C o  n
  e
s e n z a


©lab Harambàe – Kaapi Carla Barnabei
La Salle, al Mulinetto, Dicembre 2008

(senza parole o quasi… per ora)

©lab Harambàe – Kaapi Carla barnabei
La Salle, al Mulinetto, Dicembre 2008

s e n z a   N e v e

( continua – 1)


I n v e c e

1.

Sento un ronzio, S’avvicina un disturbo.
Non temere, non è un’intrusione. E’ un volo.

Per volare bisogna fare un salto.
 Saltare dove?

Forse dentro di sè.
Sopra un precipizio:ù

E l’Ape si trasforma in Tigre. o viceversa …


2.

1. – 2.
Yellow Majestic Tiger Children’s Hat
with Double Happiness embroidered on the nose
 Shanxi Province


(…)

"La paura non protegge dal pericolo della caduta"

(4 – continua)

Questo blog è in lutto…
per mancanza d’aria, di luce e di colori fondamentali.

Dopo questi risultati elettorali, ho bisogno
di stare lontano dalle parole.

Non mi riferisco a chi ha vinto o perso. Piuttosto, mi chiedo che paese sia questo.Non cerco etichette. Cerco  una verità dietro ai risultati.
Non quella che ci fanno crederee neanche quella alla qualòe vorrei credere
Si’, cerco, sotto all’idea che ci si possa fare i cazzi propri alla faccia degli altri Cerco sotto alla  certezza  che il proprio comodo possa cancellare il disagio,la soffrerenza , l’emigrazione ed altri antichi insopprimibili movimenti  del pianeta.
Come se la nostra vita vera possa dipendere da una scorciatoia, dalla salvezza a buon mercato…magari senza pagare le tasse,comperando l’ultimo medello di telefonino o con un viaggetto di una settimana alle maldive.
Per non sentire parlare di guerra permanente, della catastrofe in corso senza confini, basta cambiare canale?

Oddio, non è casa mia. Senza offesa, eh.
Sono io ad essere fuori posto….

Ho un tappeto
sul pavimento di legno
fiammeggia
inferno
e
paradiso


paradiso
inferno
laggiù
e
quassù

dove
siamo
al confine
di un disatro
cammuffato
straccia vesti
e
maschere

accendi il fuoco
accendilo
illumina
ed
una luce sbieca
espande
malcontento


oh, non guardare
non guardare là
guarda
l’ombra
la tua
della paura
di non esserci
e
deserti
di parole
a convincenrti
schiavo e padrone
schiavo

non acconsentire
uno slogan
di pace

non acconsentire
una guerra
d’annientamento
garantisce

degli altri nemici
difenditi
dicono
dicono

sei tu
a non esserci
di te stesso nemico

sei tu
hai paura
hai paura
nessuno ti salverà
nè nessuno
vincerà

oh amore
 come eri
fragile
e
forte
nell’ ombra lunga
di tramonto
o
d’alba

accendilo
accendilo
il
fuoco

dopo
elezioni
fantocci
ridono
gli uni
degli altri

temono
non mi hanno
riconosciuto
pensano
ma hanno votato
è quello che conta
prendere

pericolo
pericolo
per tutti
anche per loro
chi vince
chi perde

credono
credono

la barca
è la stessa
oppure
non c’è
e svanirà

certo
diluvio
prima o poi
ancora

tremenda
catastrofe
non
di vendetta
 
ma
di caotica
giustizia
come
prima


accendilo
accendilo
o spegnilo
fuoco
sacro

non dipende
da noi

piuttosto
noi

inconsapevoli
gli apparteniamo
senza

saperlo
ora


tappeto volante
rosso
color
sangue
luminoso
sarà
dopo il diluvio
come un mistero
indiviso ritorno

senza arca saremo
questa volta?
non più 
due a due

ma soli

ricomincia
 daccapo
una storia
e
non è questa
no
di casa


amore mio
fiammeggiante,
come qualcosa
che azzurro
nella fiamma
sa di mare



(canzone –  k. & K.)

Questo blog è in lutto…
per mancanza d’aria, di luce e di colori fondamentali.

