S e n z a
s f o r z o


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 30 Maggio 2007

s e g n i c i e l o

<font face="Courier New" color="#727972" size=3

Tada oreba

Oru tote yuki no

Furi ni keri

<font face="Courier New" color="#727972" size=3

C’ero soltanto.

C’ero.

Intorno

mi cadeva la neve.

<font face="Courier New" color="#727972" size=2

Kobayashi Issa (1783.1828)

<font face="Courier New" color="#727972" size=1

A volte, bisogna stare proprio fermi, in silenzio. Non c’è proprio niente da fare.

Per non scappare via, stare qui.

Qualcosa intanto scorre, e va…

🙂

Che lezione

© lab Harambèe – Milano & Altrove, 1987 / 2006

a u l a 2 0

Sta in posa, si dice. Seduta su uno sgabello scomodo, vestita questa volta. La testa dolcemente reclinata di lato; qualche ombra fra i capelli raccolti in linee convergenti, ruscelli intrecciatI. Un richiamo di bivio lievemente divaricato fra i seni  verso le mani sovrapposte a vi, abbandonate ad un appoggio sospeso.
La punta del naso indica nell’aria un altro termine simile, il naso dell’Apollo di Prassitele, così bianco nel gesso.

Intorno, gli studenti seduti per terra o su altri sgabelli ai cavalletti. Guardano te. Ed io insinuo:”Oggi, ascoltiamo lo spazio, senza guardare lei per descriverla. Ascoltiamo lo spazio, fra noi e lei.”
Il Vuoto. Il disegno non si vede, accade.
“Cosa dice, non si capisce niente…!” s’ammiccano.

“Una lacrima in un bicchiere,  la mia medicina.” dicevi, Annamaria (*)
Dissetarsi di lacrime e  sorrisi.

(lezione di oggi, giovedì 15 marzo 07) **)

(*) Annamaria Ortese

 

(**) aula 20, Liceo Aristico 1° o di Brera, al secondo piano  in via Santa Marta, 18 a Milano

 


G i r a

Un golf leggero color verde bosco lungo fino ai piedi ,come fosse una tunica, non basta. E allora, un cappotto sopra, oggi. Esco così, senza cappello e senza guanti. Ecchecavolo, è primavera!

C’è un vento che s’insinua perfino dove sosti al riparo. Soffia fra i capelli e fra le dita.
Le mani sopra il manubrio s’arrossano, irrigidite.
Ci vuole un caffè e una dolce nenia a decantare la voce d’inverno che dice alla primavera:”Ci sono ancora”. Inverno primaverile e primavera invernale.


“Ricorda, sempre un cerchio. Una ruota.”

Tiro sù il grande collo del coppotto, rialzo il vecchio foulard russo di mia nonna fin sotto il naso. Le roseline rosse di panno cucite in un angolo fanno capolino dal nero.
Penso alle gemme sui rami, alla guerra dovunque. Pedalo più in fretta. La natura richiama la nostra consapevolezza. Sconvolta, sconvolge. Si ribella all’eccidio. E noi?

© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2007

t r e m o

c l i c k

I s k o n s e r t

A sami joik and sound of ice

Attenzione, attenzione !

Questo post, scitto qualche giorno fa il 21 marzo, era sparito…L’ho trascritto ora. Chiedo scusa a Cenresig e Urubu:

i vostri commenti sono stati trscinati via insieme al post, non li ho cancellati io…Mi dispoiace.

kaapi


G i r a

Un golf leggero color verde bosco lungo fino ai piedi come fosse una tunica, non basta. E allora, un cappotto sopra, oggi. Esco così, senza cappello e senza guanti. Ecchecavolo, è primavera!

C’è un vento che s’insinua perfino dove sosti al riparo. Soffia fra i capelli e fra le dita.
Le mani sopra il manubrio s’arrossano irrigidite.
Ci vuole un caffè e una dolce nenia a decantare la voce d’inverno che dice alla primavera:”Ci sono ancora”. Inverno primaverile e primavera invernale.


“Ricorda, sempre un cerchio. Una ruota.”

Tiro sù il grande collo del cappotto, rialzo il vecchio foulard russo di mia nonna fin sotto il naso. Le roseline rosse di panno cucite in un angolo fanno capolino dal nero.
Penso alle gemme sui rami, alla guerra dovunque. Pedalo più in fretta. La natura richiama la nostra consapevolezza. Sconvolta, sconvolge. Si ribella all’eccidio. E noi?

© lab Harambèe – Milano & Altrove, Marzo 2007

t r e m o

c l i c k

I s k o n s e r t

A sami joik and sound of ice

Attenzione, attenzione !

Questo pos, scitto qualche giorno fa il 21 marzo, era sparito…L’ho trascritto ora. Chiedo scusa a Cenresig e Urubu:

i vostri commenti sono stati trscinati via insieme al post, non li ho cancellati io…Mi dispiace.

kaapi


V o l a… !

“Osservare un’immagine significa

entrarci dentro, attraversarla”

Se disegni un volo e non una farfalla, la senti volare. Lo spazio, lo spazio sarà la tua principale intenzione.
Abbandonati, vai e resta. Vai!

Hai bisogno di spazio dentro di te per disegnare un volo. Per volare.

Un campo, una linea, un’altra. Una direzione, trovarla per perderla. In Volo.


Qui ora.


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 5 Marzo 2007

V o l a

Lezione di oggi. Forse, quello che ho imparato, osservato, sentendovi. Miei cari, grazie…).


