Dal cortile si sentono canti africani che sembrano un unico canto. Sono in tanti vicino ad un fuoco mentre altri vanno e vengono.
Scendo le scale e li vedo. Anzi prima li sento, un ragazzo ed una ragazza, parlano a voce alta. Come se fossero soli. Insulti alternati a richieste d’aiuto. Parlano contemporaneamente. Le parole si contrappongono, si respingono, si intrecciano disperatamente.
Ad un certo punto si abbracciano. E poi continuano. Si aprono un po’ e si chiudono di nuovo. Come una finestra davanti ad un muro.
Passo pensierosa. “Ah, le relazioni…! ”

© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2006 / 2007
d i a l o g o