Dopo questi risultati elettorali, ho bisogno
di stare lontano dalle parole.

Non mi riferisco a chi ha vinto o perso. Piuttosto, mi chiedo che paese sia questo.Non cerco etichette. Cerco  una verità dietro ai risultati.
Non quella che ci fanno crederee neanche quella alla qualòe vorrei credere
Si’, cerco, sotto all’idea che ci si possa fare i cazzi propri alla faccia degli altri Cerco sotto alla  certezza  che il proprio comodo possa cancellare il disagio,la soffrerenza , l’emigrazione ed altri antichi insopprimibili movimenti  del pianeta.
Come se la nostra vita vera possa dipendere da una scorciatoia, dalla salvezza a buon mercato…magari senza pagare le tasse,comperando l’ultimo medello di telefonino o con un viaggetto di una settimana alle maldive.
Per non sentire parlare di guerra permanente, della catastrofe in corso senza confini, basta cambiare canale?

Oddio, non è casa mia. Senza offesa, eh.
Sono io ad essere fuori posto….

Ho un tappeto
sul pavimento di legno
fiammeggia
inferno
e
paradiso


paradiso
inferno
laggiù
e
quassù

dove
siamo
al confine
di un disatro
cammuffato
straccia vesti
e
maschere

accendi il fuoco
accendilo
illumina
ed
una luce sbieca
espande
malcontento


oh, non guardare
non guardare là
guarda
l’ombra
la tua
della paura
di non esserci
e
deserti
di parole
a convincenrti
schiavo e padrone
schiavo

non acconsentire
uno slogan
di pace

non acconsentire
una guerra
d’annientamento
garantisce

degli altri nemici
difenditi
dicono
dicono

sei tu
a non esserci
di te stesso nemico

sei tu
hai paura
hai paura
nessuno ti salverà
nè nessuno
vincerà

oh amore
 come eri
fragile
e
forte
nell’ ombra lunga
di tramonto
o
d’alba

accendilo
accendilo
il
fuoco

dopo
elezioni
fantocci
ridono
gli uni
degli altri

temono
non mi hanno
riconosciuto
pensano
ma hanno votato
è quello che conta
prendere

pericolo
pericolo
per tutti
anche per loro
chi vince
chi perde

credono
credono

la barca
è la stessa
oppure
non c’è
e svanirà

certo
diluvio
prima o poi
ancora

tremenda
catastrofe
non
di vendetta
 
ma
di caotica
giustizia
come
prima


accendilo
accendilo
o spegnilo
fuoco
sacro

non dipende
da noi

piuttosto
noi

inconsapevoli
gli apparteniamo
senza

saperlo
ora


tappeto volante
rosso
color
sangue
luminoso
sarà
dopo il diluvio
come un mistero
indiviso ritorno

senza arca saremo
questa volta?
non più 
due a due

ma soli

ricomincia
 daccapo
una storia
e
non è questa
no
di casa


amore mio
fiammeggiante,
come qualcosa
che azzurro
nella fiamma
sa di mare



(canzone –  k. & K.)


“Che cos’è …?”


Ken Hyder – Adyg Eeren

Mi sto domandando cos’è. Cosa succede.

Me lo sto domandando ed intanto vivo. Ci vivo, dentro. Non ho nessuna risposta. Dopo un attimo, ciò che mi sembra possa essere, cambia. Cambia continuamente qualcosa e qualcosaltro invece resta, imperturbabile.

Non so come, nè dove.

Vivo in un andare e venire. Ci resto. Fino a quando si mescola il movimento di andata e ritorno. Il canto del viaggio, nomade o stanziale, si sente appena. Occorre silenzio per sentirlo.

Eppure, se non lo confondo con il lamento, se non lo classifico.lo sento bene, è gioioso…

Gioia d’altri colori, d’altri suoni. Nuova di sguardo e senza ricordi, possibile?

🙂


© lab Harambèe – kaapi carla barnabei

Qui & Altrove, 2007 / 2008

s c a m b i o

(1.)


N o m a d e


© lab Harambèe – kaapi carla barnabei

Qui & Altrove, Agosto ’07

v a

Aver il viaggio dentro come un ospite che arriva e ripartirà. Un racconto vivente scorre fra arrivo e partenza indistinti,ora. Presente, quando sono qui, resto o viaggio?

E quando partirò, dove sarò rispetto a me adesso, nella partenza e nel ritorno ?
In un frattempo labile, dolce ed arso di solitudine e di compagnia. Assenza e mancanza si trasformano tra loro, forse. Ed io, capovolta. Tornare e ritornare, dove?

Dove è un luogo sempre diverso. Ed uguale, nell’essere qui e altrove. Altrove imperscrutabile se accetto, nel mio sguardo, guardare senza sapere, senza classificare cosa, quanto e perchè…

Libera solitudine, libera compagnia, indivise.


Nomade, sì.


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Altrove & Qui, Settembre ’07

c a p o v o l t a

Pietre per le mie tasche

Seppellite le madri una dopo l’altra
ci lasciamo trasportare dalla corrente
le buone e le cattive ragazze.

Nessuno più ci chiederà,
quando torni a casa?
Tutte le valigie si svuotano e ci lasciano.

Dopo le prime ore di dolore in caduta libera
diventeremo sirene o sibille senza età, intoccabili.

Un’amica dipinge le mani di sua madre
su stoffa, vetro, carta.
Una cattura con le parole un certo nitore degli occhi
un certo chiuso dolore.
Una fa volteggiare i suoi piccoli in un vortice di petali dipinti
nell’autunno della loro nonna.

Io raccolgo le tue storie,
pietre per le mie tasche
per ancorarmi a terra
quando la radice cede.

Karen Press


traduzione di Paola Splendore

in
“Lo Straniero”
n° 4- Giugno 2007


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Qui & Altrove, Giugno 2007

1. e 2.


Questa poesia mi fa piangere. Come una pioggia leggera a primavera.
Le tracce sbiadiscono ma restano segni invisibili solo agli occhi.
Ci sono segni che trasformano, parole che stordiscono la paura
ed incoraggiano la nuda verità…?


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Milano & Altrove, Giugno 2007

a u l a 2 2 3

Pietre per le mie tasche

Seppellite le madri una dopo l’altra
ci lasciamo trasportare dalla corrente
le buone e le cattive ragazze.

Nessuno più ci chiederà,
quando torni a casa?
Tutte le valigie si svuotano e ci lasciano.

Dopo le prime ore di dolore in caduta libera
diventeremo sirene o sibille senza età, intoccabili.

Un’amica dipinge le mani di sua madre
su stoffa, vetro, carta.
Una cattura con le parole un certo nitore degli occhi
un certo chiuso dolore.
Una fa volteggiare i suoi piccoli in un vortice di petali dipinti
nell’autunno della loro nonna.

Io raccolgo le tue storie,
pietre per le mie tasche
per ancorarmi a terra
quando la radice cede.

Karen Press


traduzione di Paola Splendore

in
“Lo Straniero”
n° 4- Giugno 2007


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Qui & Altrove, Giugno 2007

1. e 2.


Questa poesia mi fa piangere. Come una pioggia leggera a primavera.
Le tracce sbiadiscono ma restano segni invisibili solo agli occhi.
Ci sono segni che trasformano, parole che stordiscono la paura
ed incoraggiano la nuda verità…?


© lab Harambèe – carla kaapi barnabei

Milano & Altrove, Giugno 2007

a u l a 2 2 3

S e n z a
s f o r z o


© lab Harambèe – Milano & Altrove, 30 Maggio 2007

s e g n i c i e l o

<font face="Courier New" color="#727972" size=3

Tada oreba

Oru tote yuki no

Furi ni keri

<font face="Courier New" color="#727972" size=3

C’ero soltanto.

C’ero.

Intorno

mi cadeva la neve.

<font face="Courier New" color="#727972" size=2

Kobayashi Issa (1783.1828)

<font face="Courier New" color="#727972" size=1

A volte, bisogna stare proprio fermi, in silenzio. Non c’è proprio niente da fare.

Per non scappare via, stare qui.

Qualcosa intanto scorre, e va…

🙂