C h i u s o

&

A p e r t o

Vengo da te. Non sarà una sorpresa. Ci sei quasi sempre, tu. Ti fai trovare. Non bisogna neppure avvisarti, ascolti un non so che, lo sai da prima. Sei presente a te stesso, innanzitutto. Non conti il tempo. Vivi ogni momento. E ci sei.

Non me ne accorgo subito, la porta è chiusa. Dopo aver bussato, resto in attesa di una risposta. Silenzio. Sento il mio respiro accelerato. Non ci sei. Impossibile. No, è proprio così. Non rispondi. Assoporo questo momento. Come in bilico sull’orlo del precipizio, io.

Ascolto, mi ascolto. Che fare? Lascio sulla maniglia, vicino alla ghirlanda che ti
ho regalato mesi fa , un bigliettino. Un pezzetto di carta velina, involucro rimasto nella borsa, non butto mai la carta.
Ci disegno una traccia di passi, quasi un sentiero. Avvolgo un sorriso piccolino. Sembra un pacchetto di velo,sottile ragnatela. Lo troverai.
Sento un vento leggero, persino sulle scale. Scendo, senza ascensore come al solito.

Ritornata alla bici pedalo attraverso il parco, fino a casa. Faccio foto invisibili, qua e là, a tante gemme, e piante del prato, (altro che erba, quante piccole piante, verdi diversi…) Quanti occhi di margherite, bisbigliano è primavera. Voli in anticipo proiettano ombre sui prati e sull’asfalto. Stupore di stagioni mischiate, inverno/primavera. Si dimenticano i passaggi stagionali,fuori e dentro. Ci sono sempe i confini comunque, a scivolo. Forse.

Lascio la bici in cortile, dietro alla porta verde scuro del magazzinetto laboratorio. Chiudo, tre mandate, tre giri non di più.
Salgo. Una ventuna di passi sulla balconata ringhiera. Qualche colpetto affettuoso alle foglie delle piante in ripresa e sorrisi. Senza guardare, mi sembra già di sentire profumo del Gelsomino. Il Cilegio nano è già fiorito, adesso potrò a cambiare il suo vaso troppo piccolo?

Improvvisamente vedo, sulla pietra del pianerottolo, un foglietto. Giallo come un ranuncolo. C’è scritto il tuo nome. Solo. E tanto spazio intorno. Vuoto.

Eppure, che musica…

Quando vengo da te, mi piace trovare la porta chiusa.


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 20 Febbraio 2007

in

Anticipo



C e r c h i o

n o m a d e


C’è una porta ed una finestra del Cielo,

Dentro, c’è posto per una stufa a legna (il comignolo sfiata dalla finestra del Cielo quando è aperta).

Tappeti sopra la terra da calpestare, dopo aver lasciato gli stivali sulla soglia.

Tappeti appoggiati al traliccio ricoperto all’esterno dal feltro spesso. Tappeti e coperte ripiegati sopra mobili bassi trasportati ad ogni tappa.

Quanti colori, segni e simboli si rinnovano ad ogni viaggio.

Intorno al Palo centrale si può fare, ascoltare, cantare, raccontare tutto.
Profumo di stufa accesa e di zuppa (diciamo così)…

Una bambina gioca da sola intrecciando strisce di stoffa rossa, celeste, verde e giallo oro. Un piccolo cane chiaro la guarda.

La nonna è appena uscita ad offrire latte e passi in tondo agli Spiriti, cantando.

Poco lontano, i genitori stanno trafficando con quattro cammelli e tante pecore mohair.

I fratelli scorazzano a cavallo nella steppa, hanno in tasca un messaggio e nella sacca un pacco avvolto in un suzani ricamato destinati ad altri membri del clan in una ger più a sud..

Ora, la bambina ha trovato una vecchia foto di un paesaggio tutto bianco. Ci mette sopra la treccia appena conclusa a disegnar un sentiero.
Il cane guaisce e scondinzola. Lei lo prende in braccio.

Insieme sognano .

E’ solo una foto.

Che nostalgia di casa …!



C e r c h i o

n o m a d e


C’è una porta ed una finestra del Cielo,

Dentro, c’è posto per una stufa a legna (il comignolo sfiata dalla finestra del Cielo quando è aperta).

Tappeti sopra la terra da calpestare, dopo aver lasciato gli stivali sulla soglia.

Tappeti appoggiati al traliccio ricoperto all’esterno dal feltro spesso. Tappeti e coperte ripiegati sopra mobili bassi trasportati ad ogni tappa.

Quanti colori, segni e simboli si rinnovano ad ogni viaggio.

Intorno al Palo centrale si può fare, ascoltare, cantare, raccontare tutto.
Profumo di stufa accesa e di zuppa (diciamo così)…

Una bambina gioca da sola intrecciando strisce di stoffa rossa, celeste, verde e giallo oro. Un piccolo cane chiaro la guarda.

La nonna è appena uscita ad offrire latte e passi in tondo agli Spiriti, cantando.

Poco lontano, i genitori stanno trafficando con quattro cammelli e tante pecore mohair.

I fratelli scorazzano a cavallo nella steppa, hanno in tasca un messaggio e nella sacca un pacco avvolto in un suzani ricamato destinati ad altri membri del clan in una ger più a sud..

Ora, la bambina ha trovato una vecchia foto di un paesaggio tutto bianco. Ci mette sopra la treccia appena conclusa a disegnar un sentiero.
Il cane guaisce e scondinzola. Lei lo prende in braccio.

Insieme sognano .

E’ solo una foto.

Che nostalgia di casa